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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap9#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
05.07.2026    |    1.183    |    0 6.0
"Io e Daniela non smettiamo di baciarci, ma in quel momento ci fermiamo per guardarla, per ricordare quella faccia scomposta e bellissima che solo il vero piacere può dare..."
CAPITOLO 9 – Natale perverso – Ritorno a Milano Parte 3

—DANIELA —

Quando usciamo dalla doccia, ci asciughiamo in silenzio, condividendo l’asciugamano senza bisogno di chiederlo. Michela prende il phon e si mette a testa in giù, i capelli umidi che scendono come una cascata e coprono il viso. La guardo dalla specchiera, vedo la curva della sua schiena, i piccoli segni rossi che le ho lasciato sulle scapole e sulle natiche, e provo una tenerezza feroce, una voglia di stringerla e proteggerla da tutto il male del mondo. Ma oggi non c’è spazio per la nostalgia: oggi è il giorno in cui dobbiamo mostrarci, raccontare la notte con il solo modo che conosciamo.
Scelgo i vestiti con cura. Un maglione corto, tagliato sotto il seno, che lascia scoperto quasi tutto l’addome. Una gonna di cotone nero, elasticizzato, talmente stretta che basta camminare per sentire il tessuto graffiare sulle cosce nude. Sotto, niente, nemmeno un minuscolo triangolo di cotone per nascondere il passaggio dell’aria. Michela opta per una maglietta bianca, trasparente, senza reggiseno, e una minigonna di jeans consumato, l’orlo sfrangiato che segna ogni respiro. Ci guardiamo allo specchio e per un attimo nessuna di noi due ride: siamo come due alieni, o due dee cadute sulla terra per vedere come ci si sente a essere mortali.

Scendiamo piano, una dietro l’altra, e ogni gradino è un piccolo shock termico, uno scontro tra il calore della pelle e il gelo della casa grande, vuota, dove ogni rumore si amplifica e si fa promessa di qualcosa che deve ancora succedere. In cucina ci aspettano Claudia e Pierre: seduti ai due capotavola, circondati da piatti, tazze, spremute, hanno l’aria sazia e complice di chi ha appena finito un litigio lungo e ben gestito.

Pierre sorride, con la bocca sottile e le mani grandi che tamburellano sulla tovaglia. Claudia invece ci fissa subito, le pupille dilatate e le labbra già sporche di marmellata.
Appena ci avviciniamo, Claudia si alza e viene verso di noi con passo felino, come una gatta che ha trovato una preda calda. Ci abbraccia tutte e due insieme, stringendoci in un sandwich di corpi che ha il sapore del burro e del sale. Poi lascia andare me, si concentra su Michela, e la bacia sulla bocca con una lentezza che mi pare eccessiva, quasi volesse trasmetterle qualcosa che non può dire a parole. Michela non si tira indietro, ricambia il bacio con passione contenuta, e io resto a guardar loro, curiosa di capire dove vogliono andare a parare.

Quando si staccano, Claudia fa scorrere le dita lungo la pancia di Michela, poi le infila tra le cosce con una rapidità fulminea. «Vediamo cosa hai combinato stanotte, » dice, e spalanca le grandi labbra con due dita, mostrandole a Pierre come se fossero il trofeo di una pesca miracolosa. Pierre ride, un suono basso e gutturale che mi fa subito pensare a una bestia addormentata. Poi si alza, prende la mano di Claudia e la porta alla bocca, lecca il dito bagnato con la concentrazione di un sommelier che sta giudicando un vino pregiato.

Claudia si siede accanto a Michela, e subito le mani si rincorrono sotto il tavolo, tra le gambe, alla ricerca di qualcosa che può essere solo piacere o controllo. Pierre non abbandona mai la scena: osserva, sorride, sorseggia il caffè, ogni tanto fa un commento in francese che nessuno capisce ma tutti fanno finta di afferrare. Il tavolo diventa una soglia: sopra si consuma la colazione, sotto si consuma il resto. Non c’è più nessuna differenza, nessun confine tra i due mondi.

—CLAUDIA —

Le vedo scendere dalle scale con la postura di chi si è appena ricordato di avere un corpo e ha deciso di abitarlo senza pudore. Michela precede Daniela di due gradini, sventola la minigonna come fosse un vessillo di guerra e ride con una voce che sa di notte e zucchero filato. Daniela la segue con passo più lento, quasi misurato, ma negli occhi porta una fierezza che nessun vestito riuscirebbe mai a contenere.

Le loro gambe nude brillano nell’aria stantia della villa come fossero state appena sfornate, e ogni volta che incrociano il mio sguardo capisco quanto sia impossibile non desiderarle ancora, anche se so che oggi, dopo la colazione, se ne andranno via per sempre. Per tutta la sera di ieri non ho fatto altro che fantasticare su come renderle mie, su come infilare la lingua tra le labbra di Michela mentre Daniela ci guardava con quell’aria da giudice, su come costringere entrambe a gemere il mio nome prima che la notte si chiudesse come una bara. La festa di Capodanno si è mangiata il passato e adesso tutto quello che resta è questa mattinata di addio – e io sono decisa a consumarla fino all’ultima briciola di piacere.

