Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > viaggio di sola andata, pt.3
Lui & Lei

viaggio di sola andata, pt.3


di Decisa_mente
14.11.2025    |    684    |    0 6.0
"Oddio, sì, oh dio, oh dio" e si affannava, e provava a deglutire; e lui affondava e spingeva e accelerava, e colpiva, "aaah, aaaah", con la sua voce nettamente baritonale..."
Lui si diresse all'accesso al balcone dalla cucina, per non far entrare aria fredda direttamente in camera, e si mise sulla soglia a fumare, senza uscire del tutto. Dopo un minuto o due, guardando la fredda calma della notte lì fuori ed i puntolini di luce dei lampioni che sembravano lucciole, si sentì afferrare alla vita ed un peso morbido e caldo sulla schiena; poi la rotazione di quel tocco più sul fianco destro, ed infine un cespuglio morbido e profumato di colore rossiccio gli occupò parzialmente la visuale, mentre lei gli lasciava un bacio affettuoso e rumoroso sulla guancia. Si girò di lato e le sorrise; solo allora si accorse che lei indossava la sua felpa bianca,grigia e nera,con la zip completamente aperta. Un gesto che lo scaldò da dentro, pur così semplice come indossare un suo indumento preso dal trolley. Lei prese la mano di lui che reggeva la sigaretta, l'avvicinò a portata di bocca e ne fece un profondo tiro. Espirò il fumo, gli diede un bacio, stavolta a stampo sulle labbra, girò sui tacchi e si diresse verso il bagno, lasciandolo a finire la sigaretta.

Fu una delle sigarette migliori fumate in vita sua. Raramente, forse mai, aveva fumato una sigaretta con pari lentezza e pace, tant'è che non appena l'ebbe finita e spenta nel mezzo bicchier d'acqua lasciato sul balcone come posacenere provvisorio ed ebbe chiuso la porta che dava sul balcone, vide lei uscire dal bagno quasi come l'aveva vista la prima volta ore prima, seduta al tavolino di un bar: perfetta ed in ordine, capacità miracolosa delle donne, se non fosse per il fatto che le sue guance erano ancora lievemente imporporate. E che era completamente nuda, eccezion fatta per la felpa. Lei aveva un sorriso disteso, e si fece guardare volentieri, senza affrettare il passo mentre attraversava la cucina diretta in camera da letto. Lui rimase impalato dov'era, osservandola per tutto il suo passaggio. Certamente non era una modella, con i suoi fianchi leggermente larghi e non anoressica, per di più bassina. Gli venne in mente, vedendola passare così, con le sue sinuosità comunque armoniose, tutt'altro che grottesche, ma tutte al posto giusto, con il solco del seno delle giuste profondità e larghezza, visibile insieme all'inizio della curva delle mammelle in quell'atipico decolleté, una classica Venere di Botticelli. Neanche lui dipingeva modelle. E quella pelle chiarissima, d'avorio, o fatta di neve, contrastavano così perfettamente con i capelli corvini che riverberavano di rosso sotto la luce, la facevano sembrare una bambola di porcellana. E con quel viso poi che la rendeva difficilmente pareggiabile in bellezza, impagabile da stare anche solo ad ammirare. Una sensazione, ogni volta, come di mancare due gradini scendendo le scale.

"Vieni?Ho freddo!", lo chiamò lei dalla camera da letto. Al che lui le intimò di aspettare un attimo; si affacciò in camera giusto per il tempo di dismettersi i vestiti, e la intravide allora di nuovo semi sdraiata, col cuscino sollevato contro il baldacchino, i capelli ora in ordine, con le coperte tirate fin sopra il ventre, il seno scoperto ed il bicchiere in mano, da cui sorseggiava. Allora si diresse lui, nudo, in bagno, e preferì infilarsi al volo sotto il getto della doccia, sotto cui si sciacquò per due minuti; si asciugò alla bell'è meglio, e poi ancora mezzo bagnato e tremolando tornò in camera da letto ad infilarsi sotto le coperte che lei teneva alzate, per aspettarlo.
