Lui & Lei
Quelle strane occasioni
Goodkat
12.07.2026 |
12 |
0
"La pulisco con delicatezza, ci rivestiamo senza neanche lavarci e ci mettiamo sul divano, giro due sigarette e ce le fumiamo..."
È proprio vero, a volte ci passano davanti delle strane occasioni, che avvengono all’allineamento di una serie di elementi, come un’eclissi solare, e probabilmente si manifestano con la stessa frequenza. Alcune volte, come per l'eclisse, decidiamo di vederle, altre, le perdiamo miseramente.Era fine maggio, i miei genitori erano partiti, dovevo andare a casa loro, dove sono cresciuto, per dare da mangiare ai gatti, inoltre, avevo delle vespe orientali a casa mia che entravano da un buco in balcone e avevano nidificato nell’intercapedine del muro. Così decisi, per evitare il rischio di svegliarmi con quelle bestie in camera, di andare a dormire qualche giorno dai miei.
Una di quelle sere vado a prendere una birra con alcuni amici, era un venerdì sera, verso le 2 di notte torno a casa, parcheggio e quando giungo al portone dalla strada arriva una macchina che si ferma proprio lì davanti; scende una ragazza, la riconosco subito, era la ragazza che abitava al piano di sotto. Mentre apro il cancello lei saluta le persone in macchina che l’avevano accompagnata, di cui il guidatore era sicuramente un papà di qualche sua amica, mi vede e fa un sorriso gigante. Quello era il primo segnale che avrei dovuto carpire.
“Grazie!” Rivolgendosi a me, mentre io per gentilezza attendo che lei entri tenendole il portone aperto. Le rispondo con educazione, ignaro di quello che sarebbe successo da lì a poco. Appena entrati nel cortile del condominio e diretti al palazzo mi chiede come sto, credevo l'inizio delle solite frasi di circostanza da ascensore, dette più per educazione che interessa, ma poco dopo aggiunge: “ti dispiace se mi appoggio a te fino al portone che ho bevuto troppo stasera?” Io un po’ imbarazzato annuisco, il tempo che ho impiegato per acconsentire a quella insolita domanda, lei si era già appoggiata a me e mi teneva stretto il braccio sinistro.
“Sono stata ad un diciottesimo e ho bevuto troppo prosecco” io ridendo le rispondo: “va beh basta che torni a casa sana e salva”. E lei: “non vedo l’ora di arrivare a casa e togliermi queste scarpe e questo vestito, per fortuna che i miei tornano domani” Con il senno di poi, era il secondo segnale che non avevo afferrato. Le rispondo che anch’io sono dai miei a dormire perché sono partiti e devo nutrire i gatti.
Arriviamo al portone del palazzo, una volta aperto lei entra, ancora attaccata a me, senza dirci nulla saliamo il primo piano di scale insieme e giungiamo alla sua porta. Nell'attesa che lei trovasse le chiavi di casa nella borsetta io l'ammiravo. Era incantevole; aveva un vestitino corto grigio a tubo, degli stivaletti con i tacchi alti, dei capelli scuri e una pettinatura che regalava la vista delle orecchie e di tutto il collo. E tutti lo sappiamo: il collo di una donna ha tutto il mistero di una città di confine. Le spalle erano scoperte, quel seno era piccolo ma sodo, proporzionato ad un corpicino esile ed elegante, due gambe infinite e due occhi neri di rara bellezza; i suoi lineamenti delicati erano accentuati da un trucco leggero che non copriva le sue linea, anzi le esaltava. Anche la sua voce era soave. Era tutta incantevole.
La guardo cercare le chiavi e in quel momento so che ha sentito i miei occhi su di lei, so anche che le piacevano, visto che ci ha messo non so quanto tempo a trovare delle chiavi in una borsetta grande come la mia mano. Le auguro la buonanotte, lei sorride e ricambia. Continuo a salire verso casa dei miei al secondo piano e mi rendo subito conto che non avevo sentito la sua porta di casa chiudersi, mi volto e in effetti era socchiusa, senza pensarci e con un po' di malizia scendo immediatamente, la apro quanto basta per infilare la testa e senza vedere nessuno, solo parte del suo salone le dico: “Chantal hai lasciato la porta aperta, te la chiudo!” Lei fa in modo di farsi vedere uscendo di fretta da una stanza, mi sorride e mi ringrazia. Ciao, ciao, e chiudo la porta alle mie spalle.
