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Il Compleanno di Jane parte 2 di 3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
18.05.2026    |    292    |    1 7.6
"La donna matura si sdraiò vicino a loro, il viso arrossato, il petto che si sollevava e si abbassava come quello di una ragazzina adolescente..."
Premessa: Fate un salto nel passato con me.

Tornate al 6 dicembre 2025, il giorno del compleanno della mia amica. Quella sera non era solo una festa: era il momento in cui tutto ha preso fuoco. Le risate, gli sguardi, le carezze che hanno iniziato a scivolare più audaci, i confini che si sono sciolti uno dopo l’altro tra le ombre e la musica.

Solo ora, dopo mesi, sono riuscito a mettere nero su bianco i ricordi di quella notte e le emozioni che ancora mi fanno tremare. Non è solo una storia: è il mio dono tardivo, privato, sincero. Spero che vi arrivi come una carezza calda sulla pelle, che vi faccia sorridere… e magari accendere qualcos’altro.

Perdonatemi le piccole inesattezze sui vestiti, sui dettagli e su qualche momento reso sfocato dal desiderio. La memoria a volte si perde tra gemiti soffocati e mani che esplorano. Abbiate pietà di me e lasciatevi trasportare.
Benvenuti nella mia notte del 6 dicembre 2025. Il racconto è diviso in tre parti, leggetele tutte per non fare un torto a Jane.

------- Parte 2 di 3 -------

Il marito, a quel punto, si abbassò per carezzarle la fica, spostando il vestito di lato. Le dita scivolarono veloci tra le labbra già bagnate, solleticando il clitoride e spingendosi ogni tanto anche più in fondo, proprio come sapeva che Angelica amava. Lei si abbandonò completamente, ogni tanto lanciava un’occhiata al centro della stanza dove Jane e Tania stavano dando spettacolo, come se volesse bere con gli occhi anche quella parte della festa.

Nel frattempo, al centro della stanza, Jane si era lasciata dominare. Era a pecorina, il culo in alto come una bandiera, le gambe salde sul materasso. L’uomo dietro di lei la afferrava per i fianchi e la penetrava con colpi sempre più forti, le palle che sbattevano rumorosamente contro le sue cosce. Un altro aveva preso Jane per i capelli e le spingeva il cazzo in bocca, facendola oscillare avanti e indietro come una bambola nelle mani di un bambino capriccioso. Jane gemeva e urlava, ma senza mai distogliere lo sguardo dal protagonista invisibile della stanza: il narratore. Ogni tanto, tra un gemito e l’altro, Jane riusciva a incrociare i suoi occhi, e ogni volta gli sorrideva, un sorriso largo e sporco come solo lei sapeva fare.

Jane venne per la prima volta con un urlo strozzato, il corpo che tremava violentemente. Ma non si fermò. Appena l’uomo dietro di lei venne - lei lo volle così, gridando «riempimi, voglio il tuo seme caldo» - un altro si presentò subito. Jane si sdraiò sulla schiena, le gambe aperte, la fica bagnata dai suoi umori. Si fece scopare ancora, questa volta guardandomi dritto negli occhi mentre un altro uomo la riempiva. Mi sorrideva, mi mandava baci con le labbra, sapeva che stavo godendo a vederla così.

Tania, ancora in ginocchio sul lettone, si avvicinò a Jane per baciarla, ma non fu un semplice tocco di bocche: fu un assalto famelico, un intreccio di lingue e morsi leggeri che pareva volesse risarcire tutto il tempo in cui si erano trattenute. Il letto tremava sotto di loro, e la scena bastò per infiammare immediatamente i presenti. Uno degli uomini, forse incapace di resistere oltre, si lanciò su Tania con la foga di un predatore: le abbassò il perizoma con un movimento maldestro, strappandolo quasi, lasciandole i fianchi e la schiena completamente nudi e il cazzo, già teso, libero di sbandierare nel vuoto. Senza neanche una parola, solo un respiro caldo e affannato, l’uomo strappò una confezione di preservativo, lo srotolò con dita tremanti, e si posizionò alle spalle di Tania.

La spinse in avanti, costringendola a poggiare mani e avambracci sul letto. Poi, senza la minima esitazione, guidò il proprio cazzo tra le chiappe di lei, premendo forte finché la cappella non vinse la resistenza dell’ano. Il primo affondo fu brutale, un colpo secco che fece trasalire Tania e le fece perdere per un attimo il controllo del respiro. Ma invece di lamentarsi, Tania si contorse, arcuando la schiena, e lasciò cadere la testa tra le spalle, quasi a gridare “avanti, spaccami, voglio sentire tutto.” Jane capì subito cosa stesse succedendo e le prese una mano, intrecciando le dita, per trasmetterle tutta la complicità e l’eccitazione possibile.

L’uomo cominciò a muoversi con ritmo crescente, il cazzo che scivolava dentro e fuori dall’ano di Tania fra gemiti sommessi e il rumore sordo delle palle che sbattevano sulle sue natiche. Il perizoma, rimasto ad avvolgere le cosce, finiva col premere il cazzo di Tania verso l’alto a ogni colpo, facendolo oscillare come il pendolo di un orologio impazzito. Tania gemette ancora, poi si voltò quanto bastava per guardare Jane, e la trovò con gli occhi fissi su di lei, pieni di desiderio e di orgoglio.

Quando la penetrazione raggiunse il limite dell’umano, Tania perse il controllo di ogni fibra muscolare. Ogni zona erogena del suo corpo fu attraversata da scariche così violente che persino i suoi gemiti suonavano irreali, come se provenissero da una gola che non fosse più la sua. Le mani le tremavano, gli occhi si chiudevano a scatti, e la sensazione della lingua di Jane dentro la sua bocca la fece scuotere da un sussulto che le attraversò la schiena sino all’occipite. Cercò una via di fuga nel piacere crescente, ma Jane non gliela concesse: la bocca della ragazza si fece vorace, la lingua guizzava, le labbra stringevano, e ogni volta che Tania provava a scappare, Jane la risucchiava nuovamente nel vortice del piacere. Era come essere inghiottita da una bocca di fuoco, e Tania si lasciò consumare, lasciando che il corpo si piegasse e l’anima si frantumasse a ondate successive.

L’uomo che la stava scopando percepì il cambio di ritmo, il modo in cui i muscoli di Tania si stringevano e si rilassavano a impulsi irregolari. Questo lo portò a un altro stadio della follia: afferrò Tania per i fianchi, la tenne ferma e ricominciò a scoparla con tale violenza che la polvere del materasso si sollevò a ogni colpo, spandendosi nell’aria come un pulviscolo di cenere in una stanza in fiamme. I due si muovevano come una bestia a due teste, le urla di Tania e i colpi dell’uomo che si sovrapponevano e si confondevano in un’unica, animalesca melodia.

Alla fine, l’uomo capitolò. Il suo respiro si fece più breve e rauco, il volto congestionato dal sangue, e con un ultimo, disperato affondo si lasciò andare, tremando come un albero sotto la folgore. Si estrasse all’improvviso dal corpo di Tania, le mani che ancora stringevano le sue natiche, e con un gesto meccanico si sfilò il preservativo, gettandolo a terra come un oggetto privo di valore. Poi, brandendo il cazzo lucido e teso, schizzò due potenti fiotti di sperma sulle chiappe di Tania, lasciando strisce bianche che colavano rapidamente sulla pelle oliata di sudore. Il liquido caldo la fece trasalire di nuovo, e la vista del suo culo ricoperto di sperma fu per la donna matura, spettatrice silenziosa, uno spettacolo irresistibile.

La signora matura si protese allora verso di loro, un gesto lento, quasi regale. Con la punta delle dita raccolse lo sperma dalle chiappe di Tania, disegnando piccoli cerchi, e poi, con una naturalezza che lasciava intuire una lunga esperienza, lo spalmò sulle natiche e lungo la linea della schiena. Ogni volta che il dito si avvicinava all’ano ancora rosso e pulsante di Tania, la donna indugiava, massaggiandolo con delicatezza, come se volesse lenire il dolore e insieme prolungare la memoria del piacere appena vissuto. Poi, abbassandosi ancora, avvicinò il volto al cazzo dell’uomo che aveva appena eiaculato, lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo con una dedizione quasi liturgica, come se volesse ripulirlo di ogni traccia di peccato e riportarlo allo stato di purezza originale.

Nel frattempo, Tania era crollata sul letto, il corpo pesante, la fronte incollata alle lenzuola. Era ancora tutta tremante, incapace di riprendersi dalla scossa che l’aveva attraversata. Prima ancora che il respiro tornasse regolare, sentì le labbra di Jane sulla sua pelle, la lingua che saliva lungo la coscia, risaliva il solco tra le natiche, poi si soffermava sullo sperma spalmato dalla donna matura, raccogliendolo con piccoli colpi della lingua, come una gatta che lecca il latte versato. Tania gemeva ancora, ma stavolta era un suono più basso, quasi un ringhio di soddisfazione animalesca. Jane si insinuò sotto il suo corpo, la prese tra le braccia, intrecciò le dita con le sue e cominciò a baciarla sul collo, sulle spalle, sulla bocca semichiusa dallo spasmo del piacere. Si scambiarono un lungo bacio misto a saliva e a tracce di sperma, le lingue che si rincorrevano pigre, come se nessuna delle due volesse interrompere quel momento di comunione.
Nel frattempo, l’uomo che aveva appena goduto, guidato dalla donna matura, si avvicinò a Jane. Era ancora in piedi sul letto, il cazzo ormai flaccido ma ancora umido, e la donna, dopo averlo ripulito, lo prese tra le mani e, con dolcezza, lo guidò verso la bocca di Jane.

La ragazza non esitò, lo accolse sulle labbra e lo succhiò piano, quasi a voler rassicurare l’uomo, riportarlo alla vita attraverso un gesto di tenerezza inaspettata. Ma la pace durò poco: un altro uomo, già pronto e in attesa, la afferrò per i fianchi e la tirò a sé, infilandole il cazzo nella fica ancora bagnata e aperta. La posizione era precaria, quasi da contorsionisti: Jane chinata in avanti, il cazzo in bocca e la lingua di Tania che ogni tanto la leccava e le strappava baci. Il nuovo arrivato la scopava con colpi lenti ma profondi, mentre la donna matura, non paga, raccolse altro sperma dal corpo di Tania e lo passò sulle labbra di Jane, come se volesse ungerla di una nuova identità.

La stanza era diventata una specie di laboratorio di corpi, una sinfonia in cui ogni gesto era calibrato sulla reazione dell’altro. Tania, pur esausta, non si tirò indietro: si voltò di lato, prese il cazzo di un altro uomo e iniziò a masturbarlo, mentre con l’altra mano accarezzava il seno di Jane, che gemette sussurrando frasi senza senso. La donna matura si sdraiò vicino a loro, il viso arrossato, il petto che si sollevava e si abbassava come quello di una ragazzina adolescente. Sembrava non riuscire a staccare gli occhi dalle due ragazze, il modo in cui si intrecciavano, in cui riuscivano a trasformare il sesso in una danza crudele e tenera al tempo stesso.

La sequenza si ripeté, con uomini che si alternavano tra le ragazze, tra una bocca e una vagina, tra il piacere di dare e quello di ricevere. Ogni volta che uno di loro veniva, c’era una mano pronta a raccogliere, una lingua pronta a leccare, una bocca pronta ad accogliere lo sperma. Tania, ormai padrona del gioco, si piegò in avanti e succhiò il cazzo dell’uomo che fino a un momento prima aveva posseduto Jane. Glielo prese in bocca con foga, lo fece sparire fino in fondo, e quando lui venne, lei ingoiò tutto, gemendo forte, poi si girò verso Jane e la baciò, lasciando che anche lei assaggiasse il sapore dell’ultima eiaculazione. Jane si piegò su sé stessa, la baciò con trasporto, e tra un bacio e l’altro prese fiato, pronta a ricominciare. Era come se la loro sete di piacere non potesse mai essere saziata, ogni orgasmo solo un punto di partenza per una nuova escalation.

Nel mezzo di tutto questo, la donna matura restava la voce calma e la presenza ordinatrice della stanza. Ogni tanto si avvicinava a Tania e le sussurrava parole di lode, chiamandola “brava ragazza” o “piccola porca”, carezzandole i capelli e baciandole la fronte come una madre iperbolica e perversa. Poi, con la stessa naturalezza, infilava due dita nella fica di Jane mentre la ragazza veniva scopata, oppure accarezzava i testicoli di uno degli uomini, orchestrando il piacere degli uni e delle altre con una grazia quasi chirurgica.

La scena continuò per quasi due ore. Uomini che si alternavano su Jane, su Tania, sulla signora matura. Tania preparava ogni uomo: li prendeva in bocca, li succhiava fino a renderli durissimi, li strofinava contro la fica bagnata di Jane, li guidava dentro di lei. «Questo è bello grosso, ti piacerà», diceva con quella vocina dolce mentre presentava un cazzo gonfio alle labbra di Jane. Poi si metteva in posizione per leccare il clitoride o le palle mentre l’uomo pompava.
Jane venne scopata in ogni posizione: a pecorina, a missionario, a cavalcioni (e in quella posizione mi guardava fisso, le mani sui seni, i fianchi che si muovevano su e giù, il sorriso malizioso), sdraiata di lato con una gamba sollevata. Le vennero dentro più volte, sulla faccia, sui seni, sul culo. Ogni volta che un uomo schizzava, Tania era lì a leccare via tutto, a pulire la fica di Jane con la lingua, a spingere lo sperma dentro con le dita e poi a baciarla per farglielo assaggiare. «Brava la mia troietta… prendine ancora… fammi vedere quanto sei brava», le sussurrava Tania mentre le accarezzava i capelli appiccicosi.

A un certo punto Jane si fece scopare da due uomini quasi contemporaneamente: uno le riempiva la fica, l’altro glielo metteva in bocca. Tania le leccava il clitoride e le palle dell’uomo che la scopava. Jane urlava di piacere, il corpo coperto di sudore e sperma, ma continuava a chiedere di più. «Ancora… datemene un altro… voglio essere piena».

------- NOTA -------------

Ehi tu che sei arrivata fino in fondo… se questo racconto ti ha fatto accendere qualcosa dentro, lasciami un commento! Mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi.

E se sei una lettrice che si è sentita particolarmente colpita dalle mie parole… be’, chi lo sa? Magari organizziamo un’avventura vera insieme, con te come protagonista assoluta.

Io posso essere il tuo menestrello libertino, un diavoletto tentatore che stimola il tuo erotismo e ti fa abbandonare ogni freno inibitore… un accompagnatore discreto ma irresistibilmente tentatore.

Dimmi solo “voglio essere la prossima Jane” qui sotto o scrivimi privatamente con il nick giorgal73 qui o sul telefono su quella famosa app di messaggistica che non si può nominare e vediamo dove ci porta la fantasia (e magari anche la realtà).

Aspetto i vostri commenti… e chissà, magari anche di più!
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