tradimenti
Una coppia commerciale
AlladinsLamp
14.05.2026 |
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"«Cosa ne dice, signore?» chiese l'uomo senza mollare la presa sul corpo di Elena..."
Le luci fredde e zenitali del centro commerciale creavano un contrasto quasi surreale con il calore che iniziava a scorrere sotto la pelle di Marco. Camminava accanto a Elena, sua moglie, godendosi il ticchettio ritmico dei suoi tacchi sul pavimento lucido. Lei indossava un abito che accarezzava le curve senza rivelare troppo, ma Marco sapeva cosa si celava sotto quella compostezza: una consapevolezza vibrante di essere osservata.Era il loro segreto, il motore invisibile del loro legame. Per il mondo erano una coppia affiatata e distinta; nell’intimità, Marco traeva la sua massima eccitazione dal vedere il desiderio degli altri bruciare per lei, trasformandola nell'oggetto di una caccia a cui lui amava assistere.
Entrarono in una boutique di abbigliamento d'alta gamma. L’aria era profumata di pelle e tessuti costosi. Fu allora che Marco lo notò.
Un uomo, sulla quarantina, appoggiato a uno scaffale di camicie, non lontano dai camerini. Non stava guardando la merce. I suoi occhi erano piantati su Elena, fissi, voraci. Non era lo sguardo distratto di un passante, ma quello di chi ha individuato una preda e non ha intenzione di distogliere l'attenzione. Marco sentì una scarica elettrica lungo la schiena. Vide l’uomo deglutire, seguire con lo sguardo il movimento dei fianchi di Elena mentre lei sfogliava una rastrelliera di vestiti di seta.
L'uomo si staccò dallo scaffale e si avvicinò con un passo fin troppo deciso per essere quello di un semplice cliente. Indossava un gilet scuro sopra una camicia bianca con le maniche arrotolate, un abbigliamento che poteva facilmente trarre in inganno in un negozio del genere.
«Posso aiutarvi a trovare la taglia giusta?» chiese l'uomo. La sua voce era profonda, leggermente roca, e non guardò Marco nemmeno per un istante. I suoi occhi rimasero incollati al décolleté di Elena, indugiando un secondo di troppo prima di risalire al suo viso.
Elena si voltò, colta di sorpresa, e un leggero rossore le imporporò le guance. Marco osservò la scena in silenzio. Notò che l'uomo non portava il cartellino identificativo tipico del personale e che le sue mani, grandi e nervose, non avevano l'aplomb professionale di chi lavora nel settore. Era un impostore guidato dal puro istinto.
Marco guardò Elena. Vide nei suoi occhi quel lampo di confusione mista a una scintilla di eccitazione che conosceva bene. Poi tornò a fissare l'uomo, notando come stesse letteralmente divorando sua moglie con lo sguardo, incurante della sua presenza.
Invece di smascherarlo, Marco sentì il battito del cuore accelerare. La recita era appena iniziata, e lui voleva godersi ogni atto.
«Certamente,» disse Marco, con un sorriso sottile e quasi impercettibile. «Sì, sì, prego, ci aiuti. Mia moglie sta cercando qualcosa di... speciale. Qualcosa che sappia valorizzarla come merita.» L'uomo, sulla quarantina, aveva quel tipo di sicurezza che solo l'esperienza sa conferire. Non era la foga di un ragazzo, ma la determinazione calma di chi sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo. I suoi capelli erano leggermente brizzolati alle tempie, e il modo in cui occupava lo spazio trasmetteva un’autorità carnale che Marco trovò immediatamente magnetica.
«Mi segua,» disse il quarantenne, con un tono che non ammetteva repliche, rivolgendosi a Elena ma lanciando un’occhiata d’intesa a Marco. «Penso di avere quello che fa per lei. Qualcosa che non si limiti a vestirla, ma che la metta a nudo pur restando coperta.»
Si spostarono verso una sezione più riservata della boutique, dove i tessuti diventavano più audaci. L’uomo iniziò a far scorrere le grucce con dita lunghe e sicure.
• La gonna: Estrasse una mini di pelle nera, cortissima, con uno spacco laterale che sembrava promettere l'impossibile.
• La camicetta: Una seta bianca, quasi impalpabile, concepita per essere portata senza nulla sotto, con un taglio profondo sul davanti.
«Cosa ne pensa?» chiese l'uomo, rivolgendosi a Marco.
Il marito sentì la gola secca. «È perfetta. Elena, provala. Anzi... vediamo come ti sta addosso prima ancora di entrare nel camerino.»
Marco stava spingendo il gioco oltre il limite, e l'uomo non si fece pregare.
