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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap9#5


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
13.07.2026    |    2.114    |    1 5.0
"Eseguo, lo avvolgo con la lingua, lo lecco dalla base alla punta, sento la vena che pulsa come una telecamera che riprende il mio umiliazione..."
CAPITOLO 9 – Natale perverso – Ritorno a Milano Parte 5

— MICHELA —

Mi giro obbediente, alzo il maglioncino fino oltre la pancia. Mostro la mia figa a tutti. Le grandi labbra sono gonfie, bagnate, ben visibili. I dilatatori da 26 mm da cui pendono i grossi anelli da 4 cm le allungano in modo osceno. La barretta con le sfere da 6 mm sul clitoride lo tiene sempre teso ed eccitato, come un piccolo cazzetto che pulsa. Ho alzato troppo il maglioncino: si vede chiaramente il mio tatuaggio SLAVE in nero maiuscolo e grassetto e la catenina con la gemma rossa che pende oscenamente dall’ombelico fino ad accarezzare la figa.

Il ragazzo mi guarda con gli occhi spalancati e dice: «È la tua schiava vero?». La Padrona risponde di sì e aggiunge con voce vellutata e letale: «Ti piacerebbe usare quella figa gocciolante?». Lui resta sorpreso ma risponde di sì. Lei lo guarda e gli dice: «Se vuoi puoi usare la sua bocca». Poi si rivolge a me: «Apri la bocca e mostra il tuo piercing con la pietra blu che hai sulla lingua».

Ubbidisco senza esitazione, come programmata. Apro la bocca, la spalanco in maniera volgare, lasciando che la lingua si arrotoli e si appiattisca sul palato, esibendo il piercing blu che scintilla come una luna piena tra le gengive. Sento su di me lo sguardo del ragazzo, è ipnotizzato: mi studia come se fossi il primo porno mai trasmesso sulla terra. Poi, con una lentezza che mi fa vibrare il clitoride, si avvicina a me, e la sua faccia si tinge di una specie di incredulità mista a trionfo.
Dice qualcosa come: «Certo che mi piacerebbe sentire quel gioiello blu che ha sulla lingua la tua schiava e riempirle la bocca col mio sperma». La Padrona abbozza un sorriso che è una promessa e una minaccia insieme: «La mia schiava ne sarebbe solo felice. Possiamo andare nei bagni se vuoi». Gli altri ragazzi, che fino a quel momento sembravano solo spettatori, si infiammano: «Perché solo lui? Noi siamo in quattro e tutti e quattro vogliamo riempirle la bocca!»

La Padrona non si scompone: «Va bene, andiamo nei bagni allora». Nessuno protesta, nessuno esita. Sento di essere diventata la mascotte di una partita di calcio clandestina, dove la posta in gioco sono la mia dignità e la mia gola.
Ci dirigiamo verso i bagni in fila indiana, come se fossimo i protagonisti di una piccola rivoluzione oscena. Il percorso è breve, ma mi sembra di attraversare un intero paese: la gente ci guarda, ci segue con lo sguardo, qualcuno ride, qualcuno annota mentalmente la scena per raccontarla agli amici. Quando la porta dei bagni si chiude dietro di noi, sento che il Mondo, quello vero, si è fermato fuori e qui dentro siamo solo io, la Padrona, e quattro cazzi che non vedono l’ora di essere adorati.

Entriamo nel bagno degli handicappati, che è più grande e garantisce più privacy, anche se l’odore di candeggina e urina non aiuta a rendere l’ambiente meno indecente. Il pavimento è freddo, sporco, mi inginocchio senza nemmeno badarci, come se il mio corpo ormai sapesse da solo dove posizionarsi. Sento il plug blu vibrare nel mio culo, come un motore acceso che mi tiene sveglia, presente, pronta a ricevere. Il clitoride, teso sotto la barretta di metallo, pulsa in modo scomposto, quasi che volesse scappare dal piercing per farsi notare di più.

Il primo ragazzo – quello con la felpa rossa – si avvicina. Ha il respiro corto e il cazzo già fuori dai jeans, duro e gonfio come una violenza neonata. Non è molto lungo, ma la circonferenza è impressionante: mi sembra di vedere una lattina di Coca-Cola, ma con un sapore molto meno dolce. La Padrona mi prende per i capelli e mi guida la testa sul suo cazzo. Apro la bocca ancora di più, mostro la lingua, faccio vedere il piercing, poi lo lecco tutto il glande, ci giro attorno, lo sento fremere sotto la mia saliva. Lui geme, poi mi spingo avanti e gli porto dentro tutto il cazzo, fino a sentire che le mie tonsille gli battono sulla punta. La Padrona mi ordina: «Non tirare indietro la testa, lascialo venire quando vuole».

