Il confine dell'immaginazione
Sapeva solo che un giorno, guardando Giulia dormire nuda accanto a lui, il pensiero era arrivato senza chiedere permesso e non se n’era più andato.
Lei era sempre stata naturale a letto.
Dal primo mese si era mostrata aperta, senza troppi filtri: si spogliava senza imbarazzo, gli saliva sopra con un sorriso tranquillo e quando veniva lo faceva con gli occhi socchiusi, senza nascondersi. Amava essere presa con un po’ di forza, ma amava anche restare sopra e scegliere il ritmo. C’era in lei una semplicità nel piacere che Marco aveva sempre trovato rara. Una libertà quieta, che apparteneva solo a loro due.
Ed era proprio quella libertà a diventare il suo tormento.
Una notte, mentre lei dormiva con una coscia gettata sul suo corpo, Marco restò a guardarla. La luna le illuminava il seno e il ventre. Sembrava una donna fatta per essere desiderata. Non solo da lui.
Il pensiero arrivò netto:
«Se la vedessi con un altro… se la sentissi abbandonarsi per qualcun altro…»
Il cuore gli accelerò.
Si alzò, andò in bagno e si guardò allo specchio. «Che stai pensando», si disse a voce bassa.
Ma il pensiero non se ne andò.
Nei giorni successivi tornò più forte. Ogni volta che facevano l’amore, la mente gli giocava contro. Quando Giulia gli saliva sopra, lui chiudeva gli occhi e immaginava che non fosse il suo corpo a farla sospirare così. Quando lei gli chiedeva di andare più forte, immaginava un altro uomo dietro di lei.
Il senso di colpa era forte.
Ma era anche ciò che lo eccitava di più.
Una sera il pensiero diventò troppo presente.
Si erano spogliati piano. Lei gli era salita sopra, lo aveva preso in mano e si era abbassata su di lui con un sospiro lungo. Si muoveva lenta, gli occhi socchiusi.
Marco la guardava.
E mentre lei alzava il viso, le parole gli uscirono basse.
«Sai che a volte mi vengono dei pensieri strani, quando stiamo così?»
Giulia non si fermò. Aprì gli occhi e lo guardò con un mezzo sorriso.
«Tipo?»
«Su di te. Su come ti lasci andare. Su quanto sei bella quando ti abbandoni del tutto.»
Giulia sorrise e lo baciò.
«Ma questi non sono strani, dai.»
Marco le tenne il viso tra le mani.
«Lo sono. Perché a volte… non sono io quello che immagino sopra di te.»
Il movimento di Giulia rallentò.
«Che stai dicendo adesso?»
«Mi capita di immaginarti con un altro. Mentre ti muovi così. Mentre ti lasci andare… ma non con me.»
Giulia restò ferma.
«Marco…»
«Lo so che suona strano. Per me può restare solo una fantasia. Non ti sto chiedendo di farlo sul serio. È solo una roba che ogni tanto mi passa per la testa. E stanotte mi è venuta voglia di dirtela.»
Giulia abbassò lo sguardo.
«Io non lo farei», disse piano. «Mai. Sono così solo con te.»
Marco annuì.
«Lo so. E mi basta.»
Lei restò in silenzio. Poi ricominciò a muoversi, più attenta. Ogni tanto chiudeva gli occhi.
Dopo un po’ disse, a voce bassa:
«Mi confonde un po’. Che tu ci pensi mentre stiamo così…»
«È davvero solo una fantasia?»
«Sì. Solo una fantasia.»
Giulia annuì. Poi sussurrò:
«Non lo farei. Mai. Però mentre me lo dicevi… qualcosa mi è passato. Solo un attimo.»
Quando venne, lo fece con un gemito più basso del solito.
Poi, senza alzare la testa:
«Resta una fantasia, eh? Me lo prometti?»
«Te lo prometto.»
Nei giorni e nelle settimane che seguirono il pensiero tornò.
