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Gay & Bisex

Un Gioco Inaspettato


di Membro VIP di Annunci69.it Noxen
10.06.2026    |    788    |    0 9.6
"Le mani correvano lungo il corpo con quella libertà che di giorno in spiaggia si poteva solo immaginare..."
Il sentiero in salita
Uscii dalla spiaggia naturista nel tardo pomeriggio con le mie cose sottobraccio.

C'è sempre un po' da camminare, su quella spiaggia. Il sentiero che riporta alla strada principale è in salita, stretto, con la vegetazione che preme dai lati. Una di quelle cose che alla mattina non pesano e alla sera ricordano che il corpo ha lavorato tutto il giorno.

Svoltai verso l'ingresso del sentiero e mi fermai.

Una coppia stava raccogliendo le proprie cose occupando buona parte del passaggio — ombrelloni, sdraio, borse, attrezzatura varia.
Non mi avevano sentito arrivare.
Rimasi lì ad aspettare.
Lei si girò, mi vide, e scusandosi mi disse che mi avrebbe fatto passare subito.

Le dissi di non preoccuparsi, non avevo fretta.

Non erano giovani ma piacenti, Lei capelli corti e neri, occhi neri, seno forse un po troppo sodo alla vista... ma piacevole, un fisico asciutto e longilineo, lui brizzolato, alto e fisico asciutto, con una bella attrezzatura fra le gambe.

La pelle aveva quel colore scuro e uniforme di chi prende il sole spesso e dappertutto — il tipo di abbronzatura che si costruisce negli anni e non mente.

Notai l'attrezzatura che stavano raccogliendo.
Era quella di chi conosce il mestiere — ogni cosa aveva il suo posto, ogni comfort era stato previsto.

Me ne complimentai.

Lei disse che avevano un camper e giravano l'Italia, ma che portare tutto in spiaggia e riportarlo indietro non era mai agevole.

Mi offrii di aiutare — facevamo lo stesso tragitto fino al parcheggio, aveva senso.
Si illuminò.
Lui si presentò, ci stringemmo la mano. Lei fece lo stesso.
Presi le due sedie richiudibili e l'ombrellone e ci incamminammo insieme su per il sentiero.

La conversazione partì da sola.
Giravano da anni, mi dissero.
Conoscevano le spiagge naturiste d'Italia quasi a memoria — le migliori, le più tranquille, quelle da evitare.
Avevano amici che incontravano saltuariamente, alcune coppie conosciute online.

Feci la battuta che a me capitava raramente incontrare coppie amiche, essendo singolo.

Lei guardò lui. Scoppiarono a ridere.
Mi chiese se fossi un giochino.

Risi anch'io. Dissi di sì, e che un certo sesto senso mi aveva fatto pensare subito che lo fossero anche loro.

Confermarono. Aggiunsero che avevano qualche difficoltà a incontrarsi — nel camper, per quattro persone, non era comodissimo.

Colsi l'occasione al volo. Dissi che avevo un piccolo appartamento in affitto lì vicino e che se avessero avuto bisogno — per una doccia, per qualsiasi cosa — potevano venire senza problemi.

Mi ringraziarono.

Arrivammo al parcheggio. Caricarono le loro cose nel camper. Chiesi se avessero impegni per la serata.
Non ne avevano.

Proposi lo street food del paese — c'era una festa dedicata, furgoni attrezzati, grigliate. Risposero entusiasti. Ci demmo appuntamento dopo una sacrosanta doccia. Passai a prenderli con la macchina e ci dirigemmo al paese.

Per strada ci scambiammo le solite storie da scambisti.
Scoprimmo di avere conoscenze comuni.

Arrivati alla festa, i fumi delle grigliate arrivarono prima dei furgoni — quel tipo di profumo che mette appetito prima ancora di scegliere cosa mangiare.
Era tutto molto affollato. Trovammo un tavolo libero per caso — lui lo occupò subito mentre io e lei andammo a ordinare.

In coda, continuammo a parlare. Rivelai la mia bisessualità.
Lei disse che loro erano rigorosamente etero.

La rassicurai — la mia bisessualità non era qualcosa di forzato o scontato. Potevo esprimerla con le persone giuste, al momento giusto. Non era una variabile che pesava su niente.

Ne approfittai per chiedere se più tardi avessero voluto venire da me.
Lei disse che ne avrebbe parlato con lui.
La risposta arrivò al tavolo, sommessa, mentre le persone sedute accanto a noi parlavano d'altro. Lui disse di sì.

Confermò di essere eterosessuale. Lo rassicurai — non avrei preso iniziative di nessun tipo, e in ogni caso avevo bisogno di sentirmi ispirato, il che non era scontato che accadesse.

Finimmo di mangiare. Facemmo una passeggiata sul lungomare.

Lei iniziò ad avvicinarsi. Cercava il contatto fisico — un braccio che sfiorava il mio, un passo che si stringeva.
Alla prima volta poteva essere un caso.
Alla seconda, forse.
Alla terza smisi di crederci.

