orge
Oltre Messalina
20.07.2026 |
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"Cambiavano ogni pochi minuti: a volte venivano dentro, a volte sulla faccia o sui seni..."
Elena aveva sempre saputo di essere diversa. A cinquantadue anni, con un corpo scolpito da anni di yoga e ginnastica posturale, nutriva una fame insaziabile di sguardi e si sentiva una dea pagana reincarnata. Aveva capelli corvini che le ricadevano fino alla vita, seni fieri e sodi con capezzoli che si indurivano al minimo alito di vento, fianchi larghi che oscillavano come una sfida a ogni passo, e natiche rotonde e alte che toglievano il fiato. Ma non era solo una questione fisica: era la mente.L’esibizionismo le scorreva nelle vene come pura adrenalina. Godeva nell'essere guardata mentre si toccava, mentre raggiungeva l'apice e mentre si faceva possedere. E quella notte avrebbe infranto il primato di Messalina.
La villa era perfetta: un'antica dimora fuori Roma, affittata per l'occasione attraverso contatti riservati nel mondo dell'alto lusso. Sviluppata su due piani, offriva giardini illuminati da luci soffuse, un salone centrale con divani di velluto rosso, letti enormi disposti strategicamente e una terrazza affacciata sul parco privato.
Elena aveva sparso la voce nei circuiti giusti tra circoli privati, forum della rete oscura e gruppi selezionati di uomini sani, controllati, consenzienti e, soprattutto, numerosi.
Duecento era l’obiettivo. Duecento cazzi tesi per una sola donna affamata.
Si guardò allo specchio della camera padronale. Indossava solo un impermeabile nero lungo fino alle caviglie, completamente aperto sul davanti. Sotto era nuda, con le labbra intime già gonfie e lucide di umori. Si passò due dita tra le grandi labbra, le aprì e ammirò il riflesso roseo e bagnato.
"Stasera ti riempio fino a scoppiare", sussurrò al proprio riflesso. "E tu mi farai godere fino a perdere i sensi."
Scese le scale con il cuore in gola. Nel salone c’erano già una quarantina di uomini. Alcuni erano in piedi, altri seduti con i bicchieri in mano. L’aria profumava di colonie costose, sigari e testosterone. Quando la videro, calò un silenzio elettrico.
Elena aprì del tutto l’impermeabile e lo lasciò scivolare a terra. Rimase nuda, sollevata su calzature con tacchi a spillo da dodici centimetri, le gambe leggermente divaricate.
"Buonasera, signori. Sono Elena. Stanotte voglio superare Messalina. Duecento di voi. Chiunque voglia partecipare, deve essere pronto a darmi tutto. Niente protezioni. Voglio sentirvi venire dentro. Voglio che mi marchiate."
Un mormorio di approvazione e lussuria si levò nella stanza, mentre i primi invitati già si sbottonavano i calzoni. Lei sorrise maliziosa e, senza alcuna esitazione, salì su un tavolo al centro della sala. Si mise a quattro zampe, arcuando la schiena e sollevando il fondoschiena. Con le dita si divaricò con forza le natiche, esponendo ogni dettaglio: la fessura anteriore già grondante di umori e l'anello posteriore, stretto e invitante.
"Chi è il primo?"
Un uomo alto, sui quarant’anni e muscoloso, si fece avanti. Aveva il cazzo già eretto, grosso e venoso, con la punta lucida di liquido preliminare. Lo afferrò alla base e lo strofinò contro la vulva di Elena.
"Fottimi forte", ordinò lei.
Lui non se lo fece ripetere. Spinse dentro con un colpo solo, fino in fondo. Elena cacciò un gemito rauco di puro piacere. Le pareti vaginali si contrassero attorno a quell’invasione calda e spessa. L’uomo iniziò a spingere con colpi profondi e ritmici, tenendola per i fianchi, e i suoi testicoli battevano con violenza contro il clitoride gonfio di lei.
Intorno, gli altri guardavano e molti cominciavano a stimolarsi da soli. Elena girò la testa e fece cenno a un secondo uomo, un ragazzo più giovane con un uccello lungo e sottile.
"Vieni qui. In bocca."
Il giovane obbedì. Elena spalancò le labbra e lo ingoiò fino alla gola, succhiando con avidità mentre veniva penetrata da dietro. Il suono bagnato della carne che sbatteva contro la carne riempiva la stanza. I suoi seni ondeggiavano, con i capezzoli duri come diamanti.
"Più forte!" gridò, liberando per un istante la bocca.
L’uomo dietro accelerò il ritmo, grugnendo. Le sue palle si contrassero e scaricò la prima sborra della notte con getti potenti e caldi, che riempirono la vagina di lei fino a farla traboccare. Elena raggiunse il culmine insieme a lui, travolta da un orgasmo violento che le fece tremare le gambe. Il giovane in bocca spinse a fondo e le versò la sborra direttamente in gola, e lei deglutì ogni cosa senza perdere una goccia.
Non le diedero tregua. Non appena il primo si sfilò, un altro cazzo prese il suo posto, e questo era ancora più massiccio, con la cappella enorme. La penetrò con forza, allargandola oltre misura. Elena urlò di piacere, spingendo il bacino all'indietro per accoglierlo tutto.
"Sborrami dentro, riempimi!"
Lui la accontentò dopo pochi minuti di accoppiamento selvaggio. Un altro carico caldo si unì al primo, e la sborra cominciò a colarle lungo le cosce.
Il conteggio saliva rapidamente. Dieci. Quindici. Venti.
Elena si girò sulla schiena, spalancando le gambe in un invito osceno. Due uomini si avvicinarono: uno si infilò nella vulva e l'altro le dispose l'uccello tra i seni. Lei strinse i propri petti con le mani, schiacciandoli l'uno contro l'altro per avvolgere l'asta e stimolarla, mentre sotto continuava a essere posseduta.
"Ne voglio due alla volta", ansimò.
Un terzo uomo si posizionò sotto di lei. Le sollevò il bacino e puntò il cazzo contro l'orifizio posteriore. Elena annuì, con gli occhi lucidi di lussuria. Lentamente, dolorosamente, deliziosamente, lui penetrò nel retto.
Ora era completamente colma, con ogni via occupata e la bocca che ne accoglieva un quarto. I quattro uomini si muovevano in sincronia ed Elena era in estasi. Aveva il corpo imperato di sudore, i capelli appiccicati alla fronte e i seni schiaffeggiati dai cazzi in movimento. Godette di nuovo, un orgasmo multiplo che la fece bagnare copiosamente sulla pancia dell’uomo sotto di lei.
Ogni uomo che le riversava la sborra dentro lasciava il segno, rendendo la carne rossa, gonfia e traboccante di un liquido bianco e denso che colava a fiotti. Il retro era altrettanto provato, dilatato e lucido. Elena non si fermava. Beveva lo sperma, lo sentiva schizzare sul viso, sui capelli, sui seni.
Il conto continuava a salire. Quaranta. Cinquanta. Sessanta.
"Numero settantadue", annunciò con voce roca a beneficio del pubblico, mentre un uomo di mezza età, villoso e con un cazzo corto ma molto spesso, si posizionò dietro di lei. Le afferrò i capelli come redini e la penetrò con un colpo secco. Elena inarcò la schiena, gemendo forte.
"Sì, così, sfondami!"
Lui spingeva con foga, facendo sbattere il proprio pube contro le natiche di lei. Ogni spinta produceva un rumore osceno, bagnato, di carne intrisa di umori. Dopo pochi minuti grugnì e scaricò. Appena uscì, un altro prese il suo posto. Questo era più giovane, atletico, con un uccello lungo e leggermente ricurvo che colpiva alla perfezione i suoi centri del piacere.
Elena godette quasi subito, un rilascio potente che bagnò i tessuti già zuppi.
"Sì! Riempimi lì!"
L’uomo accelerò, stringendole i fianchi, e si versò dentro di lei con getti profondi. Elena sentiva la pressione interna aumentare, al punto che il ventre appariva leggermente gonfio per tutta la sborra accumulata.
Il traguardo parziale era vicino. Ottanta. Novanta. Cento.
A cento Elena si alzò con le gambe tremanti. Camminò nuda tra gli uomini rimasti, accarezzando i cazzi eretti, succhiandone qualcuno al volo e lasciando che decine di mani la palpassero ovunque. L’esibizionismo la faceva brillare, perché sapeva di essere il centro di un’orgia leggendaria e questo la eccitava più di ogni cosa.
