Il mio primo massaggio prostatico
Avevo già finito i miei turni. Ero stanco, volevo solo andarmene, farmi una doccia e sparire. Poi arriva la chiamata dalla reception.
“C’è un ospite dell’ultimo minuto, ha insistito, paga in contanti, sala 3, 90 minuti. Scusa, ma te lo dobbiamo dare.”
Ho guardato l’orologio. Le 21:40.
Non c’era nessuno altro. Ho preso gli oli, i teli e sono sceso.
Lui era già sdraiato a pancia in giù sul lettino, coperto solo da un asciugamano bianco.
Trent’anni circa, come me.
Quando ho abbassato l'asciugamano per iniziare, ho capito subito che era completamente depilato.
Non un solo pelo. Schiena liscia come seta, glutei tondi e levigati, cosce senza nemmeno l’ombra di una peluria.
Anche le natiche e il solco tra di esse erano perfettamente rasati, potevo vederle dalle mutandine usa e getta, la pelle rosata e delicata.
Sembrava quasi di toccare un corpo preparato apposta per essere accarezzato.
Ho iniziato dalla schiena, olio di mandorle dolci, pressione media.
Quando sono arrivato al fondoschiena ho cominciato a lavorare più in profondità, lui ha aperto le gambe senza dire una parola.
le mie mani sfioravano i glutei provocando in lui brividi sulla pelle, ben visibili anche ad occhio nudo.
"Non possiamo togliere le mutandine?", mi chiese con un filo di voce.
"Non sarebbe professionale, ma dato che non c'è più nessuno a disturbare, possiamo fare un eccezione", risposi e pensando che forse non aspettavo altro.
Incominciai a lavorare i suoi glutei, aprendo e chiudendo il solco in mezzo, il suo ano, liscio e rosato, senza un pelo intorno, si offriva già un po’ rilassato.
Ho versato olio, ho tracciato cerchi con il pollice, poi sono entrato con un dito, poi con due.
La prostata era facile da trovare: piccola, soda, reattiva.
Ogni pressione gli faceva tremare le cosce.
Dopo un po’ ha girato la testa di lato e ha parlato a voce bassa, un po’ rauca:
“Voglio vederti… e toccarti.”
Prima che potessi rispondere, si è voltato completamente.
Si è messo a pancia in su. Il suo corpo intero era una superficie liscia, senza un solo pelo: petto, addome, pube, tutto depilato con cura. Il cazzo era già completamente duro. Era bello.
Non enorme, ma pieno e proporzionato: forse sedici centimetri, grosso quanto un buon polso, con una venatura spessa e scura che gli correva lungo il lato sinistro fino al glande.
Il glande era largo, rosa carico, lucido di presborra, e il prepuzio era completamente tirato indietro. Le palle, rasate pure loro, erano piene e tese, di un rosa delicato, e pendevano pesanti sotto l’asta.
Non c’era nemmeno un pelo alla base: solo pelle morbida e calda.
Si è alzato a sedere sul lettino, mi ha afferrato i fianchi e ha tirato i miei pantaloni bianchi della spa verso il basso. Li ha fatti scivolare lungo le cosce fino a farmeli togliere completamente. Il mio cazzo, già mezzo duro, è saltato fuori.
Lui lo ha guardato un attimo, poi ha preso la mia asta con una mano e me l’ha portata alla sua bocca.
Ha cominciato a succhiarmi con una lentezza quasi devota. Labbra morbide, lingua calda che girava intorno al glande, poi scendeva lungo il nervo, risaliva, e di nuovo mi prendeva in gola con movimenti profondi e umidi. Mi teneva le palle con l’altra mano, accarezzandole, mentre la bocca lavorava con ritmo sempre più deciso.
Il suono bagnato della sua saliva e dei suoi gemiti mi faceva indurire completamente. Ogni tanto alzava gli occhi e mi guardava, le labbra lucide, il cazzo duro che gli pulsava tra le cosce depilate.
