Prime Esperienze
1 Infanzia parte 1 – Due Compagni Segaioli
09.06.2025 |
1.242 |
4
"A me interessava solo che stessi comodo e per molto tempo preferii la tuta al jeans..."
Un saluto a tutti i lettori. Premetto essere questo il mio primo racconto, per cui sono ben accette critiche e consigli, al fine di migliorarmi e di valutare la possibilità di un proseguo delle vicende introdotte in questa prima storia. Queste conterranno avvenimenti accaduti realmente ma nel caso voglia inventare qualcosa lo specificherò all’inizio del racconto in questione. Tutti avranno una breve anticipazione e verranno descritti solo coloro implicati nelle vicende. BUONA LETTURA.Avevo trovato l’amico perfetto con cui condividere quei momenti di piacere e finalmente appagato mi scoprii, mostrando per la prima volta il pisello a un'altra persona.
Ma come sono arrivato a ciò? Facciamo chiarezza, tornando indietro nel tempo fino alla mia nascita.
Mi chiamo Amine e attualmente ho 30 anni. Sono nato in India ma già alla nascita divenni orfano. La fortuna, o il destino volle che venissi adottato da una famiglia italiana, una coppia sposata da poco. I miei “nuovi” genitori erano giovani: 26 anni mamma e 29 papà. Arrivai in Italia nel ‘96 e da quel giorno iniziò la mia nuova vita.
Partiamo dal fatto che fin dall’asilo avevo l’abitudine di giocare spesso e volentieri con le bambine, non che con i maschietti fossi da meno anzi. Con le mie compagne giocavo spesso a mamma e figlio o dottore e paziente, il tutto con l’innocenza di un bambino, senza pensare all’aspetto erotico che oggi una qualsiasi persona andrebbe a immaginare. Giocare con i maschietti invece era più un pretesto per fare la lotta amichevolmente o dispetti in generale. Capitava di formare bande di maschi e femmine, intente a lanciarsi contro qualsiasi tipo di oggetto, da un peluche a una penna fino ad arrivare alle macchinine (ben più dolorose quando centravano il bersaglio). Insomma, la mia vita era fatta di divertimento e serenità. Iniziavo ad avere le prime “fidanzatine”. Anzi da che ricordo ne avevo più di una, probabilmente tutte quelle della classe ed è così che nacque l’interesse per la vagina (in quel momento prendeva il nome di patatina o passerina). Mi divertivo a gattonare tra le gambe delle compagne, alzar loro la gonna per scorgere le mutandine e ancora di palparle. Ciò durò fino a quando mamma e papà iniziarono a correggermi, spiegandomi che certe cose non si fanno, che non si deve mostrare la propria biancheria né tantomeno toccare quelle zone appunto intime. Nel 2001 i mei si separarono e fui costretto a dividermi tra le rispettive famiglie dei miei genitori. Passavo la settimana con mamma e nel fine settimana restavo con papà, il quale mi veniva a prendere a scuola e passavamo il tempo andando in bicicletta, al cinema o venivamo invitati a casa di amici suoi. Persi quest’ultimo nel 2004 a causa di una malattia e mia madre si ritrovò con me, un nuovo lavoro e una bambina, mia sorella, appena nata dall’unione con un altro uomo conosciuto poco dopo la separazione...o forse prima. Da quel momento i rapporti tra le due famiglie si incrinarono fino a sfociare in un reciproco odio. Essendo rimasto con mia madre lei decideva tutto di me e non voleva che frequentassi i parenti paterni. Io dal canto mio stavo entrando nella fase della pubertà, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Sta di fatto che era sempre impegnata con il lavoro, faceva la fruttivendola a tempo pieno e doveva occuparsi soprattutto di mia sorella, la quale richiedeva ovviamente più attenzioni. Fu così che non avendo più una figura di riferimento costante divenni un vero monello. Mancavo d’impegno nello studio, non facevo i compiti e peggio ancora marinavo la scuola. Mi tuffai nel mondo del videogioco, delle carte da collezione e in generale in quella sfera che oggi definiamo “nerd” e soprattutto nell’autoerotismo provando le prime pulsazioni sessuali e i piaceri della masturbazione.
Negli anni della scuola media cominciai a scoprire il mio corpo, sperimentando le prime esperienze sessuali, ma non con il genere opposto...bensì con quello maschile. Avevo un compagno con una storia interessante. Si chiamava Marco ed aveva una carnagione poco più chiara della mia, questo perché suo padre, che abitava sotto il nostro appartamento, si era sposato con una donna indiana ed insieme avevano avuto un figlio. Anche i suoi si separarono e fu affidato alla donna. Come spesso accade a questa età, Marco aveva difficoltà a integrarsi al resto della classe, vuoi per via del colore della pelle, vuoi perché non conosceva nessuno, insomma aveva trovato in me un compagno con cui stabilire una prima amicizia. Io dal canto mio ero stato più fortunato, avevo diversi compagni provenienti delle elementari e anche durante quegli anni non ebbi difficoltà da questo punto di vista. Come detto, Marco era mulatto, color caffè latte. Era un bel ragazzino, alto per l’età che avevamo e ben proporzionato nelle forme. Capelli neri, corti e arruffati, occhi grandi sporgenti anch’essi neri, denti perfetti e un sorriso che invidiavo e che invidio tutt’ora.
Erano i tempi della PlayStation e avevo comprato da poco il terzo capitolo di un famosissimo videogioco. Un giorno invitai Marco a casa mia. Era un pomeriggio di fine settembre e il sole ancora riscaldava l’aria. Si presentò in tuta nera e felpa verde della Joe Rivetto. A differenza di me, che non avevo interesse per la moda e che in quel momento indossavo il mio bel pigiamone, lui ci teneva a vestirsi firmato e non era l’unico a credere che avere vestiti di marca significasse essere fighi, migliori, più popolari. A me interessava solo che stessi comodo e per molto tempo preferii la tuta al jeans. Ma ritornando a quel pomeriggio, dopo la solita merenda lasciataci da mia madre, si affrettammo ad andare in camera e ad avviare il gioco. Particolarità di quest’ultimo era la possibilità di andare alla ricerca di prostitute, portarle in un luogo appartato e assistere così ad una prestazione. Chiaramente non si vedeva niente ma il movimento che faceva l’auto durante l’amplesso e i gemiti dei due personaggi erano sufficienti per farci eccitare e fantasticare.
“In questo si vede anche la macchina che ondeggia sotto le spinte del cazzo”
e poi aggiunse
“Te le fai le pugnette?”
All’inizio credetti si stesse riferendo a una qualche meccanica del gioco
“Cioè?”
“Ti prendi il cazzo in mano e fai su e giù scappellandolo finchè non ti esce la sborra”
Ora capii come si chiamava ciò che facevo a letto. E così quel liquido bianco che mi usciva dal cazzo si chiamava sborra. Però non ero del tutto convinto dato che non facevo su e giù ma sbattevo l’asta a destra e a manca finchè non schizzavo tutto in giro.
“Ah si ogni tanto mi esce un liquido bianco”
“Si esatto si chiama sborra e poi si gode tantissimo”
Mise una mano dentro i pantaloni iniziando a toccarselo. Cominciai anche io a muovere la mia sotto il pigiama quando egli lo tirò fuori. Ricordo che mi colpì particolarmente perché era così lungo e liscio che provai il desiderio di toccarglielo. Io però ero più timido per cui mi distesi sul letto coprendomi con le coperte. Lui si posizionò meglio sulla sedia, tirò giù mutande e pantaloni, allargò le gambe e inizio a scappellarselo tranquillamente davanti a me giustificandosi che tanto eravamo entrambi maschi; impugnava il cazzo con la mano e faceva su e giù scoprendo la punta più e più volte. Io al contrario posizionavo il cazzo tra l’indice e il medio della mano sinistra e con un movimento orizzontale lo facevo sbattere contro le cosce o la pancia. Fin dall’inizio scoprii la masturbazione in questa modalità e non scappellandolo. Alla fine venne con un “ahnnnn...mmmh siiii” sul ventre e sul pavimento che subito ripulì. Io, intanto, me lo stavo sbattendo in tutte le direzioni mentre l’eccitazione stava raggiungendo il parossismo; le mie gambe erano tese, di cui una era finita fuori dal letto, i muscoli pelvici contratti e soprattutto i gemiti di sottofondo preannunciavano un’eiaculazione imminente.
“Aaaaah eccooo...oddio ci sono! Esce tuuuttooo!!” e imbrattai tutte le coperte.
Avevo trovato l’amico perfetto con cui condividere quei momenti di piacere e finalmente appagato mi scoprii, mostrando per la prima volta il pisello a un'altra persona. Dalla punta colava ancora dello sperma. Delicatamente, Marco lo afferrò e strizzandolo fece uscire le ultime gocce. Nonostante la mano sporca gli venne l’idea di annusare quella macchia biancastra e cremosa.
autoerotismo masturbazione amicizia intima prima esperienza sessuale pubertà scoperta del corpo giochi erotici compagni di giochi
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per 1 Infanzia parte 1 – Due Compagni Segaioli :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
