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Il gruppo di Amici - Capitolo 3


di Membro VIP di Annunci69.it AlladinsLamp
23.06.2026    |    264    |    0 6.0
"Il tessuto scivolava sulla pelle nuda delle sue cosce, scoprendo centimetri di carne chiara..."
Il giorno dopo, l’adrenalina di quella notte mi scorreva ancora nelle vene come un fiume in piena. Ricordavo ogni dettaglio: il calore del privé, lo sguardo paralizzato e famelico di Mario, e sua fidanzata in ginocchio davanti a me mentre mi prendeva in bocca fino a farmi venire sul suo viso e sul top bordeaux, senza che lei si pulisse, rivolgendo quell'ultimo sguardo di sottomissione sia a me che al suo uomo.

Non riuscii a tenermi il segreto dentro per più di dodici ore. Aprii WhatsApp, ma evitai il gruppo ufficiale dei "Cinque". Selezionai solo i due single, Stefano e Claudio, e creai una chat parallela.

Buttai giù un messaggio vocale di tre minuti, senza filtri, raccontando per filo e per segno ogni singola cosa successa nel privé dopo che loro erano saliti al piano di sopra.

La reazione fu un'esplosione di notifiche.

— "Ma vaffanculo, dai! Ti sei fumato il cervello?" — rispose Claudio dopo tre secondi, mandando una raffica di emoji che ridevano. — "Ti sei fatto un film horror erotico in testa. Mario ti avrebbe spaccato una bottiglia di gin in faccia."

— "Fratello, hai sognato forte stavolta," — rincarò Stefano con un messaggio di testo. — "Quella fa la troia con gli occhi, ma se la tocchi urla. E Mario è un pezzo di pane geloso. Non ci credo manco se lo vedo."

Sorrisi da solo davanti allo schermo, sapendo di avere il coltello dalla parte del manico. La loro incredulità era esattamente la reazione che volevo. Mi sistemai sulla sedia e digitai una risposta secca, calma e micidiale:

«Non mi preoccupo se non ci credete. Vi dico solo una cosa: tenetevi liberi per martedì sera. Vi farò vedere tutto in diretta.»

L’occasione perfetta arrivò su un piatto d'argento: la partita della Nazionale. Martedì c'era l'Italia, l'evento perfetto per riunire il gruppo senza destare sospetti. Presi in mano la situazione e scrissi nel gruppo ufficiale dei Cinque, impostando la serata alle mie regole.

«Ragazzi, martedì l'Italia si guarda da me. Ordiniamo le pizze e birra a fiumi. Alessandro, mi raccomando, vieni da solo, stasera niente fidanzate che dobbiamo urlare davanti alla tv in pace. Mario, tu ovviamente vieni... e porta anche lei, che ci serve qualcuno che porti fortuna e ci faccia i cocktail.»

Alessandro rispose subito confermando che la sua ragazza sarebbe rimasta a casa. Stefano e Claudio mi mandarono un messaggio privato con scritto: «Cazzo fai, la inviti davanti a noi? Sei un pazzo». Non risposi.

Ma la risposta che aspettavo di più era un'altra. Arrivò mezz'altro dopo, da parte di Mario: «Ci siamo. Veniamo sicuramente».

In quel momento capii che il tarlo aveva lavorato perfettamente anche nella testa di Mario e della sua fidanzata nei tre giorni successivi al privé. Sapevano benissimo cosa significava quell'invito a casa mia. Sapevano che Alessandro sarebbe stato l'unico ignaro, mentre Stefano e Claudio sarebbero stati lì a guardare, pronti a essere convertiti alla loro fantasia. Mario voleva che il cerchio si allargasse; voleva che la sua donna venisse usata non più solo da me, ma davanti al suo intero pubblico di amici.

Martedì sera la tavola era pronta. Le birre erano in frigo, la TV era accesa sul pre-partita, e io aspettavo solo che suonasse il citofono per dare inizio al secondo atto.

I ragazzi arrivarono alla spicciolata. I primi a suonare il citofono furono Stefano e Claudio. Non fecero in tempo a superare la soglia dell'ingresso che mi misero le mani addosso, spingendomi quasi verso il corridoio, con le facce tese di chi non ha dormito per due notti di fila.

— "Allora? Ci stai prendendo per il culo o dici sul serio?" — mi sussurrò Claudio a denti stretti, guardandosi intorno come se ci fossero già delle telecamere nascoste. — "Guarda che se stasera Mario fiuta qualcosa finisce malissimo."

— "Vi ho detto di stare tranquilli e godervi lo spettacolo," — risposi io con un sorriso calmo, versando le prime tre birre. — "Guardate le facce di tutti e due quando entrano. Poi mi direte."

