Gay & Bisex
Amore o riconoscenza?
Nobilis69
09.06.2026 |
1.488 |
5
""Bene, allora stasera ti porto a cena, ma niente altro perché sei ancora immunodepresso"..."
Doc, ti prego non voglio morire..." Sandro, trent'anni, era un giovane oncologo al suo primo incarico. Aveva scelto quella specializzazione con la consapevolezza che, rispetto alle altre, il confronto quotidiano con la sofferenza fosse ampiamente maggiore.
Non credeva, però, in quel modo. Ogni giorno significava rendersi conto che più della metà delle persone che aveva in cura non sarebbero sopravvissute. Lo devastavano in particolare i giovani come lui, o anche più giovani. Quante volte si era sentito dire quella frase...
I suoi colleghi anziani lo rassicuravano sul fatto che, a lungo andare, avrebbe sviluppato la corazza necessaria per affrontare quella professione. Ogni medico, prima o poi, la sviluppa; e non è per cinismo, bensì per autodifesa nei confronti del male.
Sandro ancora non ce la faceva, però. Ogni volta che tornava a casa si portava dietro quelle facce devastate dalla chemio, che non riusciva a chiudere nell'armadietto insieme al camice.
A casa l'aspettava Andrea, il suo compagno. Si erano conosciuti durante l'università e avevano trovato casa insieme. Durante tutti quegli anni erano passati dalla convivenza a un'unione che ormai durava da più di dieci anni. Erano una bella coppia: non altissimi ma ben fatti, Sandro moro e Andrea chiaro. Non avevano mai nascosto la loro omosessualità, anche alla faccia di chi sghignazzava alle loro spalle o li prendeva apertamente in giro. Vivevano molto sobriamente la loro unione. Andrea faceva l'architetto in uno studio e meditava a breve di mettersi in proprio.
"Dai Sandrino... che hai stasera? Uno dei tuoi casi ti tormenta?"
"Sì, ma non voglio parlarne. Altrimenti ti annoio e basta".
"Ho io la terapia per te..."
E lo abbracciò stretto baciandolo. Mentre lo baciava, piano piano lo spogliava. Sandro lo lasciò fare, trovandosi ben presto nudo. Si spogliò anche Andrea.
"Dai, vieni con me... ci togliamo di dosso questa giornata..."
E lo portò sotto la doccia. L'acqua che scorreva fece un mezzo miracolo, portando via i pensieri foschi.
Continuarono a baciarsi fino a che Andrea non prese in bocca il pene di Sandro. Glielo lavorava lentamente, leccandolo e succhiandolo piano. Sandro era a occhi chiusi e si godeva quella fellatio. Poi Andrea si dedicò ai testicoli e al buco, che leccò con rara maestria.
"Andiamo sul letto..." disse Andrea.
Sandro non se lo fece ripetere. Sul letto la danza ancestrale dell'amore carnale ebbe il sopravvento su tutto. Si unirono vicendevolmente l'uno all'altro scambiandosi amore e sesso. Al termine, esausti, Sandro disse:
"Ho fame...".
Risero e andarono a cena. Questa scena si ripeteva quasi tutte le sere.
Poi, piano piano, Sandro si accorse che Andrea si era allontanato, che non aveva più lo stesso slancio del passato.
"Andrea, che succede?" chiese una sera.
"Nulla, perché?" Ma si vedeva da lontano che c'era qualcosa.
"Ti vedo e ti percepisco distante da un po' di tempo. C'è qualcosa che non va?"
Andrea era a testa bassa. Alla fine disse:
"Sì, Sandrino. C'è che non credo di farcela più a sostenere il tuo essere sempre triste e devastato dal tuo lavoro. Sarò sincero con te: ho incontrato un altro con il quale ho una relazione da un po' di tempo. Ridiamo, scherziamo e, sì, facciamo progetti di vita. Penso che andrò a convivere con lui. Tu hai dato per scontato la nostra relazione, ma non è più così per me".
Sandro restò senza parole. Andrea girò su se stesso, mise la giacca ed uscì. Rimasto solo, Sandro si mise a piangere.
Dopo pochi giorni Andrea traslocò dal nuovo compagno e Sandro rimase solo.
Si buttò sul lavoro cercando di dimenticare.
Passarono i mesi.
Un giorno accolse in ambulatorio un ragazzo di ventotto anni bello come il sole, alto e biondino naturale. La diagnosi era linfoma. Si chiamava Domenico, ma tutti lo chiamavano Mimmo. Sandro ci parlò a lungo, spiegandogli che il suo tumore del sangue con tutta probabilità sarebbe guarito, ma che avrebbe dovuto affrontare la chemio con tutti gli annessi e connessi.
