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Prime Esperienze

ANNI 80


di Antdick
20.06.2026    |    204    |    0 8.0
"Come una troia, pensò, mentre l’orgasmo la scuoteva a ondate, facendola tremare e gemere senza controllo..."
Era un pomeriggio di fine estate, di quelli in cui la luce dorata filtrava dalle persiane semichiuse e l’aria sapeva di polvere e di ricordi. Monica, cinquantotto anni, i capelli biondi corti che incorniciavano un viso ancora bello e segnato dal tempo, stava riordinando l’armadio in camera da letto. Un compito noioso, rimandato per settimane. Le sue mani, esperte di pieghe e di stoffe, frugavano tra scatole di scarpe e vecchie coperte, quando incontrarono un ostacolo: un volume spesso, dalla copertina lucida e ormai un po’ ingiallita.

Lo tirò fuori, incuriosita. Era una rivista. Una di quelle che suo marito, il secondo, teneva nascoste in garage. Ma questa era diversa. In copertina, due donne si baciavano con una passione che sembrava ardere ancora sulla carta patinata. Pornografia lesbo. Roba degli anni Ottanta, a giudicare dai capelli cotonati e dai colori sbiaditi.

Monica rise tra sé, un suono secco e un po’ imbarazzato. Stava per rimetterla via, quando la sua mano indugiò. Aprì una pagina a caso. Ecco una giovane modella, distesa su un letto di raso viola. Aveva un vibratore tra le gambe, un oggetto di plastica rosa dall’aria goffa e antiquata. Ma l’espressione sul suo volto era tutto fuorché goffa: era puro abbandono, un’estasi dipinta che sembrava uscire dalla carta.

Monica sentì qualcosa. Un fremito, leggero come una piuma, che le accarezzò la pancia. «Ma che...» mormorò, portandosi una mano al petto. Sotto la camicetta di cotone leggero, i suoi seni, un bel terzo pieno, sembravano più pesanti. Un calore umido e inaspettato cominciò a diffondersi tra le sue cosce.

Non succedeva da tempo. Da anni, forse. Dopo due matrimoni, tre gravidanze, e una vita di doveri e di stanchezze, la sua sessualità si era addormentata, come un gatto al sole. Ora, invece, si stava risvegliando con una scossa violenta.

Chiuse la rivista, ma il battito del cuore era accelerato. Un ricordo lontano le affiorò alla mente: una scatola di latta, in fondo all’armadio, sopra il ripiano più alto. Quella dei giocattoli, dei toys che aveva comprato in un momento di ribellione, dopo il divorzio dal primo marito, e che non aveva mai usato.

Salì su uno sgabello, allungò un braccio. Le dita incontrarono la scatola, fredda e polverosa. La tirò giù, la posò sul letto. Il cuore le martellava in gola mentre apriva il coperchio.

All'interno, come in un piccolo sarcofago di ricordi, c'erano due dildo di silicone nero, uno liscio e uno più articolato, e una manciata di mollette da bucato. Quelle di legno, con la molla di metallo. Le aveva comprate in un sex shop, spinte da un articolo che parlava di giochi di dolore e piacere. Le aveva guardate, toccate, e poi le aveva dimenticate.

Ora le fissava come se fossero oggetti alieni. Il respiro le si fece corto. Senza pensarci, senza darsi il tempo di ragionare, si sbottonò la camicetta. Il reggiseno di pizzo bianco seguì a terra. I suoi seni, ancora belli, pieni, con i capezzoli chiari e già turgidi, furono nudi nell'aria del pomeriggio.

Prese una molletta. La legno era liscio, la molla scattò con un rumore secco. Con un gesto rapido, la fissò sul capezzolo sinistro. Un dolore acuto, tagliente, le mozzò il fiato. Poi, subito dopo, un’ondata di calore, una sensazione elettrica che le corse lungo la schiena fino al ventre. Un gemito le sfuggì dalle labbra.

Mise la seconda molletta sul capezzolo destro. Il dolore era più forte, più intenso. Le sue dita tremavano mentre si abbassava i pantaloni di lino, lasciandoli cadere a terra. Le mutandine di cotone, già umide, le seguirono. Si sdraiò sul letto, sul copriletto di raso vecchio, e guardò il suo corpo nudo, i capezzoli stretti nelle morse di legno.

Prese un’altra molletta. La sua mano esitò. Poi, con un respiro profondo, la posizionò sulla grande labbra sinistra. La pelle era sottile, sensibile. Il dolore fu un'esplosione di stelle rosse. Un'altra molletta sull'altra labbra. E infine, la più temuta, la più desiderata: la posizionò sulla clitoride, già gonfia e pulsante.

Un urlo strozzato le sfuggì. Il dolore era bianco, accecante, eppure, in quel punto preciso, si mescolava a un piacere così intenso da farle perdere il respiro. Il suo corpo si inarcò, i muscoli tesi come corde di violino.

Allungò la mano verso la scatola, afferrò il dildo liscio. Era freddo, duro. Lo portò tra le gambe, lo premette contro la sua umidità. Era bagnata, incredibilmente bagnata. Il silicone scivolò dentro di lei con una facilità che la sorprese. Era come se il suo corpo avesse aspettato solo questo, per anni.

Cominciò a muoversi. All'inizio lentamente, poi sempre più veloce. Le mollette ballavano sui suoi capezzoli, sulle sue labbra, sulla sua clitoride, amplificando ogni minima sensazione. Il dolore e il piacere si intrecciavano in una danza selvaggia, primordiale.

«Cazzo... sì...» sibilò tra i denti. Le parolacce uscivano dalla sua bocca come un fiume in piena, parole che non diceva mai, che non sapeva nemmeno di conoscere. «Che figa... che puttana... sì, così, più forte...»

Il dildo affondava e riaffiorava, i suoi fianchi si sollevavano per incontrare ogni spinta. I gemiti si trasformarono in urla, urla che rimbalzavano contro le pareti della stanza vuota. Il suo corpo si contorceva, si torceva, come posseduto da un demone di lussuria.

La pressione crebbe, inarrestabile. Sentì un calore immenso, una marea che montava dentro di lei. Non era mai successo prima, non così. Aprì gli occhi, sconvolta. Sapeva cosa stava per accadere, ma non ci credeva.

«Oh, cazzo... oh, cazzo, sì... SBORROOO!»

Con un urlo rauco, animalesco, il suo corpo si irrigidì. Un getto caldo e potente esplose da lei, inzuppando il copriletto, le sue cosce, la sua mano. Squirta. Come una troia, pensò, mentre l’orgasmo la scuoteva a ondate, facendola tremare e gemere senza controllo.

Poi, il silenzio. Rotto solo dal suo respiro affannoso. Le mollette le pungevano ancora la pelle, ma il dolore era diventato un ricordo piacevole, un eco lontano.

Rimase lì, distesa, sconvolta. Il suo corpo era scosso da piccoli sussulti. Si guardò, vide il disordine, il copriletto bagnato, i dildo abbandonati. E rise. Una risata liberatoria, quasi isterica.

«Cazzo...» sussurrò, portandosi una mano alla fronte sudata. «Che cazzo è successo?»

Non lo sapeva. Ma sapeva che quella vecchia signora di cinquantotto anni, con le sue rughe e i suoi ricordi, aveva appena scoperto un fuoco che credeva spento per sempre. E ardeva più forte che mai.
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