Marco non lo forzò. Aspettò.
Una sera fu lei a chiedere, mentre era sopra di lui:
«Stai immaginando di nuovo quella cosa?»
«Un po’.»
«E cosa vedi?»
«Ti vedo. Come adesso. Solo che c’è qualcun altro che ti guarda.»
Giulia chiuse gli occhi e continuò a muoversi.
Poi, una notte, si fermò, lo guardò e disse:
«Se è davvero solo una fantasia… voglio provarci. Adesso. Solo nella testa. Tanto è una fantasia, no?»
Immaginarono insieme. Lei descriveva, lui aggiungeva dettagli. Usarono un vibratore. Lei veniva più forte, e dopo restava in silenzio più a lungo.
Il seme stava germogliando.
Marco aveva cercato di fare passi soft.
Lei accettava la sera, si ritirava la mattina. Alla fine si era arreso. Aveva capito che ogni tentativo la stava allontanando. Aveva smesso di proporre. Niente più discorsi, niente chat, niente spinte. Aveva deciso di lasciare perdere.
Il weekend alla spa nacque così, senza secondi fini dichiarati. Solo una fuga con Luca e Sara.
Una volta arrivati, il posto cominciò a parlare da solo.
Nella sauna, in piscina, negli idromassaggi si vedevano cose: coppie che si toccavano senza nascondersi troppo, sguardi prolungati, gesti ambigui. Se ne accorsero tutti e tre quasi nello stesso momento. Nessuno commentò ad alta voce, ma l’aria era cambiata.
La sera del secondo giorno cenarono insieme. Si bevve. Sara, stanca e allegra, si alzò e disse:
«Io vado a letto. Mi gira la testa. Tu vieni quando vuoi, Luca… ti aspetto.»
Sparì lungo il corridoio.
Restarono in tre.
Si sistemarono in una zona defilata del bar, sui divanetti bassi e morbidi, luce soffusa. Giulia era vicina a Marco. A un certo punto sbadigliò:
«Andiamo anche noi? Sto crollando.»
Marco le mise una mano sul ginocchio.
«Ancora cinque minuti. Beviamo quest’ultimo e andiamo insieme.»
Chiesero altri amari. Continuarono a bere. I silenzi si allungavano. Gli sguardi duravano di più.
Marco cominciò ad accarezzarle la coscia, sopra il vestito, piano. Poi più in alto. Le dita scivolarono sotto il tessuto, sotto le mutandine. La trovò già calda, già umida.
Le accarezzò con delicatezza, poi con più insistenza. Le aprì appena le gambe. Giulia non si ritrasse. Respirava più corta, gli occhi che andavano da lui a Luca.
Marco le parlò all’orecchio:
«Ti piace che ti tocchi mentre lui guarda?»
Giulia non rispose a parole. Spinse il bacino contro la sua mano.
Luca, senza toccarla, si era tirato fuori il cazzo. Lo teneva in mano, duro, e li guardava.
Marco le sussurrò:
«Vuoi toccarlo?»
Giulia esitò un secondo, poi allungò la mano e lo prese. Lo sentì caldo e pesante. Lo accarezzò piano.
«Vuoi assaggiarlo?»
Lei lo guardò. Poi si chinò e lo prese in bocca.
Il primo movimento fu incerto. Poi diventò più sicuro. Luca appoggiò una mano leggera sui suoi capelli. Marco continuava a toccarla da dietro mentre lei succhiava.
Stavano proprio in quel momento quando, tra le poltroncine vicine, sempre nella luce soffusa, arrivarono altre persone. Voci basse, passi.
Si interruppero di scatto. Giulia si rialzò, il respiro corto, le labbra lucide. Luca si sistemò in fretta.
Marco li guardò entrambi e disse, a voce bassa ma chiara:
«Saliamo in camera.»
Poi si rivolse a Luca:
«Vuoi scoparti Giulia?»
