Gay & Bisex
La vera natura
19.07.2026 |
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"Succhio con assoluta maestria, insalivando per bene la zona intorno alla cappella per poi scendere con la lingua fin sotto le palle, un po' ispide per via di una rasatura frettolosa (a fine..."
«L’estate è ormai iniziata e, mentre gli italiani si preparano a trascorrere qualche giorno di meritato riposo, ecco che sta per abbattersi sul Paese la terza delle ondate di calore previste per questo periodo. A detta degli esperti sarà quella che porterà con sé le temperature più alte, che raggiungeranno picchi estremi, segno ormai evidente del cambiamento climatico in corso. Ma come proteggersi e come proteggere le popol… bla, bla, bla…» annunciava la buonamica dagli schermi del tg, i cui servizi sembravano i pensierini che componevo in quinta elementare.Urgeva un rimedio.
Il solito: una breve sculettata lungo le rive del fiume fino all'ingresso del bosco noto a pochi, un rapido infrattamento, la discesa lungo le rocce e finalmente il fiume che, sebbene in evidente stato di sofferenza, regala una minima frescura dalla canicola.
La spiaggia, oltre a essere difficilmente raggiungibile, si trova davanti a un tratto non balneabile a causa delle forti correnti e delle rocce impervie al centro del suo alveo; ma, soprattutto, è recensita come uno dei paradisi gay e per nudisti della zona. Questo mi porta a elencare alcuni dei suoi innegabili pregi:
- Niente bambini frignanti con relativi palloni vaganti in mezzo ai coglioni.
- Un andirivieni costante di manzi, quantomeno da ammirare da dietro le lenti dei miei nuovi occhiali a goccia.
- Guardoni a volontà e, di conseguenza, esibizionisti più o meno esposti.
Tra questi spicca la sottoscritta, che può così esibire il suo nuovo perizoma.
Cosa c’è di meglio, infatti, che starsene spaparanzati al sole — con la possibilità di retrocedere in zone d’ombra — completamente nudi o quasi, sotto gli occhi di tutti? Magari ammiccando qua e là per vedere di racimolare qualcosa in più dei semplici segni del triangolo in mezzo alle gambe o del sottile cordino sul retro, sfruttando quindi la sopracitata boscaglia.
Riempita la mia zainetta anche dei buoni propositi pomeridiani, raggiungo l’ambita meta.
Scelgo un posto comodo, non troppo nascosto perché voglio essere ammirata da chi passa, ma che sappia anche garantire un minimo di intimità e privacy nel caso si arrivasse a consumare (e non mi riferisco alle banane, ottima fonte di potassio, che mi sono portata per merenda). Stendo il mio asciugamano con gli unicorni sulla sabbia, mi spoglio per infilarmi il mio nuovo acquisto online e prendo il flacone dell’olio solare.
So perfettamente che poco distante, tra le frasche e non, c'è gran movimento: i passi leggeri sulla ghiaia, i periscopi della fauna fluviale puntati sulle prede e, come colonna sonora, qualche gemito soffocato di chi ha già flaggato i punti precedenti.
Insomma, c'è esattamente tutto ciò che qualsiasi signorina a modo desidererebbe in un torrido pomeriggio estivo.
Inizio a spalmarmi l’olio con movimenti lenti ed esageratamente provocanti, partendo dai pettorali gonfiati a dovere per poi passare alla zona addominale, costruita a suon di pilates in palestra. Ne verso poi una seconda generosa dose sui palmi e procedo lungo le cosce, risalendo da dietro fino ai miei glutei sodi. Li massaggio con insistenza, facendo scorrere le dita sotto il filo argenteo del perizoma per assicurarmi che brillino per bene al sole, vista tutta la fatica che mi sono costati.
Ed ecco che, mentre mi volto lentamente per mettermi prona, dallo schermo della vegetazione escono due marcantoni: torso nudo per entrambi con annesso ricamo di pelo chiaro per il biondo e scuro per il moro, e uno slippino fluo talmente stretto che anche la meno fantasiosa delle donne non fa la minima fatica a immaginare quale tesoro vi si celi.
«Oh cielo…» sospiro, calandomi la tesa del cappello per nascondere il mio sguardo solo apparentemente pudico.
