Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > Generazioni
Gay & Bisex

Generazioni


di MASQUARATE
31.10.2026    |    2.122    |    2 9.6
"Fu peggio perché Ettore cominciò a stare nudo più a lungo del necessario, seduto sul bordo della vasca con l'accappatoio aperto, a farsi asciugare..."

La corriera lasciava la statale e si infilava nel traffico della città con una lentezza che a Simone sembrava una presa in giro. Teneva lo zaino tra le ginocchia e il numero civico di via Vettori scritto sul retro di uno scontrino, come se potesse sbagliarsi.
«Gli dai una mano, hai capito?» gli aveva detto la madre quella mattina, caricandogli la borsa. «Tuo nonno è solo. Ha un braccio e una gamba ingessati. Non è che ci vuole la laurea per essere utile a qualcuno.»
Non era per la laurea che Simone aveva lo stomaco stretto. Era che l'ultima volta che aveva visto suo nonno aveva dieci anni, e adesso ne aveva diciannove e il nonno — Ettore — gli era sempre sembrato una figura da fotografia: spalle larghe, mani grandi, la barba corta grigia, uno di quegli uomini che non ti accorgi di quanto sono belli finché non li rivedi da adulto.
L'appartamento era al terzo piano, con l'ascensore che odorava di vernice vecchia. Ettore aprì la porta zoppicando, il gesso alla gamba sinistra che gli faceva tenere il peso tutto sull'altra, il braccio destro fasciato e appeso a una tracolla blu. Indossava una polo sbiadita e dei pantaloncini di tuta. Sotto la stoffa, il petto era ancora pieno, le braccia — quella sana, almeno — ancora segnate da un lavoro di una vita.
«Sei cresciuto» disse lui, e la voce era più bassa di come la ricordava. «Entra, che qui c'è corrente.»
Simone entrò. La casa era tiepida, ordinata, con un odore di caffè e di bucato. Ettore chiuse la porta e lo guardò da capo a piedi senza fretta, e Simone si sentì improvvisamente fuori posto nei suoi jeans stretti.
«Sei magro» disse il nonno. «Mangiate voi giovani?»
«Sì, nonno.»
«Mah. La stanza è in fondo, la prima a destra. Il bagno è di fronte. Se ti serve qualcosa, chiedi e basta, senza fare tutta la pantomima.»
Le prime due giornate passarono in una specie di coreografia goffa. Simone cucinava, lavava i piatti, portava la spesa su per le scale, teneva il sacchetto della spazzatura aperto mentre Ettore ci buttava dentro le cose. Il nonno dirigeva tutto con poche parole secche, e ogni volta che Simone gli si avvicinava troppo sentiva salire il caldo alle orecchie.
Il problema cominciò la sera del secondo giorno.
«Devo lavarmi» disse Ettore, dalla poltrona. «E con questo braccio non riesco a fare un cazzo. O mi aiuti o puzzò come un cane.»
La doccia del bagno era grande, con un poggiapiedi di plastica e una maniglia a muro. Simone aprì l'acqua, la fece scorrere finché non fu calda, e si voltò dall'altra parte mentre il nonno si sfilava i pantaloncini. Sentì il fruscio della stoffa, il tonfo leggero del gesso appoggiato sul poggiapiedi, e poi la voce: «Puoi girarti, mica ti mangio.»
Simone si girò e per un attimo non seppe dove guardare.
Ettore era nudo sotto la doccia, l'acqua che gli scorreva sul petto e sui fianchi. A sessant'anni, il corpo era quello di un uomo che aveva portato pesi: il ventre appena tondo, ma i pettorali ancora definiti, i peli sul petto brizzolati e folti, i capezzoli grossi e scuri, le cosce grosse. E in mezzo, il cazzo, scuro, pesante, appoggiato alla coscia nel modo più naturale del mondo.
«Bagnami la schiena» ordinò. «Poi insaponami. Con la spugna, che il gesso non si deve bagnare.»
