Gay & Bisex
Lo spogliatoio
18.05.2026 |
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"Ludovico mi seguì e mi aiutò a rilassarmi massaggiandomi le spalle, le reni e per ultimo le chiappe: man mano che la tensione calava, si liberava del liquido dall’intestino che doveva esserne..."
LO SPOGLIATOIO“Ma lo sai che hai proprio un bel culo!!!” disse Ludovico mentre, piegato in avanti, mi stavo asciugando i piedi dopo la doccia. “Quasi quasi te lo ficcherei tutto dentro…” continuò, lasciando la frase in sospeso come aspettasse una risposta. Dapprima finsi di non di aver sentito, ma quando mi girai incontrando il suo sguardo eloquente risposi: “Ti senti bene o la fatica dell’allenamento ti sta dando alla testa?” ma poi, abbassando lo sguardo, senza volerlo si soffermò sul suo cannolo scuro come una banana troppo matura e che penzolava verso il basso come una grossa melanzana ricurva: altrettanto inavvertitamente mi sfuggì “…Un affare del genere, poi !?!” mentre un brivido di timore e desiderio mi corse lungo la schiena. Il suo viso s’illuminò in un sorriso compiaciuto, prima di riprendere: “Dai, scherzavo !!” disse con tono simpatico, ma i suoi occhi mi fissarono come se cercasse la conferma di aver capito giusto…
La strana parentesi si chiuse lì.
Ci rivestimmo e andammo al bar a bere qualcosa con gli altri compagni di squadra, prima di rientrare a casa. Ripensavo continuamente a quel piccolo scambio di battute: ero stranamente agitato e non riuscivo a liberarmi dello sguardo finale di Ludovico. Rimasi turbato tutta la sera, distratto, come sopra pensiero, tanto che anche Elisa se ne accorse: “Che cos’hai stasera?”, mi chiese, “sembri in trance…”. “Non lo so”, risposi sommessamente, “probabilmente ho corso e forzato troppo. Sono sfinito” e, dato che anche lei era molto stanca, andammo a letto prima del solito.
Faticai ad addormentarmi, assalito dai pensieri più strani e mi sognai che dopo la partita, rimasti ultimi come al solito, mentre ero chinato a prendere la biancheria pulita, Ludovico me lo ficcava tutto dentro spaccandomi il culo: che mi piacesse farmi spalancare il culetto non era una novità. Avevo già avuto esperienze con un altro uomo ma erano stati episodi occasionali, con persone che non incontravo di frequente e in ogni caso sempre in presenza di Elisa, mai da solo. La mia bisessualità si palesò proprio grazie a lei, quando eravamo ancora morosi e si era inventata d’ infilarmi una melanzana nel culo, ma ora i dubbi mi assalivano: se è vero che ‘i sogni son desideri’… volevo davvero incontrare Ludovico da solo e farmi spalancare il culo dal suo cannone? E se qualcuno della squadra se ne fosse accorto? O ancora, non è che stessi diventando gay? Non sarebbe stato meglio confidare il mio desiderio ad Elisa? Ma poi, se avessi coinvolto anche lei nel ménage come altre volte era capitato, considerata la continua frequentazione con Vico, avrei rischiato divenisse un vero e proprio rapporto a tre …
Cercando di rispondere alle tante, troppe domande e di immaginare le soluzioni, si fece quasi mattino ma alla fine decisi di affrontarle una alla volta… Era sabato, occasione perfetta per rispondere al dubbio più pressante: ero ancora bisex o stavo diventando omosessuale? Appena svegliati, scopai Elisa intensamente e a lungo, tanto che mi chiese cosa mi avesse preso! Le spalancai per bene il culo ficcandoglielo tutto dentro per un sacco di tempo, facendola venire anche di lì diverse volte ed infine le innaffiai le tette gonfie di godimento. Avevo superato positivamente l’esame!!!
Trascorse serenamente il weekend assieme alla mia compagna, dato che in quella giornata di campionato la nostra squadra aveva turno di riposo ma, domenica sera programmando gli impegni settimanali, ritornarono anche i pensieri: ripensai all’ultimo allenamento e a quella strana parentesi di sottintesi così passai l’ennesima notte agitata, con il membro di marmo ed il culetto fremente. Al risveglio, decisi che la seconda questione andava risolta. Non potevo continuare a pensarci e ripensarci: dovevo capire fin dove ero disposto a spingermi ma anche fino a che punto sarebbe arrivato lui! capire se le sue erano state solo provocazioni verbali o avendone l’opportunità se l’avrebbe fatto realmente. Dovevo solo attendere il prossimo allenamento ed avrei trovato il modo di scoprirlo.
Il martedì, dopo il lavoro, mentre preparavo la borsa prima di andare al campo, ero agitatissimo, teso come una corda di violino. Tanto che mi venne lo stimolo e dovetti correre in bagno! Colsi così l’opportunità, dopo il bidè, per preparami accuratamente in modo da essere pronto se l’occasione fosse stata propizia: mi depilai la zona attorno al buchetto che divenne eccezionalmente liscia e la spalmai di ottima crema idratante per mantenerla morbida ed elastica per tutto l’allenamento. Mentre infilavo la tuta, mi balenò l’idea di prendere un paio di autoreggenti nere dal cassetto di Elisa e le misi nella sacca…chissà che effetto avrebbe provocato farmi trovare con quelle addosso!?! Mi era diventato durissimo e mi resi conto di oltrepassare ogni limite avessi mai osato immaginare!
L’allenamento si svolse regolarmente e servì a scaricare un po’ di tensione ma, al termine, per l’emozione il battito cardiaco rimase accelerato come se stessi ancora correndo: chissà cosa sarebbe successo di lì a dopo la doccia? Rimasto ultimo assieme a me, come ogni allenamento, avrebbe riprovato a stuzzicarmi nonostante gli avessi fatto capire che non doveva? O si sarebbe sbrigato prima per evitare di restare solo con me? Non dovetti attendere molto per scoprirlo. Valerio, il più veloce a cambiarsi, chiese a tutti: “Chi viene a mangiare una pizza?” In molti aderirono ma soprattutto accadde quello che speravo. Ludovico, che ancora si stava spogliando, rispose che non ne aveva voglia e che sarebbe tornato a casa, senza aspettare di conoscere la mia decisione. Pensai mi stesse chiedendo di scegliere: potevo restare solo con lui, fermandomi in spogliatoio come sempre, oppure andarmene prima seguendo gli altri in pizzeria. Evitai di guardarlo per non fargli capire che era proprio quello che aspettavo e risposi a Valerio che dovevo tornare a casa perché mia moglie aveva già preparato la cena. Poi andai a fare la doccia.