I brividi erano leggeri e continui, dopo l'acqua calda della doccia, e lei si diede un po' da fare a massaggiarlo un po' ovunque per riscaldarlo. Nel frattempo, un po' battendo i denti, lui le chiese se volesse andarsene e quando, perchè non voleva trattenerla ovviamente, dato che la aspettava un tragitto, per quanto breve, in macchina per tornare al suo paesino. Lei lo spiazzò, dopo un minutino di silenzio, quando rispose che, se ci avessero pensato prima, avrebbero preso una camera matrimoniale anziché la singola al B&B, cosicché avrebbe potuto restare la notte. "Oppure", recriminò ancora, "mi era venuto in mente prima, che avrei potuto chiedere a mio fratello se gli servisse la macchina domattina. Perchè nel caso sarei rimasta. Ora starà dormendo, è inutile mandargli il messaggio. Semmai glielo chiedo domani per il giorno seguente, ricordamene". Quanto avrebbe voluto che si fosse verificato uno di quei due casi, se solo ci avesse pensato prima! Ma restavano ancora quasi due giorni da passare insieme, sebbene 6-8 ore su 48 non fossero una frazione di poco conto. E si dolse in silenzio di ciò. Come forse anche lei.

Lei che però bado subito a non crollare nella tristezza, riprendendo a baciucchiargli la mano per non farlo pensare, ed a lanciare argomenti di conversazione. Argomenti su cui si confidarono, ed altri su cui risero. E passarono non si sa quanto tempo a parlare e ridere insieme, col corpo di lei così delicato ed esposto al suo sguardo. Si parlò anche delle sue tette, concedendo il pretesto, quando lui le tastò per gioco come un bambino fa con qualsiasi cosa, per lanciarsi in un eccesso di autostima da sciupafemmine che mai si sarebbe permesso di avere fuori da un contesto scherzoso dicendo "io mica devo chiederti il permesso per toccarle".
Lei si dipinse una perfetta espressione di finto scandalo con annesso un verso affine, e così continuarono a scherzare stando entrambi su un fianco, uno di fronte all'altra, scaldandosi con le carezze noncuranti che si scambiavano continuamente, e col semplice respiro, i volti a 20 centimetri di distanza. Lui, in quel contesto di leggerezza, parlando di tette, ne approfittava per girare con l'indice subito attorno ai capezzoli di lei, o sul piercing, il che le provocava ogni tanto qualche risolino. Fu in uno di questi eccessi di risa a seguito di una battuta che, dimenandosi, i loro corpi si avvicinarono un po' di più, davvero poco, ma sufficiente per per far scorrere ancora energia e desiderio.
Le ginocchia, le cosce dei due, si sfiorarono, si toccarono con più decisione, ed allora ne approfittò lui per cingerla dalla vita ed avvicinarla. Poiché era un po' che non assaggiava le sue labbra, e poiché gli sembrava poco meno di un peccato mortale, lo fece. Dopo essersi staccato, fu lei a riavvicinarsi e sparargli una cartuccia di baci lampo in sequenza sulle labbra. Ma, così vicini com'erano, lui sentiva quel formicolio al pene che preannuncia una possibile un'erezione, il che in quel contesto più che "possibile" era "probabile". Per quanto lui stesso fosse stupito, non gli era mai capitato che gli si alzasse per una terza volta a distanza di così poco tempo. E' vero, non avevano badato più ad alcun orologio dopo essersi seduti a tavola per la cena, ma sicuramente 3 volte in una nottata erano una novità per lui.

E fu sorprendente la velocità con cui quel "probabile" divenne "certa", ed anzi manifesta. Non piena come erezione, ma lei era ancora in preda ai suoi risolini avendo concluso un'altra sessione di baci da bambina quando, stando così abbracciati e restando nella parte della bambina, riprese rapidamente l'espressione di finto stupore, spalancò fintamente gli occhi a mo' di shock e con voce forzatamente sussurrata disse che "c'è un animale che si muove sotto le coperte, mi sa". Lui le chiese di controllare, e quel tocco fece il resto come uno schiocco di dita. Quel che era un abbozzo di erezione, si gonfiò rapidamente come un palloncino nella sua mano. Ciò le fece rapidamente abbandonare quella finta aria da bambina, in favore di un conclamato desiderio. "Mmmmh, mi sa che lui ne vuole ancora. Facciamo gli straordinari?", e senza aspettare una risposta più esplicativa di un "eeeh...", gli montò delicatamente sopra, rotolando di mezza figura fino a trovarsi esattamente adagiata sopra di lui, le tette schiacciate contro il petto ed i capelli che ricadevano a coprire entrambi i volti. Se li sistemò con una mano, poi sbuffò platealmente per soffiare una ciocca centrale che era rimasta lì, proprio a separare le loro bocche. E ricominciò il suo gioco di seduzione, fatto di sospiri, baci languidi prima, più ardenti dopo, e decisamente aggressivi dopo ancora.