Poco dopo suonò Alessandro. Entrò con il solito borsone della palestra, rilassato, del tutto ignaro del voltaggio elettrico che c'era in quella stanza. Si buttò sul divano, aprì una birra e iniziò a commentare le probabili formazioni della partita. Stefano e Claudio, nel frattempo, non riuscivano a stare seduti; continuavano a farmi domande con gli occhi, muovendosi per la stanza come leoni in gabbia, lanciando occhiate fulminee ad Alessandro che, al confronto, sembrava un alieno appena atterrato da un pianeta di totale e beata normalità. Per lui era solo una classica serata tra amici, pizza e Nazionale. Per noi tre, era l'attesa dell'inizio di un film vietato ai minori.

Poi, finalmente, il citofono suonò per l'ultima volta.

Quando aprii la porta del soggiorno, l'impatto visivo azzerò ogni conversazione. Mario entrò per primo, con un sorriso tirato, quasi di circostanza, ma con gli occhi lucidi di un'adrenalina incontrollabile. Subito dietro di lui comparve lei.

Cazzo, se nel privé era provocatoria, stasera si era superata. Si era vestita da vera e propria troia, senza mezzi termini, come a voler firmare un manifesto di intenti. Indossava una gonna cortissima, inguinale, che lasciava scoperte le gambe intere e accentuavao la curva delle natiche a ogni passo. Sopra aveva solo un top bianco a costine, scollatissimo, senza reggiseno sotto; il tessuto leggero lasciava indovinare perfettamente la forma dei capezzoli turgidi, irrigiditi dal fresco del climatizzatore o, più probabilmente, dall'eccitazione del rischio.

Claudio e Stefano rimasero letteralmente pietrificati sui loro sedili, con le bottiglie di birra a mezz'aria. Persino Alessandro si bloccò per un secondo, perplesso da quell'abbigliamento e da quella gonna decisamente fuori contesto per una pizza in casa tra soli uomini.

— "Ciao ragazzi! Scusate il ritardo, c'era un traffico incredibile," — esordì lei con una voce fin troppo squillante, baciando Alessandro sulla guancia e poi Stefano e Claudio, lasciando che il suo profumo dolce e persistente invadesse la stanza.

All'inizio mi comportai in modo del tutto normale, da perfetto padrone di casa. — "Tranquilli, le pizze arrivano tra dieci minuti. Mario, prenditi una birra in frigo. Tu cosa bevi?" — le chiesi, incrociando il suo sguardo.

Lei mi fissò, e nei suoi occhi vidi una frazione di secondo di esitazione, subito coperta da una sfacciataggine assoluta. — "Una birra anche per me, grazie," — disse, andando a sedersi sul divano, proprio nello spazio stretto tra Alessandro e Claudio, accavallando le gambe nude e risistemando l'orlo cortissimo della gonna in un modo che fece deglutire a vuoto quest'ultimo.

Portai i drink e mi appoggiai allo stipite della porta, con la bottiglia in mano, decidendo che il tempo della normalità era già scaduto. Era il momento di iniziare a raccogliere la scommessa e di far capire a Stefano e Claudio che il mio vocale di tre minuti era pura e semplice realtà.

— "Certo che bordeaux ti dona di più come colore," — buttai lì con totale disinvoltura, guardandola dritta sul petto. — "Anche se quel top bianco ha il suo perché. Spero solo che stasera tu riesca a tenerlo pulito... a differenza di venerdì scorso."

Il silenzio cadde sul soggiorno come un blocco di cemento.

Alessandro si girò verso di me con un’espressione di pura incredulità, aggrottando le sopracciglia, convinto di aver sentito male o che fossi impazzito a fare una battuta del genere alla ragazza di uno dei miei migliori amici. Stefano e Claudio si scambiarono un'occhiata fulminea, con il cuore che probabilmente viaggiava a duecento battiti al minuto.

La ragazza arrossì di colpo, un rossore violento che le salì dal collo fino alle guance, ma non distolse lo sguardo. Si umettò le labbra con la punta della lingua, un riflesso involontario che mi fece capire quanto quel richiamo pubblico a ciò che aveva mandato giù in quel privé la stesse eccitando.

Vidi Mario, fermo vicino al frigorifero, che stringeva la sua bottiglia di birra con le nocche bianche, esattamente come in discoteca. Ma stavolta non guardava altrove. Il suo sguardo saltava da me alla sua fidanzata, affannato, in attesa del prossimo colpo. Il gioco davanti al pubblico era ufficialmente iniziato.

— "Alessandro, alzati un secondo, fammi spazio che devo lasciarle la birra," — dissi con naturalezza, facendo un cenno verso il divano.

