Il segreto.
Classici ragazzi del muretto che si vedevano tutte le sere e chiacchieravano fino a tardi. Giornate d'estate molto lunghe, difficili da passare chiusi in casa. Ed allora si stava li, quasi al limite del paese, in zona poco abitata, anche perché si poteva far chiasso quanto si voleva.
L'idolo del gruppo era Fausto, un ragazzo più grande poco meno che ventiseienne, uomo già fatto, fisico adulto abbastanza imponente, sia come altezza che come corporatura. Pelosissimo e barba nerissima lunga.
Fausto faceva lavori di campagna con il trattore, occasionalmente portava pure il camion per fare trasporti di ortaggi in città. Era un ragazzo molto buono tutto sommato, ma nessuno lo avrebbe mai fatto arrabbiare. Non si sa mai.
Fausto aveva l'abitudine di passare da li qualche minuto, non di più. Poi saliva in alto nella collinetta verso una casa matta posta proprio in cima. Dicevano che ci andava perché lassù si fumava gli spinelli, senza rischiare di essere visto da suo padre. Probabilmente era anche vero, ma c'era pure dell'altro.
Riccardo, detto "il piccolo" per via della sua statura, aveva 19 anni, ma ne dimostrava molti di meno. Fisico magro e minuto, piccolo di statura intorno ad un metro e sessanta. Abitava in paese da pochissimo, ma quasi subito era stato accettato nel gruppo perché sapeva suonare la chitarra. Ancora non si era introdotto benissimo nel gruppo e non aveva ancora capito granché di diverse cose che vedeva.
Ad esempio: Fausto ogni tanto passava di li, faceva un sorrisetto ad uno dei ragazzi, poi lo prendeva per mano e lo portava su con lui. Certo, si poteva pensare che salisse su con lui per fumare insieme, ma perché quel gesto di prenderlo per mano, così strano? Riccardo non si capacitava di questa cosa qui. Aveva visto anche altri due salire su con Fausto, ma non li prendeva per mano e neppure aveva stampato in viso quel sorrisetto. Con quello doveva essere qualcosa di un poco più particolare pensò.
Poi, quando l'episodio vide che si ripeteva spesso, non riusciva più a tenere a bada la sua curiosità, e chiese ad uno dei ragazzi con cui aveva più confidenza.
"Perché lo prende per mano e lo spinge ad andare su con lui? E' strano mi pare, no?"
Il ragazzo fu prima reticente, e fece finta di non capire, ma quando Riccardo incalzò ancora sul fatto che la cosa gli sembrava troppo strana, rispose, sebbene senza dilungarsi troppo.
"Si fa fare i pompini. Ma tu non lo dire a nessuno, che non sta bene che si sappia. E' una cosa loro. Fatti gli affari tuoi."
Riccardo, presagiva qualcosa del genere, anzi quasi lo sperava. La cosa tra l'altro lo eccitava enormemente. Pure lui aveva certe pulsioni che cercava di tenere a bada, un po' per paura che diventasse un vizio, ma anche per convenzione sociale. Però sogni erotici con maschi irsuti come Fausto ne faceva parecchi e poi al risveglio si trovava tutto bagnato. Proprio un pompino non sapeva se sarebbe riuscito a farlo, ma magari toccarlo intimamente o sulle cosce ed il petto, si. Gli veniva duro solo al pensiero.
Poi si rivolse al suo amico e gli disse:
"Ma non mi puoi liquidare così, almeno spiegami come lo sai."
"Senti, lo vuoi proprio sapere?"
"Ci ha provato pure con me. Prima mi ha fatto fumare, poi si è presentato col cazzo fuori. Ma niente da fare, mi fa troppo schifo. Stavo dando di stomaco. A quel ragazzo evidentemente piace. Non vedi come lo guarda?"
"Per carità, Fausto è uno dei miei migliori amici, però questo no, non mi va."
Poi raccontò in modo più aperto tutta la storia.
"Ti sembrerà strano, ma a Fausto piace farlo anche con i maschi. Non so se è realmente attratto o lo fa solo per porcaggine ed ha una sessualità eccessivamente esuberante. Una volta lassù si incontrava con una donna sposata del paese. Sentivamo i suoi gemiti fin da qui. Poi la cosa finì di colpo. E dopo un poco nei momenti in cui era più caldo ed eccitato iniziò a chiamare su ragazzi per vedere se ci stavano. E' toccato un poco a tutti credo. Uno dei ragazzi che non aveva capito granché di quel che voleva quando lo ha chiamato su, credendo fosse solo per fumare, ad un certo punto lo abbiamo visto correre giù di filata. Ora abbiamo chiarito credo, e la cosa non si è più ripetuta. Anche perché ha trovato questo qui che ci sta evidentemente."
I giorni che seguirono Riccardo iniziò a guardare Fausto con molto più interesse, sperando persino che se ne accorgesse.
In una settimana, almeno 3 volte, Fausto era arrivato, qualche scambio di chiacchiera, qualche battuta, e poi solito sorrisetto al ragazzo, lo prendeva per il polso e lo portava su lungo il vialetto quasi a spingerlo su.
Non era convinto che al ragazzo piacesse così tanto, ma se ci andava, evidentemente si.
Fu una domenica mattina che Fausto si intrattenne un poco di più. Con Riccardo stranamente hanno anche parlato un bel poco. Prima solo qualche saluto accennato, ma niente più. Chiacchierarono una mezz'ora. Poi lo guardò negli occhi e gli diede qualche buffetto sul viso. Il solito sorrisetto malizioso gli si presentò in viso. Poi fece un segno col capo, come dire "saliamo, ti va?". Riccardo si guardò intorno per vedere se gli altri guardavano. In effetti guardavano, ma sottocchio, senza darlo a vedere.
In un mare di incertezza, alla fine Fausto lo prese per il polso allo stesso modo di come faceva con quell'altro, che quel giorno non c'era, e Riccardo lo seguì."
"Però io non fumo spinelli."
Fausto sorrise divertito, come dire, non ti preoccupare ti faccio fumare un'altra cosa.
Il tragitto dal muretto alla casa matta avvenne veloce in pochi minuti.
Riccardo la aveva vista solo da lontano ed adesso la avrebbe vista pure dentro. Si trattava di una postazione contraerea probabilmente della seconda guerra mondiale. Una costruzione tonda con pareti molto spesse ed un ambiente all'interno dal diametro intorno a 3 metri. Una feritoia d'ingresso ed una grande apertura da un lato, da cui si vedeva il sentiero dal quale si accedeva. In effetti un posto ideale per incontri clandestini. Tra l'altro sulle pareti interne c'erano dei graffiti che non lasciavano nessun dubbio su come veniva utilizzata. Anni ed anni di gente che veniva a farci cose porche. Qualche cartone per terra, un paio di rotoli di carta igienica chiusi in una busta di plastica. Ambiente non proprio pulito ma per stare un poco in pace, senza occhi indiscreti, andava benissimo.
Riccardo non sapeva che fare, mentre Fausto cercava di mettere un poco in ordine dal giorno prima. Rimase a guardare fisso dalla finestra, e francamente era così imbarazzato da pensare solo di andarsene su due piedi.
Poi lo sentì avvicinarsi dietro e toccargli il sedere in modo molto rude. Trasalì a questa sua irruenza, anche perché non se lo aspettava che lo toccasse così all'improvviso. Ravanò un minuto buono le sue chiappette ancora dentro i pantaloni. Impastandolo come dovesse fare il pane.
Poi gli si avvicinò all'orecchio e gli chiese:
"Sei andato al bagno oggi?"
La domanda risuonò all'orecchio di Riccardo come qualcosa di assolutamente inopportuno e volgare. Stava per dirgli "basta così me ne vado", ma poi un calore fortissimo gli si sviluppò tra le bambe, mentre lui lo massaggiava con quella manona tra le gambe ed il sedere.
A quel punto disse con un filo di voce:
"Si sono andato ma non so se del tutto, non credo."
"vabbè non ti preoccupare, ora vediamo". Disse Fausto tranquillo, sicuro del fatto suo.
Detto questo, gli slacciò il bottone dei pantaloni, glieli abbassò dietro insieme alle mutandine e mise a nudo il suo culetto liscio e bianco. Poi lo sentì umettargli il buchetto di saliva, e subito dopo gli infilò il sui enorme dito così profondo da farlo trasalire.
"Ok dai vai bene così. Hai un bel culetto. In bocca non penso che sei molto capace, quindi lascia fare a me e non avere la minima paura, che non ti faccio niente di brutto. Solo devi stare fermo."
Dal canto suo, Riccardo non avrebbe mai pensato che volesse quello. Lui aveva in testa di toccargli il cazzo, magari di masturbarlo e fargli uscire la sborra. Ma sta cosa fatta così non la aveva messa in conto. Iniziava a capire perché quel ragazzo sembrava sempre un poco ritroso a seguirlo lassù. Altro che pompino! Lo fotteva.
Poi Fausto, che nel frattempo si era tolto pantaloni e mutande, gli prese la mano e se la portò sul suo cazzo.
Un cazzo magnifico, caldissimo, e duro duro. Riccardo era così eccitato da quel calore che emanava, che ad un certo punto, girò il viso verso di lui e gli fece un si con il capo.
Fausto infilò nuovamente molto profondo il suo dito indice dentro il suo culetto ed iniziò a metterlo dentro e fuori non tantissima saliva, sempre più veloce.
"Sei troppo teso. Non ti devi preoccupare perché non ti faccio niente di brutto. Vedrai che ti piace invece. A quel ragazzo che porto su, un poco piace".
Era quell'un poco che a Riccardo non convinceva tanto, ma era così preso da quel momento estremamente eccitante, e ad un certo punto, mentre quello ravanava nel suo buco col dito, gli venne da piegare le gambe.
"Ecco, bravo così, vedi che hai capito?"
Fausto iniziò a ravanarlo molto forte col dito, forse addirittura con due. Poi sfilò le dita ed in una frazione di secondo gli entrò la cappella dentro. Riccardo era appoggiato alla finestra e guardava giù verso il vialetto.
"Guarda, guarda giù verso quell'albero di pesco. Concentrati li a guardarlo e intanto stai fermo. Guarda sempre li anche se senti un poco di fastidio. Fidati che non succede niente."
Detto questo, Fausto lo fece piegare ancora un poco e iniziò a spingere forte. Qualche secondo dopo Riccardo si sentì pieno fino infondo del suo cazzone. Fastidio terribile come se si sentisse squartato in due, ma a parte un gemito di dolore continuò a guardare l'alberello di pesco e non si mosse di un millimetro. Gli scendevano le lacrime ma continuò a starci prendendo le sue direttive. Fausto non era stato per nulla corretto nel fare in quel modo così rapido e rude, però la situazione in fondo gli piaceva. Si lasciò trombare anche se non provava granché di piacere dalla cosa, e si sentiva anche un poco umiliato in quella posizione. Però aveva molto più chiara la sua natura.
Inutile a dirlo: Fausto gli ha sborrato dentro al culo e sgocciolò tutta quanta la sborra dopo qualche secondo. Poi gli passò un bel pezzo di carta igienica e lo fece pulire.
"Domani ci sei al muretto? Questa volta giuro, non te lo faccio il culo, anche perché penso che domani ti brucerà parecchio. Voglio insegnarti a fare i pompini. Ti va?"
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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