Si erano di nuovo già imbrattati il contorno delle bocche con l'altrui saliva, e lei sostenendosi appena sulle mani faceva strusciare il suo intero corpo contro quello di lui. Lui avvertiva stavolta il contatto fresco con la sua pelle, che era un toccasana ed al tempo anche un afrodisiaco, cosicché il cazzo fu in una manciata di minuti una leva d'intralcio al movimento di lei. Allora lei scivolò appena un po' su un lato, per fare in modo che il cazzo di lui, piegato di lato, le fosse appoggiato sul fianco, ed al contempo le sue cosce erano poste a cavallo di una sola delle cosce di lui. E prese a strusciarsi allora come una dannata sulla sua coscia; lui avvertì distintamente un certo bollore su una zona ristretta della coscia: anche lei, come lui, ci aveva messo pochissimo ad eccitarsi.
E cominciò a sua volta a perdere un po' del controllo che aveva, innanzitutto sui baci, che divennero più convulsi, e poi sulle mani, che le stringevano con forza il culo di lei, gli davano ora anche schiaffetti, tanto insufficiente gli sembrava stringerlo, ed una mano a più riprese affondava con decisione nella fessura tra i glutei freschi, per giungerle da dietro a solleticarle in parte la figa, con movimenti rudi, intensi. Che a lei, sapeva già, piacevano da impazzire. Non che avesse premeditato di attuarli in quel modo, era lei ad infoiarlo in quel modo barbaro.
Allora fu lui, a forzarla spostandola quasi di peso fino a centrarla nuovamente su di sé, lei aiutandosi soltanto puntellandosi sulle braccia poggiate ai lati della testa di lui. E sempre così tenendo la presa sui suoi fianchi accomodanti e freschi e morbidi, la spinse appena più in su; poi con le mani scese appena sul culo di lei che ora attraeva molte delle sue attenzioni, gli diede un altro schiaffetto, che le strappò un gridolino sommesso, e ne allargò le natiche, spingendo al contempo su col bacino: con pochi, lievi aggiustamenti oscillatori, trovo subito la via per penetrarla, e sentì il proprio cazzo, duro ma non al massimo, diventare definitivamente di marmo nel solo tempo in cui si faceva strada dentro di lei, avviluppato dal suo calore. Non ebbe difficoltà, ancora, nello scivolarle dentro, dato che lei era abbondantemente umida, ed iniziò a penetrarla spingendo lui stavolta col bacino contro di lei, che restava in posizione a farsi impalare, con la testa reclinata all'insù.
Iniziò con movimenti lenti alternati a colpi secchi, fintanto che trovava la posizione e l'equilibrio giusti, puntellandosi un po' sulle gambe. Trovato il giusto equilibrio, col cazzo che stavolta non minacciava di tradirlo presto, ma solo ben presente con la sua durezza, iniziò a velocizzare i colpi, procedendo solo col bacino. Prese un ritmo forsennato, la scopava senza ritegno, come lei settimane addietro aveva fantasticato di subire, ogni colpo segnato dal rumore delle palle che sbattevano contro la figa di lei, ogni colpo che pareva spingerla un po' più in avanti, come un martello con un chiodo. Il baldacchino del letto urtava ad intermittenza contro la parete, a seguito di qualche colpo particolarmente netto. Lui solo a tratti rallentava il ritmo per rifiatare facendole sentire con lentezza tutto il percorso dell'asta, per intero dentro e poi quasi tutta fuori, per poi riprendere.