Simone prese la spugna, la caricò di sapone, e cominciò dalle spalle. La pelle era calda, ruvida sotto le dita. Scese lungo la schiena, e il nonno allargò un po' le gambe per tenersi stabile, Simone si accorse di avere il viso a venti centimetri dalla sua nuca, di sentire l'odore del sapone e della pelle, e che il cuore gli batteva forte.
«Più giù.»
Scese. I glutei erano sodi, e Simone li insaponò con una lentezza che non aveva nulla di efficiente. Ettore fece un suono basso, quasi un grugnito soddisfatto.
«Bravo. Dietro le cosce, adesso.»
Simone si inginocchiò sul bordo della vasca, e in quella posizione si rese conto con orrore e piacere di essere perfettamente all'altezza del cazzo del nonno, che a pochi centimetri dalla sua faccia si era fatto visibilmente più gonfio. Continuò a insaponare, con le mani che tremavano appena.
«Ti sei incartato?» chiese Ettore, senza voltarsi.
«No, nonno.»
«Bene. Perché mi manca il davanti e quello lo devi fare tu.»
Simone si alzò, e Ettore si girò. Ora era frontale, l'acqua che gli colava sul petto, e Simone dovette alzare gli occhi per non fissargli l'inguine. Non servì: il nonno lo guardava dritto in faccia, e sul suo viso c'era un mezzo sorriso che a Simone sembrò una sfida.
«Insapona» disse.
Simone passò la spugna sul petto, sulle ascelle, sul ventre. Ettore teneva il braccio sano appoggiato alla maniglia, e quando la spugna gli sfiorò il basso ventre sospirò e disse: «Anche lì, non fare lo schizzinoso.»
Simone glielo insaponò. La spugna scivolò lungo l'asta, sul glande, e il cazzo di Ettore si mosse, si raddrizzò, e non tornò più giù. Non era completamente duro — a quell'età non credo, pensò Simone — ma era grosso, e pieno, e si vedeva che la cosa non lo imbarazzava affatto.
«Tienilo su, che ti lavo sotto» disse Simone, e la sua stessa voce gli sembrò strana. Ettore si prese il cazzo con la mano sana e se lo tenne sollevato contro il ventre, e Simone insaponò i testicoli, il perineo, con un dito che si spinse un po' più dietro di quanto serviva. Il nonno chiuse gli occhi.
«Oddio» disse piano. «Quanti anni è che non...» e non finì la frase.
Poi l'acqua per risciacquare, e la fine della tortura solo apparente, perché quando Simone gli mise addosso l'accappatoio Ettore disse: «Grazie, piccolo» e gli passò una mano tra i capelli bagnati, e la mano rimase lì un istante di troppo. Quella notte Simone non dormì. Il terzo giorno fu peggio.
Fu peggio perché ormai era una consuetudine: la doccia, il sapone, le mani. Fu peggio perché Ettore cominciò a stare nudo più a lungo del necessario, seduto sul bordo della vasca con l'accappatoio aperto, a farsi asciugare. E fu peggio perché quella mattina, aiutandolo a infilare i pantaloncini, Simone si era sporto e l'erezione del nonno — che nei boxer si vedeva tutta — era finita a due dita dalla sua faccia.
Ettore si era fermato. Aveva guardato. Poi aveva detto, tranquillo: «Ah. Ecco perché ieri sera eri rosso come un peperone.»
Simone avrebbe voluto morire. «Scusa.»
«Scusa di cosa. È normale. Siamo uomini.» E aveva aggiunto, con quel mezzo sorriso: «E comunque non è che a me dispiaccia.»
Poi si era tirato su, si era sistemato i pantaloncini, e se ne andò in cucina.
A cena mangiarono in silenzio. Ettore lo guardava da sopra la forchetta, e ogni volta che Simone alzava gli occhi lo trovava lì.
«Domani» disse il nonno, alla fine, pulendosi la bocca col tovagliolo, «mi devi anche radere. Con una mano sola mi apro la gola.»
Simone annuì, e si accorse che gli tremavano le mani sotto il tavolo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.6
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Generazioni:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni