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Gay & Bisex

Il gigante di legno e miele. 10


di Brat80
30.10.2026    |    215    |    0 6.0
"Quegli occhi verdi, quei capelli castani un po’ mossi, quel viso così maschile con quelle sfumature che a tratti diventano dolci; quella barba incolta che vira sul biondo, così dannatamente..."
“Eccoti.”
Tobias cercò di sembrare normale, ma il suo tono di voce, un filo più acuto del solito, tradì l’imbarazzo che stava provando.
Franco se ne accorse subito, registrando quel sopracciglio che si alzava impercettibilmente, come quando qualcosa non ti torna del tutto.
“Allora, Tobias ti ha fatto fare il giro turistico completo.”
Era un’affermazione. Franco sapeva. Del resto, non era difficile da capire cosa fosse successo, e lui non era sicuramente uno sprovveduto.
Rispondi ironizzando, è la tua comfort zone.
“Eh… decisamente sì…” Dici, dando una pacca sulla spalla di Tobias. Lui ti guarda. Franco invece non si aspetta questa reazione, e la cosa lo colpisce.
Continui: “Diciamo che ho ricevuto il mio battesimo di fuoco!”
Ti rendi conto di aver detto troppo, ma ormai è andata. Franco scoppia a ridere, un po’ più sollevato, Tobias invece resta imbambolato.
Lo abbracci di lato: “Dai che sto scherzando…”
Lui si ammorbidisce leggermente, non troppo. Ti propone di uscire a fumare.
“Vieni anche tu?” chiede a Franco, guardando oltre le tue spalle.
“No, no… devo andare a recuperare Carlo che è nelle grinfie di quell’altro pazzo da mezz’ora e sarà isterico. Ci vediamo dopo.”
Si allontana, facendo un segno a Tobias con due dita, come a dirgli “ti tengo d’occhio”. Tobias gli fa un occhiolino, si scioglie dal tuo abbraccio e, prendendoti per mano, ti guida verso la porta dell’esterno.
“Andiamo, per di qua.”
Fuori l’aria è umida, segno che l’autunno ormai è iniziato. Anche il clima è diverso rispetto all’interno: gente che chiacchiera, ragazzi che ridono, corpi che chiedono tregua.
“Tutto ok?” È Tobias a rompere il silenzio.
“Sì. Stranamente sì.”
“Perché stranamente?”
“Perché ho fatto una cosa nuova per me. Non da me.”
Tobias abbassa la testa.
“Forse ho esagerato… non avrei dovuto…”
“No,” lo interrompi con delicatezza, “non devi scusarti. È stato bello. Diverso dal solito per me, inusuale… ma è stato eccitante. Semplicemente non sono abituato, tutto qui.”
“…Mi sono fatto trasportare dall’istinto.”
“E hai fatto bene.” Ti stupisci tu stesso della tua improvvisa lucidità. “È stato un tassello in più.”
C’è un attimo di pausa, Tobias si accende la sigaretta. Per un istante si gode le boccate, espira formando una nuvola di fumo densa, che si espande nell’aria umida della sera. Alcuni ragazzi ridono forte dietro di voi, ti distrai un secondo, poi torni su Tobias.
“Però una cosa te la devo dire, non voglio tenermela.”
Tobias torna in sé, ti guarda dritto negli occhi, e lì scorgi una fragilità che non avevi mai notato.
“Ti ho immaginato lì dentro con altri. Ho visto come ti muovevi con sicurezza, ti ho visto più deciso… eri diverso. E mi è piaciuto, non fraintendermi. Ma ho la sensazione di aver aperto una porta e scoperto che la casa è molto più grande di quello che finora credevo, anche se volevo illudermi e far finta di niente.”
“In che senso volevi illuderti?”
“Beh Tobi, ho sempre fatto finta di non vedere che uno come te avesse avuto una vita prima di me… intendo sessualmente, è di questo di cui stiamo parlando.”
Una pausa, accendi anche tu la tua sigaretta.
“Vederti con l’harness prima, vedere tutti gli sguardi e gli sfioramenti nel locale, mi hanno fatto capire che avevo sottovalutato quanta vita sessuale tu avessi vissuto prima di me, e quando mi hai portato in dark room me lo hai confermato.”
Un’altra pausa, un’altra boccata di sigaretta. Tobias in silenzio. Ti ascolta.
“Non ti sto giudicando. Questa parte di te mi piace, e mi eccita molto. È quello che risveglia in me che mi fa paura. Perché dentro di me ho questa credenza che è parte del mio modo di funzionare da sempre: che per uno come te, io non sia abbastanza. Abbastanza disinvolto, abbastanza attraente, e che prima o poi ne arriverà uno che ti ecciterà più di me.”
“Ma io…”
“Aspetta…” lo blocchi. Vuoi finire la frase. “Non ti sto accusando di qualcosa che forse farai - o no - basandomi su una mia paura antica. Voglio solo farti capire che io, in questo momento, mi sento molto vulnerabile, anche se ti sto parlando con decisione e prima ho fatto delle battute ironiche con Franco. Però ti voglio anche dire che ho deciso di affidarmi a te, anche se mi sento goffo, scemo e totalmente fuori dalla mia comfort-zone identitaria. Perché sto camminando su un terreno che non conosco, e ho bisogno che tu mi prenda per mano e mi guidi.”
Tobias continua a guardarti, questa volta non sa cosa dire. Sente dentro un calore che sale, un’onda che dal petto si espande nel collo, che lo fa quasi piangere. È come una febbre che sale dopo una giornata passata al freddo, solo che questa ti fa sentire vivo.
“Nessuno mi ha mai detto una cosa del genere, in questo modo.”
Getta la sigaretta a terra, ti prende entrambe le mani d’istinto, ti guarda come non ti ha mai guardato, anche se tu rimani lì con la sigaretta in bocca di traverso come Jigen. La scena è estremamente romantica ed estremamente comica allo stesso tempo.
Se ne rende conto prima lui di te.
Sorride con tenerezza, ti prende la sigaretta dalla bocca, la spegne a terra e nel mentre continua a tenerti l’altra mano. Tu segui il movimento con lo sguardo, poi torni sui suoi occhi.
Cazzo, quanto è bello. Lo pensi davvero. Quegli occhi verdi, quei capelli castani un po’ mossi, quel viso così maschile con quelle sfumature che a tratti diventano dolci; quella barba incolta che vira sul biondo, così dannatamente nordica e virile, quel suo sorridere solo con gli occhi.
Pensavi di aver imparato negli anni a proteggerti da certi uomini, pensavi di aver imparato a tenerli a distanza coi silenzi, con il finto disinteresse, con la freddezza. Pensavi di esserne diventato immune. Pensavi che ti bastasse farti qualche sega da solo guardandoli su internet, o spiandoli nelle docce della palestra, immaginandoti interazioni erotiche che avvenivano solo nella tua testa. Pensavi di conoscere molto bene la tua mente a tal punto da saper disinnescare il desiderio, di poterlo sublimare con la sola forza del pensiero e una disciplina rigorosa; di esserti costruito la tua fortezza estetica fatta di ordine, giacche enormi e uno stuolo di studenti che pendono dalle tue labbra.
Ma ti sei fregato da solo e lo sai. Fregatissimo.
Hai creduto di essere diventato così bravo e inespugnabile da permettere a uno come Tobias di entrare solo perché a una mostra a cui non volevi neanche andare — e ti stavi letteralmente scoglionando — hai abbassato la guardia per una frazione di secondo. Ti sei sentito così inconsciamente sicuro di saper gestire la situazione da fare una cosa che non avresti mai fatto, avvicinarti e fargli una battuta del cazzo, come se avvicinarsi a un incendio tendendo una mano imbevuta di benzina non potesse avere conseguenze.
Certo, lui poteva non cagarti minimamente, o la cosa poteva finire lì. E invece eccoti qua.
Improvvisamente di nuovo quindicenne. Improvvisamente privato di tutte le tue difese freudiane studiate, digerite, e analizzate fino allo sfinimento.
In quel momento, senti ribollire qualcosa dentro di te, ma non è la solita eccitazione; è come uno strano caldo, inspiegabile visto che fuori ci sono nove gradi e un’umidità che bagna l’asfalto del dehor. E no, non ti stai neanche ammalando.
È quella cosa che hai paura anche solo a formulare nella tua mente, perché pensavi che ormai non l’avresti più vissuta. E invece.
Tobias ti guarda fisso, e non dice nulla.
È un momento sospeso. Il vociare dei ragazzi fuori al locale scompare. Non ci sono più schiamazzi, volgarità urlate, musica che rimbomba contro i vetri della veranda.
Ci siete solo voi due, persi l’uno nello sguardo dell’altro.
Tobias prende un respiro, come se dovesse tuffarsi in un mare molto profondo. I suoi occhi sono più vivi che mai.
“Io ti amo Ale, cazzo. Ti amo.”
Nel dirlo, ti tira verso di sé e ti stringe, forte.
Tu non te lo aspetti. In realtà non ti aspettavi niente di quel momento.
Ti aspettavi solo di doverti difendere.
E invece sei stato accolto, anche se ti sei mostrato nudo, e fragile.
Lentamente, ti abbandoni a quell'abbraccio così caldo, così forte.
Decidi di non opporre più alcuna resistenza alla vita. Senti le sue braccia muscolose che ti stringono, il petto contro il tuo, senti il suo cuore battere pelle contro pelle, senti il suo odore, il corpo ancora sudato.
Ti scopri a stringerlo anche tu, forte, come non hai mai fatto con nessuno in vita tua.
Ti senti indifeso e protetto nello stesso momento.
Tobias è riuscito a espugnare la tua fortezza, e sei stato tu ad aprirgli l’ultima porta, mostrandogli proprio quel tuo lato che detesti da sempre.
Avvicini la tua bocca al suo orecchio, e finalmente abbassando anche l’ultima barricata interiore, gli sussurri:
“Ti amo anche io Tobias, ti amo tantissimo”.

Fine



P.s.:
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno letto e apprezzato questo racconto.
So che per molti non è stata una lettura “usuale” in questo tipo di contesto, ma ho voluto comunque condividerla perché credo che la dimensione sessuale non sia mai solo un atto meccanico o pornografico fine a se stesso, anche se a tutti noi piacciono i muscoli, i cazzi enormi, le situazioni estreme, il dominare e l’essere dominati, il prenderlo nel culo o il darlo.
Credo che alla base di tutto ci sia il bisogno profondamente umano di essere accolti, persino nelle modalità più estreme, e questo vale anche per chi vive il sesso esclusivamente come un piacere edonistico. Il sesso può essere un linguaggio che ci permette di entrare in contatto profondo con gli altri, mettendo nelle mani di un estraneo — o di chi amiamo — la parte più vera di noi. È un luogo dove possiamo perderci, ma anche ritrovarci.
Tobias e Alex non sono solo due personaggi su carta. Fanno entrambi parte di me. Sono le due entità opposte contro cui combatto da sempre e che, grazie a questa storia, spero abbiano finalmente trovato un luogo in cui coesistere. Spero che in qualche modo abbiano aiutato anche voi, tenendovi compagnia, facendovi riflettere o, semplicemente, facendovelo diventare duro!

Alle prossime avventure!

Brat
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