Le chiesi il permesso di abbracciarla da dietro mentre camminavamo.
Per tutta risposta lo fece lei, senza dire una parola.
Arrivammo alla macchina così.

In casa offrii quel che avevo. Durò poco.

Ci spostammo in camera.

Lui abbassò le luci quasi del tutto — si distinguevano le sagome, la superficie della pelle, nient'altro.
Si distese sul letto e iniziò a masturbarsi lentamente, guardandoci.

Io e lei restammo in piedi a baciarci mentre ci spogliavamo. Le mani correvano lungo il corpo con quella libertà che di giorno in spiaggia si poteva solo immaginare.

Mi fece distendere sul letto e salì sopra di me per un sessantanove.

La visione del suo culetto abbronzato, i due buchi che leccavo con dedizione, unita alla sua lingua e alle sue labbra sul mio cazzo era un'esperienza difficile da sostenere a lungo. Lei si dedicava a me con una sapienza tranquilla, senza fretta.

Lui si avvicinò e si posizionò sopra di lei iniziando a scoparla.

Sapevo che era etero.
Evitai qualsiasi contatto con lui — le sue palle a pochi centimetri dal naso, ogni tanto lui usciva da lei e mi permetteva di leccarle la fica sempre più bagnata.
Quando tornava dentro mi fermavo, ricordandomi di mantenere la distanza.

A un certo punto lui chiese di fare il sessantanove con lei. Si spostarono, lei sotto lui sopra. Mi allontanai per lasciarli fare da soli.

Poi lei disse che voleva essere scopata da me.

Mi avvicinai. Lui sollevò la testa. La penetrai iniziando piano.
Era difficile mantenere i movimenti e la distanza da lui allo stesso tempo. Ogni tanto si protendeva verso di me — il contatto avveniva, inevitabile.
Mi scusavo. Lui diceva di non preoccuparmi.

Il suo respiro cominciò a farsi più affannoso.

Lei disse sottovoce: «Amore, vuoi provare?»
Lui rispose di sì.

Si tolse da sopra di lei.
Lei mi chiese se avevo piacere che lui provasse per la prima volta a leccare il cazzo insieme a lei.

Mi distesi.
Si posero uno di fronte all'altra con il mio cazzo in mezzo.
Lei iniziò, avidamente.
Lui la guardava a breve distanza e ansimava.
Lei si fermò e, guardandolo negli occhi, spinse la mia cappella umida di saliva verso di lui.

Lui tremò un momento.

Poi, come se si facesse coraggio, lo mise tutto in bocca.
Rimase fermo, occhi chiusi, a sentire.
Tremava.
Lei lo accarezzava, lo baciava e lo lodava sottovoce.

Istintivamente lui iniziò il su e giù con la bocca come se lo avesse sempre saputo fare.
La sua bocca era morbida, gentile, precisa.

Lei intanto si dedicava alle mie palle con una devozione speciale, incoraggiandolo sottovoce a lasciarsi andare.

Lui smise di tremare.

Scese a leccarmi le palle insieme a lei.
Lei gli chiese se volesse provare "altro".

Disse di sì.
Si mise a quattro zampe davanti a me.
Potei vedere la depilazione curata dello scroto e del culo.
Gli leccai le palle e il buchetto.
Lei si mise sotto, tornò a leccarmi il cazzo da sotto mentre io continuavo su di lui — un trenino silenzioso e preciso.

Con la mano mi fece capire di avanzare.
Gli chiesi se fosse sicuro.
Confermò. Indossai il preservativo, lubrificai, accostai la cappella.

Rimasi immobile.
Aspettai che fosse lui a muoversi.

Si mosse.

Provò a forzare.

Gli dissi di non farlo — avrebbe sentito solo male ma non mi ascoltò.

Volle far entrare la cappella a tutti i costi, anche con un po' di dolore.

Resistette qualche secondo.
Poi si girò.

Lei corse da lui, lo abbracciò, lo accarezzò. Gli sussurrò che era da tanto che avrebbe voluto vederlo così.

Lui si scusò per non essere riuscito.
Lei gli disse di non preoccuparsi.
Che ora sapeva che gli piaceva e che la prossima volta sarebbe andata meglio.

Tornammo a fare l'amore io e lei.

Dopo il suo orgasmo venni anch'io dentro di lei.
Lui si era rimesso a masturbarsi guardandoci e poco dopo venne anche lui, su sé stesso, in silenzio.

Poi sentimmo movimenti nelle stanze accanto.

Capimmo che non eravamo più soli nell'appartamento.
Mi scusai con loro e dissi che era meglio andare via prima che qualcuno si accorgesse che li avevo portati in camera.

Li riaccompagnai al camper.
Restammo un po' a parlare prima di salutarci.

Lei mi disse che per lui era stata la prima volta con un uomo.
Che si era stupita della naturalezza con cui era avvenuto, senza programmarlo.

Risposi che per me era abbastanza normale — durante il gioco capitava spesso di essere toccato da chi aveva appena dichiarato di essere eterosessuale.

Ci ridemmo su.

Ci salutammo stanchi e felici, mentre la notte finiva di fare la sua parte.
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