tradimenti
Il marito impotente
17.03.2026 |
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"Tu crescerai il mio bambino, pulirai la mia figa dopo ogni scopata, leccherai il seme che mi lasceranno dentro..."
Avevo accettato l’invito di quella coppia dopo settimane di chat roventi: lei, una bionda formosa di nome Laura con le tette grosse e il culo alto, e lui, Marco, un tipo mingherlino con l’aria già sconfitta. Entrai scalza, indossando solo un reggiseno di pizzo nero e una gonna corta che nascondeva a malapena il mio cazzo già mezzo duro.Laura era nuda sul letto, a quattro zampe, il culo in aria rivolto verso il marito. Marco era legato su una sedia proprio di fronte al letto, polsi e caviglie fissati con delle cinghie di cuoio, completamente nudo. Il suo pisellino floscio pendeva tra le gambe come un verme inutile, e i suoi occhi erano spalancati, un misto di umiliazione e impotenza.
«Finalmente sei qui» mormorò Laura, girando la testa verso di me con un sorriso famelico. «Guardalo, il mio maritino. Non riesce nemmeno a farselo venire duro stasera. Vuoi scoparmi davanti a lui?»
Mi avvicinai al letto, alzai la gonna e lasciai che il mio cazzo balzasse fuori, già gonfio e venoso, la cappella lucida di pre-eiaculato. Lo presi in mano e lo accarezzai lentamente, facendolo diventare completamente eretto davanti agli occhi di Marco. «Guarda bene, cornuto» gli dissi con voce bassa. «Questo è un cazzo vero. Non come quel cazzetto moscio che hai tra le gambe.»
Laura gemette solo a vederlo. Allungò una mano dietro di sé e aprì le sue grandi labbra rosa, mostrando la figa già bagnata e luccicante. «Ti prego… infilamelo. Fammi sentire quanto è grosso mentre lui guarda.»
Salii sul letto dietro di lei. Le afferrai i fianchi larghi con entrambe le mani e appoggiai la punta del mio cazzo contro la sua apertura calda. Spinsi piano, sentendo le sue pareti strette che si aprivano centimetro dopo centimetro. Il suo gemito fu lungo e gutturale mentre lo infilavo tutto dentro fino alle palle. Cazzo, era stretta e bollente, la sua figa mi strizzava come un guanto bagnato.
Iniziai a muovermi, prima con colpi lenti e profondi, facendo entrare e uscire il mio cazzo fino a far sbattere le mie palle contro il suo clitoride. Ogni affondo la faceva urlare di piacere. «Oh sì… sì, così! Più forte!» gridava Laura, spingendo il culo indietro contro di me.
Marco tirava le cinghie, il viso rosso, il respiro affannoso. Il suo pisellino era rimasto piccolo e moscio, nemmeno un accenno di erezione. Vedeva tutto: il mio cazzo che spariva completamente dentro la figa di sua moglie, i miei fianchi che sbattevano contro il suo culo, il modo in cui le sue tette dondolavano a ogni spinta.
Accelerai il ritmo, scopandola più duro, il letto che cigolava sotto di noi. Il suono bagnato della mia asta che entrava e usciva dalla sua figa riempiva la stanza. Laura ansimava senza sosta, la schiena inarcata, le mani strette alle lenzuola. «Lo senti, Marco? Lo senti come mi riempie? Il tuo cazzo non ci è mai riuscito così!»
Mi chinai su di lei, le presi i capelli in una mano e le tirai la testa indietro mentre continuavo a fotterla con colpi lunghi e potenti. Il mio cazzo pulsava dentro di lei, gonfio di voglia, ma non volevo ancora venire. Volevo far durare tutto. Le morsi il collo e le sussurrai all’orecchio, abbastanza forte perché Marco sentisse: «Dimmi quanto ti piace il mio cazzo, puttana.»
«Lo adoro… è così grosso, così duro… mi sta spaccando la figa!» rispose lei tra un gemito e l’altro.
A quel punto rallentai di nuovo, tirando fuori il cazzo quasi del tutto per poi affondarlo di nuovo con forza, facendola urlare. Marco aveva gli occhi lucidi, la bocca semiaperta, completamente impotente. Il suo pisellino inutile dondolava ancora floscio, una goccia di liquido trasparente che colava dalla punta senza che lui riuscisse a diventare duro.
Mi fermai per un attimo, il cazzo ancora sepolto dentro Laura fino in fondo. Lei respirava a fatica, il corpo tremante. Mi girai verso Marco e sorrisi. «Guarda qua, cornuto. Questo è quello che serve a tua moglie. Non quella schifezza che hai tra le gambe.»
Laura rise, ancora impalata sul mio cazzo. Si girò verso il marito con gli occhi pieni di disprezzo. «Hai visto, amore? Il suo cazzo vero mi ha fatto bagnare tutta la figa. Il tuo invece… guardalo. È patetico. Nemmeno duro mentre mi faccio scopare da una vera stallona. Sei proprio un inutile cornuti, Marco. Un cornuto con un pisellino moscio che non serve a niente.»
Mi tirai fuori lentamente, il mio cazzo lucido dei suoi succhi, e lo sbattei un paio di volte contro il suo culo. «Esatto. Adesso ti facciamo vedere come si umilia un vero fallito.» Presi il mio cazzo in mano e lo avvicinai alla bocca di Laura. Lei lo leccò con avidità, assaporando il suo stesso sapore, mentre guardava il marito dritto negli occhi. «Vedi? Questo sì che ha gusto. Il tuo invece sa solo di niente.»
Mi sdraiai a pancia in su al centro del letto, il cazzo ancora duro e lucido dei succhi di Laura che puntava dritto verso il soffitto. Le vene pulsavano, la cappella gonfia e viola di desiderio. «Vieni qui, puttana» le ordinai con voce roca. «Montami. E guarda bene tuo marito mentre lo fai.»
Laura non se lo fece ripetere. Si alzò dal letto con le gambe tremanti, si girò verso Marco e gli sorrise con cattiveria. Poi salì sopra di me a cavalcioni, rivolta verso di lui. Il suo culo grosso e morbido si abbassò lentamente sulla mia asta. Sentii le sue grandi labbra calde aprirsi intorno alla cappella, poi tutta la lunghezza del mio cazzo che scivolava dentro la sua figa bagnata fino in fondo. «Oh cazzo… è ancora più grosso così…» gemette lei, inarcando la schiena.
Le sue mani si appoggiarono sul mio petto per tenersi in equilibrio. Iniziò a muoversi, prima ondeggiando i fianchi in cerchio, poi alzandosi e abbassandosi con colpi sempre più decisi. Il letto cigolava forte. Ogni volta che si abbassava, il mio cazzo spariva completamente dentro di lei, le mie palle sbattevano contro il suo culo e la sua figa produceva quel suono bagnato, osceno, di carne che sbatte contro carne. Le sue tette grosse dondolavano selvagge davanti agli occhi di Marco, i capezzoli duri come pietre.
«Guarda, cornuto!» gli urlò Laura mentre accelerava, il respiro spezzato. «Guarda come mi scopo questo cazzo vero! Lo senti come mi riempie? Lo senti come mi arriva fino in fondo?»
Io le afferrai i fianchi con forza, spingendo dal basso per andare incontro alle sue discese. Ogni colpo era più profondo, più violento. La sua figa mi strizzava, calda e scivolosa, i muscoli interni che mi massaggiavano la cappella. Sudavo, i muscoli tesi, ma non mollavo. Le sbattei il culo con le mani aperte, lasciandole segni rossi. «Più forte, troia. Fagli vedere come cavalchi un vero cazzo!»
Laura stava impazzendo. Urlava, la testa rovesciata all’indietro, i capelli biondi appiccicati alla schiena sudata. «Sì! Sì! Mi sta spaccando! Marco, guardami… sto venendo sul suo cazzo! Sto venendo come non mi hai mai fatto venire tu!»
