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Prime Esperienze

IL GIOCO DELLE BANCARELLE


di DesyPablo
27.08.2026    |    72    |    3 9.0
"Pablo rimase fermo, osservando la scena con quella miscela di curiosità e gelosia che ormai non cercava più di nascondere..."
IL GIOCO DELLE BANCARELLE

Pablo spesso aveva proposto a Desy di giocare con gli uomini delle bancarelle della propria città, ma i pianeti non sembravano mai allinearsi.

Desy, ogni volta, partiva già un po’ indisposta e scoraggiata. Secondo lei mancava qualcosa: la giusta sintonia, quella complicità spontanea che avrebbe dovuto rendere il gioco naturale e divertente.

Gli uomini che incontravano sembravano spesso poco propensi a raccogliere le sue provocazioni. Anche quando Desy provava con una domanda apparentemente innocente, come «Come mi sta?», sembrava che dall’altra parte non arrivasse mai il segnale giusto.

«Vedi?» diceva poi a Pablo. «Non funziona. Qui non c’è sintonia.»

Pablo non aveva mai insistito.

Fino al giorno in cui andarono a Catania, la «Milano del Sud».

Quella volta Desy era particolarmente elegante. Indossava un vestitino corto e scollato che valorizzava la sua figura. Ai piedi aveva il suo piccolo «piedino da Cenerentola», curatissimo, con una French impeccabile e una delicata cavigliera Swarovski che scintillava ad ogni passo.

Pablo la guardò e sorrise.

«Dato che qui nelle bancarelle troviamo persone molto più diverse tra loro, stavolta ti faccio vedere io come si flirta.»

Desy lo guardò con aria sospettosa.

«Tu?»

«Io.»

«E cosa vorresti dimostrarmi?»

«Che forse il problema non sei tu. Forse è solo che non abbiamo mai trovato la persona giusta con cui creare quella complicità.»

Desy rise.

«E cosa vuoi fare?»

«Una sfida.»

«Non mi convince per niente.»

Pablo sorrise.

«È proprio questo il bello.»

Desy accettò, ma stabilì subito una regola: nessuno avrebbe dovuto superare i suoi limiti.

Pablo annuì.

Tra loro c’era quella particolare complicità che permetteva di giocare con la gelosia e con le fantasie senza dimenticare che tutto doveva rimanere consensuale.

Cominciarono a passeggiare tra le bancarelle.

Pablo, però, aveva qualcosa che Desy non sapeva.

Qualche giorno prima aveva contattato separatamente un venditore originario del Ghana che lavorava proprio in quel mercato. Gli aveva spiegato semplicemente che avrebbe voluto coinvolgerlo in un piccolo gioco di flirt e complicità, naturalmente soltanto se fosse stato d’accordo.

Desy non ne sapeva assolutamente nulla.

Quando arrivarono davanti alla sua bancarella, il venditore riconobbe Pablo.

Poi guardò Desy.

Un sorriso.

Uno sguardo.

Una battuta.

Desy si accorse immediatamente che quella volta qualcosa era diverso.

Si voltò verso Pablo.

«Hai visto?»

Pablo fece finta di niente.

«Visto cosa?»

«Questa volta c’è sintonia.»

Pablo sorrise.

«Forse finalmente hai trovato qualcuno capace di stare al gioco.»

Desy cominciò a parlare con il venditore. La conversazione diventò progressivamente più complice e lei, quasi senza rendersene conto, iniziò a divertirsi davvero.

Pablo rimase qualche passo indietro.

Ed è proprio in quel momento che provò quella sensazione che aveva immaginato tante volte: la gelosia.

Non era una gelosia dolorosa.

Era qualcosa di più sottile.

Il piacere trasgressivo di vedere Desy attirare l’attenzione di un altro uomo mentre lui rimaneva volontariamente in disparte.

Desy tornò verso di lui.

«Allora?»

«Allora cosa?»

«Non eri tu quello che doveva insegnarmi a flirtare?»

Pablo rise.

«Mi sa che hai imparato troppo velocemente.»

Desy si avvicinò.

La cavigliera Swarovski brillò sotto le luci del mercato.

«Forse avevo un buon maestro.»

Pablo la fissò.

«Desy, c’è una cosa che non ti ho raccontato.»

Lei aggrottò la fronte.

«Cosa?»

«Lui sapeva già che saremmo venuti.»

Desy rimase immobile.

«Come sarebbe a dire?»

Pablo sorrise.

«L’ho contattato io prima di venire a Catania.»

Desy scoppiò a ridere, incredula.

«Quindi hai organizzato tutto?»

«Solo l’inizio.»

«E il resto?»

Pablo la guardò negli occhi.

«Il resto dipende da te.»

Desy rimase in silenzio.

Per qualche secondo sembrò quasi imbarazzata.

Poi guardò il venditore.

Infine tornò a guardare Pablo.

«E tu cosa provi a vedermi così?»

Pablo non rispose subito.

«La verità?»

Desy annuì.

«Mi piace vedere che finalmente ti senti libera di giocare.»

