Lui & Lei
UN INSOLITA BEVUTA
Zerosei11
23.10.2025 |
3.104 |
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"Poi si guarda intorno, siamo ancora soli, si china veloce sul mio cazzo che resta duro come non fosse mai venuto e sento la sua lingua e le sue labbra scorrere a raccogliere ogni residuo del mio..."
Una mattina di metà metà ottobre, un giorno come tanti, ma piovoso, molto piovoso. Solito bar, a 50 metri dalla mia bottega e casualmente uno dei posti più "cool" ed iconici di Firenze da generazioni. Lo frequento ormai da due anni ogni giorno, più volte al giorno, sono praticamente di casa e quando inizia l'autunno mi piace prendere il cafè seduto accanto ad un camino acceso in una delle sale interne. È romantico e rilassante. Iniziare la giornata con un mood meno frenetico, rispetto al solito bancone, per chi vive di creatività come me, è un buon modo di iniziarla. Adoro il sesso, in ogni suo risvolto, e da quando mi sono iscritto ad Annunci 69, quello è il momento in cui adoro scrollare per qualche minuto il sito in cerca di situazioni che potrebbero diventare calde, molto calde. Così anche quella mattina apro il sito per vedere se ci fossero risposte o perché no, chissà, richieste ed inviti.
Premetto che questa sala, notoriamente in penombra e molto ambita di sera, la mattina è praticamente deserta e non sento, così, il bisogno di tenere lo schermo del telefono al riparo da occhi curiosi ed indiscreti.
Praticamente sono sempre solo, quasi sempre, non quella mattina, però, evidentemente. Già.
Dopo appena 5 minuti, da una poltroncina a cui non avevo dato alcuna occhiata quando sono arrivato, sento alzarsi qualcuno e con un dolce e musicale rumore di tacchi, venire verso di me. Detta così sembra che la poltroncina sia distante 5 o 6 metri, invece lo è solo di un metro e mezzo, forse due.
Alzo lo sguardo verso quell'ombra e giro lo schermo del mio telefono dall' altro lato per nascondere le mie ricerche tra seni nudi, culi e molto altro.
"Tardi" sento dire da una voce squillante con un tono malizioso e canzonatorio.
"Tardi, mio viziosetto amico", ripete quando è praticamente ad un passo da me.
Una donna sui quaranta, forse quarantacinque, capelli color mogano, lineamenti decisi e forti sul volto con delle labbra morbide e dipinte da un rossetto due tre toni sopra il color carne. Un paio di jeans strappati sulle ginocchia, giacchetto cafe-racer di pelle nera chiuso fino al collo, occhiali con montatura leggera nera e un tablet tenuto chiuso al petto con due mani. Ah già, il dolce e musicale rumore di tacchi, viene da una décolleté tacco 8, adatta alla mattina o ad un impegno di lavoro, ma non di certo al meteo di quel giorno.
"Non ti preoccupare" dice con un accento che, adesso, capisco non essere toscano, bensì emiliano o romagnolo, "Abbiamo lo stesso vizietto", dice girando lo schermo del tablet verso di me illuminando così il mio viso con il risultato delle sue ricerche.
"Siamo entrambi due porcellini", continua ridendo.
Allunga la mano, dita lunghe, affusolate, unghie curate, due begli anelli e...una fede all'anulare. "piacere Manuela", dice strizzando l'occhio con uno sguardo malizioso che solo una romagnola riesce a fare con tanta naturalezza e disinvoltura. "Piacere C." le rispondo alzandomi per non sembrare maleducato e non senza un certo imbarazzo.
"Aperitivo stasera"? mi incalza senza che io possa dire altro, "adesso devo volare, ho il taxi che mi aspetta qui fuori, ma se ti va alle 20,00 ci vediamo per una bevuta," fa una pausa "o due", continua ridendo. "Certo che si" le rispondo solerte tra il meravigliato e l'incredulo.
"Alle otto, qui".
Si allontana verso il corridoio, verso il suo taxi, poi si gira " forse oggi non mi servirà cercare ancora sul sito, chissà " e sparisce dietro l'angolo dell'altra sala.
La giornata passa non senza una certa frenesia.
Mi sento agitato, sorpreso, eccitato. Alle sette chiudo veloce bottega, corro a prepararmi di tutto punto e alle otto meno dieci sono già ad aspettarla nel tavolo più riservato del locale. Essere un cliente affezionato ha i suoi vantaggi. Eccola, puntualissima. Sembra non siano passate dodici ore e si presenta tale e quale alle nove di stamani. STUPENDA.
"Arrivo direttamente da lavoro, scusa non ho neppure avuto tempo di cambiarmi" dice con quell' accento che già di per sé stesso ti fa...volare. "Giusto una sciacquata" aggiunge sollevando l'arcata sopraccigliare e strizzando l'occhio, facendo intuire con malizia, ma non senza eleganza, dove si fosse potuta concentrare la....sciacquata. Che caldo!!!!
Mi si mette accanto, molto, molto accanto sul divanetto a due posti del tavolo scelto. Dopo il primo drink la situazione è ormai fortunatamente già molto sciolta. Il mio imbarazzo è totalmente scomparso e i suoi sorrisi e le sue risate riempiono lo spazio come il calore del canino sempre acceso. Il tempo passa veloce e quando ci portano un terzo gintonic la sala è praticamente vuota. Sono le nove e mezzo passate e c'è quella solita pausa tra l'ora dell'aperitivo e la movida della notte.
"Hai notato"? Mi sussurra all'orecchio, "siamo rimasti solo noi". Le sue labbra che mi lambiscono il collo, il suo odore oltre i fumi dei due gintonic precedenti, rendono l'atmosfera calda, molto calda, troppo calda. Sento le sue labbra sui miei lobi, la sua lingua, poi i suoi denti in un morso così dolce sul collo che i brividi mi percorrono tutto il corpo. Mi giro e ho la sua lingua in bocca, la mia nella sua. Il sapore del suo rossetto che piano piano diventa il mio è una droga per i miei sensi ormai storditi
La sua mano è sotto la mia maglia, sul mio petto, calda audace sui miei capezzoli. La mia pelle è pervasa da ondate di calore.
Poi scende, scende, scende e complice la penombra, la solitudine, la musica, il tavolo che ci fa da paravento e l'alcool.....mi sbottona i pantaloni.
Il mio cazzo è lì, duro, forte, ormai fuori e nella sua mano che lo carezza, lo lascia in tutta la sua lunghezza, lo scappella e lo stringe ora con delicatezza ora con forza.
Non ho neppure l'istinto di alzare lo sguardo verso le sala alla ricerca di inaspettate e indesiderate presenze. Sono suo, delle sue labbra, della sua lingua, del suo odore e soprattutto della sua mano che abbraccia il mio cazzo e lo scopa con lentezza e velocità allo stesso tempo. I miei respiri danzano al ritmo dei suoi movimenti.
Stacca la bocca dalla mia, la sua lingua dalla mia il suo odore dal mio naso e mi sento improvvisamente orfano di lei. Mi guarda, fisso, la vedo raccogliere e accumulare saliva in bocca con degli inconfondibili movimenti delle labbra e lo fa, sì lo fa. Fa colare una inaspettata quantità di dolce e fluido sputo sulla mia cappella che gonfia e dura tra la sua mano, lo raccoglie come una glassa trasparente e lucida. Sento quella calda e lubrificante saliva scendere lungo l'asta del mio cazzo voglioso, adesso, solo di esplodere. Subito la sua mano inizia di nuovo a giocare, ma questo volta non sembra più una sega, sembra un vero pompino fatto con la mano che ora rotea sulla cappella, ora scende e sale come una bocca vogliosa, come una fica bagnata.
Le sue labbra di nuovo sulle mie, la sua lingua ancora ad esplorare ogni angolo della mia bocca ed è difficile resistere, cazzo se è difficile.
Quella mano adesso viscida e bagnata sa come scoparmi il cazzo, i suoi baci sono audaci, dolci, forti. Ogni tanto le mie labbra tra i suoi denti, le sue tra i miei.
Le afferro la nuca con la mia mano e la porto con forza verso di me e respirandole affannato in bocca, VENGO.
Lo sento il mio cazzo che con forti contrazioni espelle una quantità enorme di sborra bianca, calda, fluida, sulla sua mano. Sicuramente uno zampillo va a sbattere sotto il tavolo. Lo sento, espulso con forza e violenza, dalla mia cappella.
Si scosta ancora dalla mia bocca, i suoi occhi sono fissi sui miei, i movimenti della sua mano sono finiti. Mi stringe il cazzo alla base dell'asta aspettando che finisca di venirle addosso.
Sento la presa lasciare e veloce la vedo portarsi la mano alla bocca tirare fuori la lingua e leccare tutta la sborra che adesso gliela riempie come un guanto di calda glassa. La lecca tutta con quella lingua che va a raccogliere ogni goccia del mio orgasmo. Non stacca lo sguardo verso di me mentre lo fa. Poi si guarda intorno, siamo ancora soli, si china veloce sul mio cazzo che resta duro come non fosse mai venuto e sento la sua lingua e le sue labbra scorrere a raccogliere ogni residuo del mio nettare caldo. Più si infila tutto il cazzo in bocca e lo succhia aspirandolo con decisione.
"Te lo avevo detto che volevo fare un paio di bevute" mi dice leccandosi voluttuosa l'indice della mano con cui mi aveva "scopato".
Si lecca le labbra con la lingua, prende l'iPad e da una piccola tasca della cover estrae un biglietto da visita.
Lo mette sul tavolo mentre si alza, "la figa la do solo in presenza di mio marito, sono una donna all'antica io".
Sorride, "tra 15 giorni è facile che torni giù a Firenze per lavoro. Sarò con lui e voglio che mi scopiate insieme".
Mi schiocca un ennesimo occhiolino, lo stesso occhiolino con cui mi si è presentata stamani e con la solita, dolce e suadente musica dei suoi tacchi si allontana fino a scomparire.
Due bevute erano ancora lì sul tavolo, neppure assaggiate. Ne bevo una, ormai calda, mentre rimetto, non certo senza un po' di impaccio, e di impiccio un cazzo ancora duro e bagnato di lei, nei pantaloni.
Pochi minuti e iniziano ad arrivare i primi clienti della seconda serata.
Non resta che alzarsi, incredulo, accaldato, eccitato e prendere quel prezioso biglietto, unico testimone di una promessa che, ancora oggi, non so se sarà mai mantenuta.
Nota a margine: scrivo adesso questa storia, di getto, seduto allo stesso tavolo, davanti allo stesso camino ed un cafè ormai freddo
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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