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A ritroso


di Membro VIP di Annunci69.it VisconteDiValmont
01.05.2026    |    1.273    |    1 8.7
"Lui era già seduto sulla panca quando Leila era entrata nel bar, e di fianco a lui c'era un amico con cui chiacchierava bevendo una birra..."
Leila si guardò nello specchio alla fredda luce di una lampadina che penzolava dal soffitto del bagno. Il suo volto era stravolto, sfinito; i lunghi riccioli le si attaccavano alle tempie, alle guance e al collo madidi di sudore. I suoi piccoli seni, bagnati di traspirazione e saliva, mandavano dei riflessi dorati; voltandosi vide che il sedere portava segni di potenti sculacciate; i lati interni delle cosce invece erano rigati da piccoli rivoli come di rugiada. Avvicinandosi allo specchio vide il trucco sfatto, il rossetto che debordava su entrambe le guance. Il suo mento era abbassato e la bocca aperta per la sorpresa di vedersi in quello stato. Poi un sorriso di soddisfazione le si disegnò sulle labbra. "Bentornato, orgasmo multiplo!" Pensò, e si mise alla ricerca dei suoi vestiti, non dovevano essere troppo lontani.

La stanza di fianco, dove lui russava già, era giusto un po' più calda del bagno; completamente spoglia e semibuia, ma almeno senza la muffa che affliggeva il muro attorno alla doccia, era al tempo stesso camera, cucina e soggiorno. Il letto, o meglio i due materassi singoli sovrapposti che fungevano da letto, era finito contro il tavolo su cui ancora stavano due bicchieri di vodka bevuti a metà. Leila, sempre cercando i vestiti alla poca luce che filtrava dalla porta del bagno, ricordò come fosse successo e, di nuovo, sorrise. Lei si era messa a cavalcare Eric (aveva detto di chiamarsi Eric, vero?) mentre lui era ancora vestito, e di averlo fatto con tanta foga che quella specie di giaciglio si era messo a muoversi sotto di loro, ed aveva attraversato tutta la stanza. Era fiera di quella cavalcata. Non si era fatta portare in quello squallido appartamentino gelido per poi non farsi nemmeno una scopata. E poi se l'era guadagnata con un intervento di rianimazione.

Eric era più ubriaco di lei quando entrarono nell'appartamento, dopo che lui aveva litigato per un paio di minuti con la chiave per farla entrare nella serratura. Fu Leila a trovare la vodka e versarla nei bicchieri, mentre Eric era già riverso sul letto con ancora i vestiti addosso. Leila lo svegliò per fare l'ultimo brindisi, ma quello riuscì solo a bere un sorso, poi si lasciò cadere sul letto, senza fare più nessun movimento. Leila sbuffò; non sopportava che un uomo prima la facesse eccitare e poi non completasse l'opera. In ogni caso non si perse d'animo; la stanza era fredda, ma cominciò a spogliarsi fino a rimanere nuda. Poi quel corpo snello e olivastro si mise al lavoro sull'altro corpo, quello inerte di Eric. Lo sistemò bene sul letto, slacciò la cintura e aprì la cerniera dei pantaloni; poi abbassò le mutande con vera curiosità. Al bar, quando lui si era allontanato dal bancone per andare alla toilette, le era sembrato di vedere che avesse una buona dotazione. Un sorriso le illuminò il viso quando estrasse un pene che già da flaccido riempiva bene la sua mano.

Un elastico le fasciava l'indice della mano destra; lo aveva avvolto intorno al dito già durante la loro conversazione al bar, mostrando grande previdenza. Ora finalmente poteva toglierselo dal dito e farlo attorno alla ciocca dei suoi vaporosi ricci che aveva raccolto sopra la nuca. Quindi cominciò a succhiare il cazzo addormentato di Eric con cura e attenzione; come in un balletto coreografato, pene e uomo cominciarono a muoversi allo stesso tempo. E quando finalmente il cazzo fu rigido, anche Eric si era sollevato sui gomiti e guardava un cespo di capelli riccioli e neri che si muoveva dolcemente sopra il suo addome. Quando Leila alzò lo sguardo verso di lui, Eric rimase come abbagliato dalla sua bellezza.

Nella luce incerta di un abat-jour la pelle mediorientale della ragazza aveva dei riflessi argentei, i suoi lineamenti regolari e sinuosi sembravano danzare nella visione doppia di un uomo in stato di ebbrezza. Quando poi Leila salì su di lui, ad Eric sembrò che tutto un paesaggio si aprisse ai suoi occhi: un ventre sottile ma armonioso si muoveva sopra il suo e, più in su, due seni così perfetti che sembravano promettere la vita eterna; e come se ne uscisse un elisir, Eric si mise a succhiarli con ardore. La ragazza si tolse l'elastico dai capelli; la chioma dagli innumerevoli boccoli neri aveva già cominciato ad ondeggiare e la sua bocca si apriva per emettere i primi gemiti ed Eric, ora tornato completamente in sè, si godeva quello spettacolo in una nuvola di eccitazione e sbornia.

Una volta che fu vestita e che ebbe controllato che nella borsetta non mancasse niente, Leila lasciò il monolocale, mentre Eric si rigirava su un fianco e riprendeva a russare. Quando si ritovò nella via, l'alba cominciava a rischiarare il cielo. I tacchi alti non facilitavano la sua camminata, e la minigonna faceva attrito con le natiche ancora arrossate. Leila non era sicura di dove si trovasse esattamente, ma alcuni indizi le dicevano che stava percorrendo la strada che aveva fatto con Eric poche ore prima in senso inverso. Quella era la panchina dove lui l'aveva presa e fatta sedere sulle sue ginocchia, e quello il semaforo dove lei si era lamentata del freddo mentre aspettavano il verde; lui le aveva avvolto le braccia intorno alle spalle per riscaldarla e, con quella scusa, si era avvicinato per baciarla per la prima volta. Ancora qualche minuto di cammino e arrivò davanti al bar dove qualche ora prima si erano incontrati; avvicinandosi alla vetrata e facendosi schermo dal riflesso con una mano, guardò nel locale ormai vuoto e spento. Dove il bancone incontrava la parete non c'erano sgabelli, ma una piccola panca su cui Leila e Eric avevano passato l'intera serata.

Lui era già seduto sulla panca quando Leila era entrata nel bar, e di fianco a lui c'era un amico con cui chiacchierava bevendo una birra. L'ingresso di Leila nel locale attirò subito lo sguardo dell'amico, ed Eric istintivamente cercò cosa avesse completamente distolto la sua attenzione dalla partita di calcio che stavano guardando. Leila si era già avvicinata al bancone e ora ci si stava appoggiando sgraziatamente; era palese che fosse ubriaca, e agli avventori che erano seduti sugli sgabelli vicino al bancone quello sembrò un dono divino: una ragazza in minigonna, con due gambe perfette, un top attillato che conteneva un seno minuto ma sodo, e una vita sottile che sembrava chiedere di essere stretta da mani convinte. Il viso, che pareva sbucare da sotto la sfera di riccioli sparati in ogni direzione, era un po' stravolto dall'alcool, ma gli occhi scuri luccicavano anche in quello stato, e le labbra semiaperte erano rosse e succose come una ciliegia. Molti le si affollarono attorno ed Eric capì che la povera malcapitata non poteva resistere a quegli assalti da sola. Si avvicinò e provò a chiamarla con un nome che si addicesse a quella bellezza mediterranea ed esotica, e il primo che gli venne in mente fu Leila.

La ragazza si voltò, e un'espressione stupita le si dipinse sul viso nel vedere quel ragazzo alto e robusto ma che aveva una certa dolcezza negli occhi. Avendo capito che lui le stava lanciando una fune per uscire da quella fossa di belve, non se la lasciò sfuggire. Si alzò un po' incerta sui tacchi e fece un paio di passi in direzione di Eric, poi cadde da quei trampoli e si aggrappò al suo torso; lui, stupito da quel gesto, le passò un braccio attorno alla schiena e la accompagnò alla panca. L'amico intanto aveva lasciato il suo posto, segno che era un vero amico. I due si sedettero sulla panca e la ragazza ordinò subito un gin & tonic. Eric guardò il barista facendogli cenno di no, quel drink non lo doveva servire; il barista capì.

"Chi sei?" sussurrò la ragazza nell'orecchio di Eric.
"Non ci conosciamo, ma stai tranquilla, non voglio farti nulla."
La ragazza si staccò un po' da Eric e con fare sfacciato e un po' goffo lo squadrò dalla testa ai piedi.
"Veramente?E' un peccato!" Disse, poi aggiunse: "Non mi hai detto come ti chiami."
"Eric, mi chiamo Eric." rispose lui; poi si avvicinò e sussurrò a sua volta "E tu invece?"
La ragazza lo guardò intensamente con i suoi occhi semichiusi dall'ebbrezza.
"Stanotte sono Leila"
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