Giulia lo fissò. Non disse di no. Non si rifiutò. Abbassò solo lo sguardo per un attimo, poi annuì quasi impercettibilmente.
Salirono.
In camera Marco la fece sedere sul bordo del letto. Le tolse le mutandine, le aprì le cosce e la leccò a lungo, fino a farla tremare. Poi si alzò, si sedette sulla poltroncina di fronte e disse solo:
«Ora è tua.»
Luca si avvicinò. Si mise tra le sue gambe e entrò in lei con un colpo lento.
Giulia emise un suono basso, gli occhi che cercavano quelli di Marco.
Luca la scopò per una decina di minuti, non di più. Era troppo eccitato da tutto quello che era successo. Quando sentì di non reggere più si ritirò e le venne sulla pancia, con gemiti corti e intensi. Poi, quasi in imbarazzo, si sistemò e andò in bagno.
Marco si alzò.
Si chinò su di lei, le asciugò piano il ventre con un asciugamano, poi la penetrò.
La prese con forza, profonda, mentre lei lo stringeva ancora aperta e bagnata del passaggio di un altro.
Quando venne, lo fece con schizzi violenti, riempiendola, spingendo fino in fondo, tenendola ferma sotto di sé.
Dopo restarono immobili.
Il respiro di Giulia era ancora irregolare. Aveva gli occhi umidi, ma non di pianto.
Marco le accarezzò i capelli e le baciò la fronte.
Strani furono i giorni a seguire.
Non ne parlarono in modo diretto. Non affrontarono ciò che era successo.
Ma qualcosa nella mente di Giulia si era spostato. Doveva metabolizzarlo.
A letto faceva l’amore con un’intensità diversa. Quando capitava di unirsi, la fantasia della terza persona era viva. Capitava, nei momenti più intimi, che nominasse la presenza di un altro, cosa faceva, come doveva prenderla.
E si era anche permessa di dirgli, al culmine:
«Devo essere la tua troia?»
In altri contesti usava anche la parola «puttana».
Parole che non aveva mai proferito. Ora, vicino all’amplesso, erano diventate frequenti.
La fantasia mescolata all’esperienza vissuta sembrava richiedere di alimentare quel pensiero perverso.
L’amore era sempre presente, e sembrava ancora più saldo.
Ma il suo corpo sembrava voler rivivere un’esperienza forte che forse non osava chiedere.
Marco lo capì.
E decise di giocarsi di nuovo la carta di Luca.
Luca l’aveva fatta cedere e gli era piaciuto. Era stato troppo veloce, non era pronto a ciò che era successo perché non programmato. Tutto era avvenuto in maniera naturale e spontanea, per fortuna.
Ma voleva ancora giocarsi quella carta, fargli riprovare il triangolo, questa volta con più calma, e giocare con lui sul corpo di Giulia.
Una delle prime sere fredde di fine autunno, dopo cena, Giulia finì di rassettare in cucina e giunse sul divano.
«Perché non guardiamo un film?»
Marco la guardò.
«E se fosse un film porno?»
Lei sorrise, scherzando.
«Perché no?»
«Beh, guarda… stasera potremmo girarlo noi. Ti dispiacerebbe? Vuoi filmarci mentre facciamo l’amore?»
Giulia lo fissò, curiosa.
«Beh, potrebbe essere una possibilità…»
Marco lasciò passare un secondo, poi aggiunse:
«Tra l’altro viene a trovarci stasera Luca. Mi ha detto che tornava da una cena con colleghi e aveva detto a Sara che avrebbe fatto tardi.»
Giulia lo guardò negli occhi.
Un sorriso dapprima sorpreso, quasi avrebbe voluto dire di no e lamentarsi per essere presa alla sprovvista. Poi lo sguardo si trasformò in un sorriso compiacente.
«Se la cosa ti arreca piacere… e vuoi insistere coi tuoi giochini… stasera vedrai un bel film porno. Non lamentarti del finale, mio depravato.»
Lo disse in tono dolce e perverso.
Marco tirò fuori un completino comprato per l’occasione: una mascherina che copriva gli occhi e la vista, e dei foulard.
«Questi servono per farti trovare pronta e legata al letto. Il tuo corpo sarà esposto e lui lo userà davanti a me. Insieme io e lui giocheremo con te. Questo stasera sarà il nostro film porno.»
Giulia fece un’espressione che all’inizio non si riusciva a capire del tutto. Pareva tra il divertito e l’assenso. Poi un sorrisetto, come a dire: se vuoi giocare, ora giochiamo.
Si diresse in cucina, aprì il freezer, prese il limoncello e si bevve d’un fiato una bella porzione gelata. Da distanza alzò il bicchierino:
«Salute!»
Poi si rivolse a Marco:
«Io vado a farmi una bella doccia.»
Alle 23:30 precise, come in linea di massima si erano accordati, Marco stava baciandola e seguiva da vicino la sua trasformazione.
Il vestitino intimo, la pelle che aveva incremato e profumato, i capelli, il viso truccato in modo misurato.
Ogni tanto la stuzzicava, la toccava. Il cuore gli batteva, il cazzo era in tiro da un pezzo. Le faceva piccole palpatine. Sentiva la sua tensione e la voglia crescere in lei.
Era consenziente.
Stasera avrebbe dato il suo corpo a Luca davanti al suo uomo.
Una situazione non più improvvisata, ma programmata, anche se con poco anticipo.
E lei lo permetteva.
La sua mente lo permetteva.
Il suo corpo pareva volerlo.
Permetteva a un maschio di usufruire del suo corpo.
Quella puttana della fantasia di letto stava venendo fuori.
Il messaggio era arrivato.
Da lì a poco Luca era sotto.
Marco allora la legò dolcemente coi foulard alle spalliere del letto. Per ultimo la benda sugli occhi, tra le sue proteste leggere: forse avrebbe voluto vedere tutto dall’inizio, ogni passaggio su di lei.
Sentì salutare in salotto. Voci prima lontane, poi le sentì entrare.
Il corpo teso come una corda.
Luci soffuse, musica di sottofondo per creare atmosfera.
Ora percepiva che Luca era in stanza. Un odore diverso.
Ma dietro la serata si era celata una sorpresa.
Aveva portato, come in accordo con Marco, un amico. Sandro. Non belloccio come Luca, ma amico fidato, che si era aggregato ben volentieri al gioco perverso della serata. Aveva la nomea di essere anche ben fornito in mezzo alle gambe.
Si sentì accarezzare le gambe, il corpo, il seno.
Luca aveva iniziato, dopo averle detto:
«Sei incantevole.»
Sandro restava in silenzio ai piedi del letto.
Luca si dava da fare e intanto si spogliava. Stava baciando tutto il corpo, la baciava ovunque, facendole balzare fuori i capezzoli. Le dita nella figa, poi la baciava con passione, come se fosse la sua donna.
Quella vista di contrasto fu forte per Marco. Si stava già segando di tanto a quell’inizio intenso. Guardava le labbra di lei che si aprivano ai baci di un altro, il seno che veniva succhiato, le cosce che si aprivano da sole. Sentiva un misto di gelosia e di eccitazione così potente da fargli male allo stomaco. Ogni gemito di Giulia gli arrivava dritto al cazzo.
Giulia disse sottovoce:
«Il mio stronzetto vuole vedere come la sua donna scopa un altro… glielo facciamo vedere, Luca?»
Luca rise basso.
«Glielo facciamo vedere bene. Guarda come ti bagna solo al pensiero.»
Le dita di Luca entravano e uscivano lente.
«Dimmi che sei una puttana per il tuo marito», le sussurrò.
Giulia ansimò.