Quando anche l’ultimo dei nostri compagni, uscendo, chiese: “Sicuri? non venite?” Ludovico gli rispose da sotto la doccia “No, grazie. Sarà per un’altra volta. Andate pure… chiudo io lo spogliatoio”, poi restò solo il rumore dell’acqua. La nuvola di vapore, riportandomi alla mente il sogno, mi fece confondere realtà e fantasia…
‘Ora o mai più!’ pensai, e approfittando del fatto che lui era ancora sotto la doccia, chiusi a chiave la porta dello spogliatoio onde evitare spiacevoli intrusioni. Indossai le calze di Elisa e restai in attesa che terminasse di lavarsi: mi stavano davvero alla perfezione e visto da dietro dovevo sembrare davvero un figurino! Avevo avuto fortuna nel pescare proprio quelle più coprenti, tanto che non si vedeva nemmeno un pelo e le gambe sembravano lisce e affusolate quasi come quelle di Elisa! Appena sentii chiudere l’acqua, mentre lui infilava l’accappatoio, mi girai dandogli le spalle, poi con perfetto tempismo lasciai scivolare il mio lungo la schiena fingendo cadesse, proprio mentre entrava nello spogliatoio. Proseguii la scenetta: “cazzo!”, protestai, chinandomi in avanti per raccoglierlo mettendo in primo piano il mio culetto proteso verso l’alto. “Porca puttana!!! Ho le traveggole??!!!”, esclamò Vico come avesse avuto un miraggio, “mi sa che ho corso troppo”. Poi, strabuzzando gli occhi: “Tu vuoi farmi impazzire!!! ...Mancavano pure le calze!!!” e avvicinandosi, aggiunse “adesso non vorrai mica dirmi di no, se lo infilo fra queste meravigliose chiappe?!”, allungando le mani per palparle energicamente. “Eh! No!!”, reagii girandomi di scatto e fingendo contrarietà, ma le sue mani finirono sul mio cappellotto teso, impedendomi di continuare con lo scherzo e dirgli che non volevo. Perciò corressi l’atteggiamento dicendogli con voce sensuale: “Prima lo devo assaggiare e farlo mettere sull’attenti!!” poi, lasciandolo di stucco, mi abbassai sedendomi sulla panca, presi in bocca quanto più potevo di quell’arnese caldo e profumato che stava già reagendo. Ne colsi subito le pulsazioni che lo stavano gonfiando e ciò nonostante riuscii ad accogliere quanto bastava per arrivare alla gola, mentre ne restava all’esterno tanto da impugnare l’asta con tutt’e due le mani: così a tu per tu, mi resi conto di quanto fosse grande ed a temere potesse rompermi il culetto. Certamente mi avrebbe fatto un gran male… ma il desiderio era superiore al timore e non vedevo l’ora di farmi spalancare da quel coso esagerato! Stringendo il cannolo fra le labbra e succhiando ritmicamente, con le mani massaggiai la parte dell’asta che non potevo più contenere in bocca, via via che si gonfiava, provocandogli un piacere notevole: “Sei bravissimo!”, disse complimentandosi, “continua così ti prego… sta diventando duro come un pistone d’acciaio!!” Lo sentivo anch’io: era davvero durissimo. All’interno erano rimasti ormai solo il glande e un paio di centimetri di verga che spingeva con forza crescente sulla parte superiore del palato a causa della potente erezione. Così, con un ultimo forte risucchio, lo feci uscire provocando quel gradevole schiocco che si fa gustando qualcosa di prelibato. Restai a guardarlo, in tutta la sua maestosità: era senza dubbio il membro più bello che avessi mai visto e la forma era tanto perfetta da farlo sembrare finto. Eh sì, solo quello nero di Babar poteva reggere il confronto! Ripensare ai membri che avevo provato in precedenza mi provocò un’eccitazione irresistibile così mi guardai attorno in cerca del posto più comodo per farmi penetrare: “Vieni” gli dissi, prendendo la crema, ”…però prometti di andarci piano: so già che mi farà male ma, nonostante la paura boia che mi spacchi in due, ho una voglia pazzesca di prenderlo tutto”. Mi diressi al lettino dei massaggi, comodo e all’altezza giusta, gli spalmai il cazzone con la crema, accarezzandolo e massaggiandolo con delicatezza: “Ho la tua parola che se ti chiedo di fermarti, o di smettere, mi ubbidirai?” chiesi fissandolo negli occhi, senza smettere di accarezzare il suo cazzone fremente. “Certo! Ma non sarà necessario, vedrai!” mi rassicurò; solo allora gli diedi le spalle. Stesi l’asciugamano poi, divaricando al massimo le gambe e sollevandomi con le braccia, mi sedetti sul bordo del lettino dalla parte del cuscino quindi abbassai il busto fino a sdraiarmi pancia sotto. Il culetto risultava così ben proteso verso l’alto e le natiche, tirate di lato dalle gambe penzolanti, divaricate completamente mettendo in risalto il buchetto grinzoso, roseo e lucido. La morbida imbottitura del cuscino accolse senza schiacciare il mio cazzo durissimo, iperbole della tensione emotiva.
