Prime Esperienze
3 Infanzia Parte 3 – Un Timido Tentativo
23.08.2025 |
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"Non so dire che ora fosse, sicuramente notte fonda e mentre tutti dormivano mi sentii all’improvviso solleticare il buchino..."
“Aaaah mamma mia! Si leccamiii...mmmmh dio mio siii...bravo tienimelo aperto il culo...dai siiii!!” In quella posizione potevo vedere il mio volto stravolto dal piacere riflesso nello specchio dell’anta dell’armadio.Le mie avventure sessuali iniziarono da quel pomeriggio in cui io e Diego sperimentammo i piaceri del sesso orale. Come già accennato, ero un ragazzino dall’ormone facile, dato che bastava una qualsiasi foto di nudo femminile o un pensiero scabroso per farmelo indurire. Le sere, prima di andare a letto, le passavo quasi sempre a toccarmi guardando riviste porno e immaginando di scopare la maiala più attraente di quel numero ed in assenza dello stesso la fantasia era la mia unica salvezza. Creavo storie e avventure erotiche nella mia mente così da eccitarmi e trascorrere anche un’ora a segarmi. Il tutto poi finiva con sborrate soddisfacenti in cui riversavo in un fazzoletto. Le esperienze con Diego erano però frequenti e quindi, oltre alle donnacce nude, ripercorrevo gli eventi di quei momenti e anche di quelli in compagnia di Marco e per quanto riguarda quest’ultimo erano invece sempre meno per il fatto che iniziava a trascorrere giornate in compagnia con altri coetanei.
Nel pomeriggio, quando il compagno di mamma usciva e portava con sé mia sorella, chiamavo Diego chiedendogli se volesse venire a giocare (che voleva dire “masturbiamoci”) e che lo volevo sempre in tuta essendo un indumento facile da sfilare e da cui si poteva sentire bene la forma del cazzo anche da fuori
“Diego ciao che fai? Vieni a giocare o hai da fare?”
“Ok vengo adesso?”
“Sisi perfetto mettiti anche la tuta”
Così si presentava poco dopo sotto casa in bicicletta. Appena sentivo il rumore della ghiaia sotto le ruote capivo che era arrivato ed ero già in tiro o quanto meno eccitato all’idea di quello che avremmo fatto di lì a poco. Una volta entrati in camera richiudevo la porta alle mie spalle e iniziavamo a toccarci, segarci e una volta bello caldo mi sdraiavo sul letto e aprivo le gambe, così che potesse leccarmelo; si metteva a novanta in mezzo ad esse e iniziava a scappellarmi lentamente
“Mmmh che mano calda...vai piano che voglio bagnarmi di più così poi senti tutti i miei succhi...aaaah dai...stringiii...oddio siii!”.
“È bellissimo scappellarlo, poi si scappella meglio quando è bagnato”
Non era un tipo che parlasse molto durante l’atto, anzi si limitava a farmi bagnare e poi iniziava a leccarmi la punta del glande per raccogliere i liquidi del mio piacere e poi, dopo aver tirato giù il prepuzio, se lo infilava in bocca iniziando un vorace pompino
“Aaaah cazzo siii” e già cominciavo a gemere
“Mmmm slurp...aaah. Dai facciamo il 69”
Cambiavamo posizione, con io sopra di lui, e iniziavo a baciare la cappella e a leccare l’asta, senza però mai infilarmelo in bocca, data la brutta sensazione avuta la prima volta. Diego invece se lo riprendeva nella bocca; questo però non lo appagava più di tanto, reclamando la mia bocca. D'altronde lui mi sbocchinava e quindi anche lui voleva ricevere lo stesso trattamento. Lo imboccavo ma cercavo di impegnarmi più a non succhiarlo o a pensare ad altro. Poi cambiavamo posizione o, meglio, ero io che volevo togliermi quel coso di bocca. Adoravo sedermi sopra la sua faccia sperando che mi leccasse palle e culetto ed egli prontamente iniziava a dare rapide leccate ai testicoli e al buchino. Non sapevo se mi piacesse più farmi solleticare la rosellina o mi eccitasse di più l’idea di avere il mio culo davanti il suo volto
“No, aspetta mmmh...non le palle...il buchinooo...si esatto liii. Aspetta mi allargo il culo...cazzo sii la lingua sul buco del culooooo...dai si si siiii!!!”.
La lingua mi faceva impazzire a tal punto che anche senza menarmelo riuscivo a venire. Lo schizzo arrivava fino al suo ombelico (mi sedevo sul suo viso con la faccia rivolta verso i suoi piedi). Tutto avveniva quasi ciclicamente due o tre volte a settimana e questo faceva sì che restassi sempre appagato sessualmente, pur continuando a desiderare la fica.
Vi sono altri due eventi che mi cambiarono la vita. La prima quando mi infilò un dito nel culetto e la seconda quando preso dall’eccitazione mi penetrò con la lingua. Andiamo per ordine. Entrambi frequentavamo in quegli anni l’associazione cattolica scout; si esatto quegli avventurieri che anche sotto 40 gradi all’ombra indossano mille indumenti, insomma sembravamo delle cipolle. Ed è proprio durante un’uscita in una casa sperduta chissà dove che sperimentai una nuova emozione. La notte dormimmo su una serie di letti singoli attaccati gli uni agli altri. Io mi trovavo all’estremità della stanza, con il letto che poggiava sul muro, affianco me Diego, a lui un altro ragazzo e così via. Non so dire che ora fosse, sicuramente notte fonda e mentre tutti dormivano mi sentii all’improvviso solleticare il buchino. Diego stava sfregando il suo dito lungo il solco del culo ed ogni volta che arrivava all’ano iniziava a ruotarlo e a spingerlo dentro. Non mi resi conto ti quanto fosse entrato, ma sicuramente buona parte del dito me lo ritrovai dentro. Ma veniamo al dunque...alla prima penetrazione anale!
Un pomeriggio decidemmo di stare a casa di sua nonna. Era un appartamento vicino casa mia, al di là del fiume che divide la città. Appena entrato non feci in tempo a dire ciao che mi spinse contro il muro e iniziò a leccarmi il collo
“Mmmmh slurp...aaah che buono che sei. Nonna è di là che guarda la tv, giochiamo in camera sua”
“Aaah va bene...aspetta però, dammi la tua lingua...”
E cominciammo a limonare come due amanti. Non ero un amante della pomiciata, ma in quel momento, stretto contro il muro la mia eccitazione era tale che mi limitai solo a spalancare la bocca e farmi infilare la lingua dentro. Mano nella mano andammo in camera di sua nonna. La stanza si presentava con un grosso letto matrimoniale, sormontato da una spalliera in legno, di fronte un grande armadio che occupava tutto un lato della stanza e in cui due grandi specchi fungevano da anta dello stesso. La luce veniva da un grosso lampadario al centro del soffitto e la luce gialla regalava all’ambiente un che di vintage. Il grande tappeto ovale occupava quasi tutto il pavimento. Senza perdere tempo iniziammo a spogliarci
“Diego aspetta voglio spogliarti io ma prima fammelo sentire in mano”
“Tieni...goditelooo...mmmmmh”
Sentivo il suo cazzo bollente irrigidirsi e ancora meglio a pulsare
“Dai fammi un bocchino” e lo imboccai
“Mmh ah slurp! È caldissimo mmmmh…siii mh aaah”.
Mentre tentavo di soddisfarlo, avvertivo ancora una sensazione sgradevole, di perverso e sporco e neanche l’eccitazione riusciva a farmi godere di quel momento. Era ancora per me un corpo estraneo, che non doveva stare in bocca. Mi staccai e finii di spogliarmi. Ancora una volta il mostrarmi completamente nudo mi inebriava; non so spiegare il perché, ma mi faceva sentire desiderato. Ci avvicinammo l’un l’altro, facendo entrare in contatto le nostre cappelle e iniziammo a limonare. A differenza di Diego, mugolavo come una cagnetta in calore, complice il fatto che il suo dito si era fatto strada tra le mie chiappe e solleticava la mia intimità; più l’accarezzava e più spingevo la lingua dentro e più gemevo. La consistenza della lingua e l’umidità mi facevano perdere ogni briciola di pudore. Ci mettemmo a 69 sul tappeto con me sotto e lui sopra così da ritrovarmi tutto il suo pisello infilato in bocca e un po' per disgusto, un po' per la sua visione del culo davanti la faccia cominciai a pensare ad altro; facevo di tutto per non pensare alla posizione oscena che avevamo assunto. Ancora una volta il suo dito riprese a stuzzicarmi il culo; dapprima il suo dito umido cercava di forzare il mio sfintere, finchè non sentii il suo sputo e un rivolo di saliva colarmi e fermarsi al centro del mio piacere. Questa volta il dito entrò del tutto fino in fondo
“Aaahi piano...ma è tutto dentro? Muovilo piano però...mmmh”
Il trattamento durò poco perché mi prese e mi fece mettere a novanta gradi...a pecorina. Tenendomi le chiappe aperte con le mani, prese a passare la lingua lungo tutto il solco, con la punta che si concentrava a stimolarmi l’apertura, il tutto accompagnato dai miei gemiti sommessi che risuonavano nella stanza
“Aaaah mamma mia! Si leccamiii...mmmmh dio mio siii...bravo tienimelo aperto il culo...dai siiii!!”
In quella posizione potevo vedere il mio volto stravolto dal piacere riflesso nello specchio dell’anta dell’armadio. Vedermi in quella posizione mi faceva sentire davvero una troia, una zoccola che ama mostrare il suo buco e farselo leccare.
“Dimmi se fa male”
E senza indugiare Diego iniziò a strusciare la sua cappella lungo il culo sfiorandomi ogni volta il buchino, procurandomi scosse di piacere e facendomi sprofondare sempre più nella lussuria. Avendo il buco bello umido inizialmente il cazzo di Diego entrò, o quanto meno la cappella entrò che fu un piacere; avvertii, seppur lievemente, una fitta di dolore. A quel punto smise di spingere. Provò a muoversi, quel tanto che bastava per far scorrere la punta. Ma ormai il danno era fatto. La sensazione di dolore cominciava a mischiarsi a quella di bruciore, il cazzo e soprattutto la mia eccitazione andavano scemando e l’odore nella stanza iniziava a ricordare quello della cacca, dato che non avevamo preso in considerazione questo imprevisto. Quel pomeriggio terminò così: tornai a casa con l’imbarazzo dell’odorino che si diffuse nella stanza e con l’idea che il sesso anale fosse una prerogativa delle donne e che facesse solo male; pensiero che assolutamente ritengo ora sbagliato, superficiale, visto che con gli anni ho fatto del sesso orale e soprattutto quello anale il mio stile di vita.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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