Quando poi ne aveva, la stantuffava come un ossesso. E già era oltremodo accalorato, ma gli pareva che quanto più aumentava il ritmo, tanto più ne volesse di lei e di andare ancora più forte. Lei spostava il proprio peso ora da un braccio ora all'altro; a volte si chinava a succhiargli via l'anima dalla bocca avviluppandola con la propria ed esplorandogli le tonsille con la lingua; poi si staccava e con uno scatto della testa gettava i capelli all'indietro, e già qualche ciocca le rimaneva adesa alla fronte, chiaramente rossiccia agli occhi di lui in contrasto col candore della pelle sottostante; ora invece, sempre tenendosi su un braccio, lei stessa si prendeva una tetta nella mano libera e gliela indirizzava verso la bocca, con la proporzione dei loro corpi che rendeva le distanze sempre perfette. Una sezione aurea pornografica.
Quando le bocche non erano adese, il fiatone di lei era evidente, ed emetteva versi di piacere molto acuti, accompagnando sistematicamente quasi ogni colpo. Durante una delle pause di lui, lei riuscì con un soffio di fiato a dire "...-spetta", e si allungò sul comodino per prendere il bicchiere, fortunatamente pieno per metà, per bere un sorso. Ritornò allora a guardarlo, col viso acceso, e smontò da lui, dicendogli "prendimi da dietro, ti prego". E così dicendo, spostandosi spinse ai margini del letto anche il cuscino, mentre lui si alzava, col fiato corto, finiva il bicchiere d'acqua, e si sistemava sulle ginocchia subito dietro di lei, che si era già predisposta. Una curva magnifica, incantevole e uniforme, dalla nuca scoperta dai capelli che aveva portato al lato, che mostrava l'ultimo dei suoi piercing, proprio come quello al capezzolo, alla spina dorsale appena accennata sul fondo del solco che percorreva la schiena, fino al suo culo tondo e morbido, e pallido, eccezion fatta per una chiazza arrossata per ciascun gluteo, particolarmente accesa su quello sinistro. Lei poggiava un lato del viso direttamente sul materasso, aveva la schiena arcuata alla perfezione, con la concavità verso l'alto, ed il sedere all'insù, sulle gambe rannicchiate, appena divaricato con le sue stesse mani.
Lui giocò appena con la punta del cazzo bagnata, strisciandola dapprima sul suo buchino posteriore, il che le fece produrre un mugolio molto profondo e roco, e poi lungo tutta la fessura che era la sua figa. Alla cieca data la prospettiva, cerco perfino di strusciare la cappella sul clitoride, e parve come minimo andarci vicino, dati i versi che emetteva lei. Dopodiché bruscamente tornò in su, lo puntò verso la sua figa, e quasi con rincorsa volle andare dritto in fondo, con nulla resistenza da parte delle pareti. Lei reagì con un gridolino ora, che trapassò subito ed impalpabilmente in una risata roca, e subito dopo ancora si ritrasformò in gemiti che seguivano pedissequamente il ritmo delle penetrazioni. Lei lasciò andare la presa sui glutei e portò le mani in su, per poggiarci sopra il volto, ma evidentemente era una posizione innaturale, dato che nel giro di pochi minuti tornò a poggiare il viso direttamente sul materasso tenendo gli avambracci stesi lungo la testa. Lui vide che le sue mani stringevano il coprimaterasso, ci si teneva aggrappata. Lui intanto l'aveva afferrata per i fianchi, andando ad estendere le macchie arrossate dal centro dei glutei verso la periferia. La presa gli sfuggiva per via delle mani sudate, in aggiunta al sudore che dagli avambracci gli colava sulle mani. Più volte si deterse la fronte con un braccio, per tornare subito a tenere la presa sulle curve morbide di lei. Ne strattonava le sinuosità, le guidava in avanti e indietro per rinforzare i colpi, arrossando la sua pelle, e lei che quasi cantilenava sillabando "o-ddì- ooo, ooo--ddììì-ooo" a ritmo della penetrazione. Altre volte lui la teneva ferma con quella presa, e andava puramente di bacino.