“Sei pronto?” chiese Ludovico, appoggiando la punta bollente sull’apertura fremente, coprendola tutta ben oltre il diametro delle increspature. “Sì” sussurrai, “vai pure, ma piano! È caldissimo e mi sembra enorme…”, mentre cominciava a spingere la voce si affievolì fino a sparire. Sentendo l’eccessiva resistenza dell’orifizio alla penetrazione, Ludovico appoggiò i palmi delle mani sulle natiche e accompagnò la spinta, lenta e costante, con un massaggio circolare che favorì il rilassamento dell’apertura, così il glande cominciò a farsi strada: sentii subito il calore intenso della cappella diffondersi verso l’interno mentre la sua pelle liscia ma rigida tendeva allo spasimo la mia. Grazie alla crema che attenuò l’attrito e alla sua delicatezza, riuscii a percepire chiaramente ogni minimo cedimento corrispondente all’eguale lieve avanzamento nell’introduzione. Ci vollero diversi minuti perché entrasse poco oltre la metà del grosso glande, che immaginavo paonazzo per la pressione della stretta. L’eccitazione compensò il crescente bruciore almeno fino a quando la penetrazione raggiunse il punto di massimo diametro del glande: era talmente duro che il profilo sembrava uno spigolo tagliente e mi sentivo incidere la carne sui lati. Strinsi i denti sopportando il dolore, arrivato quasi al limite, nonostante lui si muovesse con la massima lentezza e sensibilità. Lo superai quando, poco dopo, la cappella entrò completamente, con un sinistro ‘spok’ e mi prese il panico: “Fermati! Fermati, ti prego!” lo implorai, “non ce la faccio… è troppo per me!” Ludovico smise di spingere e per consolarmi mi disse “Calma, calma... È tutto a posto. Respira a fondo, lentamente, ormai il più è fatto! Quello era il punto più difficile e ‘spigoloso’. L’asta progressivamente diventerà ancor più grossa, ma è uniforme… Sentirai dopo come ti piacerà!!!”. “Ho sentito una fitta violenta ed ho temuto che la pelle si fosse strappata. Sarebbe proprio un bel casino…” replicai, “anzi, controlla che quel rumore che ho sentito non sia proprio una lacerazione…”. Negli attimi successivi, sentii le sue dita sfiorare il contorno del buco spalancato prima che mi confermasse che non c’era nessun cedimento. Anche se rincuorato, la fitta non accennava a diminuire perciò, con la voce tremante per la tensione, lo pregai di smettere: “Fallo uscire, per favore, mi brucia da morire! Se vuoi continuo con la bocca ma toglilo… ho le lacrime agli occhi e sto per svenire!”. Nel frattempo iniziò a massaggiare energicamente le terga, muovendo le chiappe come se stesse impastando delle pagnotte, e per distrarmi elogiò la mia performance: “Ma va là, che sei bravissimo! Meglio di tutte le donne che ho avuto. Hai un culetto morbidissimo, favoloso, e mi sta avvolgendo la verga come un guanto di velluto… Sai, mi vanto di avere una buona resistenza, ma tu mi stai facendo ricredere: sono eccitato un casino e ho rischiato già un paio di volte di venire, un po’ troppo presto per i miei gusti, neanche fossi un ragazzino alla prima scopata! Questa pausa ci voleva proprio, per cercare di riprendere il controllo”. È bravissimo, devo ammetterlo! Il dolore stava diminuendo, le contrazioni anali erano sparite e il buchetto si stava, poco alla volta, adattando al suo pilone caldo: riuscivo a cogliere perfettamente la forma affusolata della punta e i rilievi delle venature lungo l’asta. Le pulsazioni che si propagavano all’interno, risalendo dal coccige lungo il midollo fino al cervello, mi fecero girare la testa. Stavo per dirgli che poteva riprendere a spingere ma non servì: per qualche secondo, passò di nuovo con le dita attorno al pilastro sfiorando appena la pelle dell’ano e stavolta mi provocò una sensazione meravigliosa, quasi di solletico, che servì a far scomparire ogni residuo fastidio…anzi mi fece venire una voglia pazzesca! “Anche tu sei un grande! Non solo per il pistone poderoso”, mi complimentai, “sei il migliore che mi abbia scopato finora! In verità non sono tanti… si possono contare sulle dita di una mano, ma tu mi stai facendo impazzire!!! Non so se ne sarai capace, ma lo vorrei tutto. Vorrei riuscire a sentirlo completamente dentro di me”. “Di non essere il primo, l’avevo capito”, sottolineò lui, riprendendo la penetrazione con piccoli, rapidi colpetti, “ma non credevo fossi così, perdona il termine, così troia!! Sei la più gran troia che abbia mai conosciuto! E le mie invece, modestamente, sono davvero parecchie!” La sua abilità, mi provocò rapidamente brividi di piacere, benché il culo fosse devastato dall’arnese più grosso e duro che mi potrà mai capitare. Con quei tocchi ravvicinati riuscì a farlo avanzare di almeno un centimetro, poi lo fece scivolare indietro fino al contorno del glande e quindi di nuovo dentro, lento, lento, fino al punto raggiunto in precedenza, prima di riprender con i colpetti per inserire un altro pezzetto. In questo modo, per un po’ non mi resi conto del fatto che più procedeva in avanti più mi dilatava il buchetto per l’aumentare progressivo del diametro dell’asta. Furono alcune fitte improvvise, a interrompere il piacere della penetrazione: non riuscivo più a contrarre l’orifizio… mi sentivo totalmente spalancato: “Oddio!!” esclamai, “mi sento scoppiare! Ho il culo come una mongolfiera che lancia segnali pungenti per dirmi che non ce ne sta più e io invece… non capisco cosa mi stia succedendo: devo essere impazzito! Mi sento aperto come una piazza ma ne voglio ancora, lo voglio tutto, voglio sentirlo toccare il fondo e andare oltre fino a sfondarmi!!!”