Un' altra dimensione...
amicadiale
Mi accolsero in un'atmosfera sospesa, fatta di ombre morbide, del profumo caldo della cera sciolta e di note lente e basse che filtravano dalle casse. Avevo portato una bottiglia di vino fresco, che stappammo subito, accompagnandola con qualche stuzzichino. All'inizio le parole furono leggere, un modo per rompere il ghiaccio, per guardarci negli occhi, misurarci e lasciar cadere i confini.
Poi, con la scusa di immortalare la serata, tirammo fuori il cellulare per fare le foto. Lo schermo illuminato divenne il nostro primo pretesto per giocare. Iniziammo a scattare qualche primo piano più audace, i corpi che si avvicinavano sempre di più, finché, con la scusa di stringere i tempi del gioco, le presi il viso tra le mani e la baciai sulle labbra, un bacio lungo, profondo, che cancellò ogni residuo di timidezza.
Senza smettere di guardarla, scivolai lentamente verso il basso, inginocchiandomi sul pavimento. Le allargai le gambe e iniziai a leccarla, ascoltando i suoi sospiri farsi più densi, sentendola vibrare sotto la mia lingua mentre il suo piacere cresceva e riempiva la stanza.
Quando la tensione in lei si fece incontenibile, mi tirò su, facendomi sdraiare comodamente sul divano. Con le gambe spalancate, fui io a ricevere le sue attenzioni: la sua lingua calda e le sue dita affondarono dentro di me, tracciando un ritmo che mi fece bagnare completamente, sciogliendomi in un abbandono totale.
Ci spostammo al piano di sopra, nella penombra della camera da letto. Loro tirarono fuori lo strap-on e, con movimenti lenti e carichi di aspettativa, cominciai a penetrarla, prima nella sua figa e poi nel culo, guidata dai suoi gemiti che mi confermavano quanto le stesse piacendo. Vedendo la sua eccitazione alle stelle, persi ogni freno anch'io, lasciandomi travolgere finché, in un crescendo condiviso, venimmo insieme, in un'esplosione di piacere simultaneo.
Ma la notte non era finita. Ancora bagnata e accaldata, ci sistemammo sul letto nella posizione del sessantanove: io le leccavo la figa mentre lei faceva lo stesso con la mia, le nostre bocche si cercavano con voracità.
Quando il mio corpo era di nuovo un brivido unico e bagnato, suo marito si fece avanti. Prese il suo cazzo e me lo infilò con decisione, afferrandomi e sbattendomi forte, imprimendo un ritmo implacabile fino a quando anche lui non si lasciò andare, venendo dentro di me in un grido soffocato.
Rimasi sdraiata lì, il respiro ancora corto, mentre la stanza tornava silenziosa, lasciandoci addosso il calore di una serata entusiasmante, vibrante e profondamente erotica.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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