«Sono… la puttana del mio marito…»
«Brava.»
Poi sentì un cazzo avvicinarsi alla bocca. Doveva essere quello di Luca.
E qualcun altro che prendeva posto nella figa con la lingua.
In questo vortice la sua testa partì forte di emozioni. Non capiva chi era uno e chi l’altro. Il suo corpo si abbandonava al piacere. Nessuno dei due pareva essere Marco, ma essere toccata contemporaneamente le faceva godere i sensi.
A un certo punto cominciò a sospettare che potesse esserci addirittura un altro.
I due si alternavano sul suo corpo. Lingue, mani, un cazzo che tornava tra le labbra, un altro che sfiorava l’ingresso.
Poi realizzò.
La sua fu una protesta tenue, quasi un gemito:
«Il mio stronzo vuole farmi fottere da due uomini…»
Marco le tolse la benda e, nello stesso momento, le sciolse anche i foulard.
Le mani di Giulia, finalmente libere, si alzarono subito: una andò a cercare i capelli di chi le stava leccando, l’altra afferrò il cazzo che aveva vicino alla bocca. Ora partecipava con maggiore coinvolgimento, spingendo i fianchi, aprendo di più le cosce, guidando i movimenti.
Luca stava varcando la soglia delle labbra della figa con il suo cazzo. Sandro le teneva le cosce divaricate, le dita che le stuzzicavano il clitoride mentre l’amico entrava fino in fondo.
Marco osservava tutto dalla poltroncina.
Il cuore gli batteva così forte da sentirlo nelle tempie. Guardava il corpo di sua moglie che veniva usato, le tette che oscillavano a ogni spinta, la figa che si apriva intorno al cazzo di Luca, i gemiti che diventavano sempre più rochi. Sentiva un piacere oscuro e totale. Quella donna che amava stava diventando esattamente ciò che aveva immaginato per mesi: aperta, disponibile, eccitata dall’essere presa da altri mentre lui guardava.
Si alternarono con più libertà adesso che lei era slegata.
Giulia si mise a quattro zampe da sola, offrendosi. Prese Sandro in bocca mentre Luca la scopava da dietro con colpi lunghi e profondi. Il suono umido della carne che batteva contro le sue chiappe riempiva la stanza. Lei spingeva indietro i fianchi per prenderlo meglio, la testa che andava avanti e indietro sul cazzo di Sandro.
Poi si voltò e cavalcò Sandro. Si abbassò su di lui con un gemito lungo, le mani sul suo petto, e cominciò a muoversi con ritmo ampio e deciso. Luca le si mise davanti e le offrì di nuovo il cazzo. Giulia lo prese in bocca senza esitazione, succhiando mentre si faceva fottere dal basso.
Fu in quel momento, mentre Sandro la penetrava dal basso con spinte sempre più intense e Luca le riempiva la bocca, che Giulia girò il capo.
Gli occhi, lucidi e sgranati, cercarono quelli di Marco.
Si incrociarono.
Per un istante il tempo sembrò fermarsi.
Lei non distolse lo sguardo. Continuava a essere scopata, il corpo che oscillava, i seni che ballavano, la gola che si apriva, eppure teneva gli occhi conficcati in quelli del marito.
In quello sguardo c’era tutto: la vergogna trasformata in eccitazione, la resa, il piacere crudo, la consapevolezza di ciò che era diventata.
Gli stava mostrando, senza parole, che era diventata la sua troia.
Che stava godendo.
Che quel piacere intenso, osceno, lo voleva condividere con lui.
Godeva per sé.
Godeva per lui.
Catturata e persa completamente in quel ruolo, gli offriva lo spettacolo più intimo e più sporco che potesse dargli: il proprio abbandono totale, visto attraverso i suoi stessi occhi.
Marco sentì qualcosa spezzarsi e ricostruirsi nello stesso istante.
Quello sguardo era più potente di qualsiasi gemito. Era la conferma che il seme aveva messo radici profonde.
Giulia tenne lo sguardo ancora qualche secondo, le labbra strette intorno al cazzo di Luca, i fianchi che si muovevano su Sandro, poi chiuse gli occhi e si abbandonò a un orgasmo lungo e scosso, il corpo che tremava mentre continuava a essere presa.
Quando riaprì gli occhi, lo cercò di nuovo.
E sorrise. Un sorriso piccolo, sporco, consapevole.
La posero di nuovo sul fianco. Uno le entrava nella figa, l’altro le leccava e stuzzicava il buco del culo con le dita, poi con la lingua, poi con la punta del cazzo.
Dopo tanto giocare lì vicino, la prepararono.
Luca, con il preservativo, entrò piano nel suo culo.
Giulia emise un suono lungo, misto di tensione e piacere. Spingeva indietro i fianchi per prenderlo meglio.
Sandro le tenne le cosce aperte e continuò a fotterle la figa con colpi regolari e profondi.
Due cazzi dentro di lei.
Il corpo di Giulia era teso e abbandonato allo stesso tempo. Gemiti rochi le uscivano dalla gola a ogni doppia spinta. Le mani andavano a cercare i corpi di entrambi, stringendo, guidando.
Marco guardava il contrasto: la schiena inarcata di sua moglie, il modo in cui il culo si apriva intorno al cazzo di Luca, la figa che si stringeva su quello di Sandro. Sentiva di poter venire solo a quella vista, ma si tratteneva. Voleva vedere la fine.
Continuarono ancora.
La misero a quattro zampe di nuovo. Sandro le scopava la bocca con spinte sempre più profonde, tenendole i capelli. Luca la prendeva nel culo con ritmo sempre più intenso.
Giulia era completamente abbandonata al piacere. Spingeva indietro, apriva la gola, gemiva intorno al cazzo che le riempiva la bocca.
Sandro le afferrò la testa con entrambe le mani e cominciò a spingere più a fondo. Giulia lo accettò, gli occhi umidi, la gola aperta. Quando venne, lo fece con scatti violenti. Lo sperma le schizzò in gola e le uscì ai lati della bocca, gocce dense che le colavano sul mento e sul collo mentre lei cercava di deglutire tutto. Sandro restò fermo qualche secondo, ansimante, poi si ritirò lasciandole le labbra lucide e sporche.
Luca, dopo pochi colpi ancora nel culo, uscì di scatto, si tolse il preservativo e le venne sul sedere. Schizzi caldi le solcarono le chiappe e la schiena bassa mentre lui geméva a denti stretti, la mano che si muoveva veloce sul cazzo fino all’ultimo getto.
Poi fu il turno di Marco.
Si mise tra le sue gambe, ancora aperte, usate, lucide di saliva e di umidità. La penetrò con un colpo solo e la scopò come un animale, con spinte profonde e violente. Le teneva i fianchi, la guardava negli occhi mentre lei, ancora con lo sperma di Sandro agli angoli della bocca, gli diceva:
«Riempimi… riempi la tua puttana…»
Quando venne, lo fece con schizzi forti, spingendo fino in fondo, tenendola stretta, riempiendola completamente.
Dopo, il silenzio.
Solo respiri.
Marco le asciugò il sudore dalla fronte, le pulì piano il mento e il collo.
Giulia restò a occhi chiusi ancora un poco. Poi li aprì e lo guardò.
C’era qualcosa di nuovo in quello sguardo. Non solo piacere. Qualcosa di più consapevole.
Il seme era germogliato.
Dalla fantasia era nata la pianta del desiderio.
Ora forse Giulia era diventata la donna che la sua fantasia aveva desiderato.
Il suo corpo era pronto a essere usato per il piacere suo e dei fortunati che avrebbero incontrato il suo percorso.
L’iniziazione era terminata.
Nuovi confini erano pronti da superare.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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