. Seppur esterrefatto, non se lo fece ripetere. Era dentro di me con circa due terzi della verga e quasi altrettanto mancava al punto di massimo spessore: “Ok” rispose, “dato che sei tu a chiederlo… sta pronto che arriva il bello!!!” Senza più remore, cominciò a dare spinte con intensità crescente, forzando la penetrazione millimetro dopo millimetro, incurante della stretta sempre più forte esercitata dal buco che non riusciva a dilatarsi oltre. Le ultime spinte, piuttosto violente, lo portarono in fondo al retto a sbattere sulla parete intestinale e il colpo mi provocò un dolore intenso dentro la pancia: “Basta, basta! Fermati…”, gridai, “sei arrivato in fondo e non ce ne sta più!!!” Lui, tenendolo ben piantato, annuì: “Ho sentito… scusa! Non volevo farti male”, poi si giustificò “credevo fosse più capiente, questo culetto spettacolare! Comunque, ora ho preso le misure e non succederà di nuovo, anzi… fra poco faremo scintille!!!” Da quel momento, infatti, ogni affondo anche il più violento arrivò sempre a sfiorare quel limite senza mai oltrepassarlo. Nessun dolore, se non il lieve bruciore proveniente dal buchetto, ormai una voragine, dilatata oltre misura: sapeva davvero usare la mazza meglio di uno gigolò. La fece scorrere su e giù lentamente, per farmi apprezzare tutta la lunghezza mentre i piccoli nodi venosi stuzzicavano piacevolmente l’apertura fino a quando, adattatasi perfettamente, la tensione sparì e restò spalancata, riducendo al minimo l’attrito. Quando Vico sentì che il suo pistone andava su e giù senza sforzo, aumentò progressivamente il ritmo e la velocità di entrata, continuando per un tempo interminabile, fino a quando le reni cominciarono a cedere. Era privo di appigli per fare forza e aiutarsi con le braccia: chiappe e anche, purtroppo, non erano in una posizione funzionale. Mi piaceva un sacco sentirmi penetrare a fondo in quel modo: quando lo sentii rallentare, cercai il modo di poterlo aiutare e mi venne un’idea: “Attaccati alle mie gambe” suggerii, quindi le sollevai ai suoi fianchi fino all’altezza delle braccia. Si attaccò alle cosce poco sopra il ginocchio così, oltre a fornirgli il giusto aggancio, il contatto con le calze, lo eccitò ulteriormente. La nuova posizione, inoltre, ottenne altri due effetti: il maggior vigore dei suoi affondi, aumentò lo stimolo anale interno oltre allo sfregamento del cazzo sul cuscino, con un esito simile alla masturbazione. Il secondo, ancor più incredibile, avvenne poco dopo quando, preso dalla goduria, mi venne spontaneo spingere puntando i talloni sui suoi glutei: la spinta inaspettata gli fece perdere l’equilibrio e le misure perciò non riuscì a fermarsi sul limite che si era prefissato. Cercò di riprendersi piegando inutilmente il busto in avanti, ma poi crollò schiantandosi sulla mia schiena e spingendo di filato, come un treno senza freni, tutto il suo enorme pistone che arrivò a fine corsa! Quando il pube si schiantò rumorosamente sulle chiappe, per un tempo che sembrò infinito, regnò il silenzio assoluto! Ludovico, con il fiato sospeso, sentendomi immobile e senza respiro, temeva di avermi fatto un male pazzesco o peggio provocato qualche lesione interna: ero impietrito per la stessa preoccupazione che si fosse rotto qualcosa o potesse esserci un’emorragia interna. Allo stesso tempo, realizzai che non mi ero mai sentito così “riempito e spalancato”: mi aveva davvero e letteralmente sfondato! Il nostro ansimare concitato interruppe la tensione del momento. “Resta immobile! Ti prego…”, dissi appena uscì un filo di voce, “ho sentito una fitta lancinante ma ora è sparita. Ho avuto paura che si fosse lacerato l’intestino ma dovrei sentire dolore o bruciore. Invece, a parte il buco dilaniato non sento altro che le tue pulsazioni. Non so cosa sia successo… lasciami abituare ancora un attimo... Non ho mai provato una sensazione del genere”. Sconvolto dal turbine di emozioni, mi passò davanti agli occhi una scena dai contorni sfumati: ero nudo, davanti al portone di una caserma ornato da due bombe giganti a mo’ di paracarri. Le punte del proiettile, stondate e lucide, erano sorrette dal cilindro, separato da un avvallamento e da un contorno rigonfiato, che facevano assomigliare il tutto ad un membro stilizzato. Stanco di attendere in piedi, pensai di sedermi sulla bomba più vicina: sentii la punta tonda di metallo freddo appoggiarsi sulle increspature del buco che si distesero, cedendo al peso mentre scendevo piano per sedermi, provocando brividi piacevoli lungo la schiena. All’inizio le chiappe si strinsero sull’enorme ogiva e ressero il peso del mio corpo. Ma improvvisamente, appena rilassai le cosce, spuntò un sole accecante proprio davanti a me e, come se il calore la sciogliesse, magicamente la bomba si ricoprì di un lubrificante caldo e la punta avanzò oscenamente spalancando il buco e penetrando inarrestabile all’interno. Senza riuscire a sorreggermi in breve mi ritrovai col culo per terra, mentre l’intero proiettile scivolava dentro di me, facendomi provare la stessa sensazione di prima. “Se è per questo, nemmeno io”, confermò lui risvegliandomi dal torpore, “ho sentito la cappella sbattere sul fondo e schiacciarsi, compressa dal peso per qualche attimo, prima di procedere oltre. Ora la sento come avvolta in un guanto strettissimo…” poi poco dopo riprese “tranquillo, prenditi il tempo che vuoi. Resto immobile fino a che non mi darai tu il via”. Restammo fermi in quella posizione il tempo necessario a cercare di capire cosa potesse essere successo e a registrare tutte le sensazioni. Sentivo la cappellona in mezzo alla pancia, poco sotto l’ombelico, e ne avvertivo chiaramente le dimensioni ed il calore. Non mi faceva male, solo un leggero fastidio nel punto del suo contorno: poi mi venne in mente che anche con Attilio era successa una cosa simile, ricordai la sensazione che fosse ceduto un diaframma, e mi tranquillizzai. Probabilmente, il mio cambio di posizione e di conseguenza l’angolo di penetrazione aveva permesso anche lui di attraversare quel punto, spalancando l’ultimo restringimento, facendolo entrare completamente dentro di me. La conferma mi venne da crescente bruciore del buco allargato oltre ogni immaginazione dalla base del pilastro al suo massimo spessore. “Come