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Lui & Lei

Riunione dopo Mezzanotte


di Membro VIP di Annunci69.it Gufetto007
28.10.2025    |    643    |    0 6.0
"Il lavoro, i documenti, le mail in sospeso — tutto sembrava dimenticato, dissolto nell’aria insieme al rumore lontano dei tuoni..."
Le luci della città filtravano dalle grandi vetrate dell’ufficio, trasformando il pavimento lucido in uno specchio d’argento. L’orologio segnava quasi mezzanotte. Tutti gli altri piani erano bui, tranne quello.
Nel silenzio, il ronzio sommesso del condizionatore e il ticchettio delle dita sulla tastiera sembravano amplificati.

Elena fu la prima ad alzare lo sguardo dal monitor. «Siamo ancora tutti qui?» disse con un mezzo sorriso, muovendo le spalle tese. La sua voce aveva quella sfumatura di stanchezza e sfida che solo la notte sa dare.

Marco, appoggiato al tavolo della sala riunioni, la fissava. «Il progetto non aspetta, lo sai.»
Dietro di lui, le altre — Chiara, Lucia e Serena — si scambiarono sguardi complici, come se un segreto invisibile fluttuasse tra loro.

Poi arrivò Davide. L’ultimo. Il più silenzioso. Aveva la giacca aperta, la cravatta allentata e negli occhi qualcosa che sfiorava la curiosità più che la stanchezza.

«Pensavo di trovare solo i fantasmi del marketing» scherzò. Ma quando varcò la soglia, il tono cambiò. L’atmosfera era diversa: densa, quasi elettrica. Le luci soffuse creavano riflessi dorati sui bicchieri lasciati a metà, sui fascicoli sparsi, sulle mani che si muovevano lente, distratte, sfiorandosi appena.

Chiara rise piano, avvicinandosi al tavolo. «Forse siamo proprio quelli.»
Le sue dita tracciarono una linea sulla superficie di vetro, e Marco seguì quel gesto con lo sguardo, come ipnotizzato.

Serena, invece, si avvicinò alla finestra. Guardava la città dall’alto, le luci che pulsavano come vene luminose. «Sapete che qui sopra il tempo sembra non esistere?» sussurrò.
Lucia, alle sue spalle, la raggiunse. «Forse è per questo che restiamo. Per dimenticarlo un po’.»

Davide si sedette, osservandole una a una. Le voci si abbassavano, diventavano più lente.
Il rumore di un bicchiere spostato, un passo troppo vicino, un respiro che si ferma per un istante.

C’era qualcosa di sospeso nell’aria — come se il lavoro fosse solo un pretesto, e la vera riunione stesse per cominciare ora.
Gli sguardi si incrociavano, trattenuti. Nessuno diceva nulla, ma ogni movimento aveva un peso preciso, una direzione.
Elena passò accanto a Davide, troppo vicino. L’odore del suo profumo — vaniglia e legno — gli attraversò i pensieri come una corrente improvvisa.

Le luci si abbassarono ancora, senza che nessuno lo decidesse. Fu solo un gesto distratto, forse di Chiara, che appoggiò la mano sull’interruttore.

Ora, solo le luci della città illuminavano i loro volti.
Il tavolo era un confine sottile, e tutti sembravano sapere che bastava un passo, una parola, un respiro per oltrepassarlo.

E poi… il silenzio.
Un silenzio carico, quasi tangibile, rotto solo dal suono del vetro che tocca il vetro.
Un brindisi improvvisato, senza motivo.

Elena sollevò il bicchiere, un sorriso enigmatico sulle labbra. «A noi. Ai segreti di questa notte.»

I bicchieri si toccarono piano, e in quel gesto — più che in qualsiasi parola — c’era tutto: il desiderio trattenuto, la curiosità, la promessa che nessuno avrebbe mai confessato.

Fuori, la pioggia iniziò a cadere.
Dentro, la tensione rimase sospesa nell’aria come un respiro che nessuno aveva ancora deciso di lasciar andare.La pioggia continuava a battere contro le vetrate, come se volesse entrare, come se volesse partecipare a quel silenzio denso e carico.
Le luci dei lampioni, riflesse dalle gocce, danzavano sulle pareti e sui volti.

Nessuno parlava più.
Il lavoro, i documenti, le mail in sospeso — tutto sembrava dimenticato, dissolto nell’aria insieme al rumore lontano dei tuoni.

Davide era rimasto appoggiato allo schienale della sedia, immobile. Ma i suoi occhi si muovevano, attenti, seguendo ogni gesto.
Chiara e Lucia, ancora accanto alla finestra, si erano avvicinate di più, parlando sottovoce, ma le parole si perdevano nel fruscio della pioggia. Ogni tanto, un sorriso appena accennato. Ogni tanto, uno sguardo che scivolava verso gli altri.

Elena si era tolta la giacca.
Il gesto, semplice e naturale, bastò a spezzare l’equilibrio. Marco si riscosse, come se un filo invisibile lo avesse tirato indietro dal torpore.
Lei lo guardò — non a lungo, solo il tempo di un battito — ma fu sufficiente.

«Dovremmo chiudere i computer,» disse a voce bassa.
Nessuno si mosse.

Serena si avvicinò al tavolo, posando la mano sulla superficie di vetro ancora tiepida per il calore dei bicchieri. «C’è qualcosa in questa notte,» mormorò, «qualcosa che non voglio interrompere.»
Le sue dita tracciarono un cerchio lento, come se cercassero di catturare quella sensazione.

Davide si alzò, facendo scricchiolare il pavimento sotto i suoi passi.
«A volte le notti servono proprio a questo,» disse, «a non interrompere.»

I loro sguardi si incontrarono — tutti, per un istante.
Sei presenze sospese in un equilibrio fragile, trattenuto da fili invisibili di attrazione, curiosità, segreti.

Fu Lucia a spezzare il silenzio. «Domani nessuno ci crederà.»
Elena sorrise, lentamente. «Forse è meglio così.»

La pioggia divenne più forte. Le luci della città si sfumarono dietro un velo d’acqua.
Nel riflesso del vetro, si vedevano solo sagome — sei figure vicine, distorte dalla trasparenza, come un quadro in movimento.

Qualcuno rise piano. Qualcuno sospirò.
E poi, di nuovo, il silenzio.

Il tempo sembrava essersi fermato in quella sala riunioni.
Ogni sguardo, ogni respiro, ogni gesto aveva perso il suo significato abituale. Non c’erano più ruoli, né orari, né regole. Solo la consapevolezza che qualcosa era successo, anche se nessuno avrebbe mai saputo dire cosa esattamente.

Quando la pioggia cominciò a smettere, la città riprese colore.
Fu allora che Elena spense l’ultima luce.

Un gesto lento, deciso.
Il buio avvolse tutto.

E nella penombra, si percepiva ancora quella presenza sospesa — il calore nell’aria, la promessa non detta, la certezza che nulla sarebbe stato più come prima.
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