Lui & Lei
Le Avventure Di Chiara:La Squadra Di Calcio4
Adam82209
10.06.2026 |
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"Quando tutto finì, rimasi sul divano, ansimante, incapace persino di mettere ordine nei pensieri..."
Terza estrazione: io tirai fuori il 12, Iole il numero 9. Lei scoppiò a ridere e aggiunse un: «Povere noi». Poi, guardandomi seriamente, mi spiegò che quei due erano tra i più scapestrati del gruppo. Il gesto del dito sotto il naso fu inequivocabile.Io feci spallucce.
«Tesoro, finché non diventano violenti e non mi creano problemi con la legge, anzi… una pippatina me la farei volentieri. E anche tu… o credi che non abbia notato lo specchietto e le due tessere nel tuo cassetto, sporche di bianco?»
Lei mandò un messaggio a entrambi, invitandoli a casa e facendo capire che anche io non avevo problemi a usare certe sostanze. Due ore dopo arrivarono da noi, carichi e vogliosi.
I due erano i classici figli di papà pieni di soldi ma, nonostante questo, simpatici e carini. Certo, non si potevano pretendere grandi discorsi da loro, ma erano comunque molto divertenti.
Dopo cena eravamo tutti su di giri e, per la prima volta dopo tanto tempo, mi lasciai trascinare in un divertimento insano e autodistruttivo. È inutile dire che nelle ore successive alcol e droga furono i protagonisti della serata.
Ora, chi ha avuto questo tipo di esperienze sa bene che si tratta di una lama a doppio taglio. Non solo per le conseguenze a medio e lungo termine, soprattutto se ci si lascia prendere la mano, ma anche perché ci si può ritrovare eccitati come mufloni e, allo stesso tempo, incapaci di portare a termine ciò che si desidera. Soprattutto per i maschietti che, al contrario delle donne, quando sono troppo fatti non riescono a scopare neanche il pavimento.
Fortunatamente, però, il 12 e il 9 si diedero un contegno. Anzi, a giudicare dai bozzi sulla tuta, erano eccitati come tori vicino a due vacche in calore. Quelle che non si diedero un contegno fummo io e Iole. L’alcol e la coca avevano tirato fuori la nostra parte più sporca e perversa.
Sedute sulle gambe dei nostri uomini, iniziammo a provocare e stuzzicarci mentre li accarezzavamo. Tirai Iole verso di me e le sussurrai:
«Ce li giochiamo? Chi perde si sgrilletta guardando.»
Lei guardò prima i ragazzi, poi me.
«Ok… come? A dadi?»
Alla fine optammo per uno strip poker. La prima di noi due che fosse rimasta nuda avrebbe perso e avrebbe passato la serata a guardare.
I due ragazzi furono più che entusiasti dell’idea e andarono subito a sedersi al tavolo, consapevoli che, in un modo o nell’altro, si sarebbero divertiti comunque.
La partita fu avvincente e, inizialmente, per me si mise male. Mi ritrovai in mutandine e reggiseno, ma con qualche imbroglio e con l’aiuto inaspettato del numero 9 la situazione si ribaltò.
Iole rimase letteralmente in mutande e a nulla valsero le sue moine da gatta morta. Quando, completamente nuda e sconfitta, si alzò, passandomi accanto la presi per un braccio e la tirai a me.
«Tranquilla, amore. Farò buon uso del tuo ragazzo. Quanto a te, ci penserò io quando saremo da sole… ma solo se starai buona buona al tuo posto.»
La baciai e andai a sedermi sul divano tra il numero 9 e il numero 12. Poggiai le mani sulle loro cosce, fissando Iole che, nel frattempo, si era accomodata sul divano di fronte a noi, a gambe incrociate e braccia conserte.
Faceva l’offesa, ma si vedeva chiaramente che era eccitata quanto me.
I due ragazzi iniziarono a toccarmi e a baciarmi il collo, le spalle e il seno. Guardai Iole: mi osservava mordendosi le labbra. Nonostante il desiderio, non si avvicinò; anzi, poggiò i piedi sul tavolino e si godette lo spettacolo.
La coca e il rum mi avevano trasformata in una macchina del sesso. Ogni gesto era amplificato, ogni sensazione più intensa, ogni limite più lontano.
Io, di solito, non amo essere presa con irruenza dagli uomini. Con loro preferisco calma e dolcezza e basta una parola di troppo per farmi imbestialire. Tutto questo, però, vale quando sono lucida. Quando non sono in me, godo nell’essere presa con foga e umiliata.
E quella sera ero particolarmente fuori.
I due ragazzi lo capirono perfettamente e mi accontentarono.
Mi lasciai trascinare da quella corrente di desiderio senza opporre resistenza. Tutto si ridusse a sensazioni, odori, sudore, piacere e dolore mescolati insieme. Persi completamente la cognizione del tempo.
Mi aggrappai al collo del numero 12 e ci baciammo con ferocia. Ci mordicchiavamo labbra e lingua mentre lui continuava a muoversi. Stavo per venire e li incitai a continuare, ma loro sembravano intenzionati a prolungare la mia agonia.
A un certo punto mi ritrovai sdraiata, schiacciata tra corpi, mani e respiri affannosi. Ero scomodissima, loro impiegarono un po’ di tempo a trovare una posizione decente e, naturalmente, lo fecero a mie spese.
Ogni movimento era un miscuglio di dolore e piacere. Sentivo tutto in modo esasperato. Il peso di uno sul petto, le mani dell’altro sul fianco, il fiato corto, i muscoli tesi.
Urlai. Non sapevo più distinguere dove finisse il dolore e dove iniziasse il piacere.
Quando riaprii gli occhi incrociai lo sguardo di Iole. Si stava masturbando e stava godendo. Con fatica tirai fuori un braccio da quel groviglio di corpi e lo allungai verso di lei, come a dirle:
«Ti voglio. Vieni qui.»
Lei si alzò, si avvicinò, si mise in ginocchio accanto a me e mi baciò senza smettere di toccarsi.
Fu in quell’istante che arrivai.
L’orgasmo fu così forte che mi afflosciai completamente.
I ragazzi erano altrettanto esausti. Quando tutto finì, rimasi sul divano, ansimante, incapace persino di mettere ordine nei pensieri. Il cuore sembrava voler uscire dal petto e ogni muscolo del corpo pulsava.
Restai lì per lunghi minuti, svuotata e appagata.
Anche loro erano completamente spompati e ci vollero un paio d’ore prima che qualcuno avesse voglia di pensare a un secondo round.
Ovviamente, anche con Iole.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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