Desy sorrise.

Poi si voltò nuovamente verso la bancarella.

Quella volta non aveva più bisogno che Pablo la convincesse.

Aveva finalmente capito perché tutte le altre volte il gioco non era mai decollato.

Non era mancato il coraggio.

Non era mancata la fantasia.

Era mancata semplicemente la complicità.

E Pablo, quella volta, aveva pensato proprio a quello.

La vera sorpresa, però, era un’altra.

Pablo credeva di aver organizzato tutto.

Ma osservando Desy, mentre prendeva sempre più sicurezza, iniziò a chiedersi se non fosse stato proprio lui ad aprire una porta che, una volta aperta, avrebbe potuto condurre entrambi molto più lontano di quanto avessero immaginato.

Desy si voltò ancora una volta verso di lui.

Sorrise.

«Pablo…»

«Dimmi.»

«La prossima volta scegli tu la bancarella.»

Lui la guardò sorpreso.

Desy aggiunse:

«Ma il gioco lo scelgo io.»

Pablo sorrise.

Quella era la vera sorpresa.



2 parte

Pablo sorrise.

Quella era la vera sorpresa.

Per qualche secondo nessuno dei due parlò.

Desy rimase davanti alla bancarella, consapevole dello sguardo di Pablo alle sue spalle. Non era più il suo solito sguardo divertito.

Questa volta c’era qualcosa di diverso.

Una punta di gelosia.

E Desy se ne accorse.

Si voltò lentamente.

«Sei geloso?»

Pablo esitò.

«Un po’.»

Desy sorrise.

«Pensavo che fosse proprio questo il gioco.»

Pablo la guardò senza rispondere.

Quella frase gli fece capire che Desy aveva finalmente compreso la parte più trasgressiva della loro fantasia: non si trattava semplicemente di flirtare davanti a lui, ma di giocare con quella sottile sensazione di sapere che qualcun altro poteva desiderarla e che lui avrebbe dovuto rimanere lì, spettatore consenziente.

Desy tornò verso la bancarella.

Pablo rimase qualche passo indietro.

Non la fermò.

Non le suggerì cosa dire.

Quella volta voleva vedere cosa avrebbe scelto lei.

Desy parlò con il venditore, sorridendo sempre più sicura. Ogni tanto lanciava uno sguardo verso Pablo, quasi per controllare la sua reazione.

E ogni volta che incrociava i suoi occhi, sorrideva.

Era diventato un gioco dentro il gioco.

Pablo capì che quella era la parte che lo attirava maggiormente: vedere Desy prendere consapevolezza del proprio potere, mentre lui accettava volontariamente il ruolo di osservatore.

Dopo qualche minuto Desy tornò da lui.

«Allora?»

«Allora cosa?»

«Hai resistito?»

Pablo rise.

«A cosa?»

Desy si avvicinò e abbassò la voce.

«Alla gelosia.»

Pablo la fissò.

«Non so se voglio resistere.»

Desy sorrise.

Per un istante nessuno dei due parlò.

Poi lei disse:

«Allora forse dovremmo smettere di chiamarlo un semplice gioco.»

Pablo sentì un brivido.

Non perché fosse successo qualcosa di concreto.

Ma perché, per la prima volta, Desy stava pronunciando spontaneamente le parole che lui aveva sempre avuto paura di sentirle dire.

La loro fantasia non era più soltanto una fantasia di Pablo.

Era diventata anche quella di Desy.

E mentre il rumore del mercato continuava intorno a loro, Pablo capì che la vera sfida non consisteva nello scoprire fin dove Desy sarebbe stata disposta ad arrivare.

La vera sfida sarebbe stata capire quanto entrambi avrebbero avuto voglia di lasciarsi sorprendere dal gioco.

Desy gli prese la mano.

«Andiamo.»

«Dove?»

Lei sorrise.

«A cercare la prossima bancarella.»

Questa volta, però, fu Desy a guidare.

Camminò lentamente tra i banchi, osservando la merce e, soprattutto, le persone. Poi si fermò.

Aveva scelto.

Poco più avanti c’era una bancarella gestita da un uomo che sembrava aver già notato il suo arrivo. Desy si sistemò il vestitino, scambiò uno sguardo con Pablo e si avvicinò con un sorriso.

Pablo rimase volutamente qualche passo indietro.

Desy iniziò una conversazione apparentemente casuale. Una battuta, poi un complimento, quindi uno sguardo più lungo del necessario. L’uomo rispose con altrettanta sicurezza e, questa volta, la complicità sembrò nascere naturalmente.

Desy tornava continuamente con lo sguardo verso Pablo.

Non aveva bisogno di chiedergli nulla.

Voleva semplicemente vedere la sua reazione.

Pablo rimase fermo, osservando la scena con quella miscela di curiosità e gelosia che ormai non cercava più di nascondere.

Dopo qualche minuto, l’uomo indicò un appartamento poco distante dalla bancarella.

«Se volete continuare a parlare con un po’ più di tranquillità, possiamo andare lì.»

Desy si voltò immediatamente verso Pablo.

Era quello il momento che avrebbe potuto cambiare completamente il gioco.

Pablo la guardò negli occhi.

Non disse sì.

Non disse no.

Le lasciò semplicemente la scelta.

Desy sorrise.

«Pablo?»

Lui fece un passo verso di lei.

«La decisione è tua.»

Desy rimase qualche secondo in silenzio.

Poi guardò nuovamente l’uomo e sorrise.

«Allora andiamo a vedere dove porta questa storia.»

Pablo li seguì a distanza.

Mentre attraversavano la strada verso l’appartamento, Desy si voltò un’ultima volta.

Il suo sguardo incontrò quello di Pablo.

E in quel sorriso lui capì che la fantasia che avevano sempre immaginato stava finalmente assumendo una forma completamente diversa.

Quella sera, per la prima volta, Pablo non era più quello che proponeva il gioco.

Era diventato quello che aspettava di scoprire cosa avrebbe scelto Desy avendole dato carta bianca.

La porta dell’appartamento si chiuse lentamente alle loro spalle.

Per qualche secondo nessuno parlò.

Desy guardò Pablo.

Poi guardò l’uomo che li aveva invitati.

Sul volto aveva un sorriso diverso da quello dell’inizio della serata: non più incerto, non più curioso.

Era sicuro.

Aveva scelto lei di essere lì.

Pablo rimase vicino alla porta, osservandola.

«Sei ancora con me?» chiese Desy.

Pablo sorrise.

«Più che mai.»

Quelle parole cambiarono l’atmosfera.

Desy si avvicinò a lui e gli prese la mano. Poi, senza smettere di guardarlo negli occhi, coinvolse anche l’altro uomo.

Per un istante furono tutti e tre vicini.

Non servivano altre spiegazioni.

La fantasia che per tanto tempo era rimasta soltanto nelle loro conversazioni era finalmente diventata reale.

Pablo sentì la gelosia trasformarsi in eccitazione, mentre Desy sembrava completamente immersa nel ruolo che aveva scelto quella sera.

Lei si voltò verso Pablo.

«Era questo che volevi?»

Pablo scosse lentamente la testa.

«No.»

«E allora cosa?»

«Volevo vedere fare la Troia, il suono’ a Desy a mo di sfida ed incoraggiamento ad osare>

Desy sorrise.

Poi si avvicinò a lui e gli sussurrò:

«Allora guarda.»

Desy con un sol movimento fece scivolare il suo vestitino e rimase con scarpe e cavigliera si inginocchiò e disse ai nero fammi vedere se quanto si dice su di voi e’ vero e lui uscì una verga impressionante… poi invito’ Pablo a guardare da vicino e prese i 2 cazzi in mano segandoli come un bicilindrico di una moto.

Poi disse e quindi? Volevi vedermi Troia? Ma una troia non si limita a ciò e invito’ Pablo a distendersi e si impalo’ il suo cazzo esplosivo alimentato da gelosia e trasgressione mentre ordino’ al nero di sfondarle il culo con una doppia. Durarono una decina di minuti di puro godimento paradisiaco con Desy che sembrava posseduta parlando e godendo in tutte le lingue del mondo…
Poi Desy ordinò al Nero che voleva il culo riempito di sperma.. il nero era tosto a venire e prima di arrivare passarono altri interminabili minuti mentre Pablo soffocava le urla di Desy con il suo cazzo in bocca.

Una volta inondato il culo di sperma del nero.. Desy disse a Pablo di voler esaudire il suo desiderio da Troia cioè che Pablo le scopasse il culo pieno di sperma e che a sua volta Pablo lo inondasse ancor di più e così fu’…

Sfinita ma soddisfatta, Desy,, si rimise il vestito ma senza intimo in modo che proseguendo la loro passeggiata sentiva quel misto di sperma scendere dalle cosce sprigionando feromoni e dal quel momento, in effetti, in ogni bancarella sembravano tutti cani in calore al passaggio di Desy.

La serata proseguì in un’atmosfera sempre più intensa, fatta di sguardi, vicinanza e complicità. Per Pablo fu impossibile dimenticare quella scena: Desy al centro, sicura di sé, mentre entrambi condividevano con lei quella trasgressione.

Desy camminava accanto a Pablo con un sorriso soddisfatto.

Lui la guardò.

«Adesso mi dirai che avevo ragione?»

Desy rise.

«No.»

«No?»

Lei si avvicinò al suo orecchio.

«Avevo ragione io.»

Pablo scoppiò a ridere.

«E cioè?»

Desy lo guardò negli occhi.

«Che nella nostra città mancava la sintonia.»

Fece una pausa.

«Qui invece abbiamo trovato qualcosa di molto più pericoloso.»

Pablo sorrise.

«Cosa?»

Desy gli prese la mano.

«La voglia di rifarlo.»

E mentre si allontanavano tra le luci della notte, Pablo capì che quella non era stata la fine della loro fantasia…
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