Lui & Lei
Viaggio di sola andata, pt.2
14.11.2025 |
78 |
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"Quando poteva, sollevava un braccio, tenendo il peso tutto sull'altro per stringerle forte le tette, un contatto a cui non voleva rinunciare quando le vedeva sobbalzare sotto i suoi colpi, tanto..."
Avevano entrambi il fiatone. Allora lui tornò in cucina e subito riapparve con una bottiglia d'acqua ed un bicchiere, che riempì. Le chiese se volesse bere, e lei accettò ringraziando, "vai, bevi tu prima, tranquillo". Lui bevve con soddisfazione, poi si girò per andare nuovamente in cucina dicendo "ti prendo un bicchiere", ma lei lo fermò con un braccio, togliendogli il bicchiere di mano ed utilizzando lo stesso. Si dissetò abbondantemente anche lei, dopodiché si allungò con eleganza a poggiare il bicchiere sul comodino, accanto alla bottiglia ed alla carta scottex, e si distese sul letto, occupandone una metà ed invitando lui con un gesto della mano ad occuparne l'altra.Si sdraiò anche lui, accanto a lei, che si accoccolò come prima un po' sul suo braccio, un po' sul suo petto e forse quella sensazione di normalità era confortevole per entrambi. Ancora un po' appiccicaticci e col respiro un po' affannato, si godettero quello sprazzo di serenità, senza i picchi di un'estasi o dell'adrenalina, ma solo calma, non meno piacevole. Ripresero a parlare, da battutine e cose frivole, a cose intime e profonde che si confanno a quel contesto. Senza farsi domande, ma comunicando lo stesso. E di tanto in tanto uno dei due, ora uno ed ora l'altra, cercava ed otteneva un bacio languido, tenero e dolce, non più animale. Lei ne approfittò per rimbeccarlo scherzosamente che "quando una ragazza ti fa i complimenti per le dimensioni, dì solo -grazie-". Lui, sulla scia degli sguardi che coglieva da lei ogni tanto, le ricordò come le aveva già detto in passato, in tempi non sospetti, che "cazzo, è proprio vero che ogni tanto sei identica a quell'attrice che ti dissi, specie quando era giovane e faceva alcune espressioni per esempio ne L'ultimo dei Mohicani, Madeleine Stowe". La cercarono sul cellulare, e sì, convenne lei, in certe espressioni erano molto simili.
Ci fu anche un momento in cui, tra le confidenze, lei ammise "te l'avevo detto che sarebbe stato molto dolce e passionale" e anche che "ti ricordi cosa ti dissi, che se ci fossimo visti e tutto fosse andato come dio vuole, mi venivano in mente solo tre parole?", "sì: paradiso, pompino e indimenticabile", concluse lui. Lei sorrise maliziosamente. Allora lui ebbe uno slancio, senza pensarci una seconda volta, si alzò ed andò verso il trolley, aperto in un angolo, prese qualcosa in mano; poi andò verso il giubbotto ed estrasse un'altra cosa da una tasca. Tornò a sedersi sul letto, su cui lei già si era issata a sedere, e le porse una scatolina cubica ed un taccuino dalla copertina rigida, non più grande di un pacchetto di fazzoletti, e che lei riconobbe come il taccuino che ogni tanto lui, nel corso della serata finché erano al bar, aveva tirato fuori scarabocchiandoci su. Lei aprì la scatolina. Era una collanina, con un ciondolo. A cui lui addusse "è vero che mi avevi detto che per te sarei stato sufficiente io, come regalo, e la pianta per tua sorella era già tanto, ma te l'ho immaginata addosso, con la tua pelle chiara, e mi sembrava perfetta". Era bigiotteria, ma lei parve capire il suo sforzo e quanto ci avesse tenuto, tanto che gli occhi le luccicarono, pur seria com'era, e lo baciò, semplicemente. "Me la metti?", e lui eseguì, mentre lei si teneva i capelli rossicci, illuminandosi quando vide la corrispondenza della realtà con ciò che aveva immaginato. "Vabbè, chiaramente poi puoi anche vendertela o nonsoché, non sei obbligata a indossarla", aggiunge poi lui, a metà tra il serio ed il faceto. Lei sparò un secco, gutturale "no", dopodiché si schiarì la voce e chiese "e lì?", indicando il taccuino con un cenno del capo. "E vedi", disse lui porgendoglielo. Lei aprì. C'erano 5 o 6 paginette scritte, tra scarabocchi e cancellature e correzioni varie, disposti in non più di 6 righe per pagina, pur con la sua grafia piccola in corsivo. Lei lesse in silenzio, lui immobile, le ci vollero 2-3 minuti.