Il finto commesso si avvicinò a Elena. La distanza tra loro si annullò. Con una lentezza studiata, prese la camicetta e iniziò a appoggiarla sul petto della donna, fingendo di controllarne la caduta. Le sue nocche sfiorarono deliberatamente la pelle nuda del décolleté di lei. Elena trattenne il respiro, gli occhi fissi in quelli dello sconosciuto, mentre il rossore si diffondeva dal collo alle guance.
Poi passò alla gonna. Si chinò leggermente, come per posizionarla all'altezza della vita di Elena. Fu in quel momento che la finzione del "commesso" vacillò del tutto per lasciare spazio alla pretesa dell'uomo. Mentre con la mano sinistra teneva il tessuto contro il fianco di lei, la destra scivolò dietro, apparentemente per sistemare la piega del capo. Invece, con una mossa decisa e possessiva, la sua mano si posò piena e calda sul sedere di Elena, stringendo leggermente.
Marco, a un metro di distanza, vide tutto. Vide le dita dell'uomo affondare nella curva del corpo di sua moglie, vide il sussulto di lei e il modo in cui le sue labbra si schiusero in un respiro spezzato. L'uomo non ritrasse la mano; al contrario, continuò a guardare Marco dritto negli occhi mentre la sua mano prendeva quella licenza proibita, come a voler rivendicare un diritto su quella visione.
«Il tessuto reagisce bene al calore della pelle,» commentò il quarantenne con un sorriso predatore, la voce ridotta a un sussurro roco. «Non crede anche lei?»
Marco non rispose subito. Il contrasto tra l'eleganza del negozio e la sfacciataggine di quel gesto lo stava portando al punto di rottura. «Credo,» mormorò Marco, con la voce che tradiva il suo eccitamento, «che dovrebbe accompagnarla nel camerino per assicurarsi che... ogni dettaglio sia a posto.» L’invito di Marco cadde nel silenzio della boutique come una sfida accettata. L'uomo fece un cenno col capo, un gesto imperioso, e guidò Elena verso la zona dei camerini, celata dietro un pesante tendaggio di velluto.
Elena entrò nel piccolo spazio specchiato, ma invece di tirare la tenda fino in fondo, la lasciò scostata di qualche centimetro. Uno spiraglio verticale che offriva al finto commesso una visuale privilegiata. Marco, rimasto all'esterno, riusciva a scorgere l'ombra dell'uomo stagliarsi contro il tessuto, immobile, come un predatore in attesa.
Elena iniziò a svestirsi con una lentezza calcolata. Sfilò l'abito lasciandolo cadere a terra, restando per un istante solo con la lingerie di pizzo. Attraverso lo specchio, incrociò lo sguardo dell'uomo che, dall'altra parte della fessura, non sbatteva nemmeno le palpebre. Lo vide chiaramente: l'uomo aveva le mani infilate nelle tasche dei pantaloni e il suo desiderio era ormai impossibile da nascondere, un gonfiore evidente che premeva contro il tessuto, tradendo la sua eccitazione ferina.
Lei non si affrettò. Indossò la gonna di pelle, facendola scivolare sulle gambe nude, e poi la camicetta di seta, lasciandola completamente aperta.
La Prova Finale
Quando Elena uscì dal camerino, l'aria nel negozio sembrava essersi fatta più densa. Si avvicinò a Marco, ma l'uomo le fu subito addosso, con la scusa di voler "perfezionare" la vestibilità del capo.
«C’è qualcosa che non va nell'abbottonatura,» mormorò il quarantenne, la voce ora ridotta a un graffio sensuale.
Senza chiedere il permesso, le sue dita ruvide iniziarono a manipolare i bottoni della camicetta. Invece di chiuderli, ne aprì altri due, esponendo la curva morbida dei seni. Con il dorso della mano, sfiorò deliberatamente la pelle calda e turgida di lei, indugiando sul contorno, mentre i suoi occhi cercavano quelli di Marco, quasi a volerlo sfidare a intervenire.
«E l'orlo... deve cadere meglio,» continuò l'uomo, chinandosi.
La sua mano scivolò sotto lo spacco della gonna, risalendo con decisione lungo l'interno coscia di Elena. La pelle di lei ebbe un fremito visibile. L'uomo non si fermò lì: aggirò il fianco di Elena e, con una mossa possente, le fece scivolare di nuovo la mano dietro, afferrando con forza il sedere sotto la pelle nera della gonna. La strinse, sollevandola leggermente verso di sé, mentre con l'altra mano continuava a "sistemare" la scollatura, sfiorando i capezzoli che premevano contro la seta.