ti senti?”, mi chiese preoccupato, dopo un po’. “Sinceramente non lo so”, risposi titubante, “mi sento riempito come un uovo! Non riesco a credere che il povero buchetto possa essersi allargato ancor di più senza cedere definitivamente. Il bruciore è intenso come all’inizio, ma per il resto sto bene” … “Tu invece? Cosa senti?” chiesi, accorgendomi in quel momento che continuavo inconsapevolmente a mantenere la spinta con i talloni, impedendogli comunque di arretrare e sfilare il pilastro dal mio posteriore. Prima di rispondere, si soffermò ad osservare la verga sormontata dal ciuffo di peli, infilata completamente fra le mie chiappe, ora separate dal suo intero spessore. L’immagine lo eccitò oltremodo e percepii le sue vibrazioni, seguite da alcune contrazioni, propagarsi dentro di me e un attimo sembrò arrivassero allo stomaco! Per calmare l’eccitazione, cominciò a massaggiarmi la schiena aggiungendo altre piacevoli sensazioni a quella straordinaria penetrazione, poi con voce dolcemente calda rispose: “E’ la prima volta che riesco ad infilarlo tutto! Neanche la mia nave-scuola preferita, era mai riuscita ad accoglierlo fino in fondo in questo modo! Che sei incredibile te l’ho già detto e poco fa, guardando il tuo culetto spalancato, ho rischiato di arrivare al culmine senza nemmeno muoverlo di un millimetro!” “Ho sentito! Le contrazioni sono arrivate fino alla punta e mi è sembrato di sentirlo fino in gola. Ora comunque prova a muoverlo… pian piano, però”. Rimase ancora immobile per un minuto, continuando il massaggio, poi riprese: “Porta pazienza. Vorrei godermi il più a lungo possibile questa stranissima sensazione: sento una doppia stretta sull’asta, come avessi trapassato un tunnel, uscendo dall’altra parte. Alla base, sento quella mai provata prima: il buco, attaccato come una fascetta idraulica, che fino a poco fa pulsava all’impazzata. L’altra, dopo l’uscita, appena sotto il glande più lieve ma sottolineata da una gradevole vibrazione… È un effetto spettacolare!” Le sue parole unite al massaggio eccitarono anche me e ci mancò poco che inondassi l’asciugamano sotto la pancia. Poi mosse il pistone all’indietro provando ad uscire e stavolta sentii anch’io quell’ultimo diaframma allargarsi per far passare il profilo, la parte più larga della cappella, per poi restringersi subito dopo causandomi un brivido fra le reni. Lo fermai, puntando più forte i talloni: “Fermo un attimo. Prova a spingerlo dentro di nuovo”, gli dissi e lui spinse in avanti fino a toccare con il pube sul coccige. Valicando di nuovo la strettoia, mi provocò ancora il lieve fastidio ma nulla a confronto del piacere di avvertire quel brivido alla bassa schiena, perciò lo incitai: “Oh, siii! Vai così! …Ficcalo tutto dentro, ogni volta, ché mi fa girar la testa!”. “Si, sì…va bene!” rispose, riprendendo a scoparmi, prima lentamente poi con rinnovato vigore, “ma non so per quanto ancora riuscirò a resistere!!”. Sentivo il suo cannone scivolare su e giù e, quando usciva, sembrava non finire mai tanto era lungo. Il culetto era aperto allo spasimo ma incredibilmente adattato alla dilatazione e lo accoglieva senza opporre resistenza. Anche l’ultimo diaframma cedeva facilmente: i brividi accentuarono le mie contrazioni senza che riuscissi a trattenerle così sborrai come un matto, gridando che mi faceva morire e pregandolo di non smettere. Ludovico continuò ad affondare completamente, dovendo usare una certa violenza per forzare le mie contrazioni e, quando scemarono, toccò alle sue contrazioni diventare più intense: “non riesco più a trattenermi…” disse come a chiedere se poteva riempirmi di sperma. “Lo so, ti sento”, gli risposi, “è diventato durissimo e rovente! Però, se riesci a trattenerti, vorrei che non venissi dentro”; un po’ contrariato, mi ascoltò. Diede ancora un paio di spinte poi lo tirò fuori appoggiandolo per strofinarlo fra le chiappe. Prima che mi schizzasse sulla schiena, pensai che non potevo non ricambiare l’immensa goduria che mi aveva fatto provare! Così mi sollevai sulle braccia e scesi di scatto per imboccare al volo il suo arnese ma fece a tempo ad uscire il primo fiotto che si stampò sulla fronte coprendo il profilo fino al naso. Inginocchiandomi, spinsi in gola la cappella, quindi per allentare la pressione sul palato, presi l’asta con le mani per tenerla centrata. Dopo un attimo mi inondò: succhiai voracemente riuscendo a non farmene sfuggire nemmeno una goccia. Quando le contrazioni terminarono rilasciando gli ultimi schizzi, lo leccai come fosse un gelato ripulendo ogni anfratto attorno alla cappella e lungo la verga mentre perdeva un po’ di consistenza.
Quando scesi dal lettino, mentre mi ripulivo dallo schizzo con un fazzoletto, mi guardò con gli occhi pieni di soddisfazione e credo stesse per dirmi qualcosa proprio mentre mi passavo la lingua sulle labbra ed il mio sorriso lo lasciò senza fiato, incapace di trovare le parole per dirmi quanto fossi una gran troia senza rischiare di apparire volgare o di offendermi… Senza dir nulla, mi voltai di spalle lasciando che il suo cappellotto si appoggiasse fra le chiappe mentre raccoglievo l’asciugamano intriso del mio sperma. Usai l’altro lato per pulirmi la pancia, tutta impiastricciata, e con soddisfazione avvertii il pulsare del suo arnese che, al contatto col culetto, stava già riprendendosi. “Hai ancora voglia?... Vuoi continuare?”, gli chiesi e lui, col tono dimesso di chi non vuole approfittare di una generosa offerta, mi rispose “Fosse per me, ne farei altre dieci! Anzi, andrei avanti ad oltranza fino ad esaurimento delle energie… ma credo che il tuo culetto sia già abbastanza provato e non vorrei sciupare il piacevole ricordo di questa serata!”. Quindi, cambiando discorso per evitare di mettermi in difficoltà, mi chiese: “Ma tu non dovevi andare a casa a mangiare? Hai visto che ora si è fatta?”