Durante la lettura ad un certo punto si portò una mano, curiosamente, proprio sul ciondolo della collana, e continuò. E di tanto in tanto tirava su col naso, forse congestionato per via dei continui sbalzi freddo, caldo, e ancora freddo.
Quando chiuse il taccuino, prima di alzare il viso, si strofinò al volo il palmo della mano sotto un occhio, ed ancora si schiarì la voce. Quando alzò la testa chiese solo "ma mi vuoi far piangere?". Era una meraviglia incommensurabile dell'universo, per lui, vedere quegli occhi di nuovo enormi, ed ora brillanti perfino nella penombra, lucidi come gemme. Non aveva mai pensato che fosse in grado di produrre lacrime, gli era capitato di vederla solo una volta, via skype, e non ne era certo. Era rimasta una scia lucida all'angolo esterno dell'occhio, che lui provvide ad asciugare passandoci sopra il pollice. Poi le prese il taccuino dalle mani, strappò le mini-pagine scarabocchiate, le piegò a metà e gliele andò ad infilare nella borsa, lanciando il taccuino nel trolley.
Tornò sul letto, tentando di sdrammatizzare dicendo di nuovo " te la puoi togliere eh, non devi mica tenerla per forza", indicando la collanina mentre riprendeva posto sdraiandosi e disponendo il braccio a conca per invitarla di nuovo a prendevi posto. Mentre si muoveva, lei portò la mano di nuovo sul petto, sul ciondolo, premendoselo contro come se temesse di vederselo rubato, e così facendo gli si distese accanto. Non se lo tolse più di dosso, finché lui poté vederla.
Lei non faceva che tenere il viso rivolto leggermente in su, verso di lui, che la notava ogni qualvolta si girava un po' distogliendo l'attenzione dal lampadario. Ed ogni volta lei si issava un pochino a baciarlo morbidamente, umidamente. E lui non poteva non notare gli occhioni di lei quando guardava all'insù, verso di lui, che sembravano non volersi asciugare, perennemente lucidi, il che li faceva sembrare ancora più grandi, un abisso, in cui si poteva sprofondare. Lui si protese a versare acqua nel bicchiere e gliela porse, lei bevve un sorso e gli ripassò il bicchiere, che luì finì di svuotare prima di poggiare. Faceva nuovamente un po' freddino, nudi com'erano, e lei aveva da un po' ritirato su le coperte, e vi si stringeva dentro. Lui allora si mise un po' più di lato, girato verso di lei. Teneva così una mano abbandonata sul fianco più alto, vicino a quella che lei gli teneva sempre sul petto. E fu allora che lei fece una cosa straordinaria. Mosse quella mano dal petto, gli prese la sua e se la portò alle labbra: la strinse attorno alla propria e cominciò a riempirla di una miriade di baci soffusi, lenti e calorosi. Lui avvertì un improvviso, intenso bruciore al naso, gli parve che la gola fosse diventata d'un tratto stretta come una cannuccia. E gli si spezzò il cuore.
Dopo qualche minuto ad osservarla senza proferire parola, divincolò delicatamente la mano da quella di lei e gliela posò sul viso; lei alzo di nuovo il solito sguardo gonfio d'emozione e si attirarono nuovamente in un bacio. Era un altro bacio normale, per quanto le labbra si premessero con più forza e passione le une contro le altre, e non si staccarono per molti minuti. Il bacio divenne più ardente, lui muoveva una mano ad accarezzarla dalla spalla al fianco, lei una mano sempre col palmo poggiato sul petto di lui. Le bocche si aprivano sempre più, lui appese le sue labbra come una morsa sul labbro inferiore di lei, che teneva la bocca semi aperta; abbassato appena il capo lei staccò le labbra dalle sue, e dopo un secondo si rifiondò su quelle con avidità, con forza, la sua lingua gli leccò in pieno le labbra che lui non aveva schiuso in tempo. Si alzò allora facendo perno su un gomito e sovrastandola, rispondendo al bacio con la stessa forza. Fu di nuovo un turbinio di lingue pazze che si giravano intorno, come due cani che rincorrendosi a vicenda la coda creano un circolo. Le bocche cercavano sempre nuovi incastri l'una con l'altra e cercavano l'una di sopraffare l'altra, l'una di mangiare l'altra.
