Gay & Bisex
LA CLASSE DELL'UOMO MATURO 3 - Zeus
29.03.2026 |
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Uscii nel vicolo, col cuore che batteva a mille e la sensazione che la mia vita da studente pendolare non sarebbe mai più stata la stessa..."
*** disclaimer - riprendo un ciclo di racconti dopo molto tempo le altre hanno lo stesso incipit ***CAPITOLO III - Il Marchio di Zeus
Scendemmo le scale in un silenzio interrotto solo dal ticchettio dei passi di Italo sul marmo. Io cercavo di darmi un contegno, ma la sensazione era surreale: camminavo accanto a un distinto signore di sessant’anni sapendo di non avere le mutande sotto i jeans e sentendo il sedere che ancora pulsava per le sculacciate. Ogni passo era una scossa elettrica. Uscimmo in strada e la luce della tarda mattinata mi parve accecante, quasi temessi che la gente potesse leggermi in faccia quello che avevo appena fatto nel "nido" sopra i tetti.
Camminammo per pochi minuti fino a trovarci davanti al negozio dove ci eravamo incontrati. Passammo a fianco del poster di Jordan. L'insegna recitava a grandi lettere dorate: Zeus Fitness & Underwear. Era un negozio di classe, dove il profumo di gomma nuova delle scarpe da ginnastica si mischiava a quello più sofisticato dei tessuti di marca. Non avrei mai osato entrare in quel negozio presagendo che fosse molto caro.
Appena varcata la soglia, ci venne incontro una donna che definire affascinante era poco. Sulla trentina avanzata, tratti sudamericani, un portamento che trasudava autorità. Gran bel fisico, con maglia leggins e maglia nera e un gilet color oro che era evidentemente una specie di divisa del locale. Lei aveva anche un foulard al polso sempre color oro
"Gabi, cara," esordì Italo con la solita cortesia, "questo giovane uomo ha avuto un piccolo... incidente col suo abbigliamento. Gli servono degli slip nuovi, di quelli giusti."
Gabi mi squadrò. Non era lo sguardo di una commessa, era lo sguardo di chi sa già tutto, come se Italo le avesse già passato una scheda tecnica su di me.
"Certamente," rispose lei con un accento argentino appena accennato che mi fece correre un brivido lungo la schiena. "Segui la commessa in quel reparto, Stefano. Scegli qualcosa di tecnico, che sostenga bene."
Mi mandò da una ragazza più giovane sempre nella stessa divisa di Gabi, ignara di tutto, e io recitai la parte del cliente normale mentre dentro morivo di vergogna. Scelsi un paio di slip bianchi, di cotone elasticizzato.
Tornai alla cassa dove Gabi mi aspettava. Italo era sparito nel retro.
Lei prese lo slip, lo passò allo scanner e stampò lo scontrino. Me lo porse con un sorrisino enigmatico. Guardai il prezzo: 0,01. Un centesimo.
"Ecco fatto. Adesso vai in magazzino, Italo ti aspetta per vedere se la taglia è quella corretta. Entra pure da quella porta grigia."
Mi sentivo come merce appena inventariata. Spinsi la porta e mi ritrovai in un ambiente vasto, pieno di scaffalature altissime cariche di scatole.
Italo era lì, ma non era solo. Stava parlando con un uomo che mi fece sentire minuscolo. Era un colosso di almeno due metri, cinquant'anni, fisico massiccio da scaricatore di porto e tratti mediterranei duri.
"Stefano, ti presento il mio socio, Yannis," disse Italo.
Yannis non tese la mano.
"socio per modo di dire, sono quasi un prestanome" disse divertito.
Mi guardò dall'alto in basso, con una disinibizione che mi lasciò senza fiato. Mentre i suoi occhi passavano dai miei capelli ai miei piedi, portò una mano al suo pacco, sistemandoselo con un gesto lento e deliberato. Era un uomo sproporzionato, si capiva anche dai pantaloni che lì sotto c’era qualcosa di eccessivo.
"Carino il ragazzo," disse Yannis con una voce profonda. "Fai sempre belle conquiste. Ci sa fare?"
"Imparerà, Yannis, imparerà," rispose Italo.
Yannis fece un cenno col capo. "A presto allora. Vi lascio alle vostre cose" E si congedò sparendo tra i corridoi del magazzino.
Rimasi solo con Italo. L'aria sapeva di cartone e polvere.
"Bene, calati i pantaloni e mettiti gli slip nuovi. Voglio vedere come ti stanno."
Eseguii l'ordine in silenzio, appoggiando i jeans su un bancale. Quando rimasi in mutande, Italo si avvicinò e io sentii il sangue affluire dove non avrebbe dovuto.
"Ma guarda un po'..." commentò lui, abbassandosi per osservare meglio. "Sei in erezione, Stefano. Nonostante la situazione sia scabrosa, nonostante tu sia qui nel mio magazzino come un oggetto... il tuo corpo dice che ti piace. E guarda che bel colore hanno le tue chiappette; il rosso della mia mano spicca ancora sul bianco dello slip."
Mi guardò dritto negli occhi. "Dimmelo, puttanella. Come mai sei così eccitato in un momento così difficile?"
Abbassai lo sguardo, sentendo il calore salirmi alle guance. "Perché... è una situazione incredibile. E perché quell'uomo, Yannis... mi ha spaventato ma anche..."
"Ma anche eccitato. È normale," concluse lui per me. "lui ne fa di conquiste, ha una certa fama..."
Mi aiutò a rivestirmi con insospettabile delicatezza, poi mi accompagnò verso un'uscita secondaria che dava su un vicolo laterale.
"Ascoltami bene," mi disse prima di lasciarmi andare. "Se vorrai tornare, puoi passare dal negozio. Gabi ti vedrà, le commesse Inizieranno a capire che sei qui per me e la tua privacy sarà zero. Sarai la puttanella del titolare agli occhi di tutti." arricciò le labbra "sarebbe onesto e coraggioso, ma forse prematuro, non credi?"
"sì" risposi
Fece una pausa, indicando un campanello anonimo vicino alla porta di ferro.
"Oppure puoi suonare qui. Entrerai direttamente in magazzino. Nessuno ti vedrà, ma troverai Yannis. E lui sa già tutto di te. Può essere un pò inopportuno che è un tipo diciamo... espansivo, come avrai capito."
"forse è meglio passare per qui"
"chiedi a Yannis di me e non ti far distrarre troppo"
"va bene"
Mi accarezzò e si volto di lato. "Adesso dammi un bacetto qui, da bravo ragazzo, e vai all'università. Torna solo se sei molto convinto di voler essere ciò che hai detto di essere."
Gli diedi il bacetto sulla guancia, sentendo l'odore del suo dopobarba costoso. Lui mi diede una pacchetta sonora sul sedere, un ultimo rintocco di quel bruciore che mi avrebbe accompagnato per tutto il giorno.
"Ciao ciao, dolcezza."
Uscii nel vicolo, col cuore che batteva a mille e la sensazione che la mia vita da studente pendolare non sarebbe mai più stata la stessa.
(continua...)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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