Marco guardava la scena, quasi ipnotizzato dal contrasto tra la sfrontatezza del gesto e l'ambiente circostante. Sua moglie era lì, tra le mani di uno sconosciuto che la stava reclamando con una violenza controllata, e il gioco stava per raggiungere il punto di non ritorno.
«Cosa ne dice, signore?» chiese l'uomo senza mollare la presa sul corpo di Elena. «Le sembra che le calzi a pennello, o devo... approfondire la prova?» Marco non si diresse verso le scale mobili che portavano al parcheggio. Aveva un altro piano in mente, qualcosa che aveva notato arrivando: un’ala del terzo piano ancora parzialmente in ristrutturazione, dove i negozi erano ancora chiusi dietro pannelli di carton-gesso e il viavai della folla era solo un eco lontana.
Camminava un passo avanti, guidandoli con una sicurezza quasi febbrile. Il rumore dei tacchi di Elena e il passo pesante del quarantenne risuonavano nel corridoio semi-deserto, dove l'odore di polvere di gesso si mescolava al profumo costoso di lei. Marco svoltò l’angolo, infilandosi in un corridoio laterale che portava ai servizi igienici di quell'area.
Sapeva che lì non avrebbe trovato nessuno.
Si fermò davanti a una porta più larga delle altre, quella destinata ai disabili, ampia e isolata dal resto dei bagni. Si voltò a guardare l'uomo, che non aveva mai smesso di tallonare Elena, mantenendo una distanza minima, quasi asfissiante.
«Qui saremo più... comodi per verificare se l’acquisto è davvero di suo gradimento,» mormorò Marco, indicando la porta.
Il finto commesso non disse una parola, ma il suo sguardo si accese di una luce brutale. spinse leggermente Elena per la schiena, facendola entrare per prima in quella zona d'ombra dove i lavori di rifinitura non erano ancora terminati. Il silenzio di quel piano vuoto rendeva ogni respiro più rumoroso, ogni fruscio di seta un invito al peccato.
Marco chiuse la porta dietro di loro, lasciando fuori il mondo e portando dentro solo il desiderio crudo che stava per esplodere. Il clic della serratura che scattava risuonò nel bagno semivuoto come una sentenza definitiva. Le pareti piastrellate e l'odore di cemento fresco della zona in ristrutturazione amplificavano ogni minimo rumore.
Marco si appoggiò alla porta, incrociando le braccia. Non c'era più traccia della cortesia formale da cliente. Il suo sguardo era lucido, fisso sulla moglie che tremava leggermente al centro della stanza, stretta in quel vestito che la esponeva al giudizio di entrambi.
«Adesso basta con le finzioni,» esordì Marco, la voce gelida e carica di una tensione elettrica. Guardò dritto negli occhi il quarantenne. «Sappiamo entrambi che non lavori qui. E sappiamo entrambi perché ci hai seguito fin quassù con il pacco che ti preme contro i pantaloni.»
L'uomo non si scusò, né accennò a indietreggiare. Rimase lì, piantato sulle gambe, con il respiro che si faceva pesante.
«Hai detto che questo vestito la fa sembrare una vera troia, giusto?» continuò Marco, facendo un passo verso di loro. «Beh, se è così che la vedi, allora devi avere il fegato di trattarla come tale. Non voglio vedere buone maniere. Voglio che la usi per quello che l'hai definita, proprio qui, davanti a me.»
Il Contatto Crudo
L'uomo non se lo fece ripetere due volte. Con un movimento brusco e animalesco, si avventò su Elena da dietro. Le cinse la vita con un braccio muscoloso, attirandola a sé con una forza che le mozzò il fiato. Elena emise un piccolo grido soffocato quando sentì il corpo massiccio dell'uomo premere prepotentemente contro la sua schiena.
Il quarantenne spinse il bacino in avanti, facendo sentire a Elena tutta la durezza del suo desiderio attraverso la pelle nera della gonna. Con l'altra mano le afferrò i capelli alla nuca, tirandole indietro la testa per esporre la gola e costringerla a guardare Marco.
«Hai sentito tuo marito?» le sussurrò all'orecchio con una voce che era un grugnito di puro istinto. «Dice che sei una troia. E io non vedo l'ora di dimostrargli che ha ragione»
Sotto lo sguardo rapace di Marco, l'uomo iniziò a manipolare il corpo di Elena con una sfrontatezza brutale:
• La camicetta: Con uno strattone secco, finì di sbottonare i pochi bottoni rimasti. La seta bianca scivolò via dalle spalle di Elena, lasciandola a torso nudo davanti allo specchio e agli occhi di entrambi. L'uomo le schiacciò i seni con le mani rudi, quasi a voler lasciare il segno del suo possesso.
• La gonna: La mano dell'uomo scivolò sotto l'orlo cortissimo, risalendo senza alcuna grazia. Le dita affondarono nella carne, mentre lui continuava a spingere il proprio bacino contro il sedere di lei con colpi secchi e ritmici, facendola barcollare.
Marco non si mosse. Restò a guardare sua moglie che veniva maneggiata come un oggetto, come merce appena acquistata e pronta per l'uso. Vedere le mani callose di quello sconosciuto sulla pelle perfetta di Elena, sentire il rumore dei respiri affannati e la carne che sbatteva contro la carne, lo portò a un livello di eccitazione quasi insopportabile.
«Guarda tuo marito, troia,» sibilò l'uomo, mentre con una mano le apriva le gambe con forza. «Guarda come si diverte a vederti mentre ti prendo tutto quello che voglio.»
Elena, con gli occhi lucidi e la bocca aperta in un respiro spezzato, cercò lo sguardo di Marco. Non c'era salvezza in quegli occhi, solo il desiderio crudo di vederla andare fino in fondo a quell'umiliazione che sapeva in fondo eccitarla tanto. Lo sconosciuto iniziô a slacciarsi il pantalone mentre con la
mano libera accarezzava il suo seno e scendeva sulla fica ormai esposta da una gonna che era risalita in vita. Elena senti la mano dell’uomo girarla e poi poggiarsi sulle spalle e spingerla verso il basso…la mano dell’uomo le strinse i capelli l’altra intorno al suo cazzo duro. La cappella completamente esposta mentre rivolto al marito disse «quanto sta bene la mia cappella sulla faccia di questa, troia?». Lui sorrise e disse «chiedilo alla Troia ». Lo sconosciuto non se lo fece ripetere «quanto ti piace il mio cazzo troia?». Elena li guardò entrambi poi fissò lo sconosciuto mentre la sua cappella le accarezzava le labbra disse «siete proprio dei maiali….si sono una troia e adoro come mi hai trattata mentre questo cornuto guardava senza fare niente». Lo sconosciuto le prese la testa con le mani e iniziò a fotterle la bocca, poi guardando Marco disse «oddio quanto succhia bene la troia di tua moglie».
Marco guardava la bocca di sua moglie che veniva con forza scopata. Le mani di quello sconosciuto che le reggevano la nuca e il suo bacino che spingeva il suo cazzo duro tra quelle labbra spalancate. Vederla usata così lo faceva arrapare tantissimo. Lo sconosciuto evidentemente notò l'eccitazione di Marco che infatti aveva iniziato a segarsi con foga prese con fermezza i capelli di Elena e la fece alzare, poi la spinse verso il marito facendole poggiare le mani con il suo petto. Elena girò la testa e vide la cappella dell'uomo ancora piena della sua saliva mentre accarezzava l'ingresso fradicio della sua fica. Poi improvvisamente lo sentì entrare con un colpo secco che la fece gemere e trasalire contemporaneamente. Lo sconosciuto cominciò a scoparla senza sosta mentre Elena non riusciva a trattenere i suo gemini mentre le mani di quell'uomo le accarezzavano i seni e le andavano a massaggiare il clitoride completamente esposto. Sentiva l'orgasmo crescere in Lei mentre vedeva il marito segarsi come un pazzo proprio dinanzi a Lei. L'uomo ansimava sempre di più e disse "Eccomi, fatti riempire di sborra". Elena sentì il suo cazzo contrarsi mentre improvviso arrivò il suo orgasmo. Non riuscì a trattenere un gemito e un lungo "oddio, sii". Sentiva il cazzo dell'uomo svuotarsi dentro di Lei, sentiva la sua fica riempirsi di liquido mentre gemendo osservava il marito continuare a masturbarsi con foga. Poi senza preavviso e senza dire niente Marco le prese la testa e la portò sul suo cazzo; Elena non ebbe il tempo di capire e si ritrovò il cazzo pulsante del marito in bocca mentre Marco quasi urlava "sei una troia, bevi". La sua bocca si riempì di sborra e Lei si ritrovò a ingoiare. Dalla quantità capì che Marco doveva essere davvero eccitato. Si rese conto intanto che l'uomo stava uscendo dalla sua fica e che colava tra le sue gambe la sua sborra. Anche Marco tirò fuori il cazzo dalle labbra e anche in questo caso un rivolo di sborra le colò sul mento. Alzandosi dinanzi a quello specchio si vide con la gonna in vita, l'interno coscia e il mento sporchi di sborra. Il cazzo di quello sconosciuto e quello del marito colavano. "Che troia sono stata" pensò....e le era piaciuto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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