Limonavano come due invasati, lei prese anche a succhiare la lingua di lui protesa in fuori ad un certo punto, prima che lui scendesse a leccarle il collo e poi di nuovo su a suggerle il lobo dell'orecchio, e lei respirava di nuovo con enfasi. Lui sentiva un rinnovato vigore sotto le lenzuola, ma solo quando si spostò ancora più su di lei per sovrastarla sentì il proprio cazzo, di nuovo al culmine, urtarle contro la coscia. Fu un istinto, per metà sopra di lei com'era, quello di prenderle la mano, ignorando di poter essere così spregiudicato, e di guidarsela sul cazzo duro. Lei l'afferrò, mugolò pur all'interno del bacio, nella bocca di lui, lo strinse ed iniziò a segarlo con veemenza. La mano di lui le strinse ora una tetta, ora l'altra, ora si abbassava a fare un giro con la lingua attorno all'areola e subito a stringere il capezzolo senza piercing tra i denti, per poi succhiarlo, tornare a leccarlo, e lasciare una scia con la lingua mentre risaliva fino alla bocca di lei, passando per il collo. Intanto era passato con la mano a torturare l'altro capezzolo, a stringerle la tetta con più forza di quanto avesse pesato. Lei gemette all'improvviso. La stessa mano che era sul suo seno perfetto allora scese, facendo pressione lungo tutto il percorso, per arrivarle tra le cosce, ne accarezzò le facce interne, e passando da una all'altra avvertì il calore che emanava dal mezzo, bollente.
Senza complimenti le divaricò appena le gambe e posò le dita a pieno sulla figa ,la sentì calda e, di nuovo, già zuppa. Prese dunque a muovere la mano, così messa, in su ed in giù, il che avveniva con estrema semplicità dato quanto lei era già lubrificata. E lei intanto gli menava il cazzo con fervore, velocemente e duramente, lo scappellava ad un ritmo forsennato, che lui avvertiva in tutto il movimento, dall'inizio alla fine. La sua mano, prima fresca, ora era calda e saldamente stretta attorno all'asta, ogni tanto si apriva e scendeva ad accogliere tutto l'apparato, palle incluse, per tornare poi ad aggrapparsi all'asta dura e dritta. Le dita di lui le erano già penetrate in figa, e proprio con le stesso ritmo con cui lei gli menava il cazzo, così lui la penetrava con indice e medio. Ad un certo punto gli scivolò insieme dentro anche l'indice, e sentiva il buco strettissimo attorno alle dita. Lei quasi gettò un gridolino, che corresse a metà in un rantolo roco, arcuando la schiena. E mentre lo teneva attaccato alla propria bocca, la mano non impegnata sul cazzo gli lasciava scie sulla schiena, sulle spalle, sui glutei. Fino a che lei si mosse all'improvviso, lui le sfilò le dita dal buco, e lei lo girò spalle sul materasso per scoparselo come prima aveva interrotto. Ancora una volta, e se possibile ancor più rapidamente di prima, il suo buco trovò la punta del cazzo di lui e se lo fece scivolare dentro.
Lui avverti chiaramente le di lei contrazioni stringenti attorno al cazzo mentre lei, seduta sopra, si godeva qualche secondo di quella sensazione di pienezza. Dopodiché cominciò a muoversi. Meno dolce, più decisa di prima. Si muoveva con un'armonia elegante ma tremendamente erotica. Lui piegò appena le gambe, puntellandosi sui piedi, per offrirle un supporto, cominciando anche a spingere da parte sua per impalarla. Lei seduta a cavalcarlo, col corpo d'avorio già imperlato ed i capelli a tratti riuniti in qualche ciocca per via del sudore, le braccia tese a poggiare le mani sul petto di lui, la testa leggermente inclinata all'indietro; lui sdraiato, supino, con le gambe leggermente sollevate e poggiando sui piedi, che con le mani le esplorava ogni centimetro di pelle, soffermandosi a tratti sui suoi fianchi ad accompagnarle il movimento, a tratti a strizzarle quelle tette troppo invitanti dai disegni perfetti sopra la sua visuale.
Ogni colpo era un "ciaff" bagnato della figa di lei contro il bacino di lui. Ma lei iniziò ad allenare il ritmo. Al che lui, che bramava scoparla più forte, ne approfittò per sollevarsi, cingerla dalla schiena, e così facendo sollevarla di peso e rovesciarla sulla schiena, lì dove era lui, e mettendolesi sopra, il tutto tenendola così stretta da non far mai uscire il cazzo da dentro di lei.
Solo quando la posò nuovamente sul letto, dopo averla ruotata, col contraccolpo soffice del materasso, il cazzo scivolo fuori. "Uh", fece lei con un gridolino divertito. Ma subito il divertimento rifece spazio a quell'aria cupa e arrapante allo stesso tempo, visto anche che si era portata un dito alla bocca e lo chiudeva piano tra i denti ammiccando. A quella vista lui era infoiato più di prima, se mai fosse stato possibile, perciò di scatto le prese le gambe e le aprì. Da lì in mezzo proveniva il forte odore della sua eccitazione, che lo richiamava. Allora lui si avvicinò un pochino, si chinò su di lei, sempre con le gambe divaricate, poggiandosi sulle braccia tese e le mani chiuse a pugno piantate esternamente alle di lei braccia. Guardandosi appena in basso, prese la mira, ed avvicinandosi piano, sempre senza usare le mani, la penetrò. Il cazzo pareva davvero trovare la sua strada da solo. Sentì una scossa intensa e prolungata già mentre il cazzo arrivava in fondo scappellandosi. Lei anche,avvertì il percorso, perchè torno a lasciarsi sfuggire un gemito e un "oh sì", stavolta con voce pesante, non più ben controllata. Si era portata le mani alla testa, per spostarsi dapprima i capelli bagnati dal volto, e poi le aveva lasciate abbandonate verso l'alto, ai lati della testa, una cornice bianca e bellissima attorno a quella chioma rossastra ed alle guance rosse come ciliegie. Si era infine aggrappata con le mani al baldacchino del letto, proprio sopra la propria testa, mentre lui aveva cominciato a penetrarla con colpi lenti e profondi.
Lui preferiva il controllo della lentezza, sentendosi già prossimo a venire, ma non rinunciava a colpirla forte, specchio di quanto fortemente la voleva.
Quando poteva, sollevava un braccio, tenendo il peso tutto sull'altro per stringerle forte le tette, un contatto a cui non voleva rinunciare quando le vedeva sobbalzare sotto i suoi colpi, tanto che ormai anche quelle apparivano rosate a furia di essere afferrate. Poi si poggiava direttamente su un gomito, approfittando per baciare quelle labbra da cui non poteva star lontano a lungo, ed anche per approfittarne così facendo per bere i gemiti di lei direttamente dalla sua bocca, dato che ora ansimava quasi a ritmo di ogni penetrazione. Lui si ritrasse di nuovo, riequilibrandosi sulle sole ginocchia, e lei staccò una mano dal baldacchino del letto per toccargli di nuovo il petto, ma subito la stessa mano si lasciò scivolare fluentemente lungo il tronco di lui, per giungere dove i due corpi si univano, e prese a giocarsi il clitoride, subito furiosamente, con velocità. I suoi gemiti assomigliavano sempre più a degli squittii, tanto erano sottili, ed i rumori del cazzo che la penetrava erano tonfi sordi, gli scossoni ora non erano più dati solo da colpi di lui, ma anche lei non riusciva più a tenersi: si incurvava e si distendeva di continuo sul letto, gemeva e sospirava, inspirava, tratteneva il fiato, ed espirava furiosamente, in maniera molto irregolare, il viso contratto ed arrossato e luccicante di sudore. Il letto che picchiava contro la parete di testa. Finché, tra i sussulti del non riuscire più a star ferma, articolò un suono che lui però non riuscì a capire, anche lui col suo bel daffare nel contrarsi per non venire ed il tenerla per le gambe, con una presa sempre più fiacca per via dell'incombente orgasmo e per le mani sudate.
Allora lei ripetè, tra i tutti i sobbalzi derivanti in parte dal proprio piacere ed in parte dal cazzo che la trapanava in basso, in singhiozzi per via della respirazione irregolare "...-ciami...! vie...ni...bacia...mi..". E lui lo fece, come seguendo un ordine arrivato dall'alto, con 1 secondo di tempo di reazione si chinò di nuovo su di lei, poggiandosi su entrambi i gomiti stavolta, cosicché poteva sentire la danza dei seni sotto di sé che lo sfioravano, ed avvicinò la bocca a portata della sua, ad un centimetro di distanza. I respiri fatti spessi si incrociavano, lei impaziente gli andò incontro sollevando appena la nuca, mordendosi un labbro e subito aggredendo la sua bocca con la lingua; lui allora spostò il peso su un solo gomito, e con l'altra mano la prese per la nuca per sorreggerla e tenerla appiccicata a sé, non potendo fare a meno in quel momento dell'odore forte della loro saliva e della morbidezza di quelle labbra succose che già godevano e tremavano. Una tenaglia: le gambe di lei all'improvviso si serrarono dietro la schiena di lui, lasciandogli giusto lo spazio per le escursioni col bacino, ma imponendo così anche a lui i propri spasmi ormai incontrollabili.
Gemeva, non piano ma fortunatamente nella bocca di lui, "mh! mh!", e lui si bloccò e si irrigidì all'inverosimile perchè quel suono lo stava facendo esplodere. Si portò una mano d'istinto a comprimersi il cazzo, ma resse pochi secondi. Lei parve allentare la presa con le gambe, e lui subito si issò all'indietro, sulle ginocchia, tirandole fuori il cazzo pulsante dalla figa e continuando con la mano il movimento. Intravide appena lei che, con gli occhi socchiusi ed il petto che si alzava ed abbassava notevolmente, ora guardava lui e si portava una mano sulla figa e prendeva a massaggiarsi il clitoride con movimenti circolari, finchè, in tre secondi, lui cominciò a schizzare fiotti bollenti di sborra che finirono sul ventre di lei, fin quasi alle tette, ed anche oscenamente sulla mano che lei stava usando per masturbarsi, finendo così per spalmarsi sperma dappertutto sulla fessura, sulle labbra e sul clitoride. Quella vista lo fece quasi pendere da un lato per via delle fitte di piacere, e non smise di menarsi il cazzo per mezzo minuto abbondante dopo aver smesso di eiaculare, tant'era il piacere che provava nel vedere lei così abbandonata. Finchè alla fine, il cazzo pulsante e dolorante che reclamava ristoro, mollò la presa, si asciugò la fronte col dorso dell'avambraccio e, respirando affannosamente, si mise a fatica in piedi, a lato del letto, per prendere la carta dal comodino. Malfermo sulle gambe, staccò dei fogli per lei, che aveva un mezzo sorriso esausto stampato in faccia, il petto che ancora faceva escursioni enormi seguendo la respirazione, le guance più rosse che mai e la mano non imbrattata di sperma che, sollevato appena il capo, si spostava i capelli tutti da un solo lato.
"Cerchi di riordinarti anche ora?" disse lui in mezzo all'affanno, e ridendo, ma pensando in realtà che era la cosa più sexy del mondo, quel voler mantenere un tono ed una femminilità badando ai capelli perfino quando era coperta di sperma.
Lei usò un paio di fogli per ripulirsi decentemente, lui uno, dopodiché lui si sedette sul ciglio del letto a rifiatare; lei allora si spostò un pochino facendogli spazio e lui le si stese accanto, il braccio sinistro che ora automaticamente si apriva per lei, ma notò che il letto non era ora molto comodo, perchè oltremodo surriscaldato, oltre che pesante per via del sudore.
