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In Giamaica con Emma e Marco - 3 parte
06.07.2026 |
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"Emma cercava di togliere gli ultimi vestiti di Jazz, che a sua volta lottava per sfilare i pantaloni alla donna, senza perdere di mira il piacere di Marco..."
I raggi pomeridiani del sole della Giamaica scendevano gentili sulla pelle di Emma, adagiata su un grande telo bianco sulla spiaggia del resort. Accanto a lei, Marco se ne stava prono a leggere un libro.“Non riesco a togliermi dalla testa l’immagine di te ieri, con Carmen e quel bellimbusto” disse Emma senza voltarsi.
Marco chiuse il libro con un mezzo sorriso. “Ti ha dato fastidio, vero?”
“Oh no! Tutt’altro!” Emma si alzò sui gomiti, si tamponò il sudore sul collo.
“E quindi?”
“E quindi eri semplicemente bellissimo. Era la prima volta che ti vedevo tra le braccia di un’altra donna e non potevo immaginare quanto mi eccitasse. Era inusuale, perché non ti sono mai stata così lontana nell’intimità, ma al tempo stesso mi sentivo vicina a te” gli disse.
Marco fece per prendere la parola, ma Emma lo interruppe. “E ti confesso che mi ero pure un po’ eccitata… là sotto” fece un inequivocabile cenno col capo.
Marco rotolò accanto alla donna, la cinse con un braccio e la baciò con passione.
“Marco! Non qui dai!” Scherzò Emma.
“Vediamo un po’… Se vale la regola del passo dopo passo, adesso si entra in un territorio minato! L’abbiamo fatto accanto agli americani, ho avuto un’esperienza con Carmen… tu hai aperto i giochi col compagno di Fabiana… se ho fatto bene i miei conti…”
Emma non rispose ma guardava verso il bagnasciuga, gli occhi socchiusi. Stese una gamba e poggiò le mani indietro per far sporgere il petto. Marco notò la reazione della moglie e ne seguì lo sguardo.
Tra le onde del mare, un uomo di colore molto alto e muscoloso, lunghe treccine nere e barbetta caprina, usciva dall’acqua tenendo per mano una donna dai lunghi capelli neri e liscissimi. Aveva un viso solare, con tratti somatici indiani e un sorriso abbagliante. Era più bassa dell’uomo e i fianchi morbidi la rendevano ancora più bella e desiderabile.
Emma seppe subito che sarebbe stato con loro.
La coppia sfilò accanto a Emma e Marco tenendosi per mano. Emma cercò di incrociare lo sguardo, sorridendo alla ragazza. Le rispose con un rapido sguardo, poi si voltò verso l’uomo di colore dicendogli qualcosa e coprendosi la bocca con la mano.
“Marco. Il prossimo passo lo facciamo con loro. O non lo facciamo per niente”
“Ah, così decisa?”
“Amore, ho sentito una vibrazione. Non so se è un caso, il sole, il caldo, l’eccitazione di questi giorni. Li ho visti e ho pensato che avrei voluto essere con loro”
“Se ti sentisse la Emma di qualche mese fa”
“Se mi sentisse farei venire con me anche lei!”
La coppia si fermò poco più in là, sdraiandosi al sole.
“Che ne pensi?” Disse raggiante Emma sistemandosi il ciuffo dietro all’orecchio.
“Beh… sono semplicemente splendidi. Ma… non credo accetteranno mai di avere a che fare con un attempato italiano con un inizio di pancetta…”
“Attempato? Quarantacinque anni significa attempato? Non più tardi di qualche ora fa una certa Carmen ti ha insegnato che l’età è solo un numero!”
“Ma che c’entra? Situazione completamente differente… Giochi già avviati… ma dove stai andando?”
Emma si alzò, sganciandosi il reggiseno e gettandolo verso il marito con malizia.
“Ho voglia di bere qualcosa. Ti porto un drink, torno subito”
Marco la osservò mentre camminava sulla sabbia, il bellissimo seno in mostra per la gioia dei bagnanti. Sfilò accanto alla coppia emersa dall’acqua poco fa, arricciò un poco il naso in un lezioso sorriso, la vide sparire dietro alla capanna del bagnino. Notò che il colosso di colore aveva detto qualcosa alla compagna, la quale aveva annuito con la testa.
“È solo un caso” pensò Marco, voltandosi verso il mare e scorgendo in lontananza Carmen che passeggiava sul bagnasciuga, mano nella mano a due aitanti ragazzi di colore. Non indossava nient’altro che il suo sorriso e sembrava puntare proprio verso la sua direzione.
Marco ebbe un leggero capogiro. Alla luce del sole, Carmen non gli sembrava più quella figura magnetica alla quale si era arreso e le aveva donato il suo piacere. Una volta sopita la brama del gioco, man mano che la donna si avvicinava, Marco sembrava cogliere solo i suoi difetti. Quel neo, le rughe, le caviglie non proprio affusolate…
Il terzetto sfilò poco lontano da Marco, Carmen non lo degnò di uno sguardo, felice come era in mezzo a quei due ragazzoni. La sentì parlare in spagnolo e, come la volta precedente, non capì mezza parola.
“Puoi lasciare la via vecchia per la nuova” la voce di Emma alle sue spalle lo fece trasalire.
“Cosa? Scusa io…”
“E poi non c’è competizione scusami se te lo dico” gli porse un bicchiere di limonata con una tonnellata di ghiaccio “la tua bella Carmencita ti ha già sostituito con due prestanti giovanotti. Già stasera sarai uno sbiadito ricordo nella sua lunghissima lista di avventure!”
“Spiritosa. All in sui due belloni allora!”
Emma si rimise il reggiseno. Poi riprese il suo drink e ne dette una sorsata con la cannuccia, strizzando l’occhio a Marco.
“Io non ho parole” disse l’uomo sbottando in una risata “ti sei spogliata per farti vedere da quei due!”
“Che c’è di male? Nel caso tu non te ne fossi ancora reso conto non siamo in vacanza col parroco!”
“Almeno è servito a qualcosa?”
“Al ritorno la ragazza mi ha sorriso. Un passo alla volta amore”
Marco si sentì un fulmine cadergli in fronte. La limonata era più ghiaccio che acqua.
Il mattino seguente, Emma e Marco se ne stavano andando verso la spiaggia, quando da uno dei bungalow videro uscire la ragazza indiana. Dall’abbigliamento capirono subito che se ne stava andando in palestra. Aveva un paio di shorts neri praticamente invisibili tanto erano corti, una canottiera bianca e scarpe da running giallo fluo. Portava i capelli all’indietro, tenuti con una fascetta elasticizzata.
Poco prima di incrociarla, videro che qualcosa le era caduto dall’elastico dei pantaloni. Molto probabilmente la card della palestra.
Marco indicò l’oggetto istintivamente e avvisò in inglese della caduta dell’oggetto.
La ragazza si fermò e seguì con lo sguardo il gesto di Marco. Quando riconobbe la propria card per terra si chinò per raccoglierla offrendo ai due la vista del suo sedere fasciato in quegli shorts troppo attillati e troppo corti. Il fatto che non indossasse intimo fu facilmente intuito da entrambi.
“Thank you, very kind of you!” Si alzò di scatto e abbagliò Marco con un sorriso splendente.
“Well, you know… it fell, I saw, I said…”
“Marco, ok che è bella ma anche scordarsi l’inglese adesso!”
La ragazza disse che doveva scappare in palestra, ma che avrebbe avuto piacere di offrire una bevuta per la gentilezza più tardi. Emma le disse che potevano incontrarsi nel pomeriggio alla piscina. La ragazza accettò e, prima di congedarsi, si presentò come Jazz.
“Jazz… like Jazz music?”
“Well, my name is Jasmine. But everybody calls me Jazz since… I don’t know”
Un altro sorriso abbagliante e sparì dietro di loro.
“E che musica Jazz sia” disse Emma, la mano alzata ad aspettare il cinque del marito.
“Quando ti metti in testa una cosa tu…”
“Marco, te lo ripeto un’altra volta: non siamo mica in gita col parroco?”
Quel pomeriggio, Emma e Marco presidiarono la piscina sin dall’apertura dopo pranzo. Assieme a loro, solo qualche anziana coppia sonnecchiante. Marco si sdraiò su un lettino, assorto nella lettura. Emma alternava un tuffo in acqua a una nervosa sessione di scrolling al telefono.
“Qualcuno è un po’ agitato per caso?” Chiese Marco.
“Beh, se ti dicessi di no ti direi una bugia. Amore, non so cosa mi sia successo, ma quei due mi attizzano davvero”
“Bisogna però che tu stia calma. Così li spaventi!”
Un paio d’ore più tardi, Marco aveva quasi finito il suo libro e stava sonnecchiando sul lettino. Ad un tratto, il sole che gli scaldava piacevolmente il volto fu oscurato. Aprì gli occhi e vide due sagome in controluce sopra di lui.
“Man, thank you for helping my Jazz. I appreciate that” una voce profonda fece vibrare Marco come una corda di violino. L’uomo si alzò dal lettino e vide una grande mano tesa verso di lui.
“I’m James, nice to meet you man!”
James era una montagna di due metri, lunghe treccine nere che gli scendevano a metà schiena, barbetta appuntita e due occhi verdi che sembravano scandagliare dalla testa ai piedi chiunque gli stesse davanti. Dalla sua pelle color dell’ebano, facevano capolino alcuni tatuaggi scuri sulle sue enormi braccia.
Jazz sorrideva accanto a lui, i capelli legati in una lunga treccia. Indossava un costume da bagno nero che a malapena la copriva nelle zone intime, tant’è che Marco non poté fare a meno di apprezzare le sue rotondità e di notare l’inguine curato della ragazza.
“They charge you a couple hundred dollars for every lost key. Such a crazy thing!”
Emma tornò dall’ennesimo bagno in piscina e fu sorpresa di trovare la coppia seduta assieme a Marco, tutta presa a chiacchierare del più e del meno.
James accolse Emma con un bacio sulla guancia, complimentandosi con lei per la cura del suo fisico. La donna arrossì e si avvolse in un telo per asciugarsi. Jazz propose di spostarsi al bar per un drink tutti insieme.
“So, you have anything scheduled for tonight?” Chiese Jazz sorseggiando il suo mojito.
“You guys should come with us! We’re going at this club in Negril. We’ll have fun!”
L’occasione era troppo ghiotta e nessuno dei due si sentì di rifiutare. Dopo cena, Emma aveva monopolizzato il bagno e si stava preparando per una serata che non poteva terminare sulla pista da ballo.
Quando uscì nella camera, Marco ebbe un capogiro. L’eyeliner pesante disegnava il contorno felino degli occhi di Emma. La sua pelle perfetta mandava un caldo profumo della sua essenza preferita. Si era messa in total black con un paio di stretti pantaloni neri alla caviglia e sandali con tacco altissimo. Portava inoltre un top di seta che copriva a malapena il torace della donna. Molto morbido, scendeva dal collo sul seno di Emma, finendo dentro ai pantaloni, lasciandole collo, braccia, spalle e schiena scoperte. La curva del seno di Emma ora appariva e ora spariva in un provocante gioco fatto di movimenti, angolazioni e fantasia.
“Qualcuno si è messo in ghingheri per il gigante buono?” Le disse Marco.
“O per la sportiva distratta, chi lo sa?”
Il taxi li attese all’ingresso del resort. Un van nero, con i vetri oscurati e un autista in livrea che aprì la portiera a Marco ed Emma salutandoli con cortesia.
James e Jazz attendevano seduti all’interno. L’uomo portava una giacca elegante nera sul petto nudo, con occhiali da vista fumé e pantaloni neri con una vistosa cintura di marca. La ragazza era uno sballo. I lunghi capelli neri come la notte erano pettinati con divisa al centro, il trucco esaltava le sue fattezze così decise e ammalianti, rendendo i suoi occhi ancor più grandi e luminosi.
Portava un top nero che le fasciava il seno, una finissima catenina d’oro le girava attorno alla morbida vita. Le gambe avvolte in una lunghissima e morbida gonna nera con spacco vertiginoso. I piedi scalzi con delle cavigliere che riprendevano il motivo della catenina in vita.
“You are gorgeous!” Disse James.
“You are even more gorgeous!” Rispose Emma.
Durante io tragitto, James spiegò loro che al club li attendeva un’altra coppia di amici, coi quali avrebbero continuato la serata nella loro villetta poco lontano dalla discoteca.
“Two good friends of us. We know each other very well, in every way you can imagine” disse James rivolto verso Emma.
L’arrivo al Mystique fu pari a un red carpet. I quattro scesero davanti all’ingresso e puntarono diretti verso la porta principale, lasciandosi alle spalle la lunga fila che si srotolava sul marciapiede. James sembrava un pezzo grosso da quelle parti.
Entrarono nel locale e furono risucchiati da un turbine di luci stroboscopiche, musica ad alto volume e odore di corpi che ballavano vicini al centro della pista.
Mentre i quattro si facevano largo tra le centinaia di persone impegnate a seguire il ritmo incalzante del dj, apparve tra la folla una ragazza di colore di una bellezza sconcertante. Altissima e dal fisico scultoreo, scuoteva le sue lunghissime treccine dai riflessi biondi, muovendosi su dei tacchi a spillo altissimi. La sua pelle splendida era avvolta in un abito cortissimo color oro, che mostrava ogni singola curva a ciascun movimento.
“Kesha!” Fece James con un cenno. La ragazza lo vide e gli si precipitò al collo.
Marco ed Emma credevano di essere in un sogno. La bellezza dei loro compagni di serata iniziava a metter loro soggezione.
“Abbiamo scelto la serata migliore per fare l’ultimo scatto eh?” Chiese Marco.
“Non mi far dire niente. Sono tesa come le corde di un violino”
James presentò la nuova arrivata ai suoi amici italiani, disse che erano amici di lunga data e che non mancavano mai di far festa insieme ogni volta che venivano in vacanza a Negril.
Kesha viveva a San Francisco col compagno, dove disse di lavorare come modella. Marco ed Emma non faticarono a crederle.
“Where’s Jackson?” Chiese Jazz.
“He’s at home. He didn’t want to come here tonight” rispose senza interrompere la sua danza, le treccine disegnavano spirali ipnotiche “He texted me and said he’s waiting for us later”
Jazz e Kesha divennero le regine della pista. Come un magnete, catalizzarono attorno a loro tutto il pubblico presente in sala. E più la gente si accalcava, più le due ragazze si sfioravano, ammiccavano, ondeggiavano sinuose i loro fondoschiena, mostrando proibiti centimetri di pelle. Emma se ne stava impalata in un angolo, ammirando le due ragazze con una punta di invidia.
“Perché non ti butti anche tu?” Le chiede Marco.
“Ma sei scemo? Mi prenderebbero in giro anche i buttafuori!”
“Hey Emma, why don’t you join the other ladies?”
“Ehm, no I…”
James la invitò una seconda volta, le ragazze la presero per mano e la trascinarono al centro della pista. Fu in quel momento che Emma decise di lasciare ogni freno inibitorio dietro di sé, e si scatenò in un ballo frenetico, seguendo le sue due nuove amiche. Mani sconosciute le cinsero i fianchi, le toccarono il sedere e la schiena. La vecchia Emma sarebbe inorridita, anche l’Emma di quel mattino avrebbe avuto qualcosa da ridire. La nuova Emma no, si lasciò travolgere da quel vortice elettrico.
Poco prima delle una, Kesha disse che Jackson aspettava tutti quanti a casa loro per un ultimo giro di drink. Il gruppo si ricompose, accaldato e scompigliato per le follie in pista. Emma notò che Kesha, nonostante fosse velata dal sudore, emanava ancora un profumo fruttato e buonissimo.
I cinque salirono sul primo taxi e si diressero verso la villa di Jackson e Kesha, un cubo di cemento e vetro che troneggiava tra le altre abitazioni. Circondata da un grande giardino con alta vegetazione, dalla strada si riusciva ancora a vedere l’attico che dominava la costa.
Jackson li attendeva sulla porta. Era la fotocopia di James, con i capelli più corti e senza la barba. Se ne stava sulla porta con una manciata di calici in una mano e una bottiglia nell’altra.
“Welcome to our house! And benvenuto italian friends!”
Baciò le donne sulla guancia, quando fu il turno di Kesha le riservò un trattamento molto più lungo, lento e appassionato. Jazz sorrise fingendo di sventolare un invisibile ventaglio.
Jackson li condusse al terrazzo sul mare, dove aveva preparato una selezione di bottiglie su un tavolino davanti a un gigantesco e comodo divano a dieci posti. La luce soffusa a led che correva sul perimetro del terrazzo sembrava disegnare un confine tra il mondo al di fuori e il regno di Jackson e Kesha. Un regno senza tempo e dimensione, legato al mondo reale solo dall’eco lontana del mare.
Ad attenderli in terrazza, un altro uomo di colore, ben vestito e coi capelli cortissimi. Disse di chiamarsi Don e di essere un collega e amico di Jackson. Marco fece una battuta nell’orecchio di Emma riguardo il primo uomo di colore sotto ai due metri della serata. Emma lo scacciò con una leggera spinta.
La nottata andò avanti in modo molto piacevole. Il padrone di casa si rivelò molto cortese e garbato, anche con i nuovi amici. Tutti scherzarono e chiacchierarono del più e del meno, perdendo il conto delle bottiglie vuote che aumentavano sul tavolino.
Ad un certo punto, la serata sembrava attraversare un momento di stallo. Jazz ed Emma parlottavano tra di loro, mentre la coppia padrona di casa taceva nell’angolo più lontano del divano da oramai qualche minuto. Quando Emma se ne accorse, provò a coinvolgere Kesha e Jackson con una battuta che le si strozzò in gola.
Nella penombra del divano male illuminato dai led, vide Kesha che baciava appassionatamente Jackson. Dietro di lei, le mani di Don vorticavano sul suo corpo perfetto alla ricerca spasmodica della sua carne. Vide Don scostarle le treccine e baciarle il collo con profonda delicatezza.
“Marco?” Fece un cenno all’uomo.
“Beh, non mi sorprende” rispose.
“Hey, look at you guys!” Disse James. Il terzetto si voltò verso gli altri e sorrisero tutti insieme. Don mostrò il dito medio a James.
“Ok” disse James “Perhaps I’m missing something over there” e si diresse verso i tre, lasciando Jazz assieme a Marco ed Emma. Quando fu davanti a Kesha, questa allungò una mano verso la cintura dell’uomo e lo tirò verso di sé.
“Looks like someone has just started a competition” disse Jazz alzandosi.
Si portò davanti a Marco, che sedeva impalato sul divano, lo sguardo perso verso quel quartetto peccaminoso, si voltò di spalle e lentamente si abbassò ondeggiando il bacino. A ogni movimento, la leggera gonna di Jazz si sollevava leggiadra mostrando il fondoschiena. La ragazza non smise di ondeggiare neanche quando sfiorò le gambe di Marco. Emma intanto si era avvicinata al suo uomo, estasiata dalla visione di schiena di Jazz.
Sull’altro angolo del divano, volarono camicie e giacche. I tre uomini avevano accerchiato Kesha e la palpavano in ogni angolo del suo corpo.
Fu Don ad abbassarle il vestito e a mordicchiare il seno della splendida ragazza con le treccine. Jackson lo imitò poco dopo. Nel giro di pochi minuti, James era inginocchiato davanti a Kesha, la testa tra le sue gambe, mentre questa strofinava le sue mani sulla patta dei pantaloni di Don e Jackson.
Jazz si sfilò il top e si voltò verso Marco ed Emma. Il suo seno ballava nel buio della notte e sembrava chiamare i due coniugi come una sirena.
“Oh wow, I didn’t even have to ask!” Disse Jazz un istante dopo che Emma e Marco iniziarono a baciarla sulla pelle nuda.
Kesha intanto aveva abbassato i pantaloni degli uomini e aveva iniziato a masturbarli piano, divincolandosi sinuosa sotto ai baci che James le stava dando alla figa. Emma la sentiva mugolare di piacere e pronunciare parole di apprezzamento in merito alla dotazione dei suoi uomini.
Emma, senza staccarsi da quel seno così invitante, abbassò la mano sul pube di Jazz. Lottò per un po’ con la sua gonna, poi trovò lo slip e fu percorsa da un brivido quando lo sentì caldo e bagnato. Lo scostò da una parte e le sue dita furono a contatto con le labbra umide e curate della ragazza, che vibrò di piacere al suo primo tocco.
“Emma I’m so wet” le disse.
Le dita indugiarono su quella carne così calda e bagnata, poi con lentezza cercarono di aprire una strada verso l’interno, dove furono risucchiate in un abisso di piacere che fece uscire un piccolo urlo dalla bocca di Jazz.
Intanto i quattro erano già tutti nudi, Kesha se ne stava con le gambe spalancate e le mani impegnate. Tra le sue cosce, i baci di James rompevano il silenzio sul terrazzo, passando sopra al suono del mare.
Jazz si spostò dal tocco gentile di Emma e si abbassò davanti a Marco. Lo fissò negli occhi con voluttà e non perse il contatto neanche quando iniziò a sbottonarlo. Gli abbassò gli slip con un colpo secco e accolse con un sorriso l’erezione dell’uomo.
“Mmh, looks so tasty” disse prima di chiudere le sue dita attorno alla sua carne.
Pochi minuti dopo, Emma e Jazz si alternavano con la bocca sul cazzo di Marco. Le due si baciavano con la lingua mentre l’uomo spingeva il suo glande turgido tra quelle bocche caldissime, salivavano sulla sua asta e si spingevano con dolcezza la testa per inghiottirlo in un crescendo perverso. Emma cercava di togliere gli ultimi vestiti di Jazz, che a sua volta lottava per sfilare i pantaloni alla donna, senza perdere di mira il piacere di Marco.
Quando furono finalmente tutte e due nude, Marco le accomodò sul divano, una sopra l’altra e si perse con la faccia in quelle fighe così calde e pulsanti. Il nuovo gusto di Jazz fu un balsamo fino sulla sua lingua, e divenne ancora più prelibato quando si mescolò al sapore di Emma.
Kesha intanto aveva mollato la presa e, traballante sui tacchi, si era avvicinata al terzetto. Prese Emma per la mano e le chiese di seguirla.
La donna guardò il marito con sguardo interrogativo. Marco rispose con un leggero sorriso “un passo alla volta” le disse.
Si alzò e fu condotta dalla ragazza alta verso i tre uomini che attendevano mentre si massaggiavano i loro membri eretti. Jazz spinse Marco sul divano e le fu sopra in un secondo. Marco sentì il calore della sua figa che toccava la punta del cazzo, poi ne fu avvolto e travolto dalla lenta danza della ragazza indiana. La sentiva che stringeva la sua vagina attorno al suo membro mentre spingeva in alto e in basso con le gambe. Si abbandonò sullo schienale del divano e la lasciò condurre il gioco.
Emma invece fu accolta da quei tre enormi cazzoni che la puntavano minacciosamente. Kesha la invitò a inginocchiarsi e a prenderne in mano uno per volta. Quando fu la volta del terzo, quello di James, la ragazza di colore lo impugnò scappellandolo e lo mise davanti alla bocca imbambolata di Emma. Emma sentiva i due membri pulsare tra le sue dita, spingere sotto al suo tocco. Chiuse gli occhi e accolse dentro la sua bocca l’enorme pene di James, che sbuffò di piacere.
Kesha lasciò Emma alle cure del terzetto e si diresse verso Marco e Jazz che stavano scopando sul divano, la donna rivolta verso l’uomo. Si abbassò in ginocchio, aprì leggermente le gambe di Marco e infilò la testa in quel caos bagnato, leccando ora le palle dell’uomo, ora la figa bagnata di Jazz, ora il buchetto del suo culo.
I tre uomini si alternavano tra le mani e la bocca di Emma. Ad un tratto, Don si sedette sul divano chiamando la donna e mostrandole il suo membro ben eretto. Emma capì e fu su di lui. Lo sentì scivolare dentro di lei, occupare ogni spazio della sua figa, scaldare ogni angolo del suo profondo. Quando si riprese, iniziò ad ancheggiare con forza.
“Now you’ll find out why they call me James the Hammer” disse l’altro uomo poggiando il suo cazzo sul culo di Emma. La pressione della turgida cappella sul suo buchetto la fece gemere di dolore, James non si dette per vinto e dopo qualche tentativo riuscì a entrare il lei, facendola urlare di piacere.
“Oh my god James it’s so big! Marco, mi stanno scopando in due!”
James iniziò a martellarla con forza, la sua pelle sbatteva vigorosa contro il culo di Emma che gemeva in un unico, continuo vocalizzo che fu interrotto solo quando Jackson le ficcò in bocca il suo cazzo.
Kesha intanto aveva spinto Marco sul divano. L’uomo era ora sdraiato e aveva sempre Jazz che le saltava inarrestabile sul cazzo, chiedendone sempre di più. Kesha si sedette sul volto di Marco, spingendole la figa sulla bocca. L’uomo non si lasciò pregare e iniziò a leccarla avidamente.
La luna in cielo fu l’unica spettatrice di questa fantastica nottata di iniziazione di Marco ed Emma.
James si dette il cambio con Don, spostando il suo ritmo incessante nella figa perdutamente bagnata di Emma, oramai stremata. Sotto a quei colpi inarrestabili, raggiunse un potente orgasmo, reso ancora più memorabile da un appassionato bacio bagnato che James le dette un istante prima di farla venire. Il quartetto si avvicinò piano a Marco, Jazz e Kesha, quasi a voler respirare ogni singola stilla di quel gioco bollente.
Kesha dette il cambio a Jazz, che però non voleva saperne di lasciare Marco. La ragazza infatti le restò abbracciata mentre l’uomo entrava in lei, per continuare a godere dei momenti dell’uomo. Salì a cavalcioni di Marco e si sistemò il suo pene facendolo scivolare dentro di lei, poi alzò le gambe sul divano inarcandosi all’indietro. Jazz colse il segnale e iniziò a leccarle la figa, dando dei colpetti di lingua anche al cazzo di Marco che stantuffava in quell’anfratto bagnatissimo.
James si alzò con Emma abbracciata a lui, le gambe spalancate e la testa reclinata all’indietro. I suoi umori grondavano lungo l’asta e le palle di James. La scopò in piedi, spingendola con forza verso il suo basso ventre, baciandola senza sosta e succhiandole avidamente il seno. Jackson si avvicinò chiudendo Emma in una peccaminosa morsa d’ebano. Le divaricò le natiche e cercò di penetrarla da dietro. Da quella posizione però non riuscì nell’intento. Fu allora che Emma le chiese di metterglielo davanti, insieme a James.
“Whoho, that’s insane!” Disse mentre cercava una via per entrare in Emma.
Quando furono entrambi dentro di lei, Emma lanciò un grido che squarciò il silenzio della notte. Si strinse forte al collo di James, pregandolo di non smettere. L’uomo cercò di sincronizzare i suoi movimenti con Jackson. I due membri bagnati si strofinavano l’uno con l’altro, avanzando e uscendo da Emma, portandola a toccare vette del piacere ancora inesplorate. I due colossi riuscirono a farla venire un’altra volta, ma non interruppero la loro danza verticale neanche quando Emma si abbandonò tra le braccia di James.
Marco raggiunse l’orgasmo quando vide la moglie in quella posizione. Uscì fuori dalla figa di Kesha e schizzò il suo seme bollente senza controllo, colpendo Kesha sul ventre e, soprattutto, Jazz che era sempre impegnata a usare la sua bocca su di lui e su Kesha. I tre corpi si unirono di nuovo, invischiati del piacere di Marco. Kesha cercò quel cazzo con la mano e se lo infilò dentro di nuovo. Era insaziabile. Jazz le succhiò il clitoride, imbrattandole le labbra con il seme dell’uomo che continuava a colare giù tra le gambe dell’amazzone e sulle cosce di Marco.
“Make me cum Marco, make me cum now” urlava Kesha schiacciando col bacino lo stanco membro dell’uomo.
James venne dentro a Emma. Ruggì il suo piacere in quella posizione, la donna appesa al suo collo, le gambe esauste che dondolavano a ogni spinta. Emma sentì il caldo getto che si spanse dentro di lei in un brivido bollente. Lo sentì scendere piano, scorrendo su quei due membri che non le davano tregua. Poco dopo fu la volta di Jackson. Anch’egli volle aggiungere il proprio fluido a quello dell’amico. Strinse con forza il seno della donna e le morse il collo mentre iniettava il suo piacere supremo dentro di lei. Rimasero immobili in quella posizione, a godere del lento e inesorabile movimento dello sperma che gocciava piano fuori dal corpo di Emma, colando lungo le gambe e le palle dei due uomini.
James adagiò con cura Emma sul divano, poi si sedette sul tavolino per versarsi da bere. Nel frattempo, Jazz le si era avvicinata e stava per iniziare a ripulirlo con la sua lingua.
“Oh yeah babe, clean me up honey”
Rimasto un poco in disparte, Don si avvicinò a Emma, il cazzo ancora durissimo. Emma allungò una mano e lo impugnò scoprendogli il glande.
“I’m about to cum baby” disse l’uomo. Lo ripetè tre volte, mentre la donna aumentava il ritmo sempre di più.
La quarta volta gli si strozzò in gola. Emma si fece sotto quella enorme cappella fiammeggiante e attese con le ultime forze e gli ultimi residui di eccitazione il caldo nettare dell’uomo, che schizzò denso e bollente in tre copiosi getti colpendola sul naso, in un occhio e sulla fronte, sporcandole i capelli.
Don la ammirò, madida di sudore e imbrattata del suo seme, e le avvicinò il cazzo alla bocca per un ultimo bacio.
Emma si sentiva completamente sfinita. Ogni goccia di sudore era stata versata, ogni fluido del era uscito dal suo corpo per raggiungere l’apice di quel gioco perverso. Si alzò ancora sporca degli orgasmi dei tre uomini e andò a cercare Marco.
Il sorriso che le rivolse, mentre il seme le colava dalle guance, fu il più bel regalo che Marco desiderasse.
“Questo è il passo più bello di tutti amore” le disse.
“Questo è un passo, amore. È solo un altro passo” e le soffiò un bacio.
La luna in cielo si era andata a nascondere dietro a una nuvola, su quella terrazza il gioco era stato troppo estremo anche per lei, che di stranezze ne aveva viste a milioni.
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