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Prime Esperienze

Finalmente l'incontro


di LaSasy
05.03.2026    |    1.400    |    7 9.8
"«Brava, puttanella mia… spingi indietro il culo… prenditi tutto il mio latte… voglio che lo senti schizzare fino in fondo…» Lui singhiozzava di piacere, il corpo che tremava..."
Era quasi mezzanotte quando entrai nella stanza del B&B. La luce era bassa, calda, solo una lampada da comodino che illuminava il letto king size. Lui era già lì, in piedi vicino alla finestra, con le mani che tormentavano l’orlo della gonna corta nera che gli avevo regalato io due mesi prima. Le calze autoreggenti gli fasciavano le gambe depilate, i tacchi lo facevano sembrare più fragile del solito. Quando mi vide, arrossì fino alle orecchie.
«Ciao…» mormorò, voce bassissima, timida. Abbassò gli occhi. «Non… non pensavo che saresti venuta davvero.»
Chiusi la porta alle mie spalle e mi avvicinai lentamente. Indossavo solo un trench aperto sopra la lingerie rossa e il mio cazzo già mezzo duro che premeva contro il pizzo. Gli presi il mento con due dita e gli alzai il viso.
«Ti ho sognato così tante volte vestito da puttana per me» gli sussurrai sulle labbra. «E stanotte sei mio.»
Lui tremò. Un brivido vero, non finto. «È… è la mia prima volta. Davvero. Non l’ho mai fatto… lì.»
Lo baciai. Piano, all’inizio. Le sue labbra sapevano di gloss alla fragola e di paura dolce. Poi più profondo, lingua contro lingua, mentre le mie mani gli scivolavano sotto la gonna e gli stringevano le natiche sode attraverso il perizoma di pizzo. Lo sentii gemere nella mia bocca, un suono piccolo, imbarazzato.
«Voglio essere io la prima» gli dissi, mordendogli il labbro inferiore. «Voglio essere quella che ti fa sentire donna mentre ti apro per la prima volta.»
Lo spinsi dolcemente verso il letto. Si sdraiò sulla schiena, gambe leggermente aperte, ma le ginocchia tremavano. Gli sfilai la gonna piano, poi il perizoma. Il suo cazzetto era duro, piccolo, già bagnato di pre-eiaculato sulla punta. Lo baciai lì, solo una leccata lenta, e lui sobbalzò come se l’avessi scottato.
«Tranquillo, amore… rilassati per me.»
Presi il lubrificante dal comodino e me ne versai tanto sulle dita. Lui mi guardava con quegli occhi grandi, timidi, pieni di desiderio e di terrore dolce. Infilai piano il primo dito. Era strettissimo. Strinse le lenzuola.
«Oh cazzo… è… strano…» ansimò.
«Lo so, piccola. Respira. Lasciami entrare.»
Girai il dito, lo aprii con calma, poi aggiunsi il secondo. Lui gemeva piano, un misto di dolore e piacere che gli faceva tremare le cosce. Lo baciai sul collo, sui capezzoli turgidi sotto il reggiseno push-up, gli sussurrai quanto era bella, quanto lo volevo da mesi, quanto era stato il mio sogno segreto vederlo così: aperto, bagnato, mio.
Quando il terzo dito entrò senza resistenza, capii che era pronto.
Mi tolsi il trench. Il mio cazzo era duro come marmo, venoso, lucido di eccitazione. Lui lo fissò e deglutì.
«È… grosso» sussurrò, arrossendo di nuovo.
«Lo prenderai tutto, tesoro. Piano. Per me.»
Lo girai a quattro zampe. Gli accarezzai la schiena, gli baciai la nuca. Appoggiai la cappella contro il suo buchetto ancora stretto e spinsi solo la punta. Lui si irrigidì, emise un gemito strozzato.
«Ahi… cazzo…»
«Shhh… respira. Spingi fuori come ti ho detto.»
Spinse. Entrai di un altro centimetro. Poi ancora. Centimetro dopo centimetro, lentamente, mentre gli tenevo i fianchi e gli mormoravo «sei mia… sei così calda… così perfetta… ti amo da morire così».
Quando fui tutto dentro, fino alle palle, mi fermai. Lo sentivo pulsare intorno a me. Lui respirava a fatica, la fronte contro il cuscino.
«Tutto… ce l’hai tutto dentro…» singhiozzò quasi, ma non di dolore. Di emozione.
Cominciai a muovermi. Piano. Lunghi colpi profondi. Ogni volta che uscivo quasi del tutto e rientravo, lui gemeva più forte, più sporco. Le sue mani stringevano le lenzuola, il culo spingeva indietro da solo adesso.
«Più forte… ti prego…»
Accelerai. Lo scopavo con passione, con sentimento, con tutta la voglia che avevo accumulato. Una mano gli accarezzava il cazzetto, l’altra gli stringeva un fianco. Lo sentivo stringersi intorno a me, caldo, bagnato, perfetto.
«Sto per venire…» ansimò lui, voce rotta.
«Vieni, amore. Vieni mentre ti scopo per la prima volta.»
Venne senza toccarsi quasi, schizzi lunghi sul lenzuolo, il culo che mi strizzava il cazzo in spasmi. Io non resistetti. Gli venni dentro con un ringhio basso, spingendo fino in fondo, riempiendolo di me, marchiandolo.
Crollammo sul letto, io ancora dentro di lui, abbracciati. Gli baciai la spalla, il collo, l’orecchio.
«Sei stato il mio sogno» gli sussurrai. «E stanotte… sei diventato realtà.»
Lui girò appena la testa, occhi lucidi, timido e felice insieme.
«Grazie… di avermi fatto sentire così donna. Così tua.»
Restammo così, sudati, ansimanti, legati. La notte era ancora lunga.
Dopo un po’ che eravamo abbracciati, il mio cazzo ancora mezzo dentro di lui, lo sentii muoversi piano contro di me. Era ancora timido, le guance rosse, gli occhi bassi, ma il suo buchetto stringeva intorno alla mia cappella come se non volesse lasciarmi uscire mai più.
«Ancora…?» mormorò con quella vocina spezzata, quasi spaventata dalla sua stessa voglia.
Gli baciai la nuca sudata. «Ancora, amore. E stavolta ti riempio fino a farti sentire incinta. Voglio che mi supplichi di venirti dentro.»
Lo girai di nuovo a pancia in giù, gli alzai i fianchi. Era ancora aperto, il mio sperma della prima volta gli colava lento tra le natiche depilate. Ci passai due dita, lo mescolai, lo spinsi di nuovo dentro. Lui gemette, nascondendo la faccia nel cuscino.
«Oddio… è così sporco… mi sento già pieno di te…»
«Bene» gli sussurrai all’orecchio mentre gli appoggiavo di nuovo il cazzo duro sulla fessura. «Perché stavolta te ne do ancora di più. Voglio ingravidarti, piccola. Voglio che il mio seme ti resti dentro tutta la notte, che ti gonfi, che ti faccia sentire femmina vera.»
Entrai di colpo, tutto fino in fondo in un solo colpo. Lui urlò di piacere misto a sorpresa, le mani che artigliavano le lenzuola.
«Ahhh… cazzo… sì…»
Cominciai a scoparlo forte, colpi profondi, lenti, poi veloci, mentre gli stringevo i fianchi e gli mordevo la spalla.
«Dimmi che lo vuoi» ringhiai. «Dimmi che vuoi essere ingravidata da me.»
Lui era tutto rosso, timido da morire, ma la voce gli uscì rotta dal desiderio: «S-sì… ti prego… ingravidami… voglio… voglio sentirmi femmina a tutti gli effetti… voglio il tuo sperma dentro… voglio che mi metti incinta…»
Quelle parole mi fecero impazzire. Accelerai, lo sbattei come una troia, il letto che sbatteva contro il muro. Una mano gli accarezzava il cazzetto duro che gocciolava sul lenzuolo, l’altra gli teneva la nuca premuta sul cuscino.
«Brava, puttanella mia… spingi indietro il culo… prenditi tutto il mio latte… voglio che lo senti schizzare fino in fondo…»
Lui singhiozzava di piacere, il corpo che tremava. «Riempimi… ti supplico… vieni dentro… fammi tua moglie… fammi sentire il pancino pieno di te…»
Non resistetti. Gli venni dentro con un ringhio animalesco, fiotti caldi, spessi, uno dopo l’altro, pompando tutto quello che avevo. Lui venne subito dopo, senza toccarsi, il culo che mi strizzava il cazzo in spasmi lunghissimi, schizzando sul materasso mentre gridava piano: «Lo sento… lo sento dentro… mi stai ingravidando… oh cazzo sì…»
Crollai su di lui, ancora sepolto nel suo culo colmo. Gli baciai la schiena, le spalle, gli accarezzai i capelli.
«Sei mia» gli sussurrai. «Mia donna. Mia moglie. E stanotte non ho finito.»
Passò solo mezz’ora e già ero di nuovo duro dentro di lui. Lo presi altre due volte prima dell’alba: una a missionario, guardandolo negli occhi mentre gli dicevo «guarda come ti gonfio la pancia, amore», l’altra con lui a cavalcioni, che si scopava da solo sul mio cazzo mentre piangeva di piacere e ripeteva timidamente «ingravidami ancora… voglio essere piena di te… voglio essere femmina solo tua…».
Alla fine era distrutto, il culo rosso, aperto, col mio sperma che gli usciva a fiotti ogni volta che si muoveva. Lo abbracciai forte, lo baciai sulla bocca con tutta la passione che avevo.
«Sei il mio sogno diventato realtà» gli dissi. «E domani notte torniamo qui… così posso continuare a metterti incinta finché non ti senti davvero donna fino in fondo.»
Lui arrossì, nascose il viso nel mio collo e sussurrò soltanto: «Sì… ti prego… voglio essere tua per sempre»
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