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Lui & Lei

Un incontro inaspettato


di Membro VIP di Annunci69.it Alchimista980
03.04.2026    |    1.448    |    0 9.2
"Li teneva tra le mani, li strizzava, pizzicava il capezzolo di un seno tra il pollice e l’indice e succhiava e mordicchiava l’altro..."
“Stasera doccia e vado a letto” disse Defne ad alta voce lasciandosi andare sul divano in alcantara blu.
Per qualche istante lasciò che il tessuto liscio e vellutato la avvolgesse in un abbraccio.
Sfilò le scarpe e stese le gambe sull’isola del divano allungando il collo dei piedi. Strofinò la pianta di un piede sul dorso dell'altro per massaggiare la parte indolenzita dall'intera giornata sui tacchi. La sensazione di libertà le diede subito ristoro e sentì che la sensazione di stanchezza si stava allentando.
Chiuse gli occhi appoggiando la testa sullo schienale, massaggiando la nuca con movimenti lenti della mano. Fece un respiro profondo godendosi quella sensazione.
Sentiva sciogliere la tensione e un brivido di piacere le corse lungo la schiena.
Istintivamente spostò la mano verso la gola e la strinse. Il pensiero andò a lui, a quello che le aveva raccontato una volta, prima che si incontrassero.
Le mancava. Si erano torturati e sedotti a vicenda caricando l’aria di erotismo e desiderio. Eppure, nonostante lo volesse con tutta sé stessa, non era stata capace di lasciarsi andare.
Il telefonino prese a vibrare distogliendola dai suoi pensieri. Era Sabrina.
“Ciao tesoro, tutto ok?” rispose.
“Si tesorino, tutto bene. Sei arrivata a casa?”
“Si ho appena varcato la soglia”.
“Ah bene! Quanto ti ci vuole a prepararti?”
Quelle parole catturarono la sua attenzione e le fecero alzare la schiena di scatto per sedersi. “Prepararmi per cosa?” esclamò Defne con aria colpevole.
“Come per cosa? Ti sei dimenticata? Che giorno è oggi!?”
Cercò a fatica di riportare un briciolo di lucidità nella sua mente, mentre velocemente consultò l’agenda elettronica.
Ore 20:30 aperitivo evento Sabri.
Come aveva potuto dimenticarlo?
“Oddio Sabri, scusami, ho avuto una giornata pesante e me ne ero completamente dimenticata! Dai, mi preparo e ti raggiungo”.
“No, no, passo a prenderti io, altrimenti chissà quale scusa ti inventi!”, rispose Sabrina, ridendo.
Chiuse la chiamata e con uno scatto si alzò dirigendosi di corsa verso il bagno.
Alle otto in punto Sabrina citofonò.
Per la serata aveva scelto un vestito monospalla nero, morbido in misto raso e chiffon lungo fino al ginocchio. Si truccò con cura, ma il tempo non le consentì di legare i capelli, che rimasero sciolti.
Tacchi, borsa e raggiunse l’amica.
Arrivarono al Buddha Smile verso le otto e mezza.
Appena entrò fu avvolta da quell’atmosfera che tanto le stuzzicava i sensi.
Il profumo di sandalo e incenso le riempiva le narici. Le luci soffuse sapientemente posizionate alla base delle statue, davano all’ambiente il fascino seducente delle atmosfere orientali. Sembrava di essere stati catapultati in una calda notte senza tempo. La musica lounge completava il tutto con note vibranti e suadenti.
“Abbiamo fatto presto!” disse Sabrina guardando l’orologio. Poi, rivolgendosi a lei, aggiunse “non sai quanto sono contenta che sei qui. Vieni che ti presento agli altri”.
Sabrina era visibilmente emozionata. Guardandola, Defne provò uno slancio di affetto per lei. Era una amica preziosa e meritava il successo che sarebbe derivato dall’aver organizzato quell’evento.
In fondo la firma di quell’accordo era anche un po' merito suo.
“Signor Bruno, lei è Defne!” disse Sabrina presentandola al suo capo, un uomo alto e panciuto, con i capelli brizzolati e un sorriso accogliente che lo rendeva istintivamente simpatico.
“Piacere dottoressa! Sabrina mi parla molto di lei”, disse l’uomo porgendole la mano.
“Solo Defne, la prego, signor Bruno” disse rispondendo alla stretta di mano salda e decisa.
Fu il signor Bruno a proseguire le presentazioni.
Un cameriere li accompagnò al posto loro riservato.
Defne era già al secondo cocktail ma non le importava. La serata e la compagnia erano piacevoli e, comunque, non avrebbe guidato lei per tornare a casa e, quindi, non correva nessun pericolo.
“Buonasera! Scusate il ritardo!”.
Defne ebbe un sussulto. La voce che aveva sentito alle sue spalle le era familiare. Non si mosse. Ma quando il nuovo arrivato raggiunse il tavolo, Defne rimase senza fiato. Alzò gli occhi verso colui che aveva salutato e ne incrociò lo sguardo.
