Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Il risveglio sbagliato
Lui & Lei

Il risveglio sbagliato


di BestFriend85
03.04.2026    |    123    |    0 8.7
"La sua lingua calda e bagnata cominciò a girare intorno al mio buco, timida all’inizio, poi sempre più audace..."
Mi svegliai di colpo con la testa che pulsava come un martello pneumatico.

La sveglia sul comodino segnava le 10:17. Cazzo. Avevo una riunione alle 11:30 dall’altra parte della città.

La sera prima ero uscito con due clienti tedeschi e avevamo chiuso tre locali diversi. Whisky, birra, shot di non so cosa. Ricordavo vagamente di essere rientrato barcollando alle quattro passate. Ora il mio corpo da quarantenne mi stava facendo pagare il conto con gli interessi.

Mi alzai dal letto completamente nudo, il cazzo mezzo duro per la tipica erezione mattutina amplificata dall’alcol ancora in circolo. Senza pensarci due volte entrai in bagno, aprii l’acqua della doccia e mi ci infilai sotto, lasciando che il getto caldo mi colpisse la nuca e la schiena.

L’acqua scorreva sul mio petto, scendeva lungo l’addome e avvolgeva il mio cazzo che, nonostante la sbronza, stava già tornando a gonfiarsi. Chiusi gli occhi e mi appoggiai con una mano alla parete piastrellata, cercando di schiarirmi le idee.

Non sentii la porta della camera aprirsi.

Sentii solo, dopo qualche secondo, un piccolo tonfo metallico seguito da un respiro strozzato.

Aprii gli occhi di scatto.

Attraverso il vetro appannato della doccia vidi una figura ferma in mezzo alla stanza, con il carrello delle pulizie accanto. Una ragazza. Camicia bianca aderente da cameriera d’albergo, gilet nero corto, gonna nera dritta che le arrivava appena sopra il ginocchio, calze velate nere e scarpe basse. Capelli neri corti, tagliati in un caschetto sbarazzino. Stava lì impalata, con uno straccio in mano e gli occhi azzurri spalancati.

«Cazzo…» mormorai, più per me stesso che per lei.

Lei fece un passo indietro, arrossendo violentemente fino alla radice dei capelli.

«Mi… mi dispiace! Pensavo la stanza fosse libera! Il cartello “Do Not Disturb” non c’era e… oddio, scusi, esco subito!»

La sua voce era giovane, un po’ tremolante. Doveva avere tra i ventotto e i trent’anni al massimo. Carina da morire. Seno abbondante che tendeva la camicetta, vita stretta, e quel culo… porca puttana, quel culo era perfetto, rotondo, alto, fatto per essere afferrato.

Rimasi sotto la doccia, l’acqua che continuava a scorrermi addosso, il cazzo ormai completamente duro che puntava verso l’alto senza alcun pudore. Non feci niente per coprirmi.

«Aspetta» dissi, con la voce ancora rauca di sonno e alcol.

Lei si bloccò sulla porta del bagno, una mano sulla maniglia.

Mi guardava. Non riusciva a staccare gli occhi dal mio corpo. Soprattutto da quel punto.

Sorrisi, malizioso. «Sei in ritardo anche tu, eh?»

Lei deglutì. Le sue labbra carnose si schiusero leggermente. Labbra da succhiacazzi, pensai subito.

«Non… non volevo disturbare. Torno dopo, davvero.»

«Resta.»

La parola uscì bassa, autoritaria. Non era una richiesta.

Lei esitò. Vidi il suo petto alzarsi e abbassarsi più velocemente sotto la camicetta. Le guance erano ancora rosse, ma nei suoi occhi azzurri passò qualcosa di diverso. Curiosità. Desiderio represso. Quella scintilla che riconosco subito in una donna che ha passato troppo tempo a fantasticare senza mai osare.

«Come ti chiami?» chiesi, mentre mi passavo lentamente la mano sul petto, facendo scivolare il sapone più giù.