Stettero distesi ed accoccolati uno vicino all'altra, nonostante l'accaloramento ed il sudore, per una decina di minuti prima di riuscire a tirare il fiato con regolarità, con lei che aveva ripreso nuovamente a carezzargli e graffiargli con dolcezza il petto e dandogli qualche bacio sulla spalla, e lui che aveva scoperto la propria mano accarezzarle automaticamente i capelli, e di tanto in tanto darle grattini sulla spalla e sul braccio.
"Mi passi un po' d'acqua?", chiese lei. Lui si alzò a sedere, ma lei fermandolo per il braccio lo fece prima voltare per mollargli un bacio appassionato, con buona dose di lingua, per poi lanciargli uno dei suoi ammiccamenti mordendosi il labbro. Lui le versò da bere e le porse il bicchiere; mentre lei si dissetava, le chiese "ti spiace se fumo una sigaretta?", e lei disse che no, non le dispiaceva affatto. "Anzi, vorrei darmi una rinfrescata nel frattempo, posso?".
Lui indossò al volo i suoi jeans, senza curarsi di indossare i boxer, il maglioncino ed il giubbotto. Rullò una sigaretta al volo e le indicò una porta, in una rientranza in cucina, che portava al bagno, aggiungendo che c'era un asciugamano pulito che poteva usare; lei ancora semi seduta sul letto,con la mano che ancora reggeva il bicchiere morbidamente abbandonata lungo il fianco e l'altra a ravvivarsi i capelli districandosi le ciocche dai riflessi color mogano. Lui si diresse all'accesso al balcone dalla cucina, per non far entrare aria fredda direttamente in camera, e si mise sulla soglia a fumare, senza uscire del tutto. Dopo un minuto o due, guardando la fredda calma della notte lì fuori ed i puntolini di luce dei lampioni che sembravano lucciole, si sentì afferrare alla vita ed un peso morbido e caldo sulla schiena; poi la rotazione di quel tocco più sul fianco destro, ed infine un cespuglio morbido e profumato di colore rossiccio gli occupò parzialmente la visuale, mentre lei gli lasciava un bacio affettuoso e rumoroso sulla guancia. Si girò di lato e le sorrise; solo allora si accorse che lei indossava la sua felpa bianca,grigia e nera,con la zip completamente aperta.
Un gesto che lo scaldò da dentro, pur così semplice come indossare un suo indumento preso dal trolley. Lei prese la mano di lui che reggeva la sigaretta, l'avvicinò a portata di bocca e ne fece un profondo tiro. Espirò il fumo, gli diede un bacio, stavolta a stampo sulle labbra, girò sui tacchi e si diresse verso il bagno, lasciandolo a finire la sigarettaLui indossò al volo i suoi jeans, senza curarsi di indossare i boxer, il maglioncino ed il giubbotto. Rullò una sigaretta al volo e le indicò una porta, in una rientranza in cucina, che portava al bagno, aggiungendo che c'era un asciugamano pulito che poteva usare; lei ancora semi seduta sul letto,con la mano che ancora reggeva il bicchiere morbidamente abbandonata lungo il fianco e l'altra a ravvivarsi i capelli districandosi le ciocche dai riflessi color mogano. Lui si diresse all'accesso al balcone dalla cucina, per non far entrare aria fredda direttamente in camera, e si mise sulla soglia a fumare, senza uscire del tutto. Dopo un minuto o due, guardando la fredda calma della notte lì fuori ed i puntolini di luce dei lampioni che sembravano lucciole, si sentì afferrare alla vita ed un peso morbido e caldo sulla schiena; poi la rotazione di quel tocco più sul fianco destro, ed infine un cespuglio morbido e profumato di colore rossiccio gli occupò parzialmente la visuale, mentre lei gli lasciava un bacio affettuoso e rumoroso sulla guancia. Si girò di lato e le sorrise; solo allora si accorse che lei indossava la sua felpa bianca,grigia e nera,con la zip completamente aperta. Un gesto che lo scaldò da dentro, pur così semplice come indossare un suo indumento preso dal trolley. Lei prese la mano di lui che reggeva la sigaretta, l'avvicinò a portata di bocca e ne fece un profondo tiro. Espirò il fumo, gli diede un bacio, stavolta a stampo sulle labbra, girò sui tacchi e si diresse verso il bagno, lasciandolo a finire la sigaretta. [...]
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