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Gli appunti a lezione (Parte 2)


di Qua_per_sbaglio
27.01.2026    |    1.895    |    3 9.4
"È uno sguardo rubato, rapido, ma carico di qualcosa che non c’era prima: non più solo fragilità, ma una domanda silenziosa..."
...Usciamo dal pub e iniziamo a camminare senza dirlo davvero, due passi che diventano un percorso naturale verso le macchine. Il lungomare è quasi deserto, qualche figura che corre con passo regolare, poche auto che passano lente. L’aria è quella tipica dell’inverno sul mare: non fredda, ma viva, carica di salsedine e di una nebbia leggera che si mescola al rumore delle onde che si infrangono poco più in là. La brezza sfiora la pelle e sembra amplificare ogni sensazione. A scaldare tutto, però, c’è quel feeling che si è acceso senza essere cercato, un’intesa sottile che rende ogni silenzio pieno.

Ely cammina accanto a me, un po’ più vicina di prima. L’americano bevuto quasi d’un fiato le ha sciolto qualcosa dentro, lo sento dal modo in cui il respiro si fa irregolare, dallo sguardo che si perde per un attimo nel buio davanti a noi. Poi, all’improvviso, si ferma. Il pianto arriva così, senza preavviso, un singhiozzo trattenuto male, carico di malinconia. Mi volto verso di lei e le chiedo con dolcezza cosa succede. Esita, poi inizia a raccontare, le parole che escono a tratti, come se pesassero. Parla di quella donna, sì un’ex, ma anche di qualcosa di più complicato. Sposata, con un uomo molto più grande, benestante, una vita già scritta. Si sono amate davvero, dice, di quell’amore che sembra bastare a tutto e invece non basta mai. Troppa differenza, troppe rinunce, troppe paure. Alla fine lei ha scelto la strada più comoda, quella sicura, lasciando Ely con un sentimento che non aveva dove andare. Mentre parla, le lacrime le rigano il viso e la voce si spezza. La ascolto senza interromperla, sentendo una tenerezza profonda crescere dentro di me. Mi avvicino e la abbraccio, non come un gesto calcolato, ma come farebbe un’amica che c’è da sempre. Le mie braccia la circondano con calma, la stringo quanto basta perché si senta al sicuro. Il suo corpo si rilassa contro il mio, cerca quell’abbraccio come se fosse un appiglio. Le nostre guance si sfiorano per caso, poi restano lì un secondo di troppo. Sento il suo respiro caldo contro la mia pelle, il tremito che non è più solo pianto.

Ely non si allontana. Anzi, si stringe di più, come se quell’abbraccio non le bastasse più. Le mani si muovono appena sulla mia schiena, non invadenti, ma cariche di una richiesta silenziosa. Il contatto diventa più intimo senza diventare esplicito, un avvicinarsi lento, naturale, come se i corpi stessero seguendo qualcosa che la mente ha smesso di controllare. Io resto lì, presente, empatica, sentendo l’aria intorno a noi farsi densa, carica di una possibilità nuova, imprevista. Il mare continua a muoversi alle nostre spalle.

Rimaniamo così per un istante che sembra allungarsi. Poi Ely solleva appena il viso. I suoi occhi incontrano i miei per caso, o forse no. È uno sguardo rubato, rapido, ma carico di qualcosa che non c’era prima: non più solo fragilità, ma una domanda silenziosa. Nessuna delle due parla. Il mare rumoreggia alle nostre spalle, il lungomare resta sospeso, come se il mondo avesse deciso di concederci una parentesi. L’abbraccio cambia impercettibilmente. Non è più solo consolazione. I corpi si allineano meglio, il contatto diventa più pieno, più consapevole. Sento Ely respirare più piano, come se stesse cercando di sincronizzarsi con me. La mia mano, quasi senza che me ne renda conto, scivola lungo il suo fianco, seguendo la curva naturale del corpo, un gesto lento, esplorativo, che non invade ma promette. Lei non si ritrae. Anzi, si avvicina ancora, come a voler essere scoperta, riconosciuta.

C’è una scintilla, netta, improvvisa. La sento passare nello spazio minimo che separa i nostri volti. Avvicino le labbra alla sua guancia e le lascio un bacio leggero, quasi casto, più un’intenzione che un gesto. Ely chiude gli occhi. Ne segue un altro, poco più vicino, più lento. Il tempo sembra rallentare, ogni dettaglio si fa vivido: il calore della pelle, il profumo salmastro nell’aria, il battito che accelera. Le nostre labbra ora sono a pochi millimetri. Posso sentire il suo respiro sfiorarmi, incerto ma presente. Non c’è fretta, solo una tensione che cresce e avvolge tutto. Ely inclina appena il viso, io faccio lo stesso. È un avvicinarsi fatto di micro-movimenti, di consenso tacito, di desiderio che non ha bisogno di essere dichiarato. In quell’attimo sospeso, prima ancora che accada qualcosa di più, è già chiaro che entrambe sappiamo: qualunque passo successivo non sarà un errore, ma una scelta.....continua
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