«Manuela» rispose quasi in un sussurro.

«Io sono Marco. E tu, Manuela, hai mai visto un uomo nudo sotto la doccia?»

Lei abbassò lo sguardo, poi lo rialzò. Le sue labbra si incurvarono in un sorriso timido ma già un po’ sfacciato.

«No… non così da vicino.»

Chiusi l’acqua. Uscii dalla doccia senza asciugarmi, l’acqua che mi colava ancora addosso. Il mio cazzo di diciannove centimetri, depilato, duro come pietra, oscillava a ogni passo.

Manuela non indietreggiò.

Mi fermai a mezzo metro da lei. L’odore del suo profumo da albergo – qualcosa di floreale e pulito – si mescolava al vapore caldo.

«Vuoi toccarlo?» le chiesi senza giri di parole, la voce bassa e sporca.

Lei si morse il labbro inferiore. «Io… sto lavorando.»

«Lo so. Ma la porta è chiusa. E tu sei entrata nella mia stanza. Ora sei qui.» Le presi una mano con delicatezza, ma con fermezza. Le sue dita erano fredde. Le guidai fino al mio cazzo.

Quando le sue dita si chiusero attorno all’asta, Manuela emise un piccolo gemito soffocato. «È… grosso.»

«Lo so» risposi con un ghigno. «E tu hai delle labbra che sembrano fatte apposta per prenderlo tutto.»

La tirai più vicina. Le sue tette premettero contro il mio petto bagnato. Sentivo i capezzoli duri sotto la stoffa della camicetta.

La baciai.

Non fu un bacio dolce. Fu fame. Lingua contro lingua, le mie mani che le stringevano il culo perfetto attraverso la gonna. Lei rispose con lo stesso ardore, come se avesse aspettato quel momento da anni.

Le slacciai il gilet nero e glielo feci scivolare via. Poi i bottoni della camicetta, uno a uno, lentamente. Sotto portava un reggiseno bianco semplice, ma il seno che conteneva era tutto fuorché semplice: abbondante, pesante, con areole scure che intravedevo attraverso il pizzo leggero.

Le abbassai le spalline. Le sue tette uscirono fuori, sode e morbide. Le presi in bocca un capezzolo, succhiandolo forte mentre con l’altra mano le alzavo la gonna.

Sotto aveva delle mutandine di cotone nero, già umide al centro.

«Sei bagnata, Manuela» le sussurrai all’orecchio, mordicchiandole il lobo. «Da quanto tempo non ti fai scopare come si deve?»

Lei ansimò. «Troppo… troppo tempo.»

La feci girare, la spinsi contro il mobile del lavandino. Le alzai la gonna fino alla vita e le abbassai le mutandine fino alle caviglie. Il suo culo era una visione: rotondo, liscio, con due fossette perfette alla base della schiena.

Mi inginocchiai dietro di lei.

«Apri le gambe.»

Lei obbedì. Leccai lentamente la sua figa da dietro, dalla clitoride fino al buchetto del culo. Manuela gemette forte, spingendo il sedere contro la mia faccia.

«Oddio… sì…»

Le infilai due dita nella figa mentre le leccavo il buco del culo, girando la lingua intorno all’anello stretto. Era pulita, sapeva di sapone e di donna eccitata. La sentivo tremare.

Dopo qualche minuto la feci voltare di nuovo. La misi seduta sul bordo del lavandino, le gambe aperte.

«Adesso succhiamelo.»

Manuela scese dal mobile, si inginocchiò sul tappetino del bagno e mi guardò dal basso con quegli occhi azzurri da porca timida che stava scoprendo se stessa.

Prese il mio cazzo con entrambe le mani. Lo baciò sulla cappella, poi lo leccò lungo tutta l’asta. Quando lo prese in bocca, capii subito che aveva una gola profonda da urlo. Lo ingoiò fino a metà senza sforzo, poi spinse ancora, fino a quando le sue labbra carnose toccarono la mia pancia.