Michela si accorge subito di quello che penso e mi lancia un sorriso sghembo, come uno che ha già letto il finale del libro. Mi avvicino, le annuso il collo, sento il residuo di doccia e qualcosa di amaro, di umano. La bacio senza chiedere permesso e le infilo subito la lingua in bocca, perché il tempo è una coperta troppo corta e io voglio afferrarlo tutto. Daniela ci osserva, non si muove nemmeno di un millimetro, ma il modo in cui le si stringono le dita sul bordo del tavolo mi dice che anche lei vorrebbe intervenire, o forse solo comandare. Lascio andare Michela con una leccata sul mento, poi allungo la mano a Daniela, la tiro verso di me, e questa volta la bacio piano, come si baciano i bicchieri di cristallo prima di svuotarli e gettarli contro il muro.

Le nostre labbra restano unite più a lungo del necessario e nel frattempo sento Michela che si insinua tra noi, cerca il calore delle nostre ginocchia, delle nostre mani, e capisco che anche lei vuole un assaggio di questa fusione a tre. Le dita di Michela mi scivolano sotto la maglietta, pizzicano il capezzolo, Daniela le spalanca le cosce con la gamba e la fa sedere sul tavolo. Tre corpi, una fame sola, e il tempo che scivola via come olio bollente.

Mi prendo il lusso di essere la prima a toccare. Le apro entrambe come si aprono le pagine di un diario segreto, infilo le dita dove sento più caldo, poi le porto subito alla bocca e le succhio, lasciando che entrambe vedano quanto mi piace il loro sapore. Michela ride, si sporge in avanti, mi infila la lingua nell’orecchio e sussurra cose che nessuno dovrebbe mai dire a voce alta. Daniela la zittisce con una carezza ruvida, le afferra i capelli e glieli tira abbastanza da farla lacrimare, ma anche in quel dolore c’è qualcosa di dolce, come la fine di una vacanza che non vuoi lasciare. Il tavolo intorno a noi comincia a coprirsi di briciole, di macchie, di umori che non hanno nome, e per un attimo penso che nessuna di noi vorrebbe mai ripulirlo, che preferiremmo lasciarlo così, incrostato di ricordi e desiderio.

So che presto dovranno partire, che tra poche ore la casa si svuoterà di nuovo e io resterò qui, con Pierre, a ricordare il rumore delle loro risate e le parole sporche che ci siamo dette di notte. Ma non sono il tipo da lasciar fuggire i sogni senza addentarli fino al midollo. Così decido che le ultime ore saranno tutte nostre, e che niente e nessuno potrà togliermi il diritto di godere di queste due troie meravigliose almeno per un altro po’. Mentre la mia lingua si fa largo tra le cosce di Michela, sento che Daniela ci osserva con un misto di orgoglio e gelosia. La invito a unirsi, apro la mia gamba e le faccio spazio, la chiamo piano: «Vieni qui, padrona, mostrami come si fa.» Daniela non se lo fa ripetere, si accuccia dietro di me e mi afferra il seno, pizzica il capezzolo fino a farlo indurire, poi si abbassa e lo morde, un morso vero, di quelli che lasciano il segno.

«Brava,» le dico, e mi giro a baciarla di nuovo, mentre Michela geme e si contorce sotto la mia lingua. Siamo un cerchio perfetto, una bestia a tre teste che si divora dall’interno, e capisco che non esiste altro modo di dire addio a queste donne se non fondersi in un unico orgasmo, urlare insieme e poi lasciarsi cadere come corpi svuotati. Quando Michela viene, lo fa con una grazia che non le avevo mai visto. Si piega in avanti, affonda le dita nei capelli di Daniela, lancia un urlo strozzato che rimbalza sulle pareti della cucina. Io e Daniela non smettiamo di baciarci, ma in quel momento ci fermiamo per guardarla, per ricordare quella faccia scomposta e bellissima che solo il vero piacere può dare. Michela ride, si butta all’indietro, e ci invita a seguirla nella caduta. Lo facciamo, senza fiatare: ci sdraiamo sul tappeto, una sopra l’altra, i vestiti a metà, le bocche che non si accontentano mai.

Pierre ci guarda da lontano, fuma una sigaretta e sorride – sa che nessun uomo può entrare davvero in questa bolla, ma gli piace esserci, assistere, forse immaginarci sue per un attimo. Il tempo rallenta, poi si stringe in un pugno quando sento la macchina che si accende fuori dalla porta. È il segnale che la fine è vicina, che tra poco dovremo separarci. Mi prende una tristezza rabbiosa, una voglia di distruggere tutto per non doverle lasciare andare. Infilo le dita in Michela e poi subito in Daniela, voglio mescolarle, confonderle, lasciarle con un ricordo che non sparirà neppure dopo mesi di distanza. Michela mi bacia sulla bocca, mi succhia la lingua come volesse rubarmi l’anima. Daniela mi schiaffeggia piano, poi mi tira i capelli e mi sussurra all’orecchio: «Non ci dimenticherai mai, puttana.»

So che ha ragione, ed è proprio quello che voglio. Quando siamo troppo stanche anche solo per parlare, restiamo abbracciate per qualche minuto che sembra infinito. Nessuna dice niente, ma nelle nostre mani e nelle nostre bocche c’è tutta la lingua del mondo. Poi arriva il momento di salutarci. Le accompagno verso l’ingresso, ancora mezze nude, e ci baciamo di nuovo, senza nemmeno la decenza di vergognarci.

«Grazie ancora per aver aiutato la chiesa e quest’estate conto di rivedervi!»


*** NOTE ***

---CAPITOLO 9: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi otto!)---
Questo è l’ultimo capitolo del romanzo, quindi mi aspetto tanti commenti!!!

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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