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Sotto i tuoi piedi – Parte 4: Ovunque
08.06.2026 |
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"Con un’eleganza quasi crudele, lasciava che Valeria potesse adorarla, assaporando ogni centimetro del suo corpo con lo sguardo e il tocco..."
La mattina si insinuò tra le tende con una luce dorata, ma per Valeria il vero risveglio non fu la luce — fu sentire il piede di Giulia che premeva, lento e sicuro, contro il suo petto. Aveva impiegato anni, tempo e fatica per forgiare il suo corpo: alta 1,80, fisico snello, tonico e definito, una 4^di seno (aiutata da un generoso aiuto di una delle più prestigiose cliniche europee di chirurgia estetica). Schiere di uomini e donne erano in fila pronti a sbavare per lei; eppure, ora e adesso, il suo corpo serviva soltanto ad abbracciare la volontà di quella ragazzetta impertinente. Valeria lo sapeva, glielo aveva concesso, e Giulia... ci sguazzava da matti. Il foulard al collo, ancora annodato dalla sera prima, le sfiorava la pelle ogni volta che respirava. Avrebbe voluto chinarsi, baciarle le dita, sentire il profumo leggermente dolce della sua pelle appena scaldata dal sonno; ma aveva timore di svegliarla, di darle fastidio. O forse, molto semplicemente, in un moto di folle irrazionalità, avrebbe voluto ricevere l'ordine da Giulia, prima ancora di prendere l'iniziativa da sola.In quel momento Giulia si mosse. Stiracchiò le braccia, allungò le gambe e ritirò il piede, ma non prima di sfiorarle le labbra con il bordo della pianta. Un tocco breve, sufficiente a farle vibrare lo stomaco.
«Vorrei vederti seduta per terra Vale, ogni mattina in cui siamo insieme» disse sorridendo, con quel tono leggero e una risatina che nascondeva un ordine a cui non ci si poteva sottrarre.
Valeria obbedì subito, quasi temendo di perdere anche quel contatto minimo.
Seduta sul bordo del letto, Giulia lasciò che il tallone destro si posasse prima sulla caviglia di Valeria, per poi risalire e scorrere su pian piano, arrivando al suo collo e posarsi sui muscoli della spalla.
«Colazione fuori oggi. Così puoi guardarmi anche in pubblico. Ma niente scenate, eh... Ti va?».
"Guarda un pò questa piccola smorfiosa, sono inginocchiata ai piedi del suo letto, ho praticamente dormito ai suoi piedi e mi chiede anche se mi va" fu il pensiero che balenò nella mente di Valeria, poco prima di accennare un "si" distratto, un breve cenno di assenso per poi mettere in tensione il suo corpo per alzarsi.
Ma c'era qualcosa che non andava: la pressione del tallone sulla spalla non accennava a diminuire, anzi ne aumentava il peso. Valeria si chiese cosa non andasse e vedendo lo sguardo fulmineo di Giulia, rimase in tensione, senza muovere un muscolo: chiedendosi come facesse a sembrare così bella e terrificante al tempo stesso, crebbe in lei la paura di aver fatto qualcosa di sbagliato.
«Riproviamo mia cara, vediamo se così va meglio. TI VA??» chiese Giulia, aumentando il sorriso sulle labbra e la pressione del piede.
«Si mi va». Evidente però, anche questa risposta non piacque. La reazione non tardò ad arrivare: l'altro piede, fino a quel momento penzolante fuori dal letto, si levò alto sopra la testa di Valeria, posandosi sui suoi capelli. Valeria a quel punto non sapeva cosa rispondere, si irrigidì, e questo Giulia lo notò: poco prima di emettere un lieve gemito, fece scendere in giù quel piede, adagiando la pianta sulla faccia, tappandole quasi naso e labbra.
«...Ho chiesto se a te va quello che ti ho chiesto, Valeria, mentre sei inginocchiata ai miei piedi. Mi sembra educato se tu, ora, rispondessi a tono. Rilassati, percepisco il disagio dal tuo corpo: sei così definita che basta uno sguardo per vedere quanto tu sia rigida in questo momento. Per di più io e te abbiamo una connessione speciale, che mi permette di entrare nella mente e leggerti dentro. Non essere a disagio, non devi. Ora devi imparare, e devi capirlo da sola. Perciò te lo richiedo, Valeria: T-I V-A?» disse, fino a quel momento senza staccare la pianta del suo piede dalla faccia di Valeria ma anzi, aumentandone la pressione sulle labbra con le dita. Valeria, sentendo le parole rassicuranti di Giulia si rilassò; i muscoli quasi cedettero sotto la pressione che quelle esili gambe esercitavano su di lei, abbassò leggermente il capo e....l'unica cosa che le venne spontaneo fare fu di baciare quel piede che premeva sul suo corpo. Fu un bacio breve, ma lento, spontaneo, ma "guidato", quasi desiderato anche se paradossalmente non immaginava di cominciare la mattinata in quel modo. E la cosa bella? Le piaceva. Adorava essere li, esattamente li e in quel momento preciso, proprio ascoltando ciò che Giulia, in un modo strano e perverso, le aveva appena detto. Adorava essere lì, ad adorare Giulia, pendendo dalle sue labbra inginocchiata ai suoi piedi.