Provò anche a piantarsi su un piede, mentre l'altra gamba poggiava ancora su ginocchio, per permettersi di allungarsi a raggiungerle dal davanti il clitoride. E così iniziò anche ad insultarlo con le dita. Lei era priva di forze, completamente abbandonata sul materasso, solo aggrappata con le mani al materasso, il corpo che oscillava passivamente sotto i colpi che riceveva; ansimava profondamente, la bocca semi aperta, che ogni tanto richiudeva in uno schiocco solo per cercare di inumidire, per tornare subito ad ansimare o, in taluni lassi di tempo, quando tremava particolarmente, aveva a malapena il fiato per dire " sì...oh, sì..oh sì...oh sì", il che pareva costarle uno sforzo enorme. Lui, sempre con la mano che andava dal davanti, le masturbava anche il clitoride, ed era pazzo nel vederla abbandonata così al piacere ed a sé; cambiò la mano con cui la masturbava, raccolse quanto più possibile del suo umore, e fermandosi un attimo nel penetrarla, si protese in avanti portandole le dita alla bocca. Lei parve come svegliarsi, ma era subito attiva perchè staccò una mano dal materasso ed afferrò quella di lui, portandosela alla bocca e leccando le dita. Poi tornò ad aggrapparsi al materasso, e disse "scopami", ed immediatamente lui riprese salda la presa sui fianchi, e diede un forcing di penetrazioni con tutta l'energia rimastagli in corpo.
Lei, col terremoto del letto, riuscì a malapena a prendere il cuscino e sistemarselo sotto il ventre come supporto. Era stremata, eppure non voleva smettere. Lui pure era stremato, grondante sudore, eppure non voleva e non riusciva a smettere. L'aria era pregna dell'odore di sudore e di quello pungente di vari liquidi sessuali. Il che non era propriamente un incentivo per smettere. La temperatura nella stanza era caldissima, sembrava una sauna. Lui non aveva più energie, dopo quel forcing della durata probabilmente di qualche minuto, durante il quale ogni colpo letteralmente le strappava un "sì!...sì...sì", aveva nettamente rallentato di nuovo, e continuava a martellarla per inerzia: colpi lenti e profondi, che andavano da sé solo perchè la figa di lei era fradicia ed il suo cazzo impregnato.
Il letto sbatteva forte contro la parete. Lei a difficoltà a causa del grosso affanno che le impediva spesso perfino di deglutire, riuscì a chiedere "piano...nell'altra stanza? c'è...qualcuno?". Solo allora lui si ricordò, e le disse che, come il proprietario gli aveva riferito, c'era una ragazza tedesca in vacanza. Lei riuscì, sempre a fatica, a sentenziare "povera...non la...staremo facendo...dormire", ogni parola interrotta da ampie pause affannose. "Fanculo la tedesca", disse lui, asciugandosi ancora la fronte, e fece scemare del tutto il ritmo della penetrazione, per sfilarle via il cazzo dalla figa. Lei si portò una mano sul clitoride,e se lo massaggiò molto piano, mugolando esausta. Lui si alzò in piedi scendendo dal letto, riempì un altro intero bicchiere d'acqua con la bottiglia provvidenzialmente lasciata sul comodino, e lo porse a lei che, ringraziando e puntellandosi mollemente su un gomito, riuscì a darsi uno slancio di lato per trovarsi a pancia in su; si sollevò e bevve abbondantemente. Gli ripassò il bicchiere, e lui lo svuotò d'un sorso.
Lei si teneva il petto, col ciondolo della collana assolutamente fuori asse, praticamente nella fossa sopraclavicolare, impreziosendo così un corpo lucido in maniera spettacolare, con le guance roventi ed i capelli diffusamente attaccati alla fronte, alle spalle, al collo. Lui pure, respirava convulsamente, ma dopo pochi secondi snocciolò "vieni qua". "Mhhh" sorrise lei, rimettendosi a sedere, ma lui la guidò con delicatezza girandola e facendola mettere di nuovo a pecorina, ma stavolta sul ciglio del letto, con i piedi che sporgevano fuori dal margine; lui in piedi sul tappeto, le ginocchia appena piegate per arrivarle all'altezza giusta. Il cazzo di lui non si era minimamente ammosciato in quella pausa, e subito potè metterglielo di nuovo dentro, con lei che afferrò il cuscino all'altro estremo del letto e se lo mise sotto la testa, con le mani infilate sotto.