Non riuscivo più a trattenermi. Gli ho messo una mano dietro la testa e ho cominciato a spingere un po’ di più. Lui non si è tirato indietro, ha aperto la gola e ha accettato tutto, succhiando più forte, più profondamente, finché ho sentito arrivare l’orgasmo.
L'ho avvertito con un filo di voce, “Sto per venire” Non si è allontanato. Anzi, mi ha preso ancora più a fondo e ha continuato a succhiare mentre esplodevo in bocca. Getti caldi e densi gli sono andati dritti in gola. Li ha bevuti tutti, deglutendo con movimenti lenti e visibili della gola, senza farne uscire una goccia.
Ha continuato a succhiare dolcemente anche mentre mi svuotavo, leccando gli ultimi residui dal glande, come se non volesse perdere niente.
Solo quando sono stato completamente svuotato si è staccato, le labbra lucide di saliva e di sborra.
Ha sorriso, un sorriso stanco e soddisfatto, e si è sdraiato di nuovo a pancia in giù, aprendo le gambe.
“Adesso continua per favore.” Sono tornato dietro di lui, l'ho fatto alzare a pecorina sul lettino.
Le dita, ancora unte di olio, sono rientrate facilmente nel suo buco liscio e caldo. Due dita, poi di nuovo sulla prostata.
Lui gemeva più forte di prima, spingendo indietro contro la mia mano.
Il suo cazzo, ancora duro, strofinava contro l'asciugamano, ormai accartocciato dai sui continui movimenti.
Si abbassava per poi rialzare il culo e agevolare i miei movimenti.
Continuavo a massaggiargli la prostata con movimenti circolari e profondi, mentre con l’altra mano gli accarezzavo le palle rasate e gli pompavo l’asta.
Il suo corpo depilato era tutto un tremore. Le natiche si contraevano, la schiena si inarcava. Poi è arrivato. Non un orgasmo normale: uno di quelli lunghi, profondi, che partono da dentro.
Ha spinto forte contro le mie dita, ha emesso un gemito prima basso per poi urlare e ha cominciato a venire.
Sentivo le contrazioni della prostata intorno alle mie dita, ritmiche e forti, mentre il suo cazzo sparava getti caldi e abbondanti sull'asciugamano.
Continuava a spasimare a ondate, ogni volta che premevo ancora sulla prostata.
Quando finalmente si è fermato, era completamente abbandonato, ansimante, la pelle liscia lucida di sudore e di olio.
Ho estratto le dita lentamente.
Lui ha gemuto una ultima volta. Mi sono pulito le mani, gli ho passato un telo caldo sul corpo depilato, e ho raccolto i miei pantaloni bianchi dal pavimento.
Non abbiamo parlato molto.
Solo il suono della musica soft e il suo respiro che si calmava.
Alla fine si è voltato di nuovo. Gli occhi erano un po’ umidi.
“Era la prima volta che me lo facevano così… e la prima volta che bevevo qualcuno fino in fondo,” ha detto a voce bassa.
Io non sapevo cosa rispondere.
Era anche la mia prima volta che permettevo a un cliente di togliermi i pantaloni, di succhiarmi e di bere tutto.
Mi sono limitato ad annuire, a coprirlo di nuovo e a dirgli di restare sdraiato ancora qualche minuto.
Quando sono uscito dalla sala, le mani mi tremavano. L’odore del suo corpo liscio, dell’olio e del sesso mi era rimasto sulla pelle. Era tardi. L’albergo era quasi vuoto.
Sono andato negli spogliatoi, mi sono lavato a lungo sotto l’acqua calda, e ho guardato il mio riflesso nello specchio.
Quel massaggio non era in lista. Non doveva succedere. Eppure era successo. E per la prima volta in anni di lavoro, non riuscivo a tornare subito “professionale”.
Qualcosa era cambiato. Quella notte, tornando a casa, sentivo ancora sulle dita la sensazione di come si era contratto intorno a me, e in bocca il ricordo di come mi aveva succhiato e bevuto fino all’ultima goccia.
Avevo già avuto esperienze bisex, ma mai sfruttando la mia passione e il mio lavoro da massaggiatore, con il tutto che si è evoluto nel tempo.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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