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Gay & Bisex

LA CLASSE DELL'UOMO MATURO 4 - Frottage


di occhivivi
29.03.2026    |    651    |    6 9.3
"Era scuro, massiccio, con una cappella rosea e prepotente che sembrava pulsare di vita propria..."
(continua dai capitoli precedenti)

Nei due giorni successivi, l'università era diventata un fondale sfuocato. Seguivo le lezioni, prendevo appunti, ma la mia mente era rimasta incastrata in quel vicolo dietro il negozio. Rivivevo ossessivamente ogni istante: il sapore metallico e caldo del cazzo di Italo, il suono secco delle sculacciate che mi avevano arrossato la pelle, la sensazione di essere guardato come un pezzo di carne da Gabi e Yannis. Ogni volta che mi ritrovavo solo in bagno o in camera, finivo per eccitarmi al punto da dovermelo menare furiosamente, con un’intensità che non avevo mai provato prima. Non era più solo curiosità; era diventata una fame fisica.

Dopo l’ultima lezione del secondo giorno, non presi il treno per tornare a casa. Mi diressi verso il centro, ma evitai l’ingresso principale di Zeus. Non ero ancora pronto per lo sguardo di Gabi. Mi infilai nel vicolo laterale e, con il cuore che mi rimbombava nelle orecchie, premetti il campanello anonimo vicino alla porta di ferro.

Venne ad aprire Yannis. Visto da vicino, in quella luce grigia, sembrava ancora più enorme. Indossava una canottiera nera che faticava a contenere le spalle massicce e dei pantaloni da lavoro pieni di tasche.
"Guarda chi si rivede," disse con quella sua voce cavernosa. "La nostra puttanella ha ritrovato la strada."
Mi fece cenno di entrare e mi spinse quasi subito nel suo ufficio: un buco ricavato tra le scaffalature, con una scrivania di metallo e un odore intenso di tabacco e magazzino.
"Cercavo Italo," mormorai, cercando di darmi un tono.
"Italo non c'è oggi. Ma ci sono io. Che ci devi fare con lui? Ti manca la sua boccetta di profumo?" mi chiese con un sorrisino beffardo.

Iniziammo a parlare e, non so come, la conversazione si fece subito intima. Yannis voleva sapere tutto. Mi chiese fin dove mi fossi spinto con Italo la volta precedente. Non sapevo se si fossero già parlati, se Italo gli avesse fatto un resoconto dettagliato, ma la vergogna mi spinse a essere sincero. Gli raccontai del pompino, delle dita nel culo, della sborrata nelle mutande.
Yannis ridacchiò, grattandosi la barba scura. "Bravo Italo. Ha scovato un bel culo vergine da rompere. Non vedi l'ora, eh?" e intanto si portò la mano al pacco, sistemandoselo con una naturalezza che mi mandò il sangue alla testa.
Ero confuso, eccitato e spaventato. "Ma... quando torna Italo?"
"Domani, forse. Ma non è sicuro. Se vuoi esserne certo, puoi passare davanti a chiedere a Gabi... oppure puoi accoccolarti qui tra le mie gambe e chiederlo nel modo giusto."
Allargò le gambe, seduto sulla sua poltrona, e mi fece cenno di andare a cuccia lì in mezzo, tra le sue ginocchia.

Andai in ginocchio, sentendomi piccolo come non mai. "Aprila," ordinò indicando la sua patta. "Questa parte del lavoro ormai la conosci". disse con tracotanza e intenzione di umiliare.
Con le mani che tremavano leggermente, tirai giù la zip e gli scovai il cazzo. Era una roba mostruosa, sproporzionata rispetto a tutto quello che avevo visto in vita mia. Era scuro, massiccio, con una cappella rosea e prepotente che sembrava pulsare di vita propria. Lo guardai ammirato, quasi ipnotizzato. Yannis si stiracchiò sulla sedia, chiudendo gli occhi.
"Succhia," disse soltanto.
All’inizio era quasi moscio, ma con la bocca e la lingua sentivo la carne prendere consistenza sotto i miei occhi, diventando un’asta di ferro scura. Quando provai a staccarmi per ammirarlo meglio, Yannis mi afferrò la nuca con la sua manona e mi rimise a pompare, senza troppi complimenti.

Dopo un po' si staccò lui. "Alzati. Fammi vedere se hai ancora gli slip che ti abbiamo venduto."
Eseguii. Mi calai i pantaloni rimanendo in mutande davanti a lui. Yannis mi fece girare per valutarmi il sedere.
"Ci sarebbero modelli molto più sexy per uno come te," disse rialzandosi e venendomi dietro. "Mettiti a pecora sul tavolo. Tieni pure gli slip."
Mi piegai, sentendo la sua ombra coprirmi interamente. Tirò fuori il suo cazzo enorme e lo poggiò sopra il tessuto bianco degli slip, proprio nel solco tra le chiappe. Iniziò a strusciarlo con forza, schiacciandomi contro il tavolo col suo peso da gigante.
"Tranquillo," sussurrò al mio orecchio, "il mio non è roba da verginelle. Se entro con questo, cammini storto per un mese. Accontentati di questo, per ora."
Continuò a spingere e a strusciare con una violenza controllata, finché non lo sentii sussultare. Una scarica di calore mi inondò il sedere attraverso il cotone degli slip. Aveva sborrato sopra di me.

Mentre mi rialzavo intontito, lui andò a rovistare in una scatola. Ne tirò fuori un paio di slip femminili, coprenti ma non troppo, di seta, avorio coi bordi neri.
"Tieni. I tuoi ormai sono da buttare, inzuppati della mia sborra. Mettiti questi. Se ti presenti a Italo con roba come questa, di classe lui ti scopa con gusto."
Non avevo alternative. Mi infilai quel pizzo sottile, sentendo la sensazione strana e proibita del tessuto femminile sulla pelle ancora calda. Yannis sembrava soddisfatto. Mi rivestii velocemente, sistemandomi i jeans sopra quel segreto avorio.
"poi passerai a roba meno virginale, lo devi far contento al tuo uomo" disse dandomi una pacca sul sedere vestito.

"Domani trovi Italo. Vieni," mi disse accompagnandomi alla porta secondaria. Mi diede una nuova pacca pesante sul culo, proprio dove sentivo ancora l'umidità del suo seme. "Poi, un giorno... chissà," aggiunse toccandosi di nuovo il pacco.
Uscii nel vicolo, respirando l'aria fresca della sera. "Un giorno chissà," ripetei tra me e me, "ma meglio non pensarci"
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