Lui riprese con lentezza, dando colpi secchi che facevano rumore sbattendo contro di lei, e lei accompagnava con i suoi versi erotici, ora molto bassi e quasi sfiatati. Lui la penetrò con regolarità, quasi seguendo un metronomo, per poter resistere il più a lungo possibile sulle ginocchia. Nessuno dei due seppe quanto tempo andò avanti con quella regolarità, ogni tanto il cazzo gli diede qualche lieve scossa di piacere, mista a qualcuna più vaga di dolore. Lei aveva ripreso a tremare continuativamente, e quando lui rimise una mano sul clitoride passando sotto il suo ventre, il tremito divenne convulso, elettrico, spastico. Emise un grido strozzato dal fiato che gli mancava, e rimasero spasmi scoordinati lungo tutto il suo corpo. Lui sentì varie contrazioni bollenti stringergli il cazzo che ancora lavorava dentro di lei, e questo gli diede un'ulteriore fiammata.
La prese per le braccia e gliele girò dietro la schiena; tirandola per le stesse braccia, la tirò su, spalle verso di lui, poggiata solo con le ginocchia sul ciglio del letto. Issandola si accorse di quanto lei fosse molle e abbandonata fisicamente a lui, perchè nello strattone quasi barcollò, e disse "attento". Lui la sostenne finchè lei prese equilibrio da sola, irrigidendosi un attimo; ed allora lui la resse tenendola per le braccia, esattamente come fossero redini. Lei incurvata appena, con la schiena concava verso di lui ed il ventre convesso rivolto in avanti, lui che si flettè un po' di più sulle ginocchia ed inizio di nuovo a scoparla con forza e velocità. Diede un altro sprint in cui ogni colpo sembrava un battimani a pelo d'acqua, con forza, molta forza, tale che ogni colpo la spingeva in avanti e lui stesso tenendola per le braccia la manteneva in equilibrio verso di sé, all'indietro. Lei era molle, e le oscillazioni del suo corpo seguivano esattamente i movimenti che imponeva lui, e gemeva, e gemeva, "sì..oddio, sì, oh dio, oh dio" e si affannava, e provava a deglutire; e lui affondava e spingeva e accelerava, e colpiva, "aaah, aaaah", con la sua voce nettamente baritonale.
Lei ricominciò a tremare; col tremore di lei e nuove contrazioni attorno al suo cazzo, anche lui cominciò ad avvertire fitte di piacere al basso ventre che preannunciavano un orgasmo. La sua presa sui polsi di lei si allentava per via del sudore. Di entrambi, poiché vedeva la schiena madreperlacea di lei imperlata visibilmente. Allora sostenne il suo peso con una mano sola, mentre con l'altra la cingeva dal ventre e poi, lasciando piano la presa con la mano dietro, la accompagnava ad accovacciarsi nuovamente sul materasso. Il cazzo scivolò quasi fuori, ma presa la nuova posizione lui lo spinse di nuovo dentro con vigore, accompagnato dal di lei "oh sì, cazzo", e per non perdere la verve riprese a scoparla con non sapeva neanche lui quali forze. Solo il desiderio animalesco che aveva di lei, forse. Issò una gamba sul letto, l'altra rimasta fermamente piantata sul pavimento, e si chinò addosso a lei, aderendole con la pancia sulla schiena, scivolando un po' per il sudore, ed aggrappandosi alle sue tette morbide con entrambe le mani. Le tenne strette con molta forza. Lei senti la stretta, perchè sembro contrarsi ancora una volta, recuperando una resistenza muscolare al peso di lui, che ora penetrava più forte che mai. La sensibilità del suo cazzo era alle stelle, complici l'assenza di peli, il lago tra le gambe di lei, oltre che la pregressa sensibilizzazione di tutta la serata, ed in pochi (o forse tanti, non lo sapeva) minuti a furia di far sbattere con forza le palle affondando dentro di lei, avvertì la familiare sensazione, stavolta pungente di piacevole dolore, e continuando con qualche altro affondo portò la sensazione al culmine, accompagnata dai rantoli di piacere di lei, prima di tirarlo fuori e con dolore misto a piacere vide il suo cazzo rossissimo, poggiato sulla sommità del suo culo, lanciare un paio di getti residui e qualche goccia sulla schiena di lei.