«Cazzo, sì… brava puttanella» ringhiai, tenendole la testa con una mano.

Lei non si ritrasse. Anzi, cominciò a muovere la testa avanti e indietro, succhiando forte, facendo rumori bagnati e osceni. Ogni tanto si fermava per leccarmi le palle, poi tornava a prendermelo tutto in gola.

Le tenni la testa e cominciai a scoparle la bocca con spinte controllate. Lei gemeva attorno al mio cazzo, gli occhi lucidi di lacrime di piacere.

Quando sentii che stavo per venire la tirai su.

«Non ancora. Voglio scoparti prima.»

La portai sul letto. La feci sdraiare a pancia in giù, il culo per aria. Le spalancai le natiche e le leccai di nuovo il buchetto mentre le infilavo tre dita nella figa bagnatissima.

«Vuoi che ti scopi nel culo, Manuela?»

Lei voltò la testa, le guance rosse. «Sì… voglio provare tutto.»

Presi il lubrificante che tengo sempre in valigia per i viaggi (non si sa mai). Gliene misi una generosa dose sul buco del culo e sul mio cazzo. Poi posizionai la cappella contro l’anello stretto.

Entrai piano. Un centimetro alla volta. Manuela gemeva forte, le mani strette alle lenzuola.

«Rilassati… brava. Prendilo tutto.»

Quando fui completamente dentro di lei, mi fermai, godendomi la sensazione di quel culo strettissimo che mi stringeva l’asta.

Poi cominciai a muovermi. Prima piano, poi sempre più forte. Le mie palle sbattevano contro la sua figa mentre le scopavo il culo. Manuela urlava di piacere, spingendo indietro contro di me.

Le infilai due dita nella figa mentre continuavo a prenderla da dietro. La sentivo contrarsi, sempre più vicina.

«Vieni, troia. Vieni con il mio cazzo nel culo.»

Lei esplose. Un orgasmo violentissimo che la fece tremare tutta, la figa che schizzava un po’ di liquido sulle mie dita.

Non le diedi tregua. La girai sulla schiena, le alzai le gambe e le entrai nella figa con una sola spinta. Era fradicia. Cominciai a scoparla forte, guardandola negli occhi.

«Dimmi quanto ti piace essere scopata da uno sconosciuto» le ordinai.

«Mi piace… tanto… scopami più forte, Marco…»

Le morsi un capezzolo. Le infilai un dito nel culo mentre le scopavo la figa. Lei venne di nuovo, più forte della prima volta, urlando il mio nome.

La tirai su, la misi a cavalcioni su di me. Manuela cominciò a cavalcare il mio cazzo come una posseduta, le tette che ballavano davanti alla mia faccia. Le presi il culo con entrambe le mani e la guidai, facendola scendere fino in fondo ogni volta.

«Voglio leccarti il culo mentre mi cavalchi» le dissi.

Lei si alzò, si girò e si mise in reverse cowgirl. Poi si chinò in avanti, offrendomi il suo buchetto ancora aperto. Lo leccai avidamente mentre lei continuava a scoparsi sulla mia asta.

Dopo qualche minuto la sentii tremare di nuovo. Terzo orgasmo.

La fermai prima che venissi anch’io. La feci sdraiare e le misi la testa tra le mie gambe.

«Leccami il culo, Manuela.»

Lei non esitò. La sua lingua calda e bagnata cominciò a girare intorno al mio buco, timida all’inizio, poi sempre più audace. Mi leccava con gusto, spingendo la punta dentro mentre con una mano mi segava il cazzo.

«Brava… più dentro… sì, così…»

Mentre lei mi leccava il culo le infilai due dita nella figa e una nel suo. La sentivo gemere contro il mio buco.

Quando non resistetti più la tirai su, la misi a quattro zampe e le entrai di nuovo nella figa.