La sua figa ebbe uno spasmo violentissimo, mi strinse come una morsa mentre veniva, schizzando liquido caldo sulle mie palle e sulle lenzuola. Ma io non mi fermai. Continuai a spingere dal basso, sempre più forte, sempre più veloce, fino a quando sentii il mio orgasmo salire irrefrenabile.
«Sto per riempirti, puttana» ringhiai. «Prendi tutto il mio seme!»
Laura si abbassò fino in fondo, impalandosi completamente, e io esplosi. Getti caldi e densi di sperma schizzarono dentro di lei, uno dopo l’altro, riempiendola fino a farne uscire un po’ intorno al mio cazzo ancora sepolto. Sentivo il mio seme caldo che le inondava l’utero, fiotto dopo fiotto, mentre lei gemeva di piacere puro.
Quando finalmente smisi di pulsare, restai dentro di lei per qualche secondo, godendomi il calore umido. Poi Laura si alzò lentamente. Il mio cazzo uscì con un suono osceno, seguito da un rivolo denso di seme bianco che le colava dalla figa aperta e rossa.
«Adesso tocca a te, cornuto» dissi a Marco, ancora legato sulla sedia, il pisellino minuscolo e floscio che non si era mai alzato. «Lecca. Pulisci la figa di tua moglie dal mio sperma.»
Laura si avvicinò a lui, aprì le gambe e gli spinse la figa grondante proprio davanti alla faccia. «Lecca, amore. Lecca tutto. Spero tanto di essere rimasta incinta stasera… incinta del seme di una vera stallona. E tu farai il tuo dovere: crescerai il bambino, cambierai i pannolini, farai il papà mentre io continuerò a farmi scopare da cazzi veri come questo. Perché il tuo pisellino inutile non serve a niente, vero?»
Marco, con gli occhi umidi di umiliazione, tirò fuori la lingua e iniziò a leccare. Sentivo i suoi lamenti soffocati mentre ingoiava il mio sperma caldo mescolato ai succhi di Laura. Lei gli teneva la testa schiacciata contro la figa con una mano, ridendo.
«Bravissimo, maritino. Continua a leccare. Ma adesso pulisci bene… perché questo è l’unico modo in cui il tuo cazzetto moscio potrà mai entrare in contatto con la mia figa da ora in poi.»
Mi rialzai lentamente sui gomiti, il cazzo ancora appiccicoso di sperma e succhi, ma già iniziava a gonfiarsi di nuovo solo a guardare la scena: Laura che teneva la testa di Marco schiacciata contro la sua figa grondante, obbligandolo a leccare ogni goccia del mio seme mentre lui mugolava umiliato. Il mio uccello reagì subito, si indurì piano piano, tornando a pulsare eretto contro la pancia, la cappella che si gonfiava di nuovo viola e lucida.
Laura se ne accorse e rise, una risata bassa e crudele. Si staccò dalla faccia del marito, il mento di lui tutto unto di seme e umori, e si girò verso di me con gli occhi che brillavano.
«Guarda, Marco… la mia stallona è già pronta di nuovo a ingravidarmi. Il suo cazzo vero non si stanca mai. A differenza del tuo, che continua a fare il morto lì sotto.»
Si avvicinò al comodino, aprì il cassetto e tirò fuori un grosso strap-on nero, lucido, con un dildo bello spesso e venoso, lungo quasi quanto il mio. Lo indossò con gesti rapidi e sicuri, stringendo le cinghie intorno ai fianchi larghi. Il dildo sporgeva osceno davanti a lei, puntato dritto verso il marito legato.
«Adesso tocca a te, cornutino» gli disse con voce dolce e velenosa. «Hai guardato abbastanza. Ora senti cosa significa essere scopati come si deve.»
Marco iniziò a scuotere la testa, gli occhi spalancati dal terrore, ma non dice niente.
«Bravo, zitto.» Lo schiaffeggiai leggermente sulla guancia con il dorso della mano mentre Laura gli slacciava le cinghie alle caviglie. «Alzati e mettiti a quattro zampe sul letto. Subito.»
Tremando, obbedì. Si inginocchiò sul materasso, il culo pallido in aria, le mani ancora legate dietro la schiena. Laura prese un tubetto di lubrificante dal comodino, ne spremette una quantità generosa sul dildo e poi gli infilò due dita unte direttamente nel buco del culo senza preavviso. Marco gemette forte, il corpo che si contraeva.
«Rilassati, amore impotente» gli sussurrò lei mentre gli lavorava il buco con le dita, allargandolo. «Devi solo aprirti. Come hai aperto gli occhi stasera guardando me che venivo riempita.»
Quando lo giudicò pronto, si posizionò dietro di lui. Appoggiò la punta del dildo contro l’ano stretto e spinse piano ma decisa. Marco urlò, la schiena che si inarcava, ma Laura non si fermò: entrò centimetro dopo centimetro fino a seppellire tutto il giocattolo dentro di lui. Poi iniziò a fotterlo con ritmo regolare, le mani sui fianchi del marito, il suono della carne che sbatteva che riempiva la stanza.
«Ecco, così… prendilo tutto, cornuto. Senti quanto è grosso? È ancora niente rispetto a quello che ho preso io stasera.»
Io mi alzai in piedi dietro Laura. Il mio cazzo era di nuovo completamente duro, le vene gonfie, pronto. Le afferrai i fianchi da dietro mentre lei continuava a spingere dentro Marco. Le spalancai le grandi labbra con le dita, trovandole ancora bagnatissime, piene del mio seme di prima che colava ancora un po’. Appoggiai la cappella contro la sua figa e spinsi dentro con un unico colpo deciso, riempiendola di nuovo fino in fondo.
Laura gridò di piacere, il corpo che tremava tra noi due. «Sì! Scopami mentre lo inculiamo insieme! Riempimi ancora, riempimi fino a farmi rimanere incinta!»
Iniziai a muovermi in sincronia con lei: ogni volta che lei affondava il dildo nel culo del marito, io affondavo il mio cazzo nella sua figa. Eravamo un unico meccanismo osceno. Marco piangeva e gemeva, il suo pisellino minuscolo che dondolava floscio e inutile sotto di lui, senza mai indurirsi, mentre Laura lo scopava senza pietà e io la scopavo a mia volta, sempre più forte.
Le sue pareti mi strizzavano di nuovo, calde e scivolose, piene del mio seme vecchio e di quello nuovo che stava per arrivare. Le morsi una spalla, le tirai i capelli e ringhiai contro il suo orecchio: «Prendi tutto, troia. Ti riempio ancora. Ti metto incinta davanti a tuo marito inutile.»
Accelerai, i colpi violenti, le palle che sbattevano contro il suo clitoride. Laura urlava, venendo di nuovo, la figa che spasimava intorno al mio cazzo mentre continuava a inculare Marco senza fermarsi. Io arrivai al limite in pochi minuti.
«Sto venendo… prendilo tutto dentro!»
Esplosi di nuovo, getti potenti e caldi che le inondarono l’utero, mescolandosi a quello di prima, traboccando fuori intorno al mio cazzo mentre continuavo a spingere. Laura tremava tutta, il corpo scosso dagli orgasmi, il dildo ancora sepolto nel culo del marito che gemeva disperato.
Quando finii, mi tirai fuori lentamente. Il seme colava copioso dalla figa aperta di Laura, gocciolando sulle lenzuola. Lei si sfilò dal culo di Marco con un ultimo colpo crudele, lasciandolo ansimante e distrutto a quattro zampe.
Si girò verso di me, il viso arrossato, e mi baciò con lingua profonda, poi guardò il marito.
«Hai visto, Marco? Due volte riempita stasera. Spero proprio di essere incinta… di un bambino vero. Tu crescerai il mio bambino, pulirai la mia figa dopo ogni scopata, leccherai il seme che mi lasceranno dentro. E il tuo cazzetto resterà per sempre moscio e inutile.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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