. Era già passata mezzanotte e mi resi conto che avevamo scopato per più di un’ora!!! Ma non ero affatto stanco o provato, così gli risposi per rimpallargli la decisione e capire i suoi reali desideri: “… E secondo te, mi sarei portato le calze per poterti provocare e la crema per farmi inchiappettare, con il tempo contato a disposizione?”, poi continuai “Se tu fossi andato con gli altri a mangiare la pizza, sarei venuto con voi o sarei tornato a casa… tanto ad Elisa ho detto di non aspettarmi perché non sapevo cosa avremmo fatto dopo l’allenamento… Speravo solo accadesse quello che è successo!”. “Vuoi venire da me, a mangiare qualcosa?” mi chiese allora, fraintendendo il mio pensiero, così cercai di essere più esplicito: ”veramente, per quel che voglio, a casa tua potremo solo stare più comodi… ma non ho voglia di vestirmi per poi spogliarmi un’altra volta” e, un attimo dopo, una sonora sculacciata mi colpì, inaspettata. “Lo sai che sei un bel birichino!” esclamò, “non pensavo avessi ancora voglia di farti scopare… ma attento a non esagerare!”. È bravissimo col suo pistone, ma è proprio ‘lento’ con il resto, pensai fra me mentre prendevo il suo accappatoio per stenderlo sul lettino… Quindi per stuzzicarlo ancora gli chiesi: “E secondo te per quale motivo ti avrei chiesto di non venirmi dentro?”. Rise… prima di rilanciarmi una battuta “…Ma perché ti era venuta sete, no?!” Fingendomi offeso mi avvicinai, gli diedi una spinta facendolo urtare sul lettino poi proposi: “Dai, sdraiati sul lettino, che ti faccio un massaggio per rimetterti in forma…Così intanto il mio buchino si riposa un po’…”. “Sta bene” approvò, stendendosi supino con le braccia incrociate sotto il mento, “ma se vuoi, basta anche solo che ti pieghi in avanti come hai fatto prima e mi si rizza di scatto!”, “Sì, lo so che il mio sederino ti fa arrapare! Però non esaltarti troppo, che ‘chi si loda s’imbroda’… Anche se, veramente, hai già 'imbrodato' me!”. Naturalmente curioso, mentre lo massaggiavo iniziando dai polpacci, mi chiese di raccontargli delle mie precedenti esperienze e così gli descrissi qualche episodio a sfondo bisessuale: risalito alle cosce, passai le mani fra le chiappe e gli stuzzicai il buchino. “E tu? Hai mai provato a farti allargare il sedere?”, gli chiesi e lui, per nulla sorpreso, rispose: “Veramente ho sempre preferito farlo io, però si, ho provato una volta…e non mi è piaciuto per niente. All’inizio bruciò un po’ ma, anche dopo passato il fastidio, la sensazione d’intrusione, l’invadenza anziché eccitarmi provocarono l’effetto contrario e mi si ammosciò completamente. L’altro, capendo la situazione, per fortuna lasciò perdere”. “Meglio!”, sottolineai, “così, almeno, abbiamo ruoli ben definiti: a me non piacciono i culi maschili, preferisco le donne. Però mi piace farmelo spalancare e modestamente, sembra che la cosa riscontri un certo successo, no?”. Si girò, sdraiandosi di schiena, e il suo bestione si sollevò di circa una spanna dall’addome, in posizione obliqua: “…A proposito d’imbrodarsi, eh?!” sottolineò lui, “evidentemente non ti è bastato!”
Non so se fosse un’impressione, magari perché molto vicino o, chissà, era più eccitato per i discorsi che stavamo facendo, ma il suo membro mi sembrò ancor più grosso di prima! Di sicuro, quando lo afferrai con la mano per sollevarlo e succhiarlo un po’, mi accorsi che la distanza fra il pollice e le altre dita era davvero notevole. Cominciai a succhiarlo dopo aver faticato non poco per far entrare in bocca anche solo il glande, mentre lui allungò una mano per accarezzarmi le natiche: ovviamente non si limitò alle carezze esteriori ma poco dopo m’infilò due dita nel buchetto provocandomi un po’ di fastidio perché secco e indolenzito. Sollevai la testa di scatto e, di seguito al ‘flop’ della cappella che usciva, esclamai: “Ehi! Piano… D’accordo che a confronto del tuo cannone due dita non sono niente, ma è ancora indolenzito e poi non è lubrificato… Anzi, scusa un attimo”. Presi la crema e gliela passai “spalmala tu, per favore?” e, per facilitargli il compito, salii sul lettino mettendomi nella posizione del 69. Imboccai nuovamente il pistone e ripresi a succhiarlo mentre lui mi distribuiva la crema iniziando dall’apertura anale, rimasta leggermente socchiusa, ricoprendola generosamente. Lo fece con estrema delicatezza, stavolta, facendomi venire i brividi per il piacere di quelle carezze: dai massaggi circolari sulle natiche, ai movimenti simili al mantice di apertura e chiusura, dall’introduzione prima del pollice, poi di due e infine di tre dita che fece scorrere su e giù lentamente, sembrava che si divertisse nel guardare le reazioni del mio culetto ai suoi stimoli, e certamente lo eccitavano perché la sua mazza era diventata durissima, tanto da costringermi a stringerla con forza nella posizione che mi permetteva di tenerla in bocca. Anche il mio culetto a quelle provocazioni aveva ripreso a fremere, perciò insalivai abbondantemente la punta del cazzone prima di girarmi dall’altra parte e, restando appoggiato sulle ginocchia, lo puntai fra le chiappe, sedendomi letteralmente sopra quello che mi sembrò un paracarro! Dovevo essere impazzito: tutte quelle “coccole” mi avevano fatto perdere la testa… Fatto sta che non usai alcuna cautela quando mi abbassai su quel coso e rischiai di spaccarmi in due, da solo, proprio come la scena della bomba! Persino Ludovico impallidì quando sentì lo ‘spok”, molto più forte del precedente, e vide i miei occhi sgranati per lo sgomento. Me l’ero ficcato, in un colpo solo, fino al primo limite e per raggiungerlo ci avevamo impiegato parecchio: il dolore era lancinante e rimasi così senza riuscire a respirare, con la testa rovesciata all’indietro, finché le gambe cominciarono a tremare per lo sforzo della posizione. Lui, da sotto, non poteva fare un gran che, così mi chiese: “Come ti senti?... Se vuoi provo ad aiutarti sostenendoti con le mani ma temo di irritare ulteriormente il tuo buchetto fracassato!” Le sue parole se non altro mi fecero riprendere dallo spavento e grazie alle vibrazioni causate dal tremore delle gambe il dolore stava diminuendo. Sentii chiaramente il bruciore della zona anale disperdersi fino a divenire calore intenso anche nella pancia, quindi tepore generale che salì fino alla testa: “Grazie”, risposi, “credo di aver superato il peggio… Se mi aiuti con le mani a risalire, poi dovrei farcela…”, ed infatti spostandomi in avanti mentre lui mi spingeva in alto il sedere riuscii a risalire tutta la lunghezza del pilastro fino ad arrivare al bordo del glande: sentendo che era talmente duro da sembrare spigoloso, evitai di farlo uscire e prestando la massima attenzione tornai a scendere con estrema lentezza. Immaginai, chiudendo gli occhi, di vedere la scena come ripreso di spalle… il pilone di carne nocciola che si faceva largo fra le due mezze lune bianche, completamente divaricate, doveva assomigliare all’ingrandimento di un bastoncino di cialda che s’infilava, aprendosi un varco fra due colline di panna montata! Mi venne un brivido di godimento che mi scosse e il culetto si dilatò spontaneamente, riacquistando l’elasticità che credevo perduta. Un sospiro prolungato mi sfuggì dalle labbra mentre iniziavo la nuova risalita, facendo capire a Ludovico che ora poteva lasciarmi andare: “Vai così! Bel fantino…” mi incitò, continuando a tenermi le mani sulle chiappe, “andiamo al galoppo!” E dopo avermi aiutato per un po’ nella risalita, lasciandomi andare invece quando scendevo sul pistone, mi afferrò le natiche stringendole con forza fra le dita: in questo modo le allargò al massimo, lasciando che il cazzone scorresse su e giù liberamente con il solo attrito del buco spalancato, ed al tempo stesso impresse il suo ritmo all’andatura, arrivando addirittura a spingere in su con il bacino per accentuare la forza dei colpi con cui mi penetrava. Mi sembrava proprio una cavalcata forsennata, imperniata sull’obelisco lucido, come l’acciaio del proiettile! Ero così stravolto da confondere realtà e fantasia. Per un po’, preso dall’entusiasmo, mi sculacciò ritmando il trottare del cavallo sulle mie chiappe, adeguando le spinte a tempo di batteria. La scopata durò un tempo indefinibile… fino a quando sentii i muscoli delle cosce reclamare almeno il cambio di posizione. “Fermati un momento, per favore” chiesi a Ludovico, che non accennava minimamente a rallentare “le ginocchia non ce la fanno più” “Ah, ecco”, disse lui sorridendo, “volevo ben dire…da un po’ non sento neppure la pelle tendersi, segno che il tuo culetto è aperto come il traforo del Monte Bianco!” Aveva proprio ragione! Quando mi spostai, lasciando che il suo bastone nodoso sfilasse dal mio ‘tunnel’, non fece particolare resistenza nemmeno al passaggio del cappellotto, tuttora durissimo. Pensando alla diversa inclinazione che gli aveva permesso di entrare fino in fondo e con la speranza di riprovare i brividi provocati dall’attraversamento dell’ultimo diaframma, salii in piedi, appoggiandoli all’altezza del suo ombelico, quindi mi accovacciai fino a puntare il glande al centro del buco, rimasto dilatato in maniera indescrivibile. Intuendo le mie intenzioni, Vico tenne fermo il suo pilone, ben diritto al centro del sedere, mentre mi impalavo: arrivato oltre la metà della lunghezza, appoggiai le mani sopra le sue ginocchia in modo da poter regolare il bacino, facendo forza con gambe e braccia contemporaneamente, quindi mi abbassai ancora, con cautela, per cogliere ogni minima sensazione che la penetrazione provocava nella nuova posizione, mai sperimentata. Il semicerchio posteriore del grosso glande strofinò le pareti della mia pancia e lo sentii percorrere ogni millimetro fino al punto in cui incontrò l’estremità laterale dell’ultima barriera. Provai a spingere verso il basso ma faceva male, come forzasse troppo. Allora mi sollevai leggermente spostando il bacino in avanti: ebbi la netta sensazione che la sua punta si muovesse verso il centro del canale che lo conteneva, perciò ritornai verso il basso e la cappella, con un lieve bruciore, s’infilò nell’anfratto allargandolo e riuscendo a varcarlo completamente. Mi sembrava impossibile! Ero appoggiato con l’osso sacro ai lati del pube, in mezzo al culo sentivo le sue palle sfiorare le natiche e un affare megagalattico che infilato nel mezzo arrivava quasi all’ombelico! Addirittura, dopo aver provato ad andare su e giù un paio di volte, per sentire quel brivido particolare che mi eccitò immediatamente, ebbi la sensazione di vederne la sagoma spingere dall’interno sulla pancia… Probabilmente una visione, perché ero sconvolto dalle sensazioni troppo forti: il buco allargato allo spasimo, all’interno la stimolazione della cappella che andava e veniva sempre più veloce e i brividi che percorrevano ogni angolo della pelle accompagnarono la mia erezione. Vedendomi così eccitato, con il membro teso proprio davanti a lui, Ludovico mi accarezzò sulle cosce, sfiorando le calze nere e la pelle nuda e liscia in prossimità del pube, ed infine iniziò a masturbarmi lentamente. Dopo un paio di minuti, arrivai al limite: le contrazioni divennero parossistiche, propagandosi a tutto l’addome dalla vita in giù, in particolare l’apertura anale si strinse attorno alla mazza aumentando notevolmente l’attrito e la conseguente stimolazione anche nei suoi confronti. Stavo per venire! “Fermati, fermati!”, mi affrettai a urlare bloccandomi di scatto, “mi stai facendo venire…”, “Anch’io sono al limite!” rispose lui e con fervore propose, “se vuoi, sborriamo assieme!” Ne avevo una voglia pazzesca ma fortunatamente, nell’ultimo barlume di lucidità, mi resi conto che quella non era la posizione ideale. L’orgasmo avrebbe indebolito le mie gambe e da seduto avrei impedito anche i suoi movimenti…per non considerare le conseguenze sul mio povero culetto!