Questa volta non mi trattenni. La scopai con forza, le palle che sbattevano contro di lei, una mano che le tirava i capelli corti, l’altra che le schiaffeggiava piano il culo.

«Sto per venirti dentro, Manuela. Vuoi il mio sperma nella figa?»

«Sì! Riempimi… ti prego!»

Venni con un grugnito animale, spingendo fino in fondo. Getti densi e caldi che la inondarono. La sentii contrarsi di nuovo intorno a me, un quarto orgasmo più piccolo ma intenso.

Rimanemmo così per qualche secondo, ansimanti.

Poi mi sdraiai accanto a lei. Manuela si girò verso di me, il viso arrossato, gli occhi lucidi, un sorriso sfacciato che le illuminava la faccia.

«Cazzo…» mormorò. «Non ho mai…»

«Lo so» risposi, passandole una mano tra i capelli sudati. «Ma ora lo sai cosa ti piace.»

Lei rise piano, poi mi guardò con aria maliziosa.

«Ho ancora mezz’ora prima che la caposquadra mi cerchi…»

Sorrisi, il cazzo che già ricominciava a indurirsi contro la sua coscia.
«Allora girati. Voglio leccarti la figa piena del mio sperma mentre ti prepari per il prossimo round.»
E lei, senza dire una parola, si mise a quattro zampe sul letto disfatto, il culo perfetto per aria, le ginocchia larghe. Il mio sperma le colava lentamente dalla figa gonfia e rossa, scivolando lungo le grandi labbra e formando una goccia densa che pendeva dal clitoride.
Mi posizionai dietro di lei, le mani che le aprivano le natiche con decisione. Il suo buchetto del culo era ancora leggermente aperto per la scopata di prima, rosa e lucido di lubrificante. La figa invece era un disastro delizioso: gonfia, lucida, con il mio seme che continuava a uscire a ogni contrazione.
Le passai la lingua larga e lenta dalla clitoride fino al buco del culo, raccogliendo il mio stesso sperma. Manuela rabbrividì violentemente e lasciò uscire un gemito lungo, quasi sofferto.
«Oddio… Marco… è così sporco…»
«Lo so» ringhiai contro la sua carne calda. «E tu lo adori, vero? Ti piace sentirti la figa piena di sperma di uno sconosciuto mentre una lingua ti pulisce.»
Le infilai due dita nella figa senza preavviso, spingendole dentro il mio stesso carico. Lo mescolai, lo spinsi più in fondo, poi le ritirai e gliele portai alle labbra.
«Assaggia.»
Manuela aprì la bocca e succhiò le mie dita con avidità, gli occhi azzurri che mi guardavano da sopra la spalla, pieni di lussuria sfacciata. La timidezza del primo minuto era sparita del tutto. Ora c’era solo una giovane cameriera porca che aveva scoperto quanto le piaceva essere usata.
Leccai di nuovo, concentrandomi sul suo buchetto. La lingua che spingeva dentro, girando, scopandola con la bocca mentre le mie dita tornavano a lavorare sulla figa. Lei spingeva indietro il culo contro la mia faccia, mugolando senza ritegno.
«Leccami il culo… sì… più dentro…»
Le diedi quello che voleva. La lingua che entrava e usciva dal suo buchetto mentre il pollice le massaggiava il clitoride gonfio. Sentivo il suo corpo tremare, le cosce che si contraevano. Stava già per venire di nuovo.
Ma non glielo permisi.
Mi tirai indietro di colpo. Manuela protestò con un lamento frustrato.
«No… ti prego…»
«Edging, piccola. Voglio che quando verrai sarà così forte da farti urlare.»
La feci girare sulla schiena e mi sdraiai sopra di lei in 69 inverso, il mio cazzo duro che le pendeva davanti alla faccia, ancora sporco della sua figa e del suo culo. Lei non aspettò nemmeno l’ordine: lo afferrò con entrambe le mani e se lo infilò in gola fino alla radice, gorgogliando intorno all’asta mentre io affondavo di nuovo la faccia tra le sue gambe.