Alessandro si alzò senza sospettare nulla, afferrò la sua bottiglia e andò a svaccarsi sull'altro divano, quello disposto a L rispetto al nostro, di fianco a Stefano. Io non me lo feci dire due volte: mi infilai nello spazio libero, sedendomi vicinissimo a lei.

La disposizione nel soggiorno adesso era perfetta, studiata geometricamente per massimizzare la tensione. Sul divano principale eravamo in tre: lei era stretta al centro, bloccata tra me alla sua destra e Claudio alla sua sinistra. Le sue cosce nude, lasciate completamente scoperte dalla gonna cortissima, sfioravano i miei jeans da una parte e i pantaloni di Claudio dall'altra. Di fronte a noi, sull'altro divano a L, c'erano Stefano e Alessandro; il primo ci fissava con gli occhi sgranati, trattenendo il fiato, mentre il secondo continuava a guardare lo schermo della TV, del tutto ignaro.

E poi c'era Mario.

Per scelta o per istinto, il fidanzato non si era seduto sui divani. Aveva preso una sediolina da pranzo a parte, posizionandola in un angolo leggermente arretrato rispetto al televisore, ma esattamente di fronte al nostro divano. Da quella posizione elevata e distaccata, Mario aveva una visuale totale, perfetta e ravvicinata su di noi. Poteva vedere ogni singolo centimetro delle gambe della sua ragazza, ogni suo respiro e, soprattutto, come lei fosse letteralmente schiacciata tra i suoi due amici.

Appoggiai il braccio sullo schienale del divano, proprio dietro le sue spalle nude, e la guardai di profilo. Il suo petto, sotto il top bianco senza reggiseno, saliva e scendeva rapidamente. Sentiva gli occhi di tutti addosso: quelli ignari di Alessandro, quelli eccitati e sconvolti di Claudio e Stefano, e soprattutto lo sguardo fisso e affannato di Mario, che dalla sua sedia non perdeva un solo millimetro dei suoi movimenti.

L'arbitro fischiò l'inizio della partita e i primi cori dei tifosi si alzarono dagli altoparlanti della TV, ma per noi il vero fischio d'inizio era un altro. Senza dire una parola, feci scivolare la mano destra giù dal velluto dello schienale. La calai sulla sua schiena nuda, accarezzandole la pelle calda, per poi scendere dritta, con totale e assoluta sfrontatezza, verso la sua natica.

Non usai sotterfugi. Non cercai di nascondermi sotto un cuscino o di aspettare che le luci si abbassassero. Iniziai a palparla a mano piena, stringendo la carne soda sopra il tessuto leggero, con movimenti lenti e decisi. Chiunque nella stanza avesse girato la testa verso il divano avrebbe capito all'istante cosa stava succedendo.

Claudio, seduto alla sua sinistra, si irrigidì come una statua; sentiva la ragazza muoversi contro di lui a ogni mia palpata e abbassò lo sguardo, accorgendosi che stavo andando dritto al punto senza la minima vergogna. Di fronte a noi, Stefano era immobile, con la bottiglia di birra ferma a un millimetro dalle labbra e gli occhi incollati alle mie dita. Alessandro, concentrato sull'azione dell'Italia, imprecò per un passaggio sbagliato, del tutto cieco alla dinamica.

Ma l'impatto più devastante fu su Mario. Dalla sua sediolina in disparte, il fidanzato aveva la visuale perfetta: le sue pupille erano dilatate, fisse sulle mie nocche che affondavano sul sedere della sua donna.

Diedi un'occhiata a lei. Aveva le labbra schiuse, il respiro cortissimo e le mani strette attorno alla sua bottiglia, incapace di muoversi. Fu allora che iniziai a usare i polpastrelli. Agganciai l'orlo inferiore della gonna e, con una lentezza esasperante, millimetro dopo millimetro, iniziai a tirarla su.

Il tessuto scivolava sulla pelle nuda delle sue cosce, scoprendo centimetri di carne chiara. Lei fece un piccolo movimento con il bacino, un sussulto, ma invece di coprirsi o bloccarmi le mani, assecondò la presa, sollevando leggermente il peso per aiutarmi a spogliarla davanti al pubblico.

Dopo appena pochi minuti di partita, la gonna era finita completamente arrotolata sopra i fianchi. Ormai non c'era più spazio per l'immaginazione: la curva del suo sedere era totalmente esposta e il filo sottile del perizoma nero spiccava netto contro la pelle, offrendo la sua intimità allo sguardo ravvicinato dell'intero soggiorno. Chiunque, in quel momento, poteva vederlo.

Alessandro staccò per un attimo gli occhi dallo schermo, attirato dal mio movimento o forse dal silenzio surreale che era calato sul divano. Girò la testa verso di noi e la sua espressione cambiò in un secondo. Sgranò gli occhi, lo sguardo gli cadde dritto sulle gambe completamente scoperte della ragazza e su quella gonna arrotolata che ormai lasciava il perizoma nero del tutto al vento, esposto alla luce del soggiorno. Alessandro rimase immobile, a bocca aperta, guardando prima me, poi lei, incapace di elaborare quello che stava vedendo in casa mia, durante una normale partita della Nazionale.