E a quel punto, dopo quel breve bacio ai suoi piedi, Giulia si alzò dal letto, lasciando Valeria immobile, quasi stordita. Si avvicinò al suo corpo muscoloso, lo sguardo penetrante su di lei; Valeria poteva sentirne il profumo, la pressione, la tensione.
«Bene così. Impara da quanto accaduto questa mattina, perchè vorrei che rispondessi sempre in questa maniera quando decido di farti una domanda: non mi servono le parole, so già cosa vuoi trasmettermi. Mi servi.. che sia TU, Valeria». Disse Giulia, alzandosi definitamente e procedendo verso la cucina.
Valeria, che fino a quel momento era rimasta immobile ad ammirare quella splendida creatura che aveva davanti, non potè fare altro che accasciarsi con lo sguardo rivolto a terra contro il pavimento freddo, in una risata mista a pianto liberatorio, felice come non mai. Per la prima volta nella vita era riuscita a esprimere ciò che aveva dentro, senza necessità di parole futili e superflue: per la prima volta era stata lei, felice, eccitata, elettrizzata, senza doversi giustificare per qualcosa o qualcuno. E si sentiva viva, come mai lo era stata.
In cucina, Giulia camminava scalza, i passi morbidi e silenziosi. Per Valeria era una dolce tortura: ogni passo lasciava un’impronta invisibile sul parquet, e lei voleva solo seguirle le orme, inginocchiarsi come prima davanti al suo letto; era così tanto presa da quel passo che avrebbe persino passato le labbra volentieri lì dove la pelle aveva toccato, leccandone i residui e assaporandone i profumi inebrianti.
Giulia si sedette senza guardare nulla. «Caffè leggero per me. E non farlo bollente… lo voglio pronto subito.»
Mentre la moka iniziava a borbottare, Valeria si chinò a prendere lo zucchero da un cassetto e il profumo di pelle nuda e sapone le arrivò netto: Giulia aveva allungato le gambe, posando un piede sulla sedia accanto. Il suo sguardo era calmo, ma c’era un lampo ironico.
«Daii Vale, concentrata. Non puoi già distrarti così.» disse ridendo.
Portando le tazze al tavolo, Valeria abbassò lo sguardo sui piedi di Giulia. Le dita si muovevano appena, come a richiamarla. Sapeva che non poteva, ma il desiderio di chinarsi e stringere quel piede tra le mani le dava quasi vertigini.
Uscirono. In auto, Giulia si tolse subito un sandalo, poggiando il piede nudo sul cruscotto. L’unghia dell’alluce era perfetta, smaltata di un rosso lucido che faceva brillare la pelle chiara.
«Guida, Vale. E non far finta di non guardare». Le due donne accennarono un sorriso di intesa che sottintendeva tutto. Ormai era palese l'interesse che entrambe mostravano l'una per l'altra, e Giulia non ci mise troppo a renderlo ancor più manifesto: con un gesto che a prima vista poteva apparire casuale sollevò la mano per accarezzare il braccio muscoloso di Valeria; fece scorrere l'indice lungo la clavicola, scese lungo la linea ben definita dei pettorali, facilitata dalla pelle liscia e sudata di Valeria che ad ogni cambio di direzione del dito emetteva un sospiro e aumentava la sudorazione ed il battito cardiaco. Ma questa volta Giulia volle osare, spingendosi oltre. In un attimo scese nell'interno coscia mentre non smetteva di distogliere il suo sguardo sorridente dagli occhi di Valeria, che appariva quasi in trance pur sforzandosi di guidare con prudenza; quel gesto, quei movimenti, quel tocco le provocarono una potente scossa elettrica dal clitoride lungo tutto il corpo, che quasi la fecero spezzare piegandola in due su stessa e costringendola a fermarsi.
La scena era semplice, tremendamente perversa, dolce. Valeria aveva accostato in doppia fila lungo una strada fortunatamente deserta della città; era piegata in due, in evidente stato di affanno, madida di sudore e fradicia lungo l'interno coscia, con i suoi umori che colavano lungo le gambe, il sedile e i polpacci.
Al contrario Giulia appariva perfettamente a suo agio in quella situazione, sorrideva e sembrava bearsi godendosi l'effetto che i suoi pochi gesti avevano provocato.
