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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap9#2


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
05.07.2026    |    1.183    |    0 6.0
"Mi sento tremare dentro, un piacere sottile e persistente che si arrampica sulla schiena e mi accende le guance..."
CAPITOLO 9 – Natale perverso – Ritorno a Milano Parte 2

—- MICHELA —-

Non mi aspettavo un risveglio così. Non solo per la violenza improvvisa di ciò che Daniela infligge a Tatiana, ma per la precisione chirurgica del piacere che sento propagarsi in me mentre le guardo. È come se avessi atteso tutto l’inverno per un gelato all’arsenico: so che mi farà male, so che può uccidere, ma ogni secondo di attesa moltiplica il desiderio, lo concentra e lo rende necessario come il respiro. Lo capisco all’istante, appena Daniela mi chiama in causa, mi trascina nella scena dalla posizione di spettatrice a quella di carnefice complice. Se prima ero una comparsa sdraiata tra le lenzuola, adesso sono protagonista, attrice di un film che non sapevo nemmeno di voler girare.

Tengo i polsi di Tatiana serrati tra le mie dita, li sento sottili ma resistenti, elastici come corde da arrampicata. Lei si contorce, il suo corpo cerca di sfuggire, ma io seguo ogni movimento, ogni trasalimento del busto, e quando sembra che possa liberarsi stringo ancora di più, affondo le unghie nella pelle pallida. Daniela mi guarda, fissa i miei occhi con l’intensità indecente di un predatore che vuole assicurarsi che la sua compagna non solo ubbidisca agli ordini, ma li faccia propri, li trasformi in piacere personale. E io lo faccio, senza nemmeno accorgermene, senza più vergogna.

«Strappale i capezzoli,» mi dice Daniela, e la voce non ammette repliche, non lascia spazio a domande o esitazioni. Mi sporgo in avanti, abbasso la testa sul petto di Tatiana e cerco il capezzolo destro con la bocca. Lo trovo subito: è duro come una pietra, teso e gonfio sotto la lingua. Lo mordo, di lato, senza preavviso, e Tatiana urla con la voce impastata di saliva. Sento il sapore ferroso della pelle che cede, il calore che si sprigiona improvviso nella mia bocca, e per un attimo non so più se sto facendo del male o del bene. Ma so che mi eccita. Tantissimo. Stacco le labbra solo per un attimo, abbastanza per vedere la pelle arrossata, poi mi sposto sull’altro capezzolo, lo lecco, lo stringo tra i denti e lo tiro, come se volessi strapparlo via. Tatiana geme ancora, ma adesso è un suono diverso, quasi un ringhio soffocato, un misto di frustrazione e sottomissione.

Daniela affonda le dita nel sesso di Tatiana, la penetra con una violenza che non avevo mai visto prima, neanche nelle nostre notti peggiori. Le dita spariscono una dopo l’altra, poi arriva il pugno, la mano intera, la sento frugare, spingere e ruotare dentro di lei come un’arma di distruzione. Tatiana si inarca, la schiena si solleva come un ponte e le gambe tremano così tanto che temo si spezzi in due, ma Daniela non si ferma. Anzi, accelera, aumenta la pressione, ogni colpo è più violento del precedente, ogni spinta è un ordine che non ammette risposta.

«Adesso schiaffeggiala,» mi dice. La voce di Daniela si è fatta roca, surriscaldata dall’euforia e dal controllo.

«Sii cattiva, Michela. Schiaffeggiala forte.»

All’inizio non capisco. Poi vedo la mano di Tatiana ancora tesa, le braccia esposte, il petto che sale e scende a scatti come un mantice. Sollevo la mia mano destra e colpisco. Un colpo secco, poi un altro, poi un terzo, a ritmo crescente. La pelle di Tatiana prende subito colore, si riempie di chiazze rosse che sembrano fiori appena sbocciati. Ogni schiaffo produce un suono netto, come un battito di tamburo, e io sento il sangue pulsare nelle tempie, nelle orecchie, tra le gambe.

Mi accorgo che sto ansimando, che ogni colpo mi fa bagnare di più. La figa mi pulsa, sento il liquido scivolare, inzuppare le cosce, e per un momento vorrei toccarmi, infilare le dita dentro e godere mentre Tatiana subisce. Ma non posso: devo restare al mio posto, devo continuare a punire la mia vittima, a obbedire agli ordini di Daniela, che adesso mi sorride con la complicità di una madre fiera della figlia che ha appena imparato a uccidere.

Tatiana geme sempre più forte, a volte il suono si rompe in singhiozzi, altre si trasforma in una specie di risata isterica. Quando Daniela infila il pugno anche nel buco del culo, la scena si fa irreale, al limite del grottesco. Tatiana urla, ma non smette di spingere, di cercare il contatto, come se volesse essere invasa fino a sparire. La vedo liquefarsi, letteralmente: quando arriva l’orgasmo, uno di quelli che partono dai piedi e ti attraversano come una scarica elettrica, Tatiana si bagna tutta, schizza liquido dappertutto, inonda il lenzuolo, mi bagna la mano, la faccia, la bocca. Sento l’odore acido, la sento tremare come una creatura appena nata, e la scena mi fa impazzire di desiderio. Le prendo i capelli, la tiro indietro, e la costringo a guardarmi negli occhi, mentre la sua faccia è un misto di lacrime, saliva e umiliazione.

«Adesso pulisci,» le ordina Daniela, afferrandola per il mento, «pulisci quello che hai fatto.» Tatiana non dice niente, apre la bocca e si lascia infilare le dita, una ad una, succhiandole come una bambina che mangia il gelato per la prima volta. Poi passa alle mie, le prende in bocca, le lecca, le pulisce con cura, mentre io continuo a schiaffeggiarla, questa volta più piano, come se volessi solo ricordarle che adesso è sottomessa per sempre. Quando finisce, resta ferma, la testa bassa e il respiro come un rantolo.

«Adesso puoi andare Troia» le ordina Daniela e lei ubbidisce.

—DANIELA —

Sento un languore acuto, un bisogno animale che si mescola, senza soluzione di continuità, con la soddisfazione bruciante del sesso appena consumato.

Sul comodino, un vassoio di brioches e cornetti ci attende come una messa laica. Ne prendo una tra le dita, la spezzo in due con la stessa cura con cui pochi minuti prima ho spezzato la volontà di Tatiana, poi imbocco Michela. Lei apre la bocca senza nemmeno pensarci, le labbra morbide che si richiudono sulla pasta, e mentre mastica tiene gli occhi fissi nei miei, come se rubare uno sguardo fosse il premio più dolce. Le briciole le cadono sul mento, sulla gola, e io protendo la lingua a raccoglierle, a leccarle via come fa una madre con il figlio appena nato. Michela sorride, il sorriso di chi è sazio ma non ancora placato.

Poi, all’improvviso, la vedo muovere la mano verso il plug che ha fisso nel culo. Lo afferra con una destrezza inattesa, lo estrae del tutto senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi, e lo poggia sul comodino con un gesto quasi affettuoso, come si depone un giocattolo che ha ancora tanto da raccontare. Poi si passa il dorso della mano sulle labbra, raccoglie l’ultima goccia di piacere rimasta, e la succhia piano, con la lentezza di chi vuole imprimere nella memoria ogni dettaglio.
Mi rendo conto che la bocca mi brucia di desiderio. Non solo per Michela, ma per ciò che rappresenta in questo momento: la fusione perfetta tra il dominio e la dedizione. La prendo per il mento, le sollevo il viso, e le porgo la mia mano. Lei capisce subito, non serve nemmeno un ordine: inizia a leccarmi le dita una ad una, con una cura quasi religiosa, come se stesse eseguendo un rito antico. Mi sento tremare dentro, un piacere sottile e persistente che si arrampica sulla schiena e mi accende le guance. Quando finisce, mi resta solo il desiderio di stringerla ancora, di azzerare la distanza che ci separa.

Sul vassoio ci sono anche due tazzine di caffè, già fredde ma ancora cariche dell’aroma forte e amaro. Ne afferro una, la porto alle labbra, ma mi accorgo subito che non voglio bere da sola, non questa volta. Porto la tazzina alle labbra di Michela, ma lei la respinge, scuote la testa e sussurra: «Voglio berlo da te padrona.» C’è una dolcezza nuova, quasi infantile, nel modo in cui lo dice. Capisco subito cosa desidera: bevo un sorso, lo trattengo in bocca, e poi glielo passo tra le labbra, un bacio profondo, tostato e sensuale. Michela risponde con la lingua, me lo ruba, se lo beve tutto, e ne vuole ancora. Continuo così, sorso dopo sorso, fino a svuotare la tazzina. Ogni passaggio di liquido è un nuovo modo di possederla, una variazione sul tema della notte. E sento che lei lo capisce, perché ogni volta che la mia lingua incontra la sua, Michela geme piano, trattenendo la voce come una promessa per dopo.

Quando abbiamo finito la piccola colazione, ci muoviamo in silenzio verso il bagno, attraversando il corridoio con la leggerezza di chi sa di aver appena consumato un piccolo rito di passaggio. Le mie gambe tremano ancora, ma il tremito è diverso: non è più la furia invasiva di pochi minuti fa, è una specie di stanchezza beata, una stanchezza che mette radici nei muscoli e si fa languida soddisfazione. Apro l’acqua della doccia, la regolo calda, caldissima, e il vapore subito avvolge le piastrelle azzurre, trasforma la stanza in una nuvola di possibilità. L’acqua scivola sulle nostre schiene, dilava il sudore, le tracce di saliva, il sapore acre del sesso che ancora ci impregna pelle e capelli. Prendo il doccino, lo passo tra le cosce di Michela, la sento sussultare e poi ridere, “se continui così faccio pipì qui dentro,” dice. La risposta mi esce spontanea, “questo bagno può sopportare molto peggio,” e ci perdiamo in una risata sommessa, come ragazzine che si confidano un segreto troppo bello per essere vero.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 9: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi otto!)---
Questo è l’ultimo capitolo del romanzo, quindi mi aspetto tanti commenti!!!

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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