Si diresse verso la terrazza. L’aria fresca della notte le accarezzò la pelle appiccicosa. Si appoggiò alla balaustra, mettendosi a pecorina verso l'esterno, e gridò verso il buio del parco privato dove c'erano altri uomini in attesa:
"Venite tutti! Voglio essere usata come una cortigiana reale, come Messalina! Voglio che le stelle mi vedano mentre mi sfondate!"
Una decina di uomini la seguirono. Un uomo molto alto, dalla pelle scura e con un cazzo enorme, spesso come un polso, si avvicinò e lo spinse nella carne già colma. Elena cacciò un urlo, un misto di dolore e piacere estremo. Lui la prese con ferocia animale, assestando colpi brutali che le facevano vibrare l'intero corpo. La sborra accumulata in precedenza schizzava fuori a ogni spinta.
"Più a fondo! Rompimi!"
Lui la sollevò quasi da terra, afferrandola per le anche, e penetrò completamente fino alla radice, raggiungendo l'apice con un ruggito. Ne arrivarono altri tre in rapida successione. Uno la prese in piedi, sollevandola contro la colonna della terrazza con le gambe di lei allacciate intorno alla sua vita. Un altro si infilò da dietro mentre il primo era ancora dentro, e fu una doppia penetrazione in piedi. Gli altri guardavano, riprendendo la scena con i telefoni poiché lei aveva dato il suo consenso preventivo.
Elena adorava l’idea che quelle immagini circolassero nei circuiti giusti.
"Guardatemi, guardate come mi distruggono", gemeva tra un colpo e l’altro.
Godette così, sospesa tra due uomini, con il corpo scosso dai sussulti. I due scaricarono dentro di lei quasi contemporaneamente. Quando la riposarono a terra, la sborra le colava copiosa da entrambi gli orifizi.
Tornò all'interno. Il salone era ormai un vero campo di battaglia del sesso, con divani macchiati, tappeti bagnati e un odore intenso di secrezioni. Centoventi. Centotrenta.
Elena si sdraiò su un grande divano a semicerchio e fece cenno a un gruppo di cinque uomini:
"Tutti insieme. Usatemi senza limits."
Si mise carponi. Uno entrò davanti, uno dietro e uno in bocca. Gli altri due le usavano le mani e i seni con i loro uccelli. Il ritmo divenne frenetico. Elena era un manichino di carne, sballottata da ogni lato. I suoi orgasmi si susseguivano senza sosta, uno dietro l’altro, fino a farle perdere il senso del tempo. Sentiva ogni condotto completamente dilatato, capace di accogliere anche due cazzi nella stessa apertura. Provò anche quello: due davanti insieme, che la allargavano fino al limite della lacerazione. L’urlo di piacere fu animalesco.
"Più forte! Spaccatemi!"
La sborra schizzava fuori a ogni ritirata. Il suo corpo era coperto di schizzi freschi e i capelli erano una massa informe e appiccicosa. Eppure continuava a chiedere di più.
A un certo punto chiese una breve sosta. Bevve dell'acqua e si lavò velocemente il viso in un bagno vicino, ma non si pulì le parti intime, perché voleva mantenere la sensazione di essere completamente usata, piena fino all'orlo.
Tornò più carica di prima. Salì su un tavolo alto, si sdraiò sulla schiena con la testa che penzolava dal bordo e le gambe spalancate al massimo.
"Bocca e davanti, a rotazione. Voglio sentire la vostra carne in gola mentre mi possedete."
La fila si riformò. Un uomo le entrò in bocca da sopra, prendendole la gola profonda, mentre un altro la penetrava con il cazzo tra le gambe. Il suo corpo sobbalzava a ogni spinta. Cambiavano ogni pochi minuti: a volte venivano dentro, a volte sulla faccia o sui seni. Elena perdeva il conto degli orgasmi. Il suo clitoride era ormai ipersensibile, bastava un dito o una lingua per farla bagnare di nuovo. Centocinquanta.
La stanchezza iniziava a farsi sentire, ma la determinazione era più forte. Si alzò e andò verso la zona del giardino illuminata dalle torce, perché voleva essere vista a cielo aperto. Si mise a quattro zampe sull’erba, esponendo il fondoschiena.
"Prendetemi qui fuori. Tutti quelli che restano."
Gli uomini rimasti si disposero in cerchio. La presero a rotazione selvaggia. Alcuni la possedevano per terra, altri in piedi contro un albero. Un uomo particolarmente dotato la sollevò e la fece sedere su di sé, facendola rimbalzare sul proprio grembo mentre altri due le infilavano le dita e i cazzi in bocca e nel retto.
Elena era in uno stato di estasi profonda. Aveva il corpo dolorante ma rapito. Ogni nuovo carico di sborra la faceva sentire più potente, più vicina al suo traguardo. Centosettanta. Centottanta.
Alcuni uomini, già venuti due o tre volte, tornavano per dare il colpo di grazia. Lei li accoglieva con gratitudine oscena, stimolando i cazzi semi-eretti fino a renderli di nuovo pronti. A un certo punto si ritrovò sdraiata su un grande telo steso sull’erba. C'era una decina di uomini intorno a lei che si masturbavano. Elena apriva la bocca, offriva la lingua e si divaricava la carne con le dita.
"Venite tutti su di me, marchiate!"
Uno dopo l’altro scaricarono la sborra sul suo viso, sui seni, sulla pancia e dentro la vulva aperta. Quando l’ultimo del gruppo finì, Elena contò mentalmente centonovantadue.
Mancavano otto uomini. Il corpo le tremava e la voce era ridotta a un sussurro rauco, ma gli occhi brillavano di trionfo. Si alzò lentamente, con i fluidi che le colavano ovunque, e guardò gli ultimi otto rimasti in attesa.
"Venite, miei campioni. Finiremo insieme."
Si posizionò al centro del cerchio. Uno alla volta, li fece venire tutti. Alcuni in bocca, che ingoiò avidamente, altri dentro la vulva, che ormai era un calderone caldo e straripante di sborra, e due nel retto, che accettò con gemiti profondi.
Quando anche l’ultimo sborrò dentro di lei, Elena crollò sull’erba, esausta, soddisfatta e vittoriosa. Duecento. La notte di Messalina era stata superata. Il suo corpo era un tempio distrutto e glorioso di unione estrema. Rimase lì sdraiata sull'erba umida, mentre gli uomini si allontanavano lentamente, rispettosi e ammirati. Il liquido continuava a uscire a fiotti lenti da ogni orifizio. Sorrideva al cielo stellato.
"Ce l’ho fatta", sussurrò.
La sua carne era un abisso gonfio e di colore cremisi, con le pareti interne così dilatate e sensibili che anche il soffio del vento notturno le provocava spasmi. Il retto pulsava con un dolore sordo e profondo, traboccante di sborra densa che colava in rivoli lenti lungo le cosce. Il viso era una maschera bianca e appiccicosa, i capelli erano incrostati e i seni segnati da impronte di mani e schizzi.
Si sentiva viva come mai prima e, al tempo stesso, vuota. Quella era stata la sua apoteosi, il culmine di anni di esibizionismo sempre più esasperato. Non c’era più niente dopo, nessun primato da battere e nessun piacere che potesse superare quello che aveva appena vissuto.
Si alzò a fatica, barcollando sui tacchi rotti. Gli ultimi uomini la guardavano con un misto di ammirazione e preoccupazione. Qualcuno le offrì dell’acqua; lei bevve avidamente e poi sorrise debolmente.
"Grazie, ma non ho finito. Voglio chiudere in bellezza."
Tornò nella sala principale. Il suo corpo nudo e segnato emanava un’aura quasi sacra. Si sdraiò di nuovo sul letto rotondo, aprì le gambe in un ultimo invito osceno e sussurrò:
"Avanti i prossimi. Chiunque ne abbia ancora. Fino alla fine."
Una ventina di uomini, i più resistenti, accettarono l'invito. Elena sapeva che stava spingendo il proprio fisico oltre ogni limite. Il cuore le batteva in modo irregolare e il respiro si faceva sempre più corto, ma la mente restava lucida.
Questa non era più solo lussuria: era il suo atto finale. Si trattava di un suicidio mascherato da estasi assoluta. Voleva morire posseduta, usata e piena di cazzi fino a scoppiare, come l’ultima regina di un impero di carne. Era meglio questo che invecchiare, sbiadire e perdere il potere del proprio corpo.
Il primo del nuovo assalto entrò nella sua carne ormai sfinita. Elena gemette, ma questa volta il suono era più sofferto e profondo. Lo strinse dentro di sé, con le pareti interne ancora capaci di contrarsi. Lui la prese con forza, aggiungendo l’ennesimo carico di sborra. Poi ne arrivò un altro, e un altro ancora.
Lei chiedeva di più:
"Due insieme, forza, fino a rompermi."
Due cazzi entrarono insieme, allargandola in modo brutale. Il dolore si mescolò al piacere in un vortice che le annebbiava la vista. Godette con violenza, rilasciando umori debolmente con il corpo scosso, mentre il cuore accelerò pericolosamente.
Continuò con una doppia penetrazione posteriore, la bocca piena e decine di mani che la toccavano ovunque. La sborra fresca si mescolava a quella vecchia, creando una pozza sotto di lei. Il suo addome era visibilmente gonfio per la quantità di liquido accumulato. Duecentodieci. Duecentoventi.
Elena rideva tra i gemiti, ma la risata si trasformava in tosse. Il respiro diventava affannoso, mentre un sudore freddo scorreva sulla fronte mescolato ai fluidi altrui.
"Ancora, non fermatevi, voglio andare fino in fondo."
Un uomo enorme la penetrò con forza da dietro mentre un altro le uccellava il davanti. La doppia penetrazione la fece urlare, un urlo che si spezzò a metà. Il suo corpo ebbe un sussulto violentissimo. Fu un orgasmo diverso dagli altri, più profondo, quasi doloroso e accompagnato da un senso di forte vertigine. Sentiva il cuore martellare nel petto come un tamburo impazzito e le tempie pulsavano, mentre la vista si offuscava ai bordi.
Ma non si fermò. Chiese un'altra ondata. Tre uomini la usarono contemporaneamente: uno in gola, uno davanti e uno dietro. Il suo corpo veniva sballottato come una bambola di pezza e i gemiti diventavano rantoli.
"Più forte, distruggetemi."
Il piacere era ancora lì, acuto, ma dietro c’era il buio. Elena lo sapeva e lo aveva scelto. Questa era la sua uscita di scena: voleva morire mentre il suo corpo veniva celebrato nell’unico modo che conosceva. Non voleva pillole, lame o un salto dal balcone. Cercava solo carne, sborra e piacere estremo fino al collasso finale. Era un suicidio da Messalina moderna, volontario e glorioso ai suoi occhi. Duecentotrenta.
Il suo cuore cominciò a perdere colpi a causa di un’aritmia violenta. Il respiro si fece corto e superficiale. Eppure sorrideva con gli occhi semichiusi, mentre un altro cazzo le si versava dentro.
"Sto venendo", sussurrò, ma non era solo un orgasmo.
Il corpo si irrigidì improvvisamente. Un ultimo e potentissimo spasmo la attraversò dalla testa ai piedi. La carne si contrasse con forza inaudita intorno all'uccello che la stava possedendo, spremendolo fino all'ultima goccia. Raggiunse l'apice con tutta se stessa, un’ondata di piacere che le attraversò l’anima.
Poi il cuore si fermò.
Elena rimase immobile sul letto, con gli occhi aperti ma vitrei e un sorriso estatico congelato sulle labbra gonfie. La sborra e gli altri fluidi continuavano a colare lentamente dal suo corpo senza vita. Gli uomini intorno si accorsero troppo tardi dell'accaduto. Ci furono grida di panico e qualcuno chiamò i soccorsi, ma era inutile.
Era morta così come aveva vissuto: esposta, usata, piena e al centro di sguardi lussuriosi. Fu un suicidio perfetto e senza rimpianti. Aveva battuto il primato e aveva deciso che quello era il confine da non superare.
Il suo corpo rimase lì, monumento di carne e desiderio estremo, mentre la notte finiva e l’alba cominciava a tingere il cielo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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