"Doc, la prego, non voglio morire..."
"Non morirai, Mimmo. Non adesso. Te lo prometto".
E cominciò il calvario. Mimmo perse tutti i capelli, dimagrì vistosamente. Dovette fare anche un paio di trasfusioni.
Durante questo periodo, anche il nuovo compagno di Andrea finì in oncologia: tumore polmonare. Fu studiato in lungo e in largo, ma non c'era nulla da fare: era in uno stadio avanzatissimo, purtroppo condannato.
Andrea parlò con Sandro:
"Ma è possibile? Non ci credo! Non può morire così..."
"Purtroppo è così, Andrea. Il tuo compagno non ha chance. La chemio lo devasterebbe inutilmente".
"Voi medici... tutti uguali, una manica di stronzi... lo porterò da un'altra parte. Incompetenti!" gridava Andrea.
Sandro lo lasciò fare; purtroppo era preparato a quelle reazioni. Tutto questo avvenne davanti agli occhi di Mimmo e degli altri pazienti.
Andrea lo portò via e, qualche mese dopo, il compagno morì come Sandro aveva predetto.
Dopo un annetto di cicli di terapia, Sandro convocò Mimmo.
"Mimmo, siediti. Ti devo parlare".
"Oddio doc... che succede? Muoio?"
"Posso dirti invece che sei guarito! I tuoi esami mostrano la completa remissione del linfoma. Dovrai fare controlli per qualche anno, ma la chemio ha funzionato".
Mimmo si alzò in piedi e lo abbracciò piangendo. Poi lo guardò negli occhi e lo baciò. Un bacio vero, con tanto di lingua. Sandro lo lasciò fare, anzi...
"Caro il mio doc, il mio gay radar non mentiva. Ogni giorno che venivo per la chemio ti cercavo con lo sguardo. Mi sei piaciuto subito. Sei stato la mia forza per affrontare tutto questo. Senza di te mi sarei lasciato andare. Invece mi hai sostenuto con le parole e con le terapie, e alla fine mi hai guarito. Io ti amo, doc!"
"Attento a non confondere la riconoscenza con l'amore" disse Sandro commosso.
"No, no, il mio è amore! Amore vero con la A maiuscola!" E lo baciò di nuovo.
"Bene, allora stasera ti porto a cena, ma niente altro perché sei ancora immunodepresso".
"Uffa, che palle con 'sta storia..."
Andarono a cena quella sera e molte altre. Una volta Mimmo sfacciatamente gli disse:
"Ebbene? Visto che è tutto ok e che non sono più... immunocazzoqualcosa, come dici tu, che ne dici di farmi vedere la tua collezione di farfalle?"
"Ahahahah, ok. Vedrai che belle..."
Finirono a letto prendendosi in tutti i modi possibili previsti dall'umana natura in versione gay.
Mimmo era un vulcano. Si baciarono a lungo; Mimmo mugolava di piacere mentre Sandro gli succhiava il pisello. Era buonissimo e grondava precum a litri.
Poi fu il turno di Mimmo di succhiare Sandro, che si godeva quel pompino quasi come se fosse il primo.
Alla fine Mimmo disse:
"Prendimi, doc... fammi tuo. Voglio sentirti dentro di me..."
Sandro non si fece pregare. Lo prese alla missionaria guardando in faccia quel ragazzo miracolato che, mentre lo scopava, si smanettava allegramente.
Mimmo scopava da Dio e Sandro ne godeva a piene mani e a pieno pisello. Non avevano ruoli definiti, ma entrambi sapevano farsi del bene.
Una notte, al termine di un focoso sessantanove culminato con una gigantesca sborrata di entrambi, Sandro gli disse:
"Sicuro di voler stare con me? Lo sai che mestiere faccio e, a volte, quando torno a casa sono stanco e pensieroso. Pensi di poterlo accettare? Il mio precedente compagno non ce l'ha fatta e mi ha mollato dopo dieci anni di convivenza".
"Si chiamava Andrea, vero? Era quello che ti infamò quel giorno in ospedale?"
"Sì, era lui".
"Beh, lui non sa un cazzo sia del vostro lavoro che dello stare male. Io invece sì. Lo so eccome. Per cui so anche come ti devi sentire a volte nel comunicare certe notizie. L'ho vissuto sulla mia pelle. Quindi non ti preoccupare. Te l'ho già detto mille volte: io ti amo". E lo baciò dolcemente.
"E ora, se non ti è di troppo disturbo, gradirei molto una dose suppletiva di quel farmaco miracoloso che hai tra le gambe. Scopami, doc...!"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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