Erano stremati, accaldati ed appiccicosi di sudore. Lui subito si sedette sul bordo del letto, che avvertì essere madido di sudore, e solo da seduto riuscì a strappare qualche foglio di carta scottex per pulire la schiena di lei. Lei si lasciò andare di lato, finendo sdraiata di traverso sul letto. Poi piano si sistemò in posizione, così come lui, e lei gli si abbandonò per metà sopra, rinvigorendolo con qualche bacio esausto e soffice. Stettero così per un bel po' prima di riuscire a riprendere fiato a sufficienza da poter parlare. La testa di lei che si muoveva su e giù mossa dal torace di lui che per ultimo faticava a regolarizzare l'ampiezza dei respiri, e quindi delle escursioni toraciche. Lei quasi sembrava appisolata, per quanto era inerme e la sua voce bassa, quando si scambiarono qualche parola, non appena l'affanno fu del tutto sparito per entrambi.

Restarono abbracciati forse troppo poco, prima che lui, volgendo la testa per darle un bacio sulla fronte umida, notasse uno strano e fragilissimo pallore provenire dall'orizzonte che si intravedeva attraverso la porta che dalla camera dava sul balcone, chiedendosi ad alta voce "ma che cazz...? che ore sono??". Lei, sollevatasi con uno scatto, disse "controlla sul mio cellulare, è sul comodino", e lui vide che erano da poco passate le 5 del mattino.
Due sbuffi, qualche "vaffanculo", ed erano in piedi a rivestirsi, con lei lievemente delusa di non poter restare ancora, ma doveva proprio rientrare per non far notare l'assenza della macchina a suo padre, quando sarebbe uscito per andare a lavoro. Recuperarono ogni indumento nei vari angoli della stanza; del tutto vestiti, lui osservava a braccia conserte il letto, e si chiedeva come avrebbe fatto a dormire in un letto inzuppato di sudore e reso pesante. Allora lei gli diede una mano a dispiegare coperte e lenzuola, separandole, e facendo passare aria, aprendo anche la porta che dalla camera stessa dava sul balcone, per favorire il ricircolo.
Quasi le 5.30, con tutte le sistemazioni e qualche altro bacio rubato al tempo, qua e là mentre si muovevano come trottole per l'appartamento, ed eccoli di nuovo per strada, esposti al freddo frizzante, e forse ancor più penetrante, del mattino, che almeno li riscosse con decisione dal torpore imposto dalla stanchezza. Lui si era offerto di accompagnarla alla macchina, anche se lei aveva insistito che restasse in camera e cominciasse a riposare altrimenti si sarebbero visti molto tardi l'indomani, ma lui insistette, un po' con la scusa di far asciugare un po' il letto, ma soprattutto per non sprecare altri secondi in cui era materialmente possibile star con lei.
Percorsero la strada acciottolata e, giunti in prossimità della macchina, lei diede altra prova della sua puntualità snocciolando l'agenda del giorno dopo, "allora, io verrò in città per la seduta alle 14, quando finisco ti avviso e ci vediamo".
Dopo tante raccomandazioni e la promessa strappata da lui di esser avvertito una volta che fosse giunta a casa, e dopo un po' di confusione se darsi la buonanotte o il buongiorno, lei mosse il passo verso la macchina, sorridendo ancora "però vattene, non stare a guardarmi quando parto, altrimenti la faccio spegnere e faccio figura di merda", e si avviò.
Due passi di lui, per raggiungerla, afferrarla per un braccio e bloccarla, e poi anche per tirarla, letteralmente, a sé e, senza dir nulla, baciarla con un unico bacio appassionato. Non avrebbe detto, ancora, di poter avere tali iniziative. Un bacio molto poco porco, con pochissima lingua, che non guasta, ma che le arrivò al cervello.
Lui si staccò; lei abbassò lo sguardo a guardare qualcosa di interessante sulla strada, mordendosi appena il labbro inferiore, le guance ancora imporporate, come papaveri; poi repentinamente rialzò la testa, gli gettò un braccio attorno al collo per attirarlo a sé, sollevandosi anche sui piedi, e diede lei uno dei suoi baci teneri, non aggressivi, trascinando appena con sé nel distacco il labbro inferiore di lui.
Abbozzando il suo sorriso luminoso, che scaldava particolarmente il petto, e un "a domani", si girò ed andò verso la macchina, aprì la portiera, entrò, mise in moto e partì salutando dallo specchietto.

Quel bacio non era uno di quelli esaltati e, insieme a quel semplice "a domani", sapeva di normalità, di serenità. E il cuore di lui le restò sulle labbra.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
6.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per viaggio di sola andata, pt.3:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni