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Tristanodiroma
28.03.2026 |
2.024 |
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"Un altro si mise alle spalle di Stefy , le braccia intorno ai suoi fianchi, il corpo che seguiva ogni movimento delle due donne..."
Quella settimana Tristano era lontano, inghiottito dal suo lavoro importante a migliaia di chilometri di distanza. Il tempo si dilatava in modo crudele, e la nostalgia arrivava a ondate, talvolta opprimente. Lui lo sapeva. Con quella voce calda che lei amava tanto, le aveva detto più volte: «Non spegnerti in attesa di me. Cogli le occasioni. Pettina il tempo. Quando tornerò, voglio che tu abbia storie da sussurrarmi all’orecchio mentre ti tocco di nuovo».
Margherita aveva deciso di ascoltarlo.
Quella sera sarebbe uscita a ballare, come non faceva da anni. Non più l’adolescente impulsiva che saliva sui tavoli, ma la stessa creatura selvaggia sotto la superficie composta. Il corpo ricordava. L’animale dentro di lei non aveva dimenticato.
La coppia che l’aveva invitata era habitué del locale. Appena parcheggiò, lui venne a prenderla sulla porta, l’abbracciò con calore sincero e, una volta dentro il caos pulsante della discoteca, la consegnò nelle mani di lei.
Lei si chiamava Stefy. Era bellissima, fasciata in un abito verde che aderiva al corpo come una seconda pelle, lasciando scoperta gran parte della schiena e delle gambe. Si salutarono con un bacio leggero sulle labbra, lo stesso che si erano scambiate mesi prima a casa di Tristano. La carica erotica tra loro era rimasta intatta, anzi, era cresciuta nell’attesa.
Dopo il secondo drink la serata decollò.
Nel privé ballarono prima vicine, corpi che si sfioravano, fianchi che si muovevano in sincrono. Poi Stefy le prese la mano e la trascinò al centro della pista principale.
Lì non c’erano più freni.
Margherita e Stefy divennero indomabili.
La musica era un pulsare basso e ipnotico che vibrava dentro il petto. Si muovevano come se il resto del mondo fosse sparito. I loro corpi si toccavano senza pudore: i seni di Stefy premevano contro i suoi, i fianchi si strusciavano con lentezza provocante, le cosce si intrecciavano. Margherita sentiva il calore della pelle dell’altra attraverso il tessuto sottile, il respiro accelerato di lei contro il collo.
Si baciarono. Un bacio profondo, aperto, lingue che si cercavano con fame ostentata. Le mani di Stefy scivolarono sui fianchi di Margherita, poi risalirono fino a stringerle i seni attraverso il vestito, i pollici che sfioravano i capezzoli già turgidi. Margherita rispose affondando le dita nei capelli di Stefy, tirandola più vicino, mordendole piano il labbro inferiore mentre i loro bacini continuavano a ondeggiare in un ritmo osceno.
Intorno a loro gli sguardi maschili erano famelici. Nessuno riusciva a distogliere gli occhi da quelle due donne bellissime che si esibivano senza vergogna al centro della pista.
A turno gli uomini si avvicinavano, attirati come falene. Diventavano pali umani, supporti vivi per rendere quella danza ancora più indecente.
Un uomo alto e scuro si piazzò dietro Margherita; le sue mani le cinsero la vita, il bacino premuto contro il suo culo mentre lei continuava a ballare contro Stef. Un altro si mise alle spalle di Stefy , le braccia intorno ai suoi fianchi, il corpo che seguiva ogni movimento delle due donne.
Margherita sentiva tutto: il calore di palmi sconosciuti attraverso il vestito, la pressione di erezioni nascoste contro di lei, il respiro accelerato degli uomini che le bramavano.
Ma erano lei e Stef a condurre il gioco.
Si baciavano sopra le spalle degli uomini, si toccavano, si strusciavano l’una contro l’altra usando quei corpi maschili come strumenti del loro desiderio. Le mani di S. scivolavano sotto il vestito di Margherita, sfiorando l’orlo delle autoreggenti, mentre Margherita le stringeva i seni, i pollici che disegnavano cerchi sui capezzoli visibili attraverso il tessuto sottile.
Erano due calamite.
Due donne consapevoli, bellissime, che si attraevano e si esibivano senza alcun limite. Ogni sguardo maschile che le divorava le inebriava. Sentivano l’elettricità nell’aria, il desiderio collettivo che le avvolgeva come un mantello caldo e vischioso.
Margherita chiuse gli occhi per un istante, lasciando che la musica e il calore dei corpi le entrassero dentro. Quando li riaprì, Stefy la stava guardando con occhi lucidi di desiderio puro.
Si baciarono di nuovo, lingue che si intrecciavano, corpi premuti l’uno contro l’altro al centro della pista, mentre mani sconosciute continuavano a sfiorarle, a stringerle, a rendere quel ballo sempre più osceno e provocante.
In quel momento non esisteva più nulla: né la distanza da Tristano, né il tempo che la separava dal suo ritorno.
Esisteva solo la notte, la musica, il calore dei corpi e la sensazione esaltante di essere viva, desiderata, libera.
E mentre Stefy le mordeva piano il labbro inferiore, Margherita pensò con un sorriso interiore:
«Questa storia gliela racconterò all’orecchio, lentamente, quando tornerà.
E lui impazzirà.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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