«Ti piace così, vero?» chiese.
«...Si...» disse Valeria col sorriso stampato sul volto, rialzando lo sguardo che fino a quell'istante era poggiato sul volante dell'auto.
SBAAM. La donna si vide arriva un ceffone in pieno volto, ben assestato, dato con un movimento rapido e preciso del piede di Giulia.
«Ti piace? Concentrati.»
Questa volta Valeria capì subito come doveva rispondere: un bacio rapido, carico e denso, sulle piante morbide e vellutate. Cercò poi lo sguardo dell'amica, che la guardò sorridendo ancor più di prima, le diede un bacio sulla guancia e disse «Sei stata brava. Lo so che puoi farcela Vale.. Ti dico di più: meriti un premio per l'impegno che stai mostrando. Chiedimi quello che so che vuoi chiedermi, e ADESSO fallo con le parole».
Valeria esitò, sgranò gli occhi in un mix di incredulità e di dubbio, sperando che stesse accadendo ciò che sperava, ma avendo timore di sbagliare o di aver interpretato male le parole taglienti di Giulia.
«Dalla tua reazione di poco fa non si direbbe che non vuoi chiedermi niente, e so che cosa significa "portare al limite" una persona: lo sto facendo con la tua mente, ma meriti di decomprimere.. Attenta però, impara a cogliere l'attimo, potresti pentirti dei momenti che perdi».
Valeria, che a quel punto aveva il cuore in gola dall'eccitazione, guardò ancora una volta con sguardo interrogativo Giulia. Con il sopracciglio sollevato e le lacrime agli occhi indicò versò il basso ventre, attendendo però la reazione e sperando di non aver frainteso tutto. Giulia d'altro canto rispose con un cenno di assenso ed un sorriso, facendo intendere a Valeria di poter proseguire oltre.
«Brava la mia leonessa.. Te lo sei meritato. Fallo, per me, ora, sotto il mio sguardo, e dopo aver ottenuto il mio consenso. Fallo dolce leonessa, e ricorda che tutto ciò che fai per me, lo stai facendo anche per te..».
In un attimo, Valeria deglutì, fece scivolare la sua mani sotto la tuta, sotto gli slip, dentro di se. Al solo tocco del clitoride partirono un susseguirsi di scosse elettriche. Non si oppose, non voleva farlo. Le scosse la fecero tremare tutta, le arrivarono al cervello, ne fu invasa nonostante la scomoda posizione del sedile dell'auto; raramente aveva fatto ricorso alla masturbazione nella sua vita, non ne aveva mai avuto bisogno (o forse non era mai stata portata a quel livello di eccitazione mentale e fisica), ma questa volta ne sentiva la necessità. Si aggrappò con una mano al volante, inarcò la schiena, serrò i glutei e strinse con tutta la forza che aveva in corpo il clitoride. Chiuse gli occhi, urlò come non mai, un urlo disperato, soffocato, strozzato dai gemiti, ma liberatorio.
E Non appena fu in grado di riaprire gli occhi, li vide. Vide le piante dei piedi di Giulia, che nel frattempo aveva sollevato anche l'altro piede, posandoli entrambi delicatamente sul volante.
Fino a qualche giorno prima forse non avrebbe saputo cosa fare in quella situazione da li in poi, ma adesso.. adesso sapeva. Quando tocchi il cielo con un dito per la felicità e le emozioni provate, quando ti si indica la strada per il paradiso, è difficile poter tornare indietro. E così Valeria, con la consapevolezza di non poter più tornare indietro, fece l'unica cosa sensata che le venne in mente: si accasciò sul volante, baciando e leccando, quasi divorando quei piedi, così morbidi e sinuosi, liberandosi in un pianto estremo, che quasi le fece provare un nuovo orgasmo.
Il suono delle risate di Giulia cominciò a diffondersi riempiendo l’abitacolo dell'auto, caldo e tagliente allo stesso tempo. Sedeva rilassata sul sedile passeggero, i piedi nudi adagiati sul volante come se quel gesto fosse naturale quanto respirare. Con un’eleganza quasi crudele, lasciava che Valeria potesse adorarla, assaporando ogni centimetro del suo corpo con lo sguardo e il tocco. Nel frattempo, si muoveva lenta su se stessa, divaricando leggermente le gambe, toccandosi con una sicurezza che trasudava potere. L’orgasmo la raggiunse in un crescendo controllato, dolce e lucido, come se lo avesse disegnato istante per istante. Diverso da quello di Valeria — più feroce, più disperato — ma non per questo meno intenso. Anzi, la sua consapevolezza lo rendeva ancora più avvolgente, più inesorabile, lasciando nell’aria il sapore di una vittoria silenziosa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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