Equazione impossibile
Kimboy74
Il viaggio in treno fu lungo: Milano, Monaco di Baviera. Sul treno conobbe il professore Antony. Gli raccontò la sua storia. Antony gli offrì un lavoro ben retribuito in nero, per non farlo rintracciare. Non capiva bene l'inglese, ma firmò un contratto prestampato.
Giunto a Monaco, Antony gli mostrò l'alloggio. Lo condivideva con un altro italiano, Andrea. Occupata la sua branda, lo aspettò per ore poi si addormentò.
All' alba arrivò un uomo magrolino e basso. Si presentò, e l'uomo gli disse: "Sei quello che mi dà il cambio, io ho finito, auguri visto che inizi domani, " "grazie" rispose lui, "ma in cosa consiste il lavoro?" "Non hai letto il contratto vero? Domani vedi! Ciao ,Io parto vado in Cina "
L'indomani il professore gli spiegò che doveva stare legato con un'imbragatura a 5 cm da terra, nudo, e chi aveva voglia poteva abusare di lui tranquillamente. Lo attaccò e gli infilò il suo cazzo dritto in culo. Gridò mentre gli ospiti lo incitavano. Accanto c'era un grosso contenitore pieno di vasellina. A turno lo inculavano, spingendo dentro i loro cazzi uno dopo l'altro senza sosta. Verso la mezzanotte sembrava finita, invece si presentarono tutti con i telefoni pronti a riprendere. Pensò a un bastone nel culo visto i precedenti, invece no: lo stavano marchiando a fuoco con la data del suo sverginamento sulla schiena. E così fu.
Per un mese fu inculato a raffica. Ogni sera lo legavano nudo, l'imbragatura lo teneva sospeso a pochi centimetri dal pavimento. Il primo uomo gli apriva le chiappe e gli spingeva dentro il suo cazzo senza pietà, facendolo urlare mentre il suo membro lo allargava il buco. La vasellina scivolava sul suo culo, ma non bastava a fermare il dolore quando un altro lo sostituiva, affondando a fondo e pompando dentro di lui fino a sborrargli dentro. Uno dopo l'altro lo montavano, lo riempivano di seme caldo che gli colava fuori dal culo dilatato. Alcuni gli tiravano i capelli mentre lo inculavano, altri gli schiaffeggiavano le natiche mentre lo fottevano. I telefoni registravano ogni spinta, ogni gemito, ogni volta che un nuovo cazzo gli entrava dentro. Il marchio a fuoco bruciava sulla schiena mentre continuavano a usarlo, uno, due, cinque, dieci uomini a notte. Il suo culo era sempre aperto, sempre pieno, sempre usato fino all'alba. Dopo 30 notti di questo trattamento prese i suoi cinquemila euro e partì verso la Romania.
Ora aveva un marchio piccolino sulla schiena, ma era libero. Si giurava che il dolore che aveva provato ad essere preso da non so quante persone non era nulla se paragonato a quello che si provava ad essere costretto a fuggire dal proprio stato.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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