“No!”, gli dissi, “non adesso! Resta immobile, mi raccomando…” Appena ripreso il controllo, sentendo che le contrazioni stavano diminuendo, mi sollevai dicendogli “E’ meglio cambiare posizione”. Scendemmo entrambi dal lettino poi mi distesi sulla schiena mettendomi con il sedere sul bordo del lettino con le gambe a penzoloni. Vico, rimasto in piedi in attesa che mi posizionassi per il rush finale, mi guardava con occhi lucidi di desiderio e il cazzo svettante che da quella prospettiva sembrava quello di un elefante: “Vieni qui!”, ordinai impaziente, “cosa stai aspettando?”. Sollevando e divaricando le gambe, misi in evidenza il culetto che ancora ben allargato fremeva per la voglia di accogliere il suo bestione. “Mi preoccupavo per il tuo culetto, ma ora è evidente che il buchetto non si restringe nemmeno più… vedessi come te l’ho ridotto!!!” Non gli servì nemmeno prendere la mira! Ormai abituato alle sue notevoli dimensioni, bastò solo che lo appoggiasse ed entrò senza fatica fino a metà, emettendo un eccitante ‘plof’ simile al suono di un grosso biscotto tuffato nella crema. Appoggiò le mani sulla parte posteriore delle mie ginocchia, in modo da rendermi meno faticoso lo stare a gambe spalancate, quindi cominciò ad andare dentro e fuori per risentire quel suono. Con il sottofondo del ‘plof… plof… plof…’ arrivammo entrambi a scatenarci per il desiderio di godere: “Basta, Vico!”, gridai, “adesso dammelo tutto! Ficcalo dentro fino alle palle e…riempimi!!! Sennò mi fai impazzire!”. “Ma sei incontentabile!” rispose sorridendo, “preparati che arrivo”.
Afferrandomi alla base delle cosce, mi tirò verso di sé facendo sporgere lievemente il sedere dal lettino per non rischiare di sbatterci contro con le palle. Poi, accarezzando voluttuosamente le calze fino ai piedi, li prese dalla pianta e li spinse in avanti: con quel movimento, il bacino si sollevò spalancando completamente il culetto e lui vi affondò fino all’ultimo millimetro tutto il suo pistone arroventato! Mi sentivo al colmo delle possibilità, ma lo incitai ugualmente sussurrando un “Sìììì, così!... Dai! Ancor più forte!”. Lo sentii scorrere su e giù in tutta la sua lunghezza, sfondando ogni volta il diaframma dal quale partiva un convulso indescrivibile. Per ultimo avvertii il suo bestione indurirsi, vibrare, spingere ed infine bloccarsi di scatto in fondo al mio culetto straziato: mentre con pulsazioni fortissime mi scaricava un fiume di sperma, riscaldandomi tutta la pancia. Il calore sbloccò il buco che s’incollò alla sua base e la pressione si scaricò sul mio cazzo facendolo esplodere: persi letteralmente i sensi mentre lo sperma schizzava fuori! Lo spruzzo più copioso arrivò fino al viso ricoprendomi le labbra ed il mento; il resto ricoprì l’addome formando un piccolo laghetto a colmare la fossetta dell’ombelico, unendosi al calore che si diffondeva all’interno, man mano che Ludovico mi riempiva col suo seme. Poi restò fermo, attendendo che riaprissi gli occhi e smettessi di ansimare… Mi ripresi sentendo le gocce di sperma che, raffreddate, colavano dal mento sul collo: mi venne spontaneo raccogliere il liquido vicino alla bocca con la lingua, senza rendermi conto che era il mio sperma: era più salato del suo e vedendo quel gesto lui ne raccolse ancora con le dita e me le fece succhiare. Ero fuori controllo e senza il minimo pudore, lo gustai come fosse miele, a più riprese, finché ripulì completamente il ventre. Poi mi disse: “Sei incredibile! Non avrei mai pensato di provare una cosa del genere… nemmeno nei sogni più perversi!!!”, quindi lo tirò fuori lentamente e mi massaggiò le chiappe nella speranza che il culetto, arrossato e slabbrato, si restringesse un po’. Mi accarezzò l’addome prima di aiutarmi a sollevarmi con il busto e proporre: “Andiamo a fare un’altra doccia, per rinfrescarci… Si è fatto tardi”. “Porca vacca!” esclamai vedendo che erano ormai le due, “mi serve davvero un po’ di fresco, mi sento così… fracassato! E non potrebbe essere diversamente date tue dimensioni a dir poco esagerate!”
Andando verso le docce, sentii del liquido colare all’interno delle cosce ed istintivamente cercai di tappare la perdita con la mano, stringendo le chiappe e utilizzando anche gli addominali per chiudere l’apertura. Il buco, prima liscio con poche e leggere increspature, ora fuoriusciva in rilievo per almeno un paio di centimetri, gonfio e dolente… Arrivato sotto l’acqua corrente cercai di rilassarlo in modo che potesse liberarsi del rimanente fluido ed infatti scese copioso, in diversi fiotti densi e bianchi. Ludovico mi seguì e mi aiutò a rilassarmi massaggiandomi le spalle, le reni e per ultimo le chiappe: man mano che la tensione calava, si liberava del liquido dall’intestino che doveva esserne invaso. Per fortuna non mi diede alcun fastidio, a parte un leggerissimo bruciore. Restammo a farci accarezzare dal getto d’acqua per una decina di minuti fino a quando ebbi l’impressione di essermi liberato completamente. Avere delle perdite successive era la cosa che più temevo accettando di farlo sborrare dentro, soprattutto per il rischio di essere scoperto con gli slip macchiati e far nascere qualche sospetto alla mia compagna.
Dopo la doccia, prima che mi rivestissi, Vico mi dedicò un fantastico massaggio al sedere che mi aiutò a rilassare la schiena ma soprattutto a far tornare “quasi normale” il buco, provato dall’eccessiva dilatazione e dal prolungato sfregamento! In effetti, nei giorni seguenti, ogni volta che li stringevo, i muscoli anali mi provocarono un discreto fastidio come ci fossero degli spilli a tormentarli.
Usciti dallo spogliatoio, augurai la buonanotte a Ludovico e lui ricambiò, aggiungendo, mentre saliva in auto, un “alla prossima…” che mi riempì di interrogativi: la prossima, quando? Vedere il mio culetto gli avrebbe fatto lo stesso effetto, ad ogni allenamento o partita? Cercherà altre occasioni per scoparmi? Riusciremo a non destare sospetti? E se coinvolgessi anche Elisa? A lei sarebbe piaciuto sicuramente… e a Vico?
Che dire… Alla prossima!
FINE
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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