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Gay & Bisex

L'appendicite


di nuovorizzonte
19.11.2025    |    4.226    |    6 9.6
"Gli ho dato qualche altro colpo ben assestato per affondo ed intensità e l’ho fatto felice! Gli sono crollato addosso, ero in un bagno di sudore..."
Quella sera di Luglio di tanti anni fa ero a casa e la riunione di famiglia era appena finita quando il mio telefono squillò: Manuele non si faceva sentire da piú di un mese ed io ero troppo e solo concentrato sulle decisioni da prendere al lavoro.
“Ciao! Ma che sorpresa! Come stai?”
“Eh, adesso bene! Domani torno a casa.”
“Vacanza ristoratrice?”
“Magari… Mi trovo in ospedale.”
“Ah! Mi dispiace...”
“Grazie! Adesso è tutto a posto.”
Alcuni giorni prima aveva cominciato ad avvertire, al lato destro dell’addome, un dolore che aumentava di intensità e il medico lo aveva mandato in ospedale, dove gli avevano confermato la diagnosi: appendicite. Operato, l’intervento era andato bene e il decorso post operatorio procedeva nel migliore dei modi.
Mentre raccontava, però, mi accorsi che il tono della sua voce diventava sempre piú divertito e, conoscendolo, una certa curiosità si insinuò nei miei pensieri.
“E l’ospedale… il reparto, com’è?”
“Tutti bravi, tutti gentili. Anche… disponibili...”
“Lo immagino. Vi trovate lí e non in ferie, in piena estate...”
“Sí, ma la disponibilità ci sarebbe stata anche in pieno inverno. Con me di sicuro.”
Avvertii in lui una risata trattenuta e in meno di un secondo cominciai a pensare alle varie infermiere di notte e di giorno cinematografiche, ma in versione spalle larghe, braccia e toraci da nuotatori, glutei e gambe abbinati ai piani di sopra. E non aggiungo altro.
“Medico? Infermiere?” Perché a quel punto avevo già capito tutto.
“Infermiere.”
Silenzio.
“E...”
“E il pomeriggio del giorno del mio ricovero, quando è entrato nella stanza per somministrare la terapia all’altro paziente e ci siamo visti per la prima volta, il mio radar si è acceso e ha cominciato a fare bip! bip! bip!”
Ridiamo di gusto, ma subito gli chiedo:
“«Infermiera» o infermiere? Stavi male però il radar si è acceso a tempo di record!”
“No, no: altroché! Conosci i miei gusti: non solo sempre e solo uomini, ma sai pure che uomini! Decisamente un bel maschietto! Comunque, la sera dopo… A proposito: hanno rinviato l’intervento di un giorno… La sera dopo, erano le dieci passate, entra in camera e mi dice:
«Vieni! Andiamo a fare la tricotomia.»
«Cosa?»
«A tagliare i peli.»
«Scusa, non sapevo che si dicesse cosí. Aspetta, prendo il rasoio.»
«No, no, te lo devo dare io. Andiamo.»
Entriamo nella stanza delle ecografie e mi dice di distendermi sul lettino, già pronto con la carta pulita e ben distesa. A quel punto ho fatto l’ingenuo e gli ho chiesto:
«Perché? Non mi dai il rasoio e poi vado in bagno?»
«No, devo farlo io perché io so quale parte depilare.»
Mentre mi distendo va verso la porta, fa finta di chiudere meglio il paravento lí vicino, poi lo urta, torna indietro: forse pensava che non mi accorgessi che tutta quella manovra serviva solo per girare la chiave. Con un cenno degli occhi mi fa capire che devo abbassare i pantaloni del pigiama e gli slip, faccio il timido e li sposto fino a far intravedere il pelo gioielloso...”
Scoppiamo a ridere, ma non faccio domande, non dico niente per gustarmi il suo racconto e soprattutto il suo tono scanzonato.
“Avevo notato che non aveva indossato i guanti… Ha preso un rasoio dall’armadietto, mi ha abbassato un altro po’ gli elastici dal lato destro ed io mi sono rilassato; ho chiuso pure gli occhi per gustarmi meglio quello che mi faceva e quello che ero sicuro mi avrebbe fatto...”
