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L'attico del piacere 2


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
13.06.2026    |    39    |    0 8.0
"Girai Laura di scatto, mettendola a pecora sul bordo del divano, mentre Vanessa le si posizionò davanti; le strofinai la cappella bagnata sul buco e, con una spinta secca, glielo piantai dritto..."
Passarono circa tre settimane da quella notte sul terrazzo. Il ricordo di quella serata era rimasto lì, sullo sfondo, mentre io e Cesar eravamo tornati alla nostra solita routine tra i tavoli da bingo e i giri in Opel Corsa. Poi, un pomeriggio, Vidal chiamò Cesar. Gli disse semplicemente che per il fine settimana stava organizzando una festa nell'attico di Costa Azul e che ci teneva che andassimo anche noi, raccomandandosi di venire un po' sistemati. Quando Cesar mi girò l’invito, mi spiegò chiaramente come stavano le cose: Vidal si era mosso perché gli piaceva lui e voleva assolutamente vederlo, ma Laura si era messa in mezzo dicendo che a quella festa dovevo esserci a tutti i costi anche io. A Margarita, però, "sistemati" non significava certo il completo scuro; con quel caldo sarebbe stato un suicidio. La sera della festa mi infilai una delle mie camicie bianche preferite, un pantalone di lino chiaro e i mocassini senza calze. Cesar si mise una camicia di seta stampata, sbottonata il giusto, e un paio di bermuda sartoriali scuri. Quando arrivammo a Costa Azul e l'ascensore si aprì sull'ultimo piano, c'erano già una ventina di persone. Gli uomini vestivano in perfetto stile tropical-chic, con camicie di lino finissimo e orologi importanti al polso. Le donne erano pazzesche: molto curate, con vestiti leggeri che corteggiavano le forme e gioielli d'oro che risaltavano sulla pelle abbronzata. Sul bancone del bar facevano bella mostra le bottiglie di Johnny Walker Blue Label e lo champagne. L'atmosfera era rilassata, tipica di chi è abituato a quel benessere. Vidal ci accolse con la solita classe, salutando Cesar con un cenno complice e una stretta di mano a me. Ci portò verso il salone principale per presentarci un po' di gente. Conoscemmo Alejandro, che si occupava di importazione a Puerto Libre, e sua moglie. Poco più in là c'era Gustavo, un avvocato d'affari di Caracas. Cesar, con la sua parlantina teatrale, non ci mise nulla a integrarsi, lanciando ogni tanto uno dei suoi "mi rey" che faceva somridere il gruppo. Mentre scambiavo due parole con Alejandro, vidi Laura. Era vicino alla vetrata, bellissima, con un abito nero sottile, leggero, che le lasciava la schiena scoperta. Mi fissò dritto negli occhi per qualche secondo con una sfacciataggine assoluta, poi fece un piccolo sorriso complice.

Fu a metà serata che l'atmosfera cambiò marcia. Uno dei camerieri posò sul tavolino basso di cristallo al centro del salone un grande vassoio d'argento. Sopra non c'erano bicchieri, ma una montagnola di polvere bianca, lucida come neve sotto i riflettori, circondata da diverse cannucce d'argento e tessere pronte all'uso. A quel punto, la recita dell'educazione formale iniziò a vacillare. Gli ospiti, uno alla volta, cominciarono ad avvicinarsi al tavolo con estrema naturalezza. Qualche battuta, il rumore del naso che aspira a fondo, e gli sguardi di tutti che cominciavano a farsi più lucidi, carichi di un'elettricità che viaggiava sotto la pelle. Sentii il bisogno di aria e mi allontanai dal centro del salone, muovendomi verso la penombra della grande vetrata aperta sul terrazzo. Non feci in tempo ad appoggiarmi alla balaustra che avvertii il suo profumo. Laura mi aveva seguito. Si posizionò proprio accanto a me, guardando il mare, ma così vicina che potevo sentire il calore del suo corpo. Mi chiese se mi piacesse la festa e aggiunse che aveva dovuto insistere parecchio con Vidal perché mi convincesse a venire. Sotto la luce soffusa delle lampade esterne, la scollatura profonda del suo abito nero lasciava intravedere i seni sodi che si alzavano e si abbassavano a un ritmo più veloce del normale; aveva già gli occhi lucidi per l'alcol e per la polvere che girava di là. Senza dire una parola, fece un passo ancora più vicino, infilando la sua gamba nuda e liscia tra le mie e schiacciando la mia mano contro la sua natica compatta, confessandomi che le ero mancato. Le afferrai il mento con la mano libera, dicendole a bassa voce che era una cagna impaziente, e un brivido le attraversò la schiena. Sentivo già il cazzo che si induriva nei pantaloni di lino, premendo contro il suo ventre, mentre lei si strofinava impercettibilmente emettendo un piccolo gemito. Mi sussurrò di andare dentro, dicendo che Vidal sapeva già cosa fare con Cesar e che io dovevo andare con lei.

