Gay & Bisex
La parte mancante
14.08.2025 |
3.829 |
8
"Purtroppo non era stato un sogno, ma l'esperienza più imbarazzante e disturbante della mia vita..."
Era una notte d'autunno, il penultimo anno di superiori. Provavo un senso di angoscia, avevo così tante domande e talmente poche risposte che mi sentivo con l'acqua alla gola, volevo trovare un senso a cosa mi stava succedendo, tutto ciò che mi risuonava nella testa ormai da tanto tempo.Tornando a casa mi fermai a osservare il campo che avevano appena seminato con il grano, una coltre di nebbia ne mozzava la vista creando un muro opaco e grigio illuminato solo dalla luna. Era l'ignoto che mi chiamava, sentii come un richiamo da quel vuoto che stava lì ad aspettarmi. Un crepitante e gelido vento mi accarezzò la punta delle dita.
L'autunno era iniziato.
Entrai nel palazzo lasciandomi alle spalle il giardino.
Lunghe giornate malinconiche, uggiose, non si vedeva il sole da settimane, ma nessuno sembrava accorgersene o quanto meno fregarsene.
La porta di casa si aprì cigolando.
Sfilai scarpe e calzini e raggiunsi la camera, illuminato solamente dalla luce del lampione davanti alla finestra della sala. Lasciai la maglia in bagno nel cesto della biancheria assieme ai pantaloni e ai boxer e raggiunsi velocemente camera mia. I libri di scuola sulla scrivania erano ancora aperti dal giorno prima e il computer era acceso.
"Ancora due anno e niente più scuola" non vedevo l'ora di staccare, prendere un anno sabbatico per andarmene lontano dal mio posto sicuro, uscire dalla zona di comfort e sentire se quel senso di disgusto e malinconia se ne sarebbe andato. Spinsi per terra dei vecchi vestiti dal letto e mi ci sdraiai. Ero quasi febbricitante, nel buio vedevo delle figure davanti a me che si sovrapponevano. La mia anima trascese dalla realtà, sentivo il corpo muoversi attraverso a quella che sembrava una membrana invisibile.
- Erano gli anni 40, più precisamente il 1947 e il mondo era scosso da quella che sembrava essere la più grande scoperta scientifica del secolo: un ufo era stato ritrovato a Roswell, New Mexico.
La radio non faceva altro che parlarne ma in Italia la storia non attecchiva, se non tra i fanatici degli ufo e dello spazio di cui facevo parte anch'io.
Il poster di "Mille chilometri al minuto!" mi fissava dalla parete della camera a lato della finestra.
Pensai per un secondo a cosa sarebbe successo se fossi sparito nel nulla oppure se venissi rapito da uno di quegli alieni di cui tanto si parlava. Una forte luce mi accecò all'improvviso, sentii stringermi i polsi, il mio corpo veniva sollevato da una forza sovrumana. Due occhi neri e perfettamente tondi mi stavano scrutando, i vestiti vennero liquefatti e una lunga e grossa sonda cominciò a scorrere dentro di me. Erano visioni frammentate da costanti lampi di luce -
Mi svegliai completamente fradicio e ancora nudo mentre stringevo le coperte con entrambe le mani.
Il cuore in gola.
Battito dopo battito ebbi la sensazione che quella sonda era ancora dentro di me che si muoveva. Si faceva sempre più grossa e bagnata e io scattai in piedi. Avevo il pene in erezione, pulsava e sulla cappella si era formata una goccia di pre sborra densa: stavo per avere un orgasmo involontario. Con quella cosa che si faceva strada nel mio buchetto non potevo resistere all'eccitazione, la sentivo prendere il sopravvento.
All'improvviso si accese la luce della stanza, mio padre era stato svegliato probabilmente dai gemiti che avevo fatto nel sonno.
"Gabriele che fai a quest'ora..."
Non fece in tempo a finire la frase che ebbi un lungo orgasmo multiplo.
Tirai fuori la lingua per il fiatone, un brivido mi percorse la schiena e i capezzoli si fecero turgidi come due turaccioli. Iniziai ad ansimare ancora di più mentre dalla cappella sgorgò un lungo e denso getto di sborra calda.
Poi un altro.
Poi un terzo
Poi un quarto.
Finì tutta sul pavimento, davanti a mio padre che rimase immobile a osservare.
L'ultimo getto scese lungo tutta l'asta cadendo dalle palle che erano imperlinate di sudore come il resto del mio corpo teso da gli spasmi.
"Sccusa Gabriele" disse lui con voce spezzata prendendo i cleanex accanto alla porta.
Era una scena surreale quasi quanto l'incubo che avevo appena avuto.
Mio padre si stava avvicinando per pulire probabilmente senza neanche pensare a quello che stava facendo.
"No, esci subito, faccio io!"
Ci chinammo assieme e io per spostargli le mani lo spinsi sulla pozzanghera di sperma caldo che avevo appena fatto.
"Guarda che è perfettamente normale Gabry dai... anche io faccio queste cose" disse per rassicurarmi pulendosi con il fazzoletto.
Glielo strappai mentre dal pisello continuava a uscire altra sborra. Purtroppo non era stato un sogno, ma l'esperienza più imbarazzante e disturbante della mia vita.
Andai in bagno tenendo la cappella tra le mani per raccogliere tutto lo sperma che colava e per pulirmi prima di tornare in stanza.
Lui era già in camera sua con la luce spenta, quasi a evitarmi l'imbarazzo di parlargli.
Io mi buttai sul letto a fissare il soffitto perché chiaramente non avevo sonno.
Non riuscivo a focalizzare bene ciò che era successo, sembrava tutto offuscato come se non avessi vissuto davvero quel momento, come se una parte di me fosse altrove e io mi osservavo dall'alto, fuori dal mio corpo. Il pisello era flaccido, appoggiato di lato fra le mie gambe semi aperte, ma sembrava quasi voler tornare duro: "Mio padre mi ha visto sborrare" sussurrai.
Una macchina, o probabilmente una moto, sfrecciò in strada riportandomi alla realtà, andai perciò a tirare le tende infastidito da quel ronzio scoppiettante. Ammirai per un istante la notte, soffermandomi sul vialetto lì vicino.
In lontananza, nel campo ancora coperto dalla nebbia davanti a casa mia, una luce si spense silenziosamente.
Continua
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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