Il silenzio in stanza divenne così assoluto che si sentiva solo il commento del cronista alla TV.

Io non distolsi la mano dal suo fianco. La guardai dritta negli occhi, assaporando il tremito leggero che le attraversava le cosce nude, poi spostai lo sguardo su Mario, seduto sulla sua sedia, che respirava a bocca aperta con gli occhi lucidi, completamente rapito dalla scena.

Tornai con gli occhi su di lei e, con un tono di voce calmo, sfacciato e senza ammettere repliche, le dissi davanti a tutti:

— "Avanti, toglitelo. Stasera non penso che ti servirà."

A quelle parole, Claudio e Stefano smisero letteralmente di respirare. Lei, con il fiato corto, girò lentamente la testa verso Mario, cercando l'ultima, disperata conferma visiva nel suo sguardo. Il fidanzato rimase immobile sulla sua sedia, con le mani piantate sulle ginocchia; non disse una sola parola, non fece un cenno di protesta, ma l'assenso nei suoi occhi sgranati era totale, una supplica silenziosa a scavalcare anche quell'ultimo muro.

Ottenuto il permesso muto del suo uomo, lei non esitò più.

Con una calma esasperante, sollevò leggermente il bacino dal divano. Fece scivolare le dita sotto i laccetti sottili del perizoma nero e, millimetro dopo millimetro, lo fece scendere lungo le cosce nude, liberando le gambe con movimenti lenti, studiati per non sottrarre un solo secondo di quello spettacolo ai quattro uomini che la stavano fissando.

Una volta sfilato, me lo porse tenendolo tra le dita. Io lo afferrai e, con un gesto deliberato, lo lanciai in avanti, facendolo atterrare proprio al centro del tavolino basso, in mezzo ai bicchieri di birra e ai piatti delle pizze.

Il perizoma era lì, sul tavolo davanti a tutti, ma ormai nessuno lo guardava più. Gli sguardi di tutti e cinque erano calamitati verso il centro del divano. Con la gonna arrotolata sopra i fianchi e l'intimo rimosso, la sua fica era completamente esposta, offerta senza più alcuna protezione alla luce della stanza e agli occhi del gruppo.

— "Avanti, allargale bene queste gambe," — le dissi a bassa voce, spezzando quel silenzio saturo di calore.

Senza aspettare che si muovesse da sola, allungai la mano sotto il ginocchio della sua gamba destra e gliela sollevai con decisione, tirandola verso di me fino a piazzare la sua coscia nuda sopra i miei jeans. Poi, guardando Claudio alla sua sinistra, afferrai anche l’altra gamba e la spostai con forza, allargandola e appoggiandola sulla coscia di Claudio.

La scena divenne del tutto surreale. La ragazza si ritrovò con la schiena leggermente sprofondata contro i cuscini del divano, completamente bloccata al centro e costretta a tenere le gambe sollevate e divaricate sulle nostre cosce, con la fica oscenamente esposta alla luce del soggiorno e agli sguardi di tutti. Claudio, con la carne nuda di lei premuta sui pantaloni, era immobile, con il fiato corto, gli occhi fissi sul sesso di lei che ormai non aveva più segreti.

Stefano e Alessandro, dall'altro divano, fissavano la scena senza riuscire a proferire parola; persino Alessandro aveva perso ogni traccia della sua solita compostezza, totalmente ipnotizzato da quella sottomissione pubblica. Mario, dalla sua sedia in disparte, spingeva il busto in avanti, con le mani che gli tremavano sulle ginocchia e il respiro che ormai era un rantolo di pura, disperata eccitazione voyeuristica nel vedere la sua donna ridotta così davanti ai suoi amici di sempre.

— "Guardate tutti," — dissi ad alta voce, voltando la testa verso il resto del gruppo per assicurarmi che nessuno perdesse un solo secondo.

Mentre lo dicevo, calai la mano aperta d’un colpo sul suo sesso scoperto. Affondai le dita tra le sue labbra, accarezzandola con movimenti decisi, spudorati, sentendo il calore umido che le bagnava la pelle. Lei buttò la testa all'indietro contro il velluto del divano, emettendo un gemito acuto, del tutto arresa al gioco.

— "Guardate quanto è bagnata questa troia," — rincari la dose, sollevando le dita lucide davanti ai loro occhi per mostrare il segno inequivocabile di quanto quel rischio la stesse facendo impazzire, proprio sotto gli occhi del suo fidanzato.

CONTINUA.....

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