Nel frattempo, il mio amico tra le gambe è già al riparo sotto di me, in quanto passato repentinamente dalla dimensione di "missile digitale" (cit. Venus Alfa di Grande Mazinga) a quella di "missile centrale" (cit. Mazinga Z), già pronto sulla rampa di lancio.
Per gli amanti del genere, anche le due paia di piedi che ho a pochi centimetri dal naso manderebbero in visibilio tutti gli iscritti al noto canale di contenuti, senza contare il fatto che, risalendo con lo sguardo, i polpacci e le cosce pelose completano quella divina visione.
«Dove ci mettiamo?» chiede il moro voltandosi ed esponendo un lato B che non ha nulla da invidiare al mio.
«Non so…» fa il biondo di rimando, esibendo a sua volta un fondoschiena da paura.
Rimango immobile, con le mani sotto il mento. Inarco leggermente la schiena solo per offrire una visuale ancora migliore delle mie natiche oleose. I due si guardano, capendo al volo l'invito, e si inginocchiano al mio fianco, uno alla mia destra e uno alla mia sinistra.
«Possiamo?» chiedono posando gli zaini.
Per tutta risposta mi volto e, con mossa molto sensuale, mi sfilo il perizoma.
Il moro alla mia destra sorride nel folto della barba scura. Il biondo ammicca, scadendo nella più becera e classica delle banalità da spiaggia: «Passami la crema!»
«Attento che è ap…» ma non fa in tempo a finire la frase che uno schizzo candido cade dritto sul mio addome.
«Mi… Ci dispiace…»
«Beh, allora non state lì come due statue… Datevi da fare per rimediare, o devo pensarci io?»
Non se lo fanno ripetere due volte e iniziano dolcemente a spalmarmi il residuo di crema sulla pelle. Le mani furbastre, però, scendono rapide verso il pube depilato e cominciano a massaggiarmi anche l’uccello.
«Ne vuoi un po’ anche qui di crema?» chiede il biondo con malizia.
«Sì, ma non di quella solare…»
Il ghiaccio si è definitivamente sciolto (con questo caldo, del resto, è inevitabile) e il successivo scambio di battute ne dà la conferma immediata:
«Secondo me questa è una troia succhiacazzi.»
«Sì, e secondo me è pure una troia rotta in culo. Guarda che perizoma da zoccola.» e così dicendo, il biondo afferra il mio costumino appena sfilato iniziando a rigirarselo tra le dita e avvicandoselo al naso per annusarne a fondo il profumo.
«Di cosa sa?» chiede il moro.
«Non saprei. Proviamo a chiederlo direttamente a lei? - e me lo allunga proprio sotto il naso - Allora!? Di cosa sa?»
«Ma di cosa vuoi che sappia! Di cazzo, ovviamente!» sbuffo per l'ovvietà della risposta.
Mi alzo ed ancheggiando mi dirigo verso il bosco.
«Mi sa che hai proprio ragione! - conclude soddisfatto il moro e, una volta raggiuntami, tira finalmente fuori dallo slip fluo un cazzo di discrete dimensioni - Adesso vediamo come lo succhia!» aggiunge.
'Finalmente!' esclamo mentalmente, mettendomi in ginocchio per ritrovarmi quel pezzo di carne esattamente davanti alla faccia. Sono già eccitata come un cane con l'osso, e ora che posso entrare in azione chissà dove andremo a finire. Senza proferire parola, mi infilo l’asta completamente in bocca, spingendola fino in gola, e inizio a succhiare con foga.
«Eh sì, decisamente avevo ragione! Guarda come lo ingoia tutto!» commenta, mentre il mio livello di eccitazione raggiunge vette iperboliche.
Succhio con assoluta maestria, insalivando per bene la zona intorno alla cappella per poi scendere con la lingua fin sotto le palle, un po' ispide per via di una rasatura frettolosa (a fine servizio ti do il numero della mia estetista: è bravissima e non provoca né dolore né irritazione, penso). Sento i suoi gemiti di profonda approvazione: gli sto dispensando una fellatio coi fiocchi.
«Scusa, ma questo non lo consideri?» si lamenta il biondo, esibendo fiero la sua erezione.
Senza fiatare, sposto le attenzioni della mia lingua sull'altra asta, non molto differente in quanto a dimensioni e sapore da quella che ho appena lasciato. Lo sento fremere sotto le mie lappate; il suo cazzo è ormai lucido e bagnato della mia saliva e dei suoi stessi umori. Sollevo lo sguardo e lo ammiro mentre si titilla i grossi capezzoli che svettano dal manto dorato dei pettorali.
Sento una mano, invece, accarezzare il mio fondoschiena. Il moro è scivolato dietro di me e inizia a lavorarmi il sederino. Afferrandomi saldamente per i fianchi, mi solleva le natiche all’altezza del suo cazzo duro e svettante. Mi apre per bene le chiappe e, con una spinta decisa, mi ficca prima uno, poi non so quante dita nel culo per allargarmi. Non mi ritraggo, anzi, offro la mia fighetta anale ancora più lascivamente, continuando nel frattempo a succhiare avidamente il cazzo del moro davanti a me.
Finalmente le dita si ritraggono e sento il calore della sua cappella iniziare a farsi largo in me. A questo punto non posso fare altro che arretrare ulteriormente con il bacino ed accoglierlo completamente: è caldo, enorme, tutto dentro di me.
Mi ritrovo dunque con un cazzo in bocca e uno in culo che si muovono alternati e ritmicamente, in una sintonia perfetta: uno entra in gola mentre l’altro esce dalle mie viscere, per poi scambiarsi reciprocamente i ruoli. Su e giù, dentro e fuori. Sto godendo come non mai, confermando la mia vera natura: troia nel profondo all'anima.
Mi stanno scopando in due… Quante volte, masturbandomi a casa, ho sognato di essere messa in mezzo da due cazzi che mi sbattono a loro piacimento; ora il mio sogno si avvera. Il mio, e il loro godimento, si moltiplica dato che i due si alternano nei miei buchi: quello che mi sbatte il culo finisce nella mia bocca e quello che ho appena finito di succhiare prende possesso delle mie viscere, ormai fradice di saliva, sperma e umori. Chi mi scopa il culo si sfila completamente per poi, con un affondo piacevolmente violento, farlo rientrare tutto d'un tratto, con i coglioni che sbattono rumorosamente contro la mia pelle oleosa.
'Che troia che sono, e quanto godo…' penso tra me e me, mentre continuo ad avvolgere con le labbra l'asta turgida del partner davanti a me.
«Cosa ne dici di cambiare posizione?» suggerisce il biondo.
Approvo, ovviamente! Mi metto a cavalcioni sopra di lui, impalandomi sul suo cazzo, e ricomincio a succhiare il moro, posizionato a gambe divaricate proprio di fronte alla mia faccia. I colpi di reni fanno salire e scendere il mio bacino lungo l'asta del toro sdraiato. Sento il mio membro sbatacchiare contro i nostri addomi ad ogni affondo, finché, stanco per il ritmo forsennato, chiedo un attimo di tregua. Rimango immobile, con tutto quel bastone piantato dentro di me che pulsa al pari del mio sfintere sfondato a dovere da quell'andirivieni mentre le pareti interne si contraggono ritmicamente per avvolgere meglio l'asta. In bocca ho sempre il manganello del moro mentre le mani avvolgono le sue natiche mantenendomi in equilibrio.
La cavalcata prosegue furiosa: ancora un cambio di scena ed è il moro che adesso mi sta trapanando da da sotto.
Dura poco, perché arriviamo a fine corsa praticamente tutti e tre insieme. Il moro mi scarica negli intestini fiotti di sperma caldo e colloso, un vero e proprio clistere di sborra che, penetrandomi nelle viscere, fa sì che quasi simultaneamente il mio stesso cazzo inondi di getti copiosi e lunghi il petto del biondo, lambendogli il viso. Quei fluidi vengono immediatamente reintegrati proprio dal biondo, che mi riempie la gola con la sua crema calda e aspra, placando momentaneamente la mia sete.
Come recita il detto popolare, tutto ha un inizio, tutto ha una fine: ripulisco ben bene con la lingua le due cappelle ancora grondanti di sperma e umori vari mentre i due ragazzoni si prendono cura della mia.
«Allora, hai trovato utile la crema al cazzo?» chiede il biondo mentre, dandomi una pacca sul culo sudato, prende posto sul suo asciugamano.
«Utile? Miracolosa direi!»
Tutti e tre scoppiamo a ridere prima di salutarci, ripromettendoci di rivederci presto.
«Una pizza tra amici, magari…» suggerisce il moro agitando la mano mentre si allontana.
E la mia mente già immagina, serena, una gang-bang…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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