Gay & Bisex
sopresa al parxo
03.06.2026 |
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"Il suo cazzo entrava più facile adesso, scivolava dentro la mia fica piena di sborra..."
Camminavo nel parco con le mani in tasca, il cazzo già mezzo duro dentro i pantaloni senza motivo. Il sole era basso, nessuno in giro. Poi lo vidi: appoggiato a un albero, camicia nera aperta sul petto peloso, jeans stretti che gli segnavano il pacco grosso. Mi guardavo fisso e disse solo: "Sei solo?"Annuìi. Lui non chiese altro. Mi prese per il braccio e mi tirò dentro il bosco. Appena fummo nascosto mi spinse contro un tronco, mi slacciò i pantaloni e me li tirò giù fino alle caviglie. La sua mano grande mi aprì le chiavi di colpo.
"Cazzo che culo" borbottò. Poi si inginocchiò, mi leccò il buco con la lingua larga e bagnata, sputò sopra e ci infilò due dita dentro senza aspettare. Le mosse avanti e indietro forte, allargandomi mentre io gemevo contro il tronco.
"Ti scopo adesso" disse. Tirò fuori il cazzo: grosso, venato, la cappella rossa e lucida. Non usò saliva, solo un po' di sputo sul buco e spinse. Entro tutto d'un colpo. Urlai. Lui mi tenne fermo per i fianchi e cominciò a fottermi come un animale, colpi secchi che mi facevano sbattere il petto contro la corteccia. Il suo cazzo mi apriva il culo ad ogni spinta, entrava fino alle palle.
Dopo un po' mi fece inginocchiare sull'erba sporca. "Succhialo" ordinò. Glielo presi in bocca, leccando la cappella piena di sapore di culo e sborra. Lui mi tenne la testa con entrambe le mani e mi scopò la gola, spingendo fino in fondo finché non mi venne il conato. "Brava troia" disse.
Mi rimise a pecorina, mi allargò di nuovo le chiappe e mi riaffondò dentro. Stavolta fotteva più veloce, le palle che sbattevano contro le mie. Sentivo il suo cazzo pulsare forte dentro di me. "Ti riempio" ringhiò e venne. Schizzi caldi e densi mi riempiono l'intestino, tanto che mi colò fuori mentre lui era ancora dentro.
Non si fermò. Mi girò sulla schiena, mi sollevò le gambe sulle sue spalle larghe e mi rimontò. Il suo cazzo entrava più facile adesso, scivolava dentro la mia fica piena di sborra. Mi scopò guardandomi negli occhi, sudato, bava alla bocca. "Dimmi che vuoi altro" disse.
Risposi "Dammelo". Lui rise e mi sborrò di nuovo, questa volta tirando fuori all'ultimo secondo e schizzando sul mio cazzo e sulle palle. Poi si chinò e me lo leccò via tutto, succhiandomi le palle sporche.
Passammo ore lì. Mi scopò in piedi contro un altro albero, mi fece sdraiare e mi montò a cavalcioni, mi mise in ginocchio e mi sborrò in faccia, mi tenne per i capelli mentre mi fotteva la bocca di nuovo. Ogni volta che veniva mi baciava con la lingua, mi leccava la faccia, mi diceva "sei mio per oggi". Il suo sperma mi usciva dal culo dilatato, mi colava sulle cosce, mi sporcava i pantaloni quando me li rimisi.
Quando se ne andò ero sdraiato sull'erba con il culo aperto, pieno, dolorante e felice. "Torna domani" disse. E lo sapevo che saremmo tornati.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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