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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap6#7


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
25.05.2026    |    9.080    |    9 7.1
"» E io obbedisco, ci metto tutta me stessa, quasi scavo con la lingua tra le fughe delle piastrelle pur di trovare ogni residuo possibile..."
Capitolo 6 PARTE 7 di 7

*** DANIELA ***

La voce di Michela è quasi un rantolo, quando la sento mormorare: «Padrona, sono sfinita, non ce la faccio più.» Ma lo dice senza convinzione, più per rito che per reale disperazione. La lascio in quella posizione, con la schiena piegata e il culo vergognosamente alzato, e mi concedo il lusso di osservarla, di studiarla come farebbe un macellaio con un animale da banco. Le sue cosce tremano ancora, la figa è un ventaglio tumefatto, il buco del culo chiuso dal plug sembra ancora pulsare di vita propria. Le passo il dito lungo la spina dorsale, lenta, a godermi ogni singolo centimetro di pelle che si ritrae al mio tocco. Poi la tiro su per i capelli, la faccio inginocchiare nella pozza di liquidi, e la metto davanti a Tatiana e Anastasia, che intanto si sono già abbandonate al compito e leccano il pavimento come se stessero divorando il peccato alla radice.

«Più in fretta,» ordino, «voglio che sia perfettamente pulito.» Tatiana si getta avanti, ma sbaglia traiettoria e si spalma il volto di liquido traslucido; Anastasia ride, ma ride con la bocca già bagnata, e la lingua si muove come una piccola bestia impazzita. Le loro schiene si arcuano a ogni colpo di lingua, i plug colorati sporgono tra le chiappe come code di animali esotici, e la scena mi fa venire voglia di farmi da sola, di infilare la mano nella figa e massacrarmi il clitoride fino a non sentire più le ossa. Ma mi trattengo, perché c’è un piacere superiore ancora: quello del controllo, della regia. Guardo la pozza ridursi sotto i loro sforzi, il pavimento che torna alla sua lucida pulizia, e penso che questa sia la vera differenza tra una notte qualsiasi e una indimenticabile: la capacità di portare tutte, fino all’ultimo, in uno stato di abiezione così totale che solo lì, nel fango, possono rinascere.

Quando decido che è il momento, mi inginocchio dietro Michela e le prendo il volto nelle mani. La bacio piano, con la lingua che le spalanca la bocca come fosse una serratura che non vuole cedere, e sento il suo respiro vacillare, mischiarsi col mio in un unico fiotto di ossigeno. Poi la spingo indietro, la faccio stendere sul pavimento, e la bacio ancora più a fondo, fino a sentire che quasi soffoca. Le metto la mano sulla gola, stringo leggermente, e allo stesso tempo lascio scorrere dalla mia bocca una colata di saliva calda, un filo denso che le piomba direttamente sulla lingua. Michela la ingoia tutta, senza smorfie, senza opporsi, come una comunione nerissima che suggella la sua nuova appartenenza. «Brava,» sussurro, «sei perfetta. Sei solo mia, adesso, e di nessun altro.» Lei chiude gli occhi, si lascia cadere, e per qualche secondo non respira neppure, tanto è presa dall’estasi della rovina.

Intorno, le altre si sono fermate, stanche e sudate, ma non si siedono: restano inginocchiate, a testimoniare la loro parte di colpa, la loro complicità. Anastasia ha la bocca lucida di sborra, ma sorride come una bambina sporca di marmellata; Tatiana invece si morde le labbra, lo sguardo basso, e la immagino già pronta a chiedere il prossimo turno, a offrirsi di nuovo pur di ricevere attenzione. Michela, stremata, riapre gli occhi e mi guarda come se fossi una dea o una boia, non c’è differenza. «Grazie, Padrona,» dice, e la voce è così fessa e sincera che quasi mi emoziona. «Sono felice di appartenere a te, solo a te.»

Il silenzio che segue è carico di un’energia nuova: una stanchezza animale, una fame che non si spegne mai davvero. E so che questa storia non finirà qui, che nessuna di noi sarà più la stessa dopo stanotte. So anche che Tatiana mi sta fissando, le pupille grandi come la luna, e che presto toccherà di nuovo a lei.

*** TATIANA ***

Sono inginocchiata sul pavimento gelido, la fronte quasi a toccare lo strato sottile ma viscido di liquidi che ricopre le mattonelle tra me e il cavalletto. Sento la pelle delle mie ginocchia graffiarsi a ogni minimo movimento, eppure il dolore non basta a distogliermi dal compito. Sono una cagna addestrata alla perfezione, lo so, eppure ogni volta che Daniela mi ordina di leccare, di pulire, di esibire la mia vergogna davanti alle altre, qualcosa dentro di me esplode. Devo farlo, sono programmata per questo. La lingua mi si muove in bocca come un verme, ribolle, si tende verso l’infamia, e il sapore che raccoglie è osceno, putrido, fortissimo. Salato, metallico, agrissimo. Ingoio senza pensarci, come se la gola fosse la vera padrona del mio corpo, e il pensiero che sto mangiando la storia delle ultime ore – la sborra di Rocky, lo squirt di Michela, il sudore che cola dalle gambe delle altre – mi fa venire i brividi.

Il plug giallo che mi sporge dal culo pulsa ogni volta che mi sporgo in avanti per raggiungere una nuova macchia. Lo sento aderire, quasi fondersi con la carne, come se fosse stato lì da sempre. Anastasia mi sta vicinissima, la bocca aperta in quella specie di ghigno infantile che solo lei sa fare. La vedo di lato, con la coda dell’occhio, e mi viene voglia di baciarla, di mischiare le nostre lingue imbevute di umiliazione, ma non mi azzardo: Daniela ci osserva, ci dirige come un direttore d’orchestra, e ogni distrazione potrebbe costarci una frustata, o peggio, qualche turno in meno nei giochi che verranno dopo.

Non so perché ogni volta che mi trovo in questa posizione, a leccare, a pulire come una schiava, mi sento più viva di quando sono libera. Forse è la consapevolezza di essere vista, di essere annientata da quello sguardo severo e caldo insieme. Forse è la sensazione che il mio corpo non mi appartenga più, che sia solo un involucro per il piacere e il comando altrui. O forse è il pensiero che Daniela mi abbia scelta, che mi abbia voluta nella sua gabbia di carne e regole. Ogni carezza della lingua sulle mattonelle è una confessione, un’offerta. A volte chiudo gli occhi e mi immagino dall’esterno, penso a come potrei apparire se qualcuno entrasse adesso nella stanza: due ragazze nude, a quattro zampe, con il culo all’insù e la faccia premuta contro il pavimento, mentre una donna vestita di nero le osserva e le guida. E mi sento bellissima, finalmente perfetta nel mio abisso.

Raccolgo un grumo bianco e denso con la punta della lingua, lo spingo contro il palato, lo schiaccio, e il gusto mi fa quasi venire da vomitare. Stringo i denti, respiro dal naso, e mentre ingoio sento il clitoride pulsare, gonfio, assetato di qualcosa che non so nemmeno nominare. Mi sembra di diventare trasparente, liquida anch’io, pronta a scorrere via sul pavimento tra le gocce di sudore e sperma che sono destinata a raccogliere. Sento le mani di Daniela sulla nuca, che mi spingono ancora più giù, la voce che ordina «Più in profondità, Tatiana. Non lasciare niente indietro.» E io obbedisco, ci metto tutta me stessa, quasi scavo con la lingua tra le fughe delle piastrelle pur di trovare ogni residuo possibile.

C’è una parte di me che vorrebbe resistere, dire basta, alzarsi di scatto e sputare tutto in faccia a chi mi comanda. Ma è una voce lontana, soffocata, un’eco che si perde tra i mugolii delle altre e il suono ormai familiare della mia stessa sottomissione. Invece mi abbandono, allungo il collo, lecco ancora più a fondo, finché la bocca mi si riempie di un misto di saliva e liquido estraneo che non so più distinguere. Anastasia si avvicina tanto che le sento il respiro sulla guancia, e a un certo punto le nostre lingue si sfiorano, si incrociano per un attimo, e il contatto mi manda un colpo di calore tra le gambe che mi fa quasi urlare. Ma resto zitta, mi limito a fissarla negli occhi, e lei mi restituisce lo sguardo con una complicità così animale che per poco non mi scappa da ridere. Sembra una sorella di fame e di abiezione, una gemella persa e ritrovata nel buio.

Quando sento che la pozza si è ridotta a un velo trasparente, e il pavimento brilla come appena lavato, mi concedo il lusso di sollevare per un istante la testa. Vedo Daniela che ci osserva, le braccia conserte e la bocca piegata in un sorriso ambiguo, pieno di soddisfazione e di promesse. Michela è ancora sdraiata poco lontano, il volto stravolto, ma lo sguardo acceso come quello di una santa rapita dalla visione. Nessuna di noi parla, nessuna osa rompere l’incantesimo che si è creato. Sento solo il battito del mio cuore, il caldo tra le gambe, la voglia feroce di essere ancora e ancora usata, guidata, sciolta nel piacere e nella vergogna.

Resto ferma così, a quattro zampe, con il plug che mi tira il culo verso l’alto, e continuo a leccare anche quando non c’è più niente da raccogliere, solo per dimostrare che posso, che voglio andare oltre il limite, oltre la soglia del ridicolo, della bestialità. Ogni fibra del mio corpo è tesa nell’attesa del prossimo comando, della prossima umiliazione che mi farà sentire ancora più viva, ancora più reale.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 6: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi cinque!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...

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