Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > L'attico del piacere
Gay & Bisex

L'attico del piacere


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
12.06.2026    |    1.521    |    1 9.3
"Voleva chiaramente lo stesso trattamento intenso che il marito stava riservando a Cesar..."
Il primo vero amico che ebbi a Isla Margarita fu Cesar. Lo conobbi poco dopo il mio arrivo sull'isola e, per parecchi mesi, fu una delle persone con cui trascorsi più tempo. Era completamente diverso da me. Veniva da una famiglia benestante di Caracas e aveva un fratello e una sorella. Una delle prime cose che mi raccontò fu che tutti e tre erano omosessuali. Era un particolare che mi colpì, soprattutto perché lui lo raccontava come se fosse la cosa più normale del mondo.

Nonostante la famiglia disponesse di buone risorse economiche e possedesse anche una casa a Margarita, lui non poteva utilizzarla. Ho sempre pensato che quel divieto fosse una sorta di punizione per qualcosa che aveva fatto. All'epoca abitava in una piccola stanza d'albergo molto economica che pagava mese per mese.

La prima volta che entrai nella sua camera, oltre al disordine, notai subito un dettaglio impossibile da ignorare. Sul comodino c'erano due tubetti di vaselina già abbondantemente utilizzati. Non uno. Due. Erano lì, ben in vista e pronti all'uso. Decisi che non avevo alcuna intenzione di fare domande e lui, dal canto suo, non si preoccupò minimamente di fornire spiegazioni.

Cesar lavorava nel settore delle multiproprietà, molto diffuse a Margarita. Il suo compito consisteva nell'accompagnare i potenziali clienti a visitare appartamenti e strutture turistiche, illustrandone i servizi: ristoranti, piscine, negozi, agenzie immobiliari e tutto ciò che poteva convincere una persona ad acquistare una quota della proprietà. Se il cliente decideva di procedere e il contratto veniva firmato, anche Cesar riceveva la sua percentuale.

Di solito terminava il lavoro nel tardo pomeriggio. Da quel momento iniziava la parte della giornata che preferiva. A Cesar piacevano il bingo, il casinò, i locali e, soprattutto, il whisky. Non beveva quasi mai prodotti economici. Aveva gusti raffinati e preferiva sempre whisky di qualità, meglio ancora se invecchiati. A Margarita poteva permetterselo perché, grazie al regime di porto franco, l'alcol costava molto meno che in Italia. Per rendere l'idea: benzina e cerveza costavano meno dell'acqua minerale. Davvero.

Cesar era difficile da non notare. Era alto, circa un metro e ottantacinque, molto magro e dotato di una presenza che attirava l'attenzione appena entrava in una stanza. Aveva la pelle chiara, i capelli neri e ricci e lineamenti decisamente mediterranei. Il naso era dritto e la mascella pronunciata.

A renderlo ancora più riconoscibile erano i suoi modi di fare. Gesticolava continuamente, parlava in modo teatrale e aveva atteggiamenti che rendevano evidente la sua omosessualità. La mia impressione era che spesso ci giocasse sopra. A volte alzava improvvisamente il tono della voce, rendendolo più squillante, per poi abbassarlo un attimo dopo. Quando raccontava qualcosa, accompagnava ogni frase con movimenti delle mani ed espressioni tutte sue. Ogni tanto si rivolgeva agli altri chiamandoli "papito" o "mi rey", allungando le parole e scandendole come battute teatrali. Dette da lui, quelle espressioni diventavano quasi una firma personale.

All'inizio della nostra amicizia insisteva spesso per portarmi in locali gay, probabilmente per mettermi scherzosamente in imbarazzo. Ma con me non funzionava. Non mi creava alcun problema. Anzi, in quelle occasioni mi capitò anche di conoscere persone interessanti e di passare serate divertenti. Con me, però, Cesar non ebbe mai atteggiamenti ambigui. Non fece mai avances e non cercò mai di trasformare la nostra amicizia in qualcosa di diverso. Eravamo semplicemente amici.

Ci fu però un episodio che ricordo ancora oggi, perché fu una delle situazioni più insolite che mi capitarono durante gli anni trascorsi a Margarita.

Come ho già raccontato, Cesar conosceva moltissime persone. La maggior parte apparteneva alla classe media o medio-alta venezuelana: professionisti, imprenditori, commercianti e persone che vivevano nei quartieri migliori dell'isola. Una sera mi disse:
— Papito, andiamo a trovare una coppia di amici miei. Sono persone molto simpatiche.

Durante il tragitto mi parlò un po' di loro. Lui proveniva da una famiglia benestante che possedeva diversi distributori di benzina sull'isola. Abitavano a Costa Azul, la zona residenziale più elegante di Porlamar.

Il palazzo si trovava non lontano dall'appartamento che io e mia madre avevamo affittato nei primi mesi dopo il nostro arrivo. Era un edificio moderno, affacciato sul mare. Le grandi vetrate riflettevano le luci della baia e già dall'esterno trasmetteva un'impressione di ordine e benessere. All'ingresso c'era un cancello controllato da un vigilante presente ventiquattr'ore su ventiquattro. Dietro l'edificio si trovavano una grande piscina, le aree comuni, i barbecue e una sala destinata alle feste dei condomini. I garage privati occupavano invece il piano inferiore.

Lei, almeno a sentire Cesar, non lavorava. Le suas giornate trascorrevano tra palestra, parrucchiere, estetista e vita sociale.

Citofonammo. Dopo pochi secondi il cancello si aprì. Entrammo e prendemmo l'ascensore. L'attico occupava da solo l'intero ultimo piano. Quando la porta si aprì, capii immediatamente che quella casa apparteneva a persone abituate a vivere bene. Gli spazi erano enormi. L'arredamento era moderno ed elegante, ma senza ostentazione. Le pareti chiare e le grandi vetrate lasciavano entrare la luce del mare anche a quell'ora della sera.

La parte più impressionante era il terrazzo. Da lì si dominava l'intera baia di Porlamar. Le luci della città si riflettevano sull'acqua e, per qualche istante, rimasi semplicemente a osservare il panorama.

I proprietari ci accolsero con grande cordialità. Lui, Vidal, era un uomo sulla trentina, abbastanza alto, con capelli castani e un aspetto tipicamente mediterraneo. Non era particolarmente magro. Come molti venezuelani amanti della buona tavola e del buon bere, portava con naturalezza qualche chilo in più. Indossavano pantaloni eleganti, una polo e dei mocassini. Aveva modi tranquilli e sicuri, tipici di chi non aveva mai dovuto preoccuparsi troppo dei soldi.

Laura era quasi il suo opposto. Bionda, molto curata e sempre sorridente. Non era particolarmente alta, ma possedeva una presenza che attirava immediatamente l'attenzione. Passava gran parte del suo tempo tra palestra, parrucchiere ed estetista, e il risultato era evidente. Era una di quelle donne che sembrano sempre pronte per uscire a cena o partecipare a una festa, anche quando si trovano semplicemente in casa propria.

Un cameriere non c'era, ma osservando il modo in cui si muovevano e la naturalezza con cui parlavano della servitù, dei viaggi e delle proprietà di famiglia, capii immediatamente che appartenevano a un ambiente molto diverso da quello che avevo conosciuto fino ad allora. Fu soltanto più tardi, nel corso della serata, che iniziai a capire perché Cesar avesse insistito tanto per farmeli conoscere.

Dopo qualche bicchiere di Johnnie Walker Blue Label e un paio di tiri, ci spostammo sul terrazzo. L'aria era tiepida e dal mare arrivava una brezza leggera che rendeva piacevole restare all'aperto. Da quell'altezza la vista era spettacolare. Le luci di Porlamar si riflettevano sull'acqua e, in lontananza, si distinguevano le sagome degli altri edifici che costeggiavano la baia.

Per qualche minuto la conversazione continuon in modo assolutamente normale. Io, come spesso mi capitava quando mi trovavo in posti nuovi, rimasi qualche passo indietro a osservare il panorama. Fu allora che notai un movimento con la coda dell'occhio.

Cesar si era appoggiato alla balaustra del terrazzo. Il padrone di casa si avvicinò a lui con estrema naturalezza. La cosa non mi sembrò strana. Fino a quel momento. Poi successe qualcosa che non mi aspettavo. Per qualche secondo rimasi immobile, cercando di capire se stessi interpretando correttamente quello che avevo davanti.

La mia sorpresa doveva essere evidente. Sentii una mano appoggiarsi leggermente sulla mia spalla. Mi voltai. Era Laura. Mi guardava divertita, come se stesse assistendo a una scena che conosceva già perfettamente.
— Cesar non ti ha detto niente? — mi chiese.

La guardai senza capire.
— Detto cosa?

Lei sorrise, poi fece un piccolo cenno con la testa verso il terrazzo.
— Guarda.

Nella mia vita avevo visto molte cose strane, ma quella situazione era sicuramente tra le più inaspettate. Vidal e Cesar si stavano baciando appassionatamente. Cesar si era abbandonato fra le braccia del padrone di casa e gemeva con trasporto. Subito i ruoli furono chiarissimi: Cesar amava totalmente la sottomissione nei confronti di quell'omone possente.

Io non avevo mai visto due uomini baciarsi in quella maniera così intensa e, per capire la posizione della bella Laura, mi girai verso di lei, che mi precedette con uno sguardo complice:
— Se vuoi, puoi divertirti con me.

Compresi che non ero stato invitato lì per una semplice visita di cortesia e che esistevano equilibri e dinamiche che, fino a pochi minuti prima, ignoravo completamente. Poi mi prese la mano e, camminando sull'enorme terrazzo, mi portò verso una fila di lettini da mare.
— Spogliati e siediti — disse con voce calda.

Io non dissi niente. Mi spogliai e lei fece lo stesso, rivelando un corpo magnifico. Mi sedetti a gambe aperte sul lettino e lei si mise dietro di me, appoggiando i capezzoli duri sulla mia schiena e accarezzandomi il petto con le mani e le unghie perfettamente curate.

Nel frattempo, l'atmosfera sul terrazzo era diventata incandescente. Cesar si era inginocchiato spontaneamente davanti a Vidal. Vidal lo prese per i capelli per guidarlo e Cesar, desideroso di compiacerlo, aprì la bocca ed entrò in azione con una foga pazzesca. Vidal usava la bocca di Cesar a suo piacimento, con un ritmo serrato; il mio amico era completamente travolto dal piacere, con il viso bagnato di bava e lacrime per l'intensità del rapporto, eppure continuava a spingere per averne ancora di più.

Laura, eccitata da quella vista, aveva cominciato a masturbarmi con entrambe le mani, parlandomi da dietro la spalla, vicino all'orecchio, con parole lussuriose. Mi girai e la trovai bellissima. La baciai con passione e portai una mano a esplorarla laggiù, trovando un lago di umori densi e caldi che testimoniavano quanto fosse eccitata.
— Sei una cagna deliziosa — le sussurrai.

Lei gemette forte, eccitatissima dall'insulto erotico. Voleva chiaramente lo stesso trattamento intenso che il marito stava riservando a Cesar. Ripresi il mio ruolo naturale. Mi alzai, mi misi di fronte a lei e ordinai:
— Succhia adesso.

Lei aprì subito la bocca e iniziò a succhiare il mio cazzo duro con grande abilità. Desiderando un'azione ancora più profonda e hardcore, le guidai la nuca con le mani, spingendo il mio membro in fondo alla gola. Lei sussultava per l'intensità dell'affondo erotico ma stringeva gli occhi e continuava a inghiottire, assecondando la mia spinta con totale dedizione. Era una visione di pura lussuria.

A un tratto sentii un urlo di puro piacere. Mi girai e vidi Cesar: era in piedi, con le mani aggrappate alla balaustra del terrazzo, mentre Vidal da dietro lo subissava di colpi tremendi e vigorosi, accompagnati da insulti erotici e spinti. Cesar godeva senza ritegno, assecondando ogni affondo nel suo culo.
— Papito, sono tuo! — gridava estasiato.

La carica erotica era al massimo. Presi Laura per i fianchi, la feci alzare e la misi a quattro zampe sul lettino, con il sedere ben sollevato. Sputai sulle dita, lubrificai la sua fica bagnatissima, mi posizionai e via, un solo affondo deciso e profondo. Urlò anche lei per l'intensità della penetrazione, ma non provò a spostarsi; anzi, iniziò a muovere il bacino all'indietro per incontrarmi a ogni colpo. La afferrai per le natiche sode e iniziai a sbatterla con forza e decisione, lasciando che il rumore dei nostri corpi ritmasse la notte di Margarita.

Venimmo insieme dopo poco, con un orgasmo potente che ci lasciò esausti. Rimasi in piedi a recuperare il fiato, guardando la città. Anche Cesar e Vidal avevano finito, e si abbracciavano sul terrazzo, visibilmente soddisfatti.

Vidi la doccia in un angolo del terrazzo e mi buttai sotto l'acqua fredda per lavare via il sudore. Anche Laura mi raggiunse sotto il getto e ci baciammo ancora con passione. Da un armadio prese degli asciugamani, me ne diede uno e andò in casa a prendere da bere.

In quel momento incrociai lo sguardo di Cesar per la prima volta da quando era iniziato tutto. Scoppiammo a ridere entrambi. Non c'era bisogno di dire molto: eravamo entrambi sazi e soddisfatti.

Rimanemmo ancora un po' con Vidal e Laura, terminando la bottiglia di Johnnie Walker Blue Label e godendoci la vista spettacolare della baia illuminata. Poi ci rivestimmo e ci salutammo, con la promessa di rivederci presto per un'altra serata così.

Una volta in macchina, accesi un cigarro, lo guardai e gli dissi ridendo:
— Estás loco de verdad, marica.

Ci mettemmo a ridere di gusto, sfrecciando per le strade calde e vuote di Margarita.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per L'attico del piacere:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni