orge
La Dark Room
CoppiaFelix2024
01.07.2026 |
72 |
4
"Mentre sentiva le pulsazioni dell'altro che le riversava il liquido seminale nelle viscere, trattenuto solo dal preservativo che questi indossava..."
La proposta era comparsa sul sito del privé solo pochi giorni prima."La Fortuna nel Buio" era il tema della serata.
Una serata diversa da tutte le altre. Nessun nome, nessuna presentazione. Solo una regola: affidarsi completamente al caso.
Il dress code imponeva un abbigliamento sportivo per l'uomo: non necessariamente giacca e cravatta, ma rigorosamente banditi jeans strappati e scarpe da trekking o da ginnastica. Per la donna, vestito a scelta, ma non "castigato". Meglio un dressing audace e sexy. E così fecero. Ernesto indossava pantaloni fumo di Londra, sovrastati da una polo di qualità color crema, con colletto rialzato e scarpe nere lucide. Felicia indossava un'audace minigonna rossa con calze autoreggenti nere. Una maglietta rosa trasparente non nascondeva il seno di settima taglia, sorretto da un reggiseno a coppe che metteva in risalto la prorompente femminilità di MILF ancora provocante e da far girare la testa a uomini di ogni età.
Ernesto e Felicia si guardarono negli occhi mentre parcheggiavano davanti al noto privé della provincia di Pisa. Non era la prima volta che frequentavano ambienti riservati, ma quella sera l'emozione aveva un sapore diverso. Nessuno dei due sapeva davvero cosa aspettarsi.
All'ingresso consegnarono i telefoni, ricevettero un numero identificativo e una semplice spiegazione.
«Tra pochi minuti verrete separati. Per le successive due ore non avrete alcun contatto. Allo scadere del tempo, le sale verranno illuminate e potrete ritrovarvi.»
Felicia sorrise.
«Qualunque cosa accada... ci vediamo tra due ore.»
Ernesto le sfiorò la mano.
«Buona fortuna.»
Due hostess li accompagnarono in direzioni opposte.
La porta si richiuse. Il buio era assoluto.
Ernesto percepiva soltanto il rumore dei passi, il profumo di diverse fragranze femminili e qualche voce appena sussurrata. Nessuno conosceva nessuno. L'assenza della vista costringeva a rallentare, ad ascoltare, a immaginare. Ogni contatto poteva preludere a un'esperienza con una, due o più donne.
Anche Felicia venne guidata in una sala completamente immersa nell'oscurità. Le uniche fievoli luci erano quelle del bar, appena sufficienti a illuminare con dei faretti a LED il piano del banco. Si poteva ordinare da bere, consegnare un tagliando che poi sarebbe servito per pagare alla cassa all'uscita del locale. Null'altro si vedeva con quelle luci spot che illuminavano per poche decine di centimetri il banco.
Felicia sentiva la presenza di numerose persone, il lieve brusio di uomini che parlavano con toni pacati, qualche risata soffocata, il suono di un bicchiere appoggiato su un tavolino.
La regola della serata era semplice: nessuno poteva chiedere identità, professione o provenienza. Tutto doveva rimanere sospeso nel mistero. Con il trascorrere dei minuti, l'imbarazzo lasciò spazio alla curiosità. Ernesto si ritrovò a parlare con donne dalle esperienze più diverse. Alcune raccontavano di aver scelto quella serata per mettersi alla prova, altre confessavano che proprio il buio permetteva loro di sentirsi finalmente libere dal giudizio sull'aspetto fisico.
Felicia, dall'altra parte del locale, ascoltava uomini che parlavano dei motivi che li avevano spinti a partecipare. Lasciare da sole le proprie partner e avventurarsi in un'esperienza di cui non si sapeva come sarebbe andata a finire. Ma in quel buio nessuno doveva dimostrare nulla. Poteva succedere di tutto e nulla. Il vociare sommesso fu sovrastato, senza alcun preavviso, da una musica che riempì gli ambienti.
E, all'improvviso, Felicia percepì alle sue spalle una presenza vicinissima, ma che non osava andare oltre. Prese lei l'iniziativa e si avvicinò con le spalle a quella presenza. Sentì subito il turgore di un membro, ancor prima di toccare con la schiena il corpo di un uomo. Non si distaccò. Spinse ulteriormente il suo fondoschiena e, nel silenzio più totale, l'uomo le cinse la vita con le braccia e l'attrasse a sé. Il membro si piantò fra le sue natiche e cercava «un buco». Felicia reclinò in avanti il busto e offrì allo sconosciuto la scelta. E lui scelse la vagina. Felicia, timorosa di farsi del male, inumidì la propria mano e la passò fra le grandi labbra. Nel contempo aiutò il glande a prendere la via giusta e sentì che il membro la penetrava. Ma non vi fu irruenza. Lo sconosciuto sapeva ciò che faceva. La inclinò ulteriormente e, alla fine, la penetrò completamente, navigando nella sua vagina come lo stantuffo di un treno a vapore.
Dall'altra parte, Ernesto era alle prese con due bocche che gli praticavano una fellatio. Si distese e una delle due donne lo cavalcò facendosi impalare. L'altra, tastoni, trovò la testa e vi si sedette sopra, offrendogli vagina e ano per essere leccata. Poi la donna che lo cavalcava si alzò e gli sollevò le gambe. La sua lingua scivolò verso l'ano e lo penetrò come se fosse un piccolo membro. Poi avvenne l'impensabile. Ernesto sentì il glande di un membro che premeva contro l'ano. Avrebbe voluto divincolarsi, ma «la sconosciuta» fece più in fretta e lo impalò. Un dolore atroce gli attraversò il fondoschiena. Era un trav o una trans che lo trattava come un bisex. Ma egli non lo era. Ormai, però, era lì, con la testa bloccata sotto una vagina che gli premeva la bocca e un'altra persona che gli teneva le gambe divaricate e lo penetrava. Il dolore fece spazio al piacere della libido e sentiva i testicoli che sbattevano ritmicamente fra le natiche. Felicia, dal canto suo, era anche lei alle prese con uno che la stava possedendo da dietro. Poi qualcuno le prese la testa fra le mani e, contemporaneamente, un membro le veniva strusciato sul viso. Finché lei lo prese in bocca e questi cominciò a pomparla fino in gola.
L'orgasmo non tardò ad arrivare. Sentiva la sua vagina grondare, squirtando, e una mano che usava il suo liquido per lubrificarle l'ano. Anche lei era bloccata: nel buio più assoluto era preda di due bull che la stavano trombando intensamente in silenzio. Lo sperma le fiottò in gola... mentre sentiva le pulsazioni dell'altro che le riversava il liquido seminale nelle viscere, trattenuto solo dal preservativo che questi indossava.
Anche Ernesto era messo «male», anzi, bene. La donna che lo cavalcava squirtò e lo costrinse a bere il suo umore liquido. L'altro, abbracciandolo fortemente, premeva il suo seno da donna contro il suo petto mentre lo impalava senza tregua. Alla fine si sfilò e riversò il suo sperma sul corpo di Ernesto.
Erano «sconvolti», ognuno per conto suo. Intanto, erano trascorse le due ore programmate.
Le luci iniziarono lentamente ad accendersi. Gli occhi impiegarono qualche secondo ad abituarsi. Volti sconosciuti comparvero uno dopo l'altro. Molti si guardarono sorridendo, quasi sorpresi di scoprire che l'immagine mentale costruita durante quelle due ore fosse completamente diversa dalla realtà.
I partner, quando le luci cominciarono ad aumentare d'intensità, come per un «segnale» non convenuto, si allontanarono senza dare ai due la possibilità di capire e conoscere chi fossero stati i loro compagni di gioco. Erano rimasti tutti in maschera e, anche volendo, era impossibile risalire alle identità dei «giocatori». Ernesto cercò immediatamente Felicia. Lei fece lo stesso. Quando finalmente si ritrovarono al centro della sala, si abbracciarono senza dire una parola. Fu durante il viaggio di ritorno che iniziarono a raccontarsi tutto.
Si confidarono sull'esperienza vissuta. Senza riserva alcuna. I discorsi li eccitarono nuovamente ed Ernesto fermò la macchina in un'area di parcheggio solitaria e fecero l'amore in macchina.
«Per due ore non ho mai saputo chi avessi davanti. Eppure, in ogni momento, sapevo esattamente con chi avrei voluto tornare a casa.»
Ernesto le strinse la mano. In quel momento capirono che la vera esperienza della serata non era stata il buio della dark room, ma la luce nuova con cui avevano imparato a guardare il loro rapporto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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