Qui c’è da fare una piccola precisazione, anzi più di una; avevo percepito che c'era qualcosa di strano, caro amico lettore, starai pensando “che idiota che sei, cogli l’attimo” come darti torto, era chiaro che non potesse essere così ubriaca da doversi appoggiare forte a me e da dimenticare la porta di casa aperta, ma come si dice, oltre l’educazione sempre necessaria, ho visto quella ragazza crescere fin da piccolissima. Il nostro rapporto si era sempre limitato ad un saluto, qualche parola di circostanza qua e la, ultimamente un paio di sigarette offerte lanciate dal balcone e qualche sorrisetto semplice. Negli anni l’ho vista fiorire e diventare donna ma sempre con quella innocenza di chi vedi fin da bambina. E per te tale rimane. Senza considerare il fatto che quella sera lei aveva 18 anni ed io 35, e senza considerare che in quella casa io ci sarei sempre voluto entrare, ma per scoparmi la madre, una donna affascinate sui 45 anni, raffinata, sofisticata, sempre elegante anche quando annaffia le piante in pigiama in balcone, insomma una bellezza clamorosa come la figlia.
Nella testa, mentre salgo lentamente le scale, ripenso a tutto e mi convinco che per lo più era stato frutto della mia immaginazione, che quella porta lasciata socchiusa era un film che mi ero fatto, probabilmente qualche sceneggiatura di un film porno visto chissà quando. Il resto era stato solo un po’ di flirt. Entro a casa dei miei, chiudo la porta e trovo i gatti ad attendermi. Inizio a carezzarli, avevo dimenticato per un attimo i fatti dei minuti precedenti. Il tempo di togliermi le scarpe e salutarli che sento bussare alla porta. Sì, bussare, non suonare il campanello. Ho fatto un piccolo balzo ma non chiesi neanche chi fosse, ho aperto la porta sapendo fosse lei. Aveva un toppino bianco di pizzo, di quelli da notte, si vedeva tutto il seno, un pantaloncino anch’esso bianco che copriva appena tutto il suo culetto. Era scalza sul tappetino di casa e con i capelli sciolti, era un angelo a tutti gli effetti. Io ero in imbarazzo, forse le ho sorriso, di sicuro ho esitato.
“Ma per caso hai un po’ di tabacco che l’ho finito?” Mi chiede. “Certo” le rispondo. “Ok, aspetta che vado a prendere le chiavi di casa altrimenti resto fuori e ce la fumiamo” aggiunge. In quel momento ho capito che il passaggio successivo sarebbe stato lei dentro casa mia. Non era molto chiara la situazione, era successo tutto nell’arco di pochissimi minuti, ricordo solo che mi stavo eccitando.
Entra dentro casa e le chiedo se vuole qualcosa da bere, anche se in realtà c’era ben poco a casa dei miei, mi chiede solo dell’acqua, vado in cucina e gliela porto in un bicchiere. Lei accarezzava i gatti in salone, le porgo il bicchiere e beve in piedi, sempre scalza, con quel seno a vista, tutta la pancia di fuori e quel pantaloncino davvero corto che guardandola da dietro mostrava il perizoma nero e tutto il suo culetto. Finisce di bere e le riprendo il bicchiere dalle mani, lo poso sul mobile, la guardo, le sorrido e la bacio. Iniziamo a baciarci intensamente e le metto subito le mani addosso, la accarezzo dappertutto. Nel giro di pochissimo la spoglio completamente nuda, aveva un profumo inebriante, una pelle incredibile. Le lecco le orecchie, il collo, le ascelle, il seno, tra una parte e l’altra del corpo tornavo alla sua bocca e lei era sempre più eccitata, mi abbracciava mentre la mia lingua andava dove voleva e le mie mani la toccavano dappertutto, con la dolcezza di quando tocchi un fiore delicato ma anche con forza del desiderio di possederla tutta e subito.
Lei era lì e si faceva fare qualsiasi cosa, aveva gli occhi chiusi e respirava con forza. Scendo giù e le lecco la pancia, poi le cosce, l’interno e infine giungo alla sua fregna che già da subito avevo toccato con le dita quando l’avevo spogliata. Era bagnatissima. Era lì in piedi davanti a me nuda ed io in ginocchio vestito davanti alla sua fregna depilata di una bellezza e un profumo che ricordo come se fosse ora. Era la prima volta che la vedevo nuda eppure la leccavo e la toccavo come accade con la tua fidanzata quando non la vedi da tanto tempo e prima di farci l’amore con estrema foga la vuoi assaggiare bene tutta, perché ti era mancato il suo odore e il suo sapore. E come la tua fidanzata se lo lascia fare senza alcuna obiezione, anche lei era immobile e sottomessa a qualsiasi cosa io le facessi. La giro di culo e lo lecco tutto, era piccolo, sodo, magnifico; le apro le chiappe e infilo la testa per leccarla bene tra il buchino del culo e la fregna. Lei godeva. La sdraio sul divano e continuo a leccarle tutta la fregna, me la stavo mangiando, nel giro di poco la sento gridare e venire, mi toglie un attimo la testa, i suoi occhi erano lucidi e brillavano. Mi alzo in piedi ancora vestito e si alza anche lei, ci baciamo e si volta di culo per strusciarsi sopra i miei jeans, avevo un cazzo davvero duro e con la stessa durezza le strizzavo tutto il corpo con le mani. La desideravo intensamente, e a lei faceva impazzire questo mio desiderio animale.
Avevo ancora i jeans addosso e le dico: “tu sei matta”. Non ricordo esattamente cosa mi rispose ma sorrise e lì ho sentito che anche lei si stava togliendo un capriccio, come se tutte le volte che ci eravamo incrociati nel palazzo i nostri occhi si erano sempre detti: “quanto ti scoperei”. Si sa, e lo spiega chiaramente Wilde nell’opera teatrale Una donna senza importanza, i capricci sono una tra le cose più importanti a questo mondo. Una delle poche cose che escono dalla noiosa routine a cui tutti siamo obbligati e danno un senso a questa esistenza. Mi tolgo la maglietta e mi slaccio i pantaloni, mi abbassa i boxer e inizia a segarmi mentre mi bacia, si mette in ginocchio e inizia a leccarmi il cazzo. Mi guardava da sotto con quegli occhi diamantati che mi facevano venire un cazzo ancora più grosso. Giocava con il mio tronco quasi fosse un chupa chups. Sì, era giovane, ma sapeva esattamente come muoversi per far morire un uomo.
Le prendo le mani e le mozzico le sue dita mentre continuava a ciucciarmi solo con la bocca, mi piaceva come mi stava ciucciando ma desideravo troppo entrare dentro di lei, desideravo solo infilare il mio cazzo in quella fregnetta piccola, profumata e fradicia. La butto di nuovo sul divano, mi tolgo del tutto i jeans e mi metto sopra, entro subito, era calda e profumata, era bella come una fata, disinibita, felice, appagata. Io spingevo forte e allo stesso tempo ero delicato. Prende un cuscino e se lo mette sotto il culo per accogliere ancor di più il mio cazzo, le alzo le gambe e mentre la montavo mi porto alla mia bocca i suoi piedi, nel leccarli anch’essi profumavano di lei.
Abbiamo continuato per un po', cambiato qualche posizione e quando si volta per mettersi a pecorina, la metto in piedi e la spingo con forza sulla credenza del salone, la giro di culo e le abbasso quella piccola schiena e quei fianchi incantati. Si faceva fare tutto ed io avevo un cazzo più duro del marmo, la sua fregna era calda, stretta, umida e accoglieva perfettamente il mio membro. I suoi capelli erano sciolti e si muovevano con noi. Le infilo la testa dentro la libreria appena sopra la credenza sporgente e lei con un movimento repentino fa cadere un vaso che si rompe a terra. Ridiamo entrambi e continuiamo. Arrivo al culmine dell’eccitazione e finalmente esplodo. Lei gridava. Faccio appena in tempo ad uscire che le inondo la schiena con la mia sborra. Eravamo sudati e felici, avevamo fatto un casino. Le dico di non muoversi e vado a prendere un asciugamano per pulirla.
Ricordo nitidamente decine di dettagli di quella notte, uno tra questi è stato quando sono tornato in salone ed era lì, esausta a pecora, poggiata sulla credenza e con la testa ancora sui libri di mia madre. La pulisco con delicatezza, ci rivestiamo senza neanche lavarci e ci mettiamo sul divano, giro due sigarette e ce le fumiamo. Erano quasi le quattro di notte. Ritornano i gatti che per tutto quel rumore erano spariti chissà dove e sorridendo parliamo di loro. Ero sfinito e in pace. Lo era anche lei. Finita la sigaretta, si alza, prende le chiavi di casa e va verso la porta d’ingresso, la accompagno e davanti la porta mi da un bacio e mi sorride, non ci diciamo nulla, solo buonanotte, la guardo scendere le scale scalza.
L’ho rincontrata una volta solo da quella sera, ci siamo salutati, sorrisi e niente più. Qualche giorno dopo mia madre mi chiama e mi fa: “ma si è rotto il vaso di vetro con dentro i profumi e le conchiglie?” “sì, mamma, sono stati i gatti, l’ho trovato così quando sono tornato a casa tua”. Attacco il telefono, rido, penso a lei, al suo corpo e al suo profumo, sorrido di nuovo e dico a me stesso: sì, è proprio vero, a volte ci passano davanti delle strane occasioni.
vicina di casa sesso orale scopata sul divano after party scena domestica ginocchio bagni in saliva salotto
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Quelle strane occasioni:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
