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Lui & Lei

Sfumature di pioggia


di Membro VIP di Annunci69.it Gufetto007
26.10.2025    |    1.264    |    0 9.0
"Le nostre parole erano pretesti: piccoli fuochi per coprire il vero linguaggio, quello degli sguardi e delle pause..."
La pioggia non accennava a fermarsi. Le gocce cadevano fitte, come se volessero cancellare i contorni del mondo. Avevo camminato senza meta per più di un’ora, finché un’insegna tremolante, un piccolo bar d’angolo, mi offrì un rifugio.
Appena entrai, un’onda di calore e odore di caffè mi avvolse. L’ambiente era raccolto, quasi intimo. Le luci basse, il mormorio delle conversazioni e la musica jazz di sottofondo creavano una dimensione sospesa, fuori dal tempo.
Scelsi un tavolo defilato, accanto alla finestra appannata. Fu allora che la vidi.
Era seduta poco più in là, sola, con un libro aperto davanti e lo sguardo perso oltre il vetro. Non stava leggendo davvero: le dita accarezzavano la copertina come si accarezza un pensiero.
Aveva i capelli scuri, lucidi di pioggia, e un modo di muoversi che non apparteneva al caso. Ogni gesto, anche il più semplice, sembrava studiato eppure naturale, come se il mondo intero ruotasse intorno a quel ritmo segreto. Non riuscivo a distogliere gli occhi. Mi dissi che non avrei fatto nulla — che l’avrei solo osservata per un po’, finché il caffè si fosse raffreddato.
Ma quando sollevò lo sguardo e i suoi occhi incontrarono i miei, fu come se qualcosa avesse smesso di respirare tra noi. Nessun sorriso, nessun segno evidente. Solo la certezza, improvvisa, che quell’istante non sarebbe passato invano. Lei richiuse lentamente il libro e si alzò. Si avvicinò al bancone, ordinò qualcosa, poi — con un gesto quasi distratto — prese il suo bicchiere e venne verso il mio tavolo.
— Posso? — chiese, la voce bassa, quasi un soffio. Annuii.
Si sedette di fronte a me, e per un momento restammo in silenzio. Potevo sentire il ticchettio delle gocce sul vetro, il profumo sottile del suo profumo mescolarsi all’aroma del caffè.
— Ti ho visto entrare — disse infine. — Sembravi qualcuno che cerca qualcosa.
Sorrisi, un po’ sorpreso. — E tu sembri qualcuno che sa dove trovarla.
Lei inclinò appena la testa, come se stesse valutando la risposta.
— Forse. O forse mi piace solo osservare chi non si è ancora arreso.
Il tono era neutro, ma nei suoi occhi c’era una sfida. Una corrente invisibile che mi trascinava dentro, senza scampo.
Parlammo a lungo, ma di nulla in particolare. Le nostre parole erano pretesti: piccoli fuochi per coprire il vero linguaggio, quello degli sguardi e delle pause.Ogni tanto, una sua risata spezzava l’aria, leggera, e ogni volta mi lasciava un’impronta addosso.
Quando il bar iniziò a svuotarsi, lei si alzò. Indossò il cappotto, ma non lo abbottonò.
— Vado a fare due passi — disse, guardandomi con quella calma che non ammette rifiuti. — Vieni?
Fuori, la pioggia era diventata più leggera. Camminammo senza parlare, seguendo il rumore dei nostri passi sulle pozzanghere.Le luci dei lampioni disegnavano riflessi dorati sull’asfalto, e ogni tanto il suo braccio sfiorava il mio. Nessuno dei due si scostò.
— Ti capita spesso di entrare in posti a caso? — mi chiese, senza voltarsi.
— Solo quando sto cercando qualcosa che non so nominare.
Lei sorrise, e il sorriso, riflesso nel buio, ebbe l’effetto di un segreto condiviso.
Si fermò all’improvviso, mi guardò negli occhi e disse piano:
— Forse non devi nominarla. Forse basta riconoscerla quando la incontri.
Poi fece un passo indietro, e prima che potessi dire qualcosa, si voltò e si incamminò lungo la strada bagnata.
La pioggia la inghiottì piano, come un sipario che si chiude su una scena troppo intensa per durare.
Restai lì, immobile, con il rumore dell’acqua e un sapore indefinito sulle labbra — metà nostalgia, metà promessa. Quando tornai a guardare verso il bar, mi accorsi che, sul tavolo dove si era seduta, aveva lasciato il suo libro.
Lo aprii. Dentro, una frase sottolineata:

“Alcuni incontri non durano. Restano, come pioggia sulla pelle.”
E capii che non l’avrei dimenticata.
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