Le leccai la figa con foga, succhiando il clitoride, infilando tre dita dentro di lei e un dito nel culo. Sofia rispose succhiandomi il cazzo con ancora più entusiasmo, la gola che si contraeva attorno alla cappella ogni volta che spingevo.
Le sue labbra carnose erano uno spettacolo: si allargavano al massimo per prendermi tutto, la saliva che colava lungo l’asta e sulle palle. Ogni tanto si fermava per leccarmi il buco del culo a sua volta, la lingua calda e bagnata che girava intorno al mio anello stretto, spingendo dentro con una fame che non mi aspettavo da una ragazza “inesperta”.
«Cazzo, Manuela… leccami bene il culo mentre ti scopo la bocca con il dildo» ringhiai, spingendo il bacino contro la sua faccia.
Lei obbedì come una brava puttanella. La lingua che entrava nel mio buco mentre io le scopavo la gola con spinte brevi e profonde. Le mie dita continuavano a lavorare: tre nella figa, due nel culo, che entravano e uscivano a ritmo alternato. La sentivo contrarsi sempre di più, il corpo che si irrigidiva, l’orgasmo che saliva pericolosamente.
Ogni volta che la sentivo vicina, rallentavo o mi fermavo del tutto. Lei mugolava di frustrazione intorno al mio cazzo, il suono vibrava lungo tutta l’asta e mi faceva impazzire.
Dopo la terza volta che la portai sull’orlo, decisi che ne aveva avuto abbastanza.
Mi posizionai tra le sue gambe. Le alzai le caviglie fino alle sue spalle, piegandola quasi in due. Il mio cazzo, lucido di saliva e dei suoi succhi, si posizionò contro la sua figa ancora piena del mio primo carico.
Entrai con una sola spinta violenta fino in fondo.
Manuela urlò di piacere.
Cominciai a scoparla con forza, il letto che sbatteva contro il muro, le mie palle che colpivano il suo culo a ogni affondo. Le tenevo le gambe bloccate, il corpo piegato, completamente esposto. Le infilai due dita nel culo mentre la martellavo, allargandola, preparandola di nuovo.
«Dimmi che vuoi un altro carico nella figa» le ordinai, la voce roca.
«Voglio… voglio il tuo sperma di nuovo… riempimi tutta… ti prego!»
Accelerai. Il suono osceno della sua figa fradicia che veniva scopata riempiva la stanza insieme ai suoi gemiti sempre più acuti.
Quando sentii che stavo per esplodere, le spinsi due dita più a fondo nel culo e le ordinai:
«Vieni. Ora.»
Manuela venne con un urlo strozzato, la figa che mi stringeva il cazzo in spasmi violentissimi, il corpo che si contorceva sotto di me. La seguii un secondo dopo, venendo dentro di lei con getti potenti, aggiungendo altro sperma al casino già presente nella sua figa.
Rimasi dentro di lei per qualche secondo, godendomi gli ultimi spasmi, poi mi ritrassi lentamente.
Il mio cazzo uscì seguito da un fiotto denso di sperma misto ai suoi umori che le colò lungo la fessura e sul lenzuolo.
Sofia rimase lì, gambe aperte, respiro affannato, il corpo lucido di sudore, gli occhi azzurri appannati dal piacere. Un sorriso soddisfatto e ancora affamato le curvava le labbra carnose.
Si passò una mano tra le gambe, raccolse un po’ di quel casino con le dita e se le portò alla bocca, leccandole lentamente mentre mi guardava.
«Ancora…» mormorò con voce roca. «Non ho finito con te, Marco…»
Guardai l’orologio sul comodino. Erano le 10:48.
Sorrisi, il cazzo che già pulsava di nuovo tra le mie gambe.
La caposquadra poteva aspettare ancora un po’.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il risveglio sbagliato:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni