lesbo
La mia collega di lavoro
Complicetv
22.04.2026 |
8.597 |
12
"A quel punto ci sedemmo sul divano, uno vicino all’altra, e iniziammo a parlare..."
Prima di iniziare il mio racconto voglio fare alcune piccole precisazioni. Questo è un racconto realmente accaduto, non è una storia di fantasia. Ho cambiato il mio nome, quello della mia collega e quello della sua compagna per una questione di privacy. Ultima cosa: non essendo uno scrittore, perdonate il mio modo di scrivere.Sono un bell’uomo cinquantenne, sposato e con figli, e da molto tempo frequento Annunci69, concedendomi ogni tanto le dovute pause.
Lavoro come responsabile di magazzino in una bella azienda storica della zona e devo gestire una decina di colleghi, tra i quali c’è una sola donna. È proprio con lei che ho instaurato un bellissimo rapporto professionale e di amicizia. Se fosse dipeso da me, avrei forse cercato qualcosa di più, ma essendo lesbica mi ha sempre considerato soltanto il suo responsabile e, soprattutto, un buon amico. Non siamo mai andati oltre.
Essendo l’unica donna del gruppo, ho sempre cercato di assegnarle mansioni d’ufficio, più adatte a lei, lasciando ai colleghi uomini i lavori di magazzino, come carico e scarico merce.
Passando molto tempo insieme è nata una complicità, soprattutto mentale. A volte capita che ci sfoghiamo l’uno con l’altra, raccontandoci problemi di coppia e confidenze personali. Per esempio, lei è l’unica persona alla quale ho raccontato di questo sito di incontri e del mio essere bisex.
Forse proprio per questo mio modo di essere trasparente nei suoi confronti, lei si è aperta moltissimo con me e, in più occasioni, mi ha raccontato dei momenti intimi vissuti con la sua compagna, con cui convive da alcuni anni ed è più grande di lei.
Proprio durante uno di questi episodi, mentre mi stava raccontando alcune fantasie della sua compagna, decisi di cogliere la palla al balzo, come si dice dalle nostre parti.
Mi stava raccontando che la sua compagna, a differenza sua — che da ragazzina era uscita anche con qualche ragazzo — aveva frequentato solo ed esclusivamente donne.
Durante un loro momento intimo, forse stimolata anche dal video che stavano guardando, la sua compagna le aveva confidato che le sarebbe piaciuto, almeno una volta, provare a stare con un uomo, per capire che effetto le avrebbe fatto.
Aspettai che finisse di parlare e, senza pensarci troppo, le risposi: “Mi offro volontario, se ti interessa”.
Pensavo che il mio intervento non fosse stato preso sul serio. Invece, qualche giorno dopo, mentre eravamo davanti al distributore del caffè, mi sorprese con una frase: “Ok, ne ho parlato con lei e venerdì sera vorremmo averti ospite a cena a casa nostra”.
Rimasi in silenzio per non so quanto tempo. So solo che mi sentii strano: una sensazione mista di eccitazione e paura. Ma non potevo tirarmi indietro, anzi, non lo volevo. Così accettai l’invito.
Arrivato il giorno dell’incontro, uscii dal lavoro un’ora prima per avere più tempo da dedicare alla preparazione. Corsi a casa, andai in bagno a sistemarmi prima che rincasasse mia moglie, per non destare troppi sospetti.
Alle 19:30 arrivai davanti alla loro abitazione con il cuore a mille. Suonai il campanello e venne ad aprirmi la collega, mentre la compagna era ai fornelli a terminare le ultime cose. Ci accomodammo in salotto e iniziammo a conoscerci meglio sorseggiando un buon aperitivo, il classico spritz.
Devo dire che le due donne erano molto diverse tra loro: la collega, molto femminile, silenziosa e a volte timida; la compagna, invece, un po’ più mascolina ma anche molto più estroversa. Infatti sapeva tenere bene la conversazione e io ne approfittai per chiederle come mai avesse questa curiosità. Mi rispose con tranquillità, dicendo che era una di quelle cose che voleva provare almeno una volta nella vita.
A quel punto vidi che si stavano alzando e pensai che fosse il momento di andare a tavola per la cena. Mi alzai anch’io, ma mi sbagliavo.
Si avvicinarono a me e, mentre si baciavano tra loro, la compagna iniziò ad accarezzarmi prima la parte superiore del corpo e poi, lentamente, scese più in basso. In pochi istanti la situazione cambiò completamente e mi lasciai trasportare da ciò che stava accadendo.
Dopo qualche minuto ero ormai vicino al limite e glielo dissi, cercando persino di fermarla, ma lei non ne volle sapere. Voleva arrivare fino in fondo a quell’esperienza. Non riuscii a trattenermi oltre.
Quando tutto finì, io rimasi quasi incredulo per ciò che era appena successo. Una scena del genere, in tutta la mia vita, non l’avevo mai vissuta e, sapendo chi erano e il contesto in cui tutto era accaduto, la cosa mi sconvolse ancora di più.
A quel punto ci sedemmo sul divano, uno vicino all’altra, e iniziammo a parlare. Anzi, io iniziai soprattutto a rispondere alle sue domande e alla sua curiosità. La prima fu: “Ma adesso riesci ad avere un’altra erezione?”. Risposi che mi ci sarebbe voluto un po’ di tempo, rispetto a diversi anni fa, quando riuscivo anche ad averne due o tre consecutive. Si mise a ridere e mi disse che non era affatto un problema.
Poi mi fecero alzare, indicandomi la camera. Appena arrivato vidi la collega in piedi, nuda, con addosso soltanto uno strap-on. Mi disse che, dopo il bel regalo che avevo fatto loro, era giunto il momento di ricambiare.
Mi fecero sdraiare sul letto, legandomi le braccia, e da lì la situazione prese una piega ancora più intensa. Il resto, però, lo rimando al prossimo racconto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La mia collega di lavoro :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