Ci muovemmo verso l'interno, ma the salone era già diventato un inferno di carne, sudore e fiumi di Blue Label, con le inibizioni completamente evaporate. Le luci si erano abbassate e la musica era un battito basso, ipnotico. Sul grande divano di pelle bianca la moglie di Alejandro e un’altra donna bionda si stavano baciando con passione, circondate da uomini che si slacciavano le camicie. Dall'altra parte, vicino al bar, Cesar era nel suo elemento più puro, la troia sfacciata e insaziabile che adorava essere al centro dell'attenzione. Aveva già lanciato la camicia e il suo petto magro brillava di sudore. Gustavo lo teneva stretto da dietro, mentre Vidal gli stava di fronte, dominandolo e tirandogli indietro i capelli con forza, e Cesar aprì la bocca con un sorriso di pura lussuria, pronto a prendersi tutto quel giro di maschi. Laura, respirando affannosamente, mi tirò la giacca guardando la scena e mi spinse in avanti verso il centro del salone. Una splendida ragazza mulatta di nome Vanessa, completamente nuda in mezzo alla stanza, ci vide arrivare, fece un sorriso complice e afferrò Laura per i fianchi, tirandola a sé in un bacio profondo, mentre le mani di Laura cercavano disperatamente di liberarmi dal lino chiaro. Girai Laura di scatto, mettendola a pecora sul bordo del divano, mentre Vanessa le si posizionò davanti; le strofinai la cappella bagnata sul buco e, con una spinta secca, glielo piantai dritto nel culo. Laura cacciò un urlo lacerante di dolore e piacere puro che si perse nel caos del salone, e iniziò a spingere con violenza contro il mio bacino. Le mollai due schiaffoni sulle chiappe palestrate e iniziai a darci dentro con un ritmo regolare, profondo, mentre Vanessa le accarezzava il viso e si faceva succhiare i seni.

I nostri mondi viaggiavano su binari paralleli che non si incrociavano mai, ognuno concentrato nel proprio ruolo: io rimanevo piantato nel mio territorio, circondato solo da donne, mentre dall'altra parte del salone il branco continuava a sfogarsi su Cesar. A scandire il ritmo di quella maratona selvaggia ci pensava quel vassoio d’argento. La polvere bianca era il motore immobile della notte: aveva cancellato la stanchezza, lasciando addosso a tutti un’eccitazione chimica col sapore amaro di quel carburante che sull'isola girava in abbondanza. Vanessa, una splendida ragazza mulatta dalla pelle ambrata, si unì a noi sul divano, salendomi a cavalcioni e cavalcandomi con un ritmo forsennato. Nel frattempo, Laura e una bionda venuta da Caracas si consumavano a vicenda nei baci, mentre le mie mani continuavano a dominare la situazione. Diventò un avvicendamento continuo e ininterrotto di corpi che andò avanti per ore: passai da Vanessa a Laura, prendendola di nuovo da dietro sul bordo del divano, e poi alla bionda e alla moglie di Alejandro. Nell'altra metà del salone, intanto, per Cesar il tempo si era fermato. Vidal, Gustavo e gli altri uomini lo stavano letteralmente consumando a turno sul pavimento di marmo, e lui, con gli occhi sbarrati dalle sostanze, continuava a implorare di essere preso ancora, godendo come una cagna sottomessa per ogni colpo ricevuto da quel branco di ricconi annoiati. Poi, quasi all'improvviso, l'oscurità fuori dalle grandi vetrate iniziò a cambiare colore, sfumando nel rosa timido dell'alba tropicale. La luce del mattino infiltrò implacabile nell'attico illuminando il campo di battaglia, ma nessuno dormiva: con tutta quella roba in corpo il sonno era un miraggio lontano e i cervelli continuavano a ronzare a mille con la scimmia ancora addosso. Laura e Vanessa, completamente nude sul divano, continuavano a toccarsi e a masturbarsi pigrammente, con gli sguardi persi nel vuoto dell'esaurimento chimico. Io mi staccai dal gruppo; ero completamente nudo, con i vestiti di lino abbandonati chissà dove nel salone dopo tutto quel successo, e camminai sul marmo freddo fino all'altro lato della stanza. Vidal e Gustavo erano buttati sulle poltrone a fissare il soffitto, mentre in mezzo al pavimento, sdraiato a pancia in su, c'era Cesar: sporco, distrutto e pieno di lividi, ma con un sorriso di trionfo assoluto stampato su quella sua faccia da superporco. Laura si alzò a fatica dal divano, mi prese per mano senza dire una parola e mi portò dentro una delle enormi stanze da letto matrimoniali, chiudendo la porta alle nostre spalle. Ci buttammo sul letto immenso, completamente nudi, ancora carichi di quell'elettricità nervosa che batteva in testa. Rimanemmo lì per un tempo indefinito, a toccarci e a consumare le ultime energie rimaste nel buio delle tende tirate, finché, solo molte ore dopo, quando il sole di Margarita era già alto e bollente nel cielo, il crollo arrivò per entrambi e ci addormentammo pesantemente, sfiniti, mentre Cesar era rimasto di là a godersi i postumi della sua notte di gloria.

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