bdsm
un desiderio nascosto parte 3
30.12.2025 |
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"In quel momento, ho sentito il bisogno di ricambiare, di sapere qualcosa di più anche su di lei..."
Eravamo lì da un po', in quello spazio stretto, e il tempo sembrava essersi fermato. C'era quasi buio e nessuno parlava. Mi hanno messo una benda sugli occhi. Mi sentivo perso e in ansia per quello che sarebbe potuto succedere.All’improvviso, una ginocchiata alle palle, violentissima, seguita da una serie di schiaffi, mi hanno steso. Non so quanto tempo è passato. Quando mi sono ripreso, avevo le mani bloccate con due paia di manette: un paio ai polsi dietro la schiena e un altro paio, stranamente grandi, sui bicipiti. Queste ultime mi costringevano a tenere il busto molto aperto. I miei vestiti erano a terra e io ero completamente nudo.
Mi hanno portato vicino a un pilastro e mi hanno legato con due cinghie, una alle caviglie e una alla fronte. Le due donne si sono sedute e mi guardavano. Anch'io le osservavo, non riuscivo a capirle; forse avevano quarant'anni, forse quarantacinque. Una aveva i capelli corti e chiari, biondi direi, l'altra, con lineamenti spigolosi, indossava una specie di cuffietta che non mi permetteva di vedere i capelli.
Allargando lo sguardo ho notato una frusta, simile a quelle usate dai cowboy nei film. Con nonchalance la ragazza con i capelli corti ha preso la frusta e ha iniziato a usarla, concentrandosi solo sul petto e colpendo spesso i capezzoli. Il dolore era insopportabile e ho iniziato a urlare. L’altra donna, infastidita dalle mie grida, è arrivata con calma e mi ha messo una ball gag. A questo punto dalla mia bocca riuscivano a uscire solo gemiti.
Il mio petto si è riempito velocemente di striature rosse e dai capezzoli è uscita qualche goccia di sangue. L'altra donna ha fatto un cenno alla sua amica, si è tolta la cuffietta e si è fatta consegnare lo strumento di tortura. Prima che la vista mi si annebbiasse per la violenza dei colpi ho notato che era completamente calva. Nella sua azione è stata crudele quanto l'altra, se non di più; la sua azione si è concentrata sul pube e sui genitali fino a farli sanguinare.
Mi hanno liberato dalla posizione in cui mi trovavo solo per spostare lentamente le braccia in avanti. Non appena l'ho fatto, le manette mi hanno stretto i polsi, bloccandomi subito. Con calma, hanno iniziato a sciogliere i legacci che mi immobilizzavano i bicipiti e, subito dopo, mi hanno messo delle manette più grandi alle caviglie.
La donna dai capelli corti si è avvicinata a un tavolo e ha preso un bicchiere. Con una teatralità che non ho potuto fare a meno di notare, ci ha pisciato dentro e ha aggiunto una polverina bianca. Senza dire una parola, mi ha costretto a bere. Poi, una corda è calata lentamente dal soffitto. Con un gesto preciso, hanno agganciato le manette alle estremità e, in un attimo, mi hanno issato le braccia sopra la testa, legandomi a quella posizione.
Sono scomparse per un po’. Quando sono tornate, avevano in vita due strapon di notevoli dimensioni e in mano ognuna brandiva un frustino da cavallerizza. È partita la danza delle fruste, una davanti e una dietro, sono andate avanti fino a che il mio corpo non è stato tutto striato di rosso. Ero stremato, bruciavo dappertutto.
Hanno mollato la corda dal soffitto e mi hanno permesso di sdraiarmi per terra. Un po’ di tregua finalmente, non so quanto, forse dieci minuti, forse mezz’ora, forse più. Avevo perso la cognizione del tempo. Quando ho riaperto gli occhi, erano nude, con indosso solo gli strapon e delle scarpe di vernice rosse con tacco alto e sottile.
Hanno iniziato a schiacciare i genitali con la pianta delle scarpe e a graffiarmi con i lunghi tacchi. Il dolore era atroce, mi sono fatto forza e ho cercato di resistere. Una serie di calci, di punta e tacco, dati nei punti giusti, mi hanno costretto a mettermi a quattro zampe. Le due signore si sono messe in posizioni strategiche.
Mi sono ritrovato così uno strapon in bocca che, muovendosi avanti e indietro, avanzava sempre un po’ di più ad ogni spinta. Alle mie spalle due dita lubrificate hanno iniziato a farsi strada dentro di me. Nel frattempo le mani della biondina hanno bloccato la mia testa. Aveva raggiunto il suo scopo: piano piano il cazzo di plastica è arrivato in fondo alla gola provocando qualche piccolo conato. Dall'altra parte del mio corpo la cappella di uno strapon nero poggiava minacciosamente sulla mia rosellina. Ha spinto fino a farla entrare tutta, poi è uscita rapidamente. Con molta calma ha ripetuto più volte questa operazione. Dopo una breve pausa, all’improvviso, con un colpo deciso, è arrivata fino in fondo.
Mi è mancato il fiato, avevo la bocca piena, ho cercato di urlare ma è uscito solo un grugnito. Questo trattamento mi ha creato una terribile sofferenza; nonostante questo avevo un'erezione dolorosa che non accennava a diminuire. Sono andate avanti, scambiandosi di posto per un tempo indefinito. Si sono fermate solo quando il mio cazzo ha eiaculato e, stranamente, è rimasto duro.
La donna calva ha parlato per la prima volta e ha detto: «Adesso devi farci godere».
Mi hanno fatto stendere con la schiena per terra. La biondina mi ha messo un preservativo e ha iniziato a cavalcarmi. Il cazzo mi faceva male a causa delle frustate ricevute e non riuscivo a provare piacere. La calva si è posizionata sulla mia bocca e, prendendo i capezzoli fra le unghie, mi ha fatto capire che dovevo darmi da fare. Sono andato avanti per un tempo infinito, avevo le mascelle doloranti e fitte continue al cazzo e ai testicoli. Hanno cambiato posizione più volte. Alla fine entrambe hanno raggiunto l'orgasmo. Sono rimaste in silenzio per qualche minuto in relax.
Il supplizio non era ancora finito. Hanno iniziato a pisciare: la prima nella mia bocca, con precisione svizzera mi costringeva a ingoiare; l’altra invece l'ha fatta sul corpo segnato dalle frustate. Un bruciore assurdo mi ha assalito, ho dovuto sopportare senza poter fare niente se non chiudere gli occhi.
Quando ho riaperto gli occhi, ho visto il soffitto della mia stanza. Ero sul mio letto, in un bagno di sudore. L'incubo era svanito!
Dopo aver condiviso quella parte così intima di me, mi ha guardato negli occhi e mi ha ringraziato sinceramente. Mi ha detto che non aveva mai pensato di poter vedere una parte così profonda di me ed era grata per quella fiducia. In quel momento, ho sentito il bisogno di ricambiare, di sapere qualcosa di più anche su di lei.
Le ho chiesto, con gentilezza: «C'è qualcosa di te che vorresti condividere? Un'esperienza o un pensiero che mi faccia capire meglio da dove nasce il tuo desiderio di vivere questa esperienza?».
Mi ha guardato un attimo in silenzio, come se riflettesse su come rispondere, e poi, lentamente, ha iniziato a raccontare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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