E cosí, con leggeri tocchi di polpastrelli e perizia tricotomiologica, il solerte infermiere si dedicò alla rasatura del bruno pelo del mio “paziente” amico. A mano a mano che gli elastici si abbassavano e il pelo cadeva rasato e diminuiva, un certo turgore aumentava, tuttavia trattenendo i fremiti in attesa di essere l’oggetto da maneggiare e depilare con cura; e pure la grossa sacca maschia, pendula e piena, aspettava fiduciosa di ricevere quel trattamento tanto inaspettato quanto gradito.
“Me ne stavo rilassato e beato, con gli occhi chiusi, e ad un tratto mi si è appoggiato contro il braccio destro che tenevo piegato sul petto: ho pensato che volesse baciarmi, e invece subito dopo ho sentito un alito caldo proprio lí e dei colpetti di punta di lingua sulla testolina ormai quasi tutta scappellata. E’ stato un attimo: ha ingoiato tutto e ha iniziato a farmi un servizio da vero professionista. Anzi, proprio da infermiere! A quel punto ho sollevato il busto per vederlo all’opera e per partecipare. Mi conosci: ho resistito pure troppo a star fermo. Con la destra ho cominciato ad accarezzargli la testa, con la sinistra ho abbassato pigiama e mutande. Ha finito di togliermeli lui… Ho messo le gambe penzoloni fuori dal lettino, l’ho sollevato e a quel punto l’ho baciato io con tutta la mia passione per fargli capire chi ero… Ci siamo spogliati che sembravamo due attori… L’ho piegato sul lettino… Un culo da urlo che non mi aspettavo! Oh! Tre o quattro preservativi nella tasca della divisa, per farti capire l’infermiere… Nemmeno sapesse che ero in astinenza da prima di cominciare a star male. Dopo il primo assalto, per non farsi sentire, mi ha fatto ridistendere: ha preso il controllo con uno smorzacandela ma mi sono rialzato subito col busto per stringerlo a me e dondolarmelo a piacimento. Alla fine l’ho ringraziato con la mia specialità: mi sono messo in piedi davanti al lettino, l’ho fatto distendere, l’ho tirato a me, gli ho alzato le gambe e...”
Io non parlavo piú: ci conoscevamo da oltre un anno, avevamo goduto dei nostri allora giovani corpi tutte le volte che avevamo potuto, sapevo come fremeva, come vibrava…
“Sai come mi ha fatto venire? Mi ha detto: «Ingravidami!» Ho visto rosso: mi sono tornate le forze non so nemmeno io da dove. L’ho pompato-pompato, ad un certo punto l’ho guardato in faccia per vedere come stava: una maschera di piacere, ormai stremato ma determinato a resistere. Gli ho dato qualche altro colpo ben assestato per affondo ed intensità e l’ho fatto felice! Gli sono crollato addosso, ero in un bagno di sudore. Mi ha stretto forte con le braccia e le gambe e ha goduto pure lui, senza toccarsi, solo col contatto della mia pancia.”
“Azz! E bravo l’amico mio! Scusa: ma lui? Non ha voluto altre attenzioni mentre lo facevi tuo?”
“Ho provato a prenderglielo in mano… Un bell’uccellotto fatto bene pure il suo, ma non ha voluto. Si è goduto tutto quello che mi ha fatto lui prima e che gli ho fatto io dopo. Ed è venuto cosí, dopo di me, proprio come ti ho raccontato.”
“Mmm… E tu mi dici tutto questo al telefono? Dopo piú di un mese che non ci vediamo… Con questo caldo che mi manda gli ormoni a mille e a quest’ora tarda, prima di andare a dormire? Non si fa cosí. Che razza di amico sei?”
Ridiamo insieme, ma io un po’ meno di lui e poco convinto.
“Te l’ho detto: domani esco. Fammi guarire quanto basta e… Oh! Ma secondo te a quanti ho raccontato e a quanti racconterò questa storia?”
“Ma adesso? Stanotte? Nei prossimi giorni?”
“Intanto, sarai tu a...”
“Grazie, ma le cicatrici fresche mi fanno impressione!”
“Figurati se staremo a pensare alla cicatrice. E comunque non hai capito!”
“…?…?”
“Vuole rivedermi insieme al mio scopamico piú affiatato!”
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