Viaggio in treno Milano-Pisa
Fu allora che li vidi salire.
Una coppia. Eleganti, quasi in contrasto con l’anonimato dei passeggeri del mattino. Lui, alto, con lo sguardo sicuro di chi è abituato a essere osservato. Lei, invece, portava la bellezza di chi non ne ha bisogno per essere notata. Un volto sereno, un’eleganza naturale, e negli occhi — un riflesso di curiosità che mi colpì subito.
Quando il controllore annunciò che il treno avrebbe impiegato tre ore fino a Pisa, sorrisi fra me e me: tre ore in cui, forse, qualcosa poteva accadere.
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Ci scambiammo le prime parole quando il treno lasciò Parma. Lui parlava di lavoro, di sfilate e set fotografici. Scoprii che erano modelli, una coppia nel lavoro e nella vita. Lei parlava con voce morbida, attenta, ma ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano sentivo una piccola corrente attraversarmi.
A un certo punto, mi alzai per andare al vagone bar. Lei venne poco dopo. Forse per caso, o forse no.
Quando mi raggiunse, mi chiese con un sorriso leggero:
— “Posso sedermi?”
Annuii, cercando di sembrare tranquillo.
Ci ritrovammo a parlare come se ci conoscessimo da tempo. Il bar del treno era semivuoto, illuminato da una luce calda che si rifletteva sui vetri. Parlammo di viaggi, di città viste e dimenticate, di quella sensazione di libertà che solo i treni sanno dare. Ogni frase era un piccolo passo verso qualcosa che nessuno di noi due nominava.
— “A volte penso che la vita vera accada solo nei viaggi,” mi disse, guardando fuori dal finestrino.
— “Perché nei viaggi ci permettiamo di essere diversi,” risposi.
Ci fu un silenzio lungo, denso di significati. La sentii respirare vicino, e quell’attimo bastò a far scorrere tra noi un’energia nuova, pericolosa e irresistibile.
Mi prese la mano e mi portò nel bagno.
Poche parole, un abbraccio, un bacio profondo e mente mi baciava mi sbottonava i pantaloni.
Si inginocchiò, lo tirò fuori e iniziò a pompare fino a prenderlo in gola tutti e 22 cm fino a soffocare….
Esplosi dopo poco e lei non si staccò bevendo tutto e pulirmelo fino all’ultima goccia.
Si alzò e mi bacio con un bacio delicato!
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Quando tornammo nello scompartimento, il marito dormiva, le cuffie sulle orecchie. Lei si sedette accanto a me. Non parlammo più, ma ogni tanto le nostre mani si sfioravano. Non per caso, non per sbaglio.
Il treno correva veloce, e fuori la campagna toscana scorreva come un film che parlava solo di noi.
A un certo punto, lei abbassò lo sguardo. Aveva un piccolo segno sul tessuto chiaro dei pantaloni, e cercò di coprirlo con la giacca, arrossendo appena.
Mi voltai per non imbarazzarla, ma quel gesto — quella vulnerabilità — mi colpì più di qualsiasi sguardo. Era la traccia di qualcosa che non si poteva dire, ma che entrambi avevamo sentito.
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Quando il treno iniziò a rallentare, l’annuncio di “Pisa Centrale” ci riportò alla realtà. Lei raccolse la borsa, sistemò i capelli e mi guardò negli occhi per un istante che sembrò sospeso fuori dal tempo.
— “È stato un viaggio breve,” disse piano.
— “Alcuni viaggi bastano anche se durano poco,” risposi.
Sorrise, e in quello sguardo c’era tutto: il desiderio, il segreto, la promessa di qualcosa che non avrebbe mai avuto un seguito ma che non avrebbe mai smesso di esistere.
Quando scese dal treno, la seguii con lo sguardo fino a vederla perdersi tra la gente. Poi rimasi seduto, mentre il treno vuoto si preparava a ripartire verso un’altra direzione.
E capii che certi incontri non servono a cambiare la vita, ma a ricordarci che siamo ancora capaci di sentirla, intensamente.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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