Un’infinità di pensieri le passarono come un fotogramma davanti agli occhi. Bocche avide che si cercano. Sospiri. L’odore inebriante del suo profumo, le mani che cercano di impossessarsi della carne ancora troppo coperta, e lo sguardo contrariato e gelido nel momento in cui lei si era allontanata da lui.
“Nessun problema Andrea!” rispose calorosamente il signor Bruno alzandosi per dare il benvenuto al nuovo arrivato. Iniziarono le presentazioni.
Defne avrebbe voluto sprofondare. “Defne, le presento un caro amico, Andrea. Nonché avvocato senza scrupoli!”, aggiunse abbozzando una risata quasi soffocata. “Lei è Defne, è un’amica di Sabrina e, quindi, anche nostra”.
Lui le rivolse il solito sorriso sicuro di sé e le strinse la mano energicamente incrociando il suo sguardo. “Piacere, Andrea!” Aveva un’espressione divertita, consapevole del turbinio di emozioni e imbarazzo che Defne stava provando.
Aveva il pieno controllo delle sue emozioni, cosa che non poteva dirsi di Defne, che provava un insieme di sensazioni contrastanti mentre malediceva sé stessa per aver accettato quell’invito che aveva più il sapore di una trappola.
Andrea passò oltre e si concentrò sugli altri ospiti. Defne riprese a respirare, ma l’agitazione non si allentava.
Era dannatamente bello. Indossava un pantalone blu notte e una camicia di lino in tinta, i primi due bottoni slacciati.
Il suo profumo le riempiva le narici, sostituendosi prepotentemente agli aromi del locale.
Defne si impose di distogliere lo sguardo concentrandosi su Sabrina che stava raccontando ad una collega il prossimo viaggio organizzato.
La serata scorreva piacevolmente. Come sempre, nelle serate con un numero considerevole di persone, finirono per formarsi dei gruppetti: divisi per interessi e argomenti.
Defne si sforzò di non guardare mai nella direzione di Andrea. Per timore di incrociare il suo sguardo o per paura di accorgersi che lui la ignorasse, ma si impegnò a dare le spalle alla sua direzione per tutta la sera.
Non sapeva più nemmeno a quale bicchiere fosse arrivata, la testa non le girava, ma sentiva la necessità di rinfrescarsi. Si alzò.
All’ingresso del locale che conduceva ai bagni c’era una immensa statua di un Buddha thailandese, Defne si soffermò ad osservarne le fattezze. Per un momento le sembrarono aggraziate e femminili, ma la statua era priva di seni e l’assenza di riferimenti androgeni la fece arrivare alla conclusione che quel Buddha era decisamente assestato. “Dio mio Dafne!! Ma cosa ti metti a pensare?”. Forse era più ubriaca di quanto potesse sentire.
Meglio bagnare la nuca con dell’acqua fresca.
Bagno invalidi e uomini a sinistra, bagno donne a destra. Lesse le indicazioni e si avviò.
All’improvviso due braccia forti la afferrarono spingendola attraverso la porta del bagno destinato agli invalidi. Porta che venne chiusa alle sue spalle. All’interno la luce era rimasta spenta e non si poteva vedere nulla per la completa oscurità.
Defne avrebbe riconosciuto il suo profumo ovunque e, nonostante l’oscurità, sapeva benissimo che lo sconosciuto che l’aveva spinta all’interno del bagno era Andrea.
Lui la schiacciava con il corpo contro la porta. Entrambi avevano il respiro accelerato.
Defne si sentiva costretta, senza la minima possibilità di muoversi, ma non era né spaventata né arrabbiata. Sentiva ogni muscolo e ogni nervo reagire al minimo movimento del corpo di lui. Semplicemente lo desiderava.
Senti l’alito caldo di lui all’altezza del collo. Uno sbuffo d’aria dal naso le fece capire che stava sorridendo, sicuro di sé.
In un altro momento si sarebbe ribellata, ma non ora, non stasera. Lo voleva. Non le importava che avrebbero potuto scoprirli. Passò le braccia intorno al collo di lui e lo baciò sulle labbra. Lui la strinse a sé e la baciò con foga. Le lingue si mischiarono, avide, affamate da un desiderio reciproco rinviato, ma mai accantonato.
Lui le sfilò il vestito. Defne sentiva le sue mani addosso. Mentre il respiro si faceva sempre più affannato.
Sentì il reggiseno sganciarsi e in un secondo la sensazione d’aria sulla pelle dei seni. Andrea le lasciò la bocca e inizio a succhiarle e a leccarle i capezzoli. Li teneva tra le mani, li strizzava, pizzicava il capezzolo di un seno tra il pollice e l’indice e succhiava e mordicchiava l’altro.
Defne pensò che sarebbe potuta impazzire dal piacere. Le sue dita infilate tra i capelli. Sentiva le mutandine zuppe dei suoi umori come un ostacolo.
Andrea la baciò di nuovo, più lentamente, più in fondo, senza fretta. Sentì le sue mani sui glutei che la spingevano verso di lui. Era eccitato. Lei protese in avanti il bacino, voleva sentire la sua eccitazione, voleva sentirlo duro.
Cominciò a muoversi avvinghiandosi con una gamba intorno alla vita di lui per sentirlo così duro sul clitoride. Andrea la lasciò fare. Le piaceva vederla così eccitata, così vogliosa. Si staccò leggermente da lei e si chinò verso il basso.
Defne sentì la faccia di lui assaporare il tessuto delle sue mutandine. La stava annusando e leccando. Il rumore di uno strappo la fece sussultare e sentì il leggero pizzo delle sue mutandine cedere tra mani di Andrea che era ormai impaziente di raggiungere la sua pelle.
Si passò una gamba sulla spalla in modo che potesse trovarla più aperta, più esposta. Defne sentiva la lingua scivolare sul clitoride che quando era raggiunto dalla punta della lingua lo tintinnava facendole sentire una pressione simile ad una scossa. Poi riprendeva la danza di quella lingua avida dei suoi umori che sentiva ormai colarle tra le cosce.
Defne ansimava sommessamente per non farsi sentire. Mai avrebbe voluto che qualcuno interrompesse quel momento attirato dai suoi gemiti.
Infilò le mani tra i suoi capelli per spingerlo sempre di più verso di lei. Voleva sentirlo fino in fondo. Sentiva la sua lingua penetrarla, ma voleva di più! Lo voleva dentro fino in fondo, voleva sentirsi sua, completamente.
“Andrea…” sussurrò tra i gemiti, il timbro di voce come una supplica.
Con uno scatto veloce lui si alzò e la fece girare con la faccia verso la porta.
Lo sentì armeggiare con il pantalone e la sua impazienza crebbe. Le tremavano le gambe per quanto lo voleva dentro e, istintivamente, arcuò la schiena sporgendosi verso di lui per agevolare la penetrazione.
Lui prese il cazzo nella mano strofinandolo per farlo bagnare con i suoi umori, ma indugiava troppo. Lo voleva dentro!
“Scopami Andrea ti prego!!” sentì la sua voce supplicarlo.
La penetrò con un colpo secco, brutale, inaspettato, che le aumentò l’eccitazione e le fece emettere un grido che lui prontamente soffocò coprendole la bocca con la mano.
Lo sentiva tutto dentro. Lui iniziò una danza frenetica e violenta. Entrava e usciva con forza e ruvidità. Si sentiva rapita, completamente succube del piacere che lui le provocava.
Lui aveva una mano appoggiata alla porta e con l’altra stuzzicava il clitoride. Le prese i capelli tirandoli per reclinare la testa all’indietro e la baciò, avido e rude. Si sentiva sua completamente.
“Dillo che sei la mia puttana!” le sussurrò lui sulle labbra.
“Siii!!!” rispose Defne persa nel piacere che lui le stava dando.
“Ti piace il mio cazzo, vero?”
“Siii!!!” ripeté lei in un soffio.
Lui le strattonò i capelli. “Non mi devi dire sì, devi dirmelo!” ribadì lui tra i denti. La strattonò per incitarla, continuando a penetrarla con i colpi decisi del bacino.
“Mi piace il tuo cazzo dentro di me, mi fa godere come la tua puttana!”. La sua voce giunse alle orecchie roca, volgare, priva di ogni senso morale, ma sentiva sua ogni parola. Voleva essere il suo giocattolo.
“Brava la mia puttana! Così ti voglio!”, rispose lui soddisfatto accelerando il ritmo.
Quelle parole la fecero esplodere in un orgasmo forte, che la fece gridare dal piacere. Se lui non fosse stato pronto a metterle la mano sulla bocca, probabilmente avrebbero sentito anche fuori.
Sentiva le gambe cedere e l’addome in preda ad uno spasmo violento. Poi lo sentì esplodere. Gemiti sommessi. Sentì il liquido caldo riempirla e ciò aumentò il suo piacere.
Rimasero così, uniti per qualche istante, poi lui si distaccò e la baciò a lungo profondamente.
“Come sei arrivata qui? Sei venuta con la tua macchina?” chiese Andrea.
“No, con Sabrina, perché?”
“Trova una scusa, ti riporto io, non penserai che mi basti questo?” disse lui. Di nuovo quel sorriso trionfante.
Defne non rispose, sapeva che avrebbe ubbidito, lei era la prima a volerlo.
Lui si ricompose e le assestò una pacca sul sedere dandole un bacio a stampo sulle labbra. Aprì la porta del bagno e la luce illuminò l’ambiente in modo talmente violento che le fece strizzare gli occhi.
“Ci vediamo di là” disse, richiudendo la porta alle sue spalle.
Defne accese la luce e si ricompose, anche se sapeva che avrebbe passato il resto della serata senza mutandine.
Si guardò allo specchio. Le labbra gonfie, la pelle leggermente arrossata e il luccichio degli occhi lasciavano ben poco mistero su cosa fosse appena accaduto. Ma aveva poca importanza.
La notte sarebbe stata lunga e Defne non voleva perderne neanche un secondo, pensò richiudendo alle spalle la porta di quel bagno che non avrebbe mai dimenticato.
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