Ubbidisco. Il ragazzo mi usa la bocca come se fosse una figa, mi scopa con movimenti frenetici, ogni tanto mi blocca il respiro spingendo ancora più a fondo. Sento il suo cazzo che pulsa, la punta che si gonfia, poi un fiotto bollente mi riempie la gola. Lo sperma è denso, salato, amaro, mi cola dalla bocca e mi sporca il mento. Estraggo la lingua e la Padrona ordina: «Mostra lo sperma a tutti, poi ingoia». Lo faccio: la lingua tesa, il liquido bianco-bluastro che stilla sulla gemma del piercing come un trofeo. Poi lo ingoio, lentamente, deglutendo come se fosse un veleno necessario.

Il secondo ragazzo è più giovane, il viso da bambino ma il cazzo lungo e sottile, quasi una frusta. Ha la pelle liscia, venata di blu sotto la luce fredda del neon. Sorride nervoso, come se non ci credesse ancora. La Padrona glielo prende in mano e lo posiziona tra le mie labbra. Mi ordina: «Succhialo come su una cannuccia». Eseguo, lo avvolgo con la lingua, lo lecco dalla base alla punta, sento la vena che pulsa come una telecamera che riprende il mio umiliazione. Il ragazzo geme, si lascia andare, poggia le mani sulla mia testa e mi tira contro il suo bacino, mi soffoca. Ho i conati, mi lacrimano gli occhi, ma non mi fermo. Quando viene, sento lo sperma che mi sbatte contro il palato e poi mi cola giù per la gola, mischiandosi a quello del ragazzo precedente. Ancora una volta, la Padrona mi fa mostrare la lingua, poi ingoiare. Sento che la bocca mi puzza, ma la cosa mi eccita più di quanto voglia ammettere.

Il terzo ragazzo, quello col giubbotto di pelle, ha il cazzo più piccolo degli altri ma si vede che è più esperto. Non si lascia dominare, mi si piazza davanti e mi sputa in bocca prima ancora di ficcarmelo dentro. La Padrona commenta: «Bravo, così si tratta una vera troia». Lui mi scopa la bocca con forza crescente, mi fa sbattere la testa contro il muro, mi usa come se fossi una bambola gonfiabile, e in pochi secondi viene anche lui, schizzando così tanto che parte del suo sperma mi finisce sul naso e sulle guance. Sento il liquido tiepido che mi cola sulla pelle, la Padrona mi umilia ancora: «Non pulirti, lascia che si veda».

Arriva il turno dell’ultimo, quello col viso da nerd e le mani tremanti. Gli serve qualche secondo per tirare fuori il cazzo, e si vede che è la sua prima volta in una situazione del genere. La Padrona gli dice: «Vai con calma, prenditi il tempo che vuoi». E lui lo fa: me lo poggia sulle labbra, lo muove avanti e indietro, lo lecco, lo succhio, ci gioco con la lingua e sento il piercing blu che gli solletica la punta. Lui geme, poi mi chiede sottovoce: «Posso venire sulla lingua? Voglio proprio vedere com’è». Annuisco, apro la bocca, tiro fuori la lingua e la Padrona mi tiene ferma la testa. Viene in pochi istanti, mi imbratta la lingua di sperma trasparente e denso, poi me lo spalma anche sulle gengive. Io chiudo la bocca e ingoio, sentendo il gusto amaro e chimico che mi riempie lo stomaco.

Sono piena di sperma: me lo sento nei denti, sulla pelle, tra le labbra. La Padrona è soddisfatta, mi prende per il mento e mi costringe a guardarla negli occhi. «Brava troia», dice, e io mi sciolgo di piacere, anche se la vergogna brucia più del clitoride che mi pulsa come impazzito. Mi ordina di rialzarmi, mi fa accarezzare il plug blu che ancora vibra nel culo, poi mi schiaffeggia leggermente per sottolineare chi comanda.

I ragazzi si ricompongono, ognuno con la sua faccia da vincente, e se ne vanno nel bagno degli uomini, probabilmente a vantarsi di quello che hanno appena fatto. Io resto lì, in ginocchio, la figa che mi gocciola tra le gambe, le calze sporche di liquido e di vergogna, la bocca ancora spalancata per dimostrare che sono stata usata fino in fondo.

La Padrona mi fa mettere in piedi, mi sistema il maglioncino e mi dice di non pulirmi la faccia, di lasciare i segni come un’insegna al neon della mia nuova identità. Mi prende la mano e usciamo insieme, attraversando il corridoio dell’autogrill come due regine tornate dalla guerra. Sento gli sguardi di tutti su di noi, nessuno ha il coraggio di parlare. Solo una ragazza dietro il bancone del bar ci guarda con una specie di ammirazione feroce, come se volesse essere anche lei.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 9: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi otto!)---
Questo è l’ultimo capitolo del